12 dicembre 2006

Shortbus


Chiacchieratissimo. Spiazzante. Divertente. Intenso. Dissacrante. Disperato.
In questi sei discordanti aggettivi c'è l'essenza di Shortbus, scomodissima seconda regia dell'istrionico John Cameron Mitchell, autore ed interprete del fracassone (e sopravvalutato) Hedwig and the Angry Inch.
Il soggetto del film è semplice: storie di vita di ragazzi newyorchesi (eterosessuali, omosessuali, bisessuali, etc.), del loro rapporto con il Sesso e del locale dove i loro destini si incrociano, lo "Shortbus" appunto.
Il modo in cui queste storie sono raccontate è tutt'altro che semplice, a partire dall'incredibile spensieratezza con cui viene mostrato il sesso meno censurato che si sia mai visto in una pellicola non intesa per il mercato hardcore; si passa infatti dallo spasso all'afflizione con un dinamismo a tratti destabilizzante, e dalla risata alla lacrima in un batter d'occhio.
Pregio? Difetto? Francamente non l'ho ancora capito...
Quello che posso dire è che non si tratta di un film per il grande pubblico e probabilmente neanche per quello medio, ma di un prodotto fresco, coraggioso e soprattutto concepito per esprimere un'idea e non per autocompiacimento.
Da vedere, anche solo per qualche strepitosa chicca comica o per sapere il vero nome di Severin, uno dei personaggi principali...

23 novembre 2006

E' già quasi tempo di Oscar...

Mancano tre mesi alla cerimonia (il 25 febbraio è lontanissimo).
Non sono ancora uscite le prime indicazioni, cioè le nomination ai Golden Globe Awards.
E' solamente un inutile azzardo e una gran perdita di tempo.
Ma è la cosa che da sempre tutti adorano fare: LE PREVISIONI DELLE CANDIDATURE AGLI OSCAR!
E allora diamoci dentro...

MIGLIOR FILM
In prima fila, sicuramente Dreamgirls (dal musical di Broadway, l'ascesa verso il successo di un trio femminile soul di black vocalist) e The Departed (non avendolo ancora visto, devo sospendere il mio giudizio), seguiti da The Queen (assolutamente da vedere) e Babel, videoracconto in quattro parti che poi finiscono per intersecarsi.
In seconda linea, una serie di film che hanno convinto ma non fino in fondo: l'apologo sulle baby reginette di bellezza Little Miss Sunshine; Flags of Our Fathers, nuova opera di Clint Eastwood; The Good German, mystery thriller diretto da Steven Soderbergh e interpretato da George Clooney; Volver di Almodóvar; Little Children di Todd Field, riflessione dolceamara sulla vita di alcune coppie ultratrentenni.

MIGLIOR REGISTA
Da sempre la nomination a miglior film equivale ad una susseguente candidatura come director: ecco pertanto spiegati i nomi, in rigoroso ordine di preferenza, di Martin Scorsese (che sia la volta buona?) per The Departed, Bill Condon (già vincitore di un Oscar per la sceneggiatura del bellissimo Demoni e dei) per Dreamgirls, Stephen Frears (regista del "mio" film per eccellenza Le relazioni pericolose) per The Queen, Alejandro González Iñárritu (suo l'angosciante ma strepitoso 21 grammi) per Babel, Clint Eastwood (ma ha appena vinto per Million dollar baby) per Flags of Our Fathers, Steven Soderbergh (ma ha vinto per Traffic qualche anno fa) per The Good German, Todd Field per Little Children e in fondo alla lista Pedro per Volver.

MIGLIOR ATTORE
Qui la lotta al momento sembra essere già limitata ai soli Forest Whitaker, interprete del brutale dittatore ugandese Idi Amin in The Last King of Scotland e Peter O'Toole nel ruolo di un veterano della recitazione alle prese con la verve di una scatenata teenager in Venus. Entrambi i film arriveranno in Italia solo alla fine dell'inverno.
Molto distanziati gli altri nomi: Will Smith per -udite udite- il film americano di Muccino, The Pursuit of Happyness, Leonardo DiCaprio per The Departed, Matt Damon, agente della CIA nel nuovo film di De Niro, The Good Shepherd, George Clooney (fresco vincitore per Syriana) per The Good German e Ryan Gosling per Half Nelson, film indipendente sull'inusuale amicizia tra un insegnante con qualche segreto di troppo e una studentessa di colore.

MIGLIOR ATTRICE
Un solo nome e -già- una logica favorita: l'incommensurabile Helen Mirren per lo straordinario ritratto della regina Elisabetta II in The Queen.
Quando però si verificano situazioni simili, i giurati dell'Academy adorano sovvertire il pronostico poco prima della consegna dei premi, pertanto diamo un'occhiata alle possibili alternative: la leggenda vivente Meryl Streep (2 Oscar e 13 nomination: serve aggiungere altro?) per Il diavolo veste Prada, Penélope Cruz per Volver, la magnifica Kate Winslet (già 4 nomination a soli 31 anni) per Little Children, la "mia" Judi Dench (5 nomination e 1 Oscar) per Notes on a Scandal (film che non mancherà di suscitare polemiche) e Cate Blanchett (che però ha appena vinto per The Aviator) per The Good German.

MIGLIOR FILM STRANIERO
Anche in questa categoria i nomi che ricorrono con insistenza sono sostanzialmente due: Volver di Almodóvar per la Spagna e la nuova opera di Guillermo del Toro, El Laberinto del Fauno, che rappresenta il Messico.
Piuttosto distanziati appaiono l'olandese Zwartboek (Black Book) di Paul Verhoeven (regista di Basic Instinct), il tedesco Das Leben der Anderen (The Lives of Others), il cinese Man cheng jin dai huang jin jia (Curse of the Golden Flower) del sempiterno Yimou Zhang, il canadese Water peraltro girato dalla regista indiana Deepa Mehta e l'algerino Indigènes (Days of Glory).
Ancor meno favorito, comunque presente nella lista dei bookmakers, Nuovomondo del nostro Emanuele Crialese.

Questo è quanto. Per il momento...

21 novembre 2006

In Memoriam: Robert Altman (1925-2006)

Nella giornata di ieri è morto a Los Angeles il grandissimo regista americano Robert Altman. Aveva 81 anni. Autore di molteplici capolavori che ormai fanno parte della storia del cinema (da Nashville ad America Oggi), Altman era nato a il 20 febbraio 1925 a Kansas City.
Esordiva come regista nel 1957 con The Delinquents, che non fu mai distribuito in Italia. Il grande successo di pubblico e di critica arriva nel 1970 con MASH, parodia antimilitarista, interpretata dalla coppia Elliott Gould-Donald Sutherland, che ottenne la Palma d'oro al Festival di Cannes. Il film segnalò immediatamente Altman come uno degli autori più significativi e originali del cinema degli anni Settanta e come uno degli interpreti più attenti e profondi della società americana, la cui storia e i cui fenomeni passano al vaglio critico e irriverente del grande regista.
Il regista americano era noto soprattutto per la sua capacità di realizzare film corali, tra cui spicca su tutti Nashville (1975). Il film, basato sul mondo della musica country, è uno spaccato amaro e simbolico delle inquietudini della società americana del tempo. Dopo Nashville, il regista decise di autoesiliarsi dal dorato universo hollywoodiano, pur continuando a girare film apprezzati da pubblico e critica: Jimmy Dean, Jimmy Dean (1982), Streamers (1983, i cui interpreti vincono tutti insieme il premio per la migliore interpretazione a Venezia), Follia d'amore (1985, con Kim Basinger) e Terapia di gruppo (1987).
Gli anni '90 segnano il ritorno del regista alla grande industria cinematografica con I protagonisti (1992) e America Oggi (1993), complesso intreccio di microstorie ambientato nel sud della California, per il quale riceve un Leone d'oro a Venezia. Poi i significativi lavori successivi: Kansas City (1996), Conflitto di interessi (1998, con Kenneth Branagh), La fortuna di Cookie (1999, con Glenn Close, Julianne Moore e Chris O'Donnell) e Gosford Park (2001, giallo alla Agatha Christie ambientato nel giro dell'alta aristocrazia inglese). Nel 1996 riceve il Leone d'Oro alla Carriera alla Mostra del Cinema di Venezia e nel 2002 vince il Golden Globe come miglior regista per Gosford Park. Nel 2006 Altman riceve il premio Oscar alla carriera e rivela, durante la cerimonia, di aver subito un trapianto di cuore dieci anni prima.
Proprio di quest'anno è il suo ultimo film, Radio America, che ha nel suo filo conduttore il trascorrere del tempo e la morte che visita (come fantasma, che si materializza nei panni di una bionda attraente) il teatro dove si registra l'ultima trasmissione di un'emittente. E si porta via alcuni dei protagonisti.
Quasi un presentimento del suo prossimo addio.

Marie Antoinette

Dopo la riuscita trasposizione del bel romanzo di Jeffrey Eugenides (Il giardino delle vergini suicide) e il colpo di classe di Lost in translation, alla terza prova da regista, Sofia Coppola compie un mezzo passo falso con la sua Marie Antoinette, regina troppo incolore nonostante la profusione di nuance cromatiche utilizzate nel deludente film.
Parliamo chiaro: non si tratta di un fallimento né dell'ennesima sfilata di costumi d'epoca, ma di un esperimento cinematografico che a mio avviso sa di poco.
La Coppola ha infatti dichiarato di non essere interessata alla credibilità storica, allo spaccato accuratamente riprodotto o alla descrizione caratterialmente dettagliata di uno dei personaggi più controversi della storia, bensì al ritratto estraniante di una ragazzina strappata ai propri affetti a soli 14 anni, e all'indolente incedersi della sua esistenza a corte, a Versailles: alla fine, il risultato è fin troppo asettico e privo di qualsiasi spessore, quasi come se l'operazione chirurgica della regista sia riuscita talmente bene al punto di privare la pellicola di ogni goccia di linfa vitale.
La scelta, poi, di brani quali "Ceremony" dei New Order o "I want candy" dei Bow Wow Wow nella colonna sonora non ha a mio avviso aggiunto nulla di particolarmente originale; ha semmai accresciuto i dubbi sul reale intento della figlia del grande Francis Ford, al punto che ai più è parso di intravedere un mero e fastidioso autocompiacimento.
Cosa resta? I grandiosi costumi (e non c'erano dubbi) di Milena Canonero, le recitazioni volutamente sottotono dell'intero cast e un'indubbia originalità descrittiva dell'animo umano, seppur privata del calore e della disperazione che rappresentavano il punto di forza di Lost in translation.
Niente di grave, comunque. Per quanto mi riguarda, Sofia, alla prossima.

05 novembre 2006

European Film Award Nominations 2006

Non che sia un premio così riconosciuto, ma per la cronaca e gli archivi si può riportare che sono state annunciate le nomination ai prossimi European Film Awards, che verranno consegnati il 2 dicembre a Varsavia.
Due gli italiani in gara: Emanuele Crialese per la regia di "Nuovomondo" e Silvio Orlando per l'interpretazione ne "Il Caimano".
Inutile puntualizzare che nessuno dei due sembrerebbe essere tra i favoriti.
Di seguito le candidature delle categorie principali.

EUROPEAN FILM 2006
BREAKFAST ON PLUTO; Ireland/UK
directed by Neil Jordan
GRBAVICA; Austria/Bosnia-Herzegovina/Germany/Croatia
directed by Jasmila Zbanic
DAS LEBEN DER ANDEREN (The Lives Of Others); Germany
directed by Florian Henckel von Donnersmarck
THE ROAD TO GUANTANAMO; UK
directed by Michael Winterbottom & Mat Whitecross
VOLVER; Spain
directed by Pedro Almodóvar
THE WIND THAT SHAKES THE BARLEY; UK/Ireland/Germany/Italy/Spain
directed by Ken Loach

EUROPEAN DIRECTOR 2006
Pedro Almodóvar for VOLVER
Susanne Bier for EFTER BRYLLUPPET (After The Wedding)
Emanuele Crialese for NUOVOMONDO (Golden Door)
Florian Henckel von Donnersmarck for DAS LEBEN DER ANDEREN (The Lives Of Others)
Ken Loach for THE WIND THAT SHAKES THE BARLEY
Michael Winterbottom & Mat Whitecross for THE ROAD TO GUANTANAMO

EUROPEAN ACTRESS 2006
Nathalie Baye in LE PETIT LIEUTENANT
Penelope Cruz in VOLVER
Martina Gedeck in DAS LEBEN DER ANDEREN (The Lives Of Others)
Sandra Hüller in REQUIEM
Mirjana Karanovic in GRBAVICA
Sarah Polley in LA VIDA SECRETA DE LAS PALABRAS (The Secret Life Of Words)

EUROPEAN ACTOR 2006
Patrick Chesnais in JE NE SUIS PAS LÀ POUR ÊTRE AIMÉ (Not Here To Be Loved)
Jesper Christensen in DRABET (Manslaughter)
Mads Mikkelsen in EFTER BRYLLUPPET (After The Wedding)
Ulrich Mühe in DAS LEBEN DER ANDEREN (The Lives Of Others)
Cillian Murphy in BREAKFAST ON PLUTO & THE WIND THAT SHAKES THE BARLEY
Silvio Orlando in IL CAIMANO (The Caiman)

EUROPEAN CINEMATOGRAPHER 2006
Barry Ackroyd for THE WIND THAT SHAKES THE BARLEY
José Luis Alcaine for VOLVER
Roman Osin for PRIDE AND PREJUDICE
Timo Salminen for LAITAKAUPUNGIN VALOT (Lights In The Dusk)

EUROPEAN SCREENWRITER 2006
Pedro Almodóvar for VOLVER
Florian Henckel von Donnersmarck for DAS LEBEN DER ANDEREN (The Lives Of Others)
Paul Laverty for THE WIND THAT SHAKES THE BARLEY
Corneliu Porumboiu for A FOST SAU N-A FOST (12:08 East Of Bucharest)

EUROPEAN COMPOSER 2006
Alberto Iglesias for VOLVER
Tuomas Kantelinen for ÄIDEISTÄ PARHAIN (Mother of Mine)
Dario Marianelli for PRIDE AND PREJUDICE
Gabriel Yared & Stéphane Moucha for DAS LEBEN DER ANDEREN (The Lives of Others)

03 novembre 2006

A Massimo e Ray

Una piccola ma più che doverosa divagazione dal consueto mondo di celluloide.
Il 14 ottobre 2006 Massimo e Ray, i miei carissimi amici d'oltreoceano, sono finalmente convolati a nozze, in una cornice di spontaneità e calore che raramente ho riscontrato in occasioni simili.
Con queste poche parole vorrei solo rendere merito al loro amore, che ha sconfitto le barriere dell'ipocrisia e delle convenzioni.
E ringraziare Massimo per avermi regalato l'opportunità di essere al suo fianco nell'attimo più importante della sua vita.
Grazie ragazzi, e congratulazioni dal più recondito e prezioso lato del mio cuore.

29 ottobre 2006

Il Diavolo veste Prada

Un bicchiere d'acqua fresca.
La visione di questa pellicola può essere infatti paragonata al sorseggiare un anonimo bicchiere di acqua fresca, anzi diciamo a temperatura ambiente. Eh sì, perchè nella decantata trasposizione cinematografica del discreto romanzo di Lauren Weisberger non c'è praticamente nulla che abbia una parvenza di gusto, dolce o amaro che sia. La commedia scivola via senza un solo sussulto, e al termine non rimane assolutamente nulla.
Poche parole, quindi, per un film inutile seppur non malvagio, salvato dal genio visivo di Patricia Field, già costumista di Sex & the City, e dalla freschezza della protagonista Anne Hathaway, che potrebbe essere destinata a diventare -azzardo- la nuova Julia Roberts.
Niente da fare per Meryl Streep (e per tutti i critici che continuano ad abboccare al facile amo che l'attrice da un paio d'anni getta), stanca, svogliata e francamente non così in parte (avrei preferito, nel ruolo della satanica Miranda Priestly, una caratterista del calibro di Helen Mirren). Pessima, poi, la sceneggiatura: per chi ha letto il libro (me compreso), un penoso adattamento che sfocia nello stravolgimento di tutta l'ultima parte, che nelle intenzioni dell'autrice si sarebbe dovuta concludere con ben altre situazioni (e ben altro spessore).
In sostanza, meglio lasciar perdere le sale cinematografiche e privilegiare il romanzo: non sarà un capolavoro, ma almeno lascia un gusto in bocca...

20 settembre 2006

The Queen

Spiazzante.
In questo aggettivo, la sintesi del film.
Non è assolutamente facile, infatti, racchiudere in qualche parola di commento tutto quello che viene presentato agli occhi e all'anima dello spettatore da un docudrama che docudrama non è, tanto si preoccupa con dovizia di situazioni particolareggiate di ricreare la vera aria che si respirò a Buckingham Palace (anche se sarebbe meglio dire Balmoral, dato che la famiglia reale inglese si trovava nella tenuta scozzese) in occasione della tragica scomparsa di Lady Diana.
Si può pertanto iniziare dicendo che Frears ha raggiunto il suo scopo: far riflettere, attraverso la rilettura di uno dei fatti di cronaca che più ha toccato il cuore del popolo mediatico globale. Questa rivisitazione, però, non concede nulla alle facili lacrime o ad una nostalgica commozione, ma esplora nel profondo le ragioni che portarono Sua Maestà Elisabetta II a recedere dai suoi passi parlando alla nazione, in un discorso memorabile, di uno dei personaggi più controversi della recente storia d'Albione.
Cinematograficamente, il film convince, non annoia, esagera in qualche frangente eccessivamente oleografico, ma ha un grandissimo merito: dare risalto e libera espressione ad un cast a dir poco superlativo, in cui svetta incontrastata Helen Mirren, credibilissima regina dal piglio glaciale eppure umano, per la quale ci si attende una sacrosanta nomination ai prossimi Oscar.
Oltre all'ottima regia di Frears, da sottolineare anche l'efficace script di Peter Morgan e le belle musiche di Alexandre Desplat, già autore della splendida colonna sonora de La ragazza con l'orecchino di perla.

10 settembre 2006

Notte prima degli esami

A pezzi.
Ecco come mi sentivo al termine di questo piccolo grande film.
Roso, consumato, annientato dalla nostalgia che ha iniziato a travolgermi fin dalla primissima scena: gli studenti dell'89 al loro ultimo giorno di scuola che escono dalle classi in attesa dell'esame di maturità. Le ragazze con i capelli ricci e vaporosi e le immancabili camicette infilate nei pantaloni; i ragazzi con improponibili t-shirt e gli occhiali più simili ai fanali di un maggiolone; tutti con l'insostituibile zainetto Invicta bicolore. E io ero già perso nei ricordi.
Eh già perchè manco a dirlo anch'io l'esame di maturità l'ho affrontato proprio nell'estate del 1989, e come i protagonisti del film ho ripassato senza concentrazione, ho cercato in tutte le maniere di sapere in anticipo i titoli delle prove scritte, ho cazzeggiato a profusione: in sostanza, ho trascorso uno dei periodi più indimenticabili della mia esistenza.
Risulta pertanto impossibile per me parlare in maniera "distaccata" di questo film, peraltro gradevole, ben interpretato (bravo Giorgio Faletti) e molto ben diretto, dato che se ad esempio volessi affrontare il discorso colonna sonora, cadrei nuovamente nella malinconia più lancinante.
Quindi preferisco finire qui, dicendo che, se Notte prima degli esami è una pellicola che indiscutibilmente piacerà a tutti, è da ritenersi obbligatoria per tutte le persone nate nel 1970 o giù di lì...

20 agosto 2006

Radio America (A Prairie Home Companion)

Avendola persa durante la primavera, ho strenuamente cercato di recuperare l'ultima fatica di Robert Altman per alcuni mesi, riuscendoci ieri sera, nell'unico cinema di Milano che ancora la proiettava.
Ebbene, avrei tranquillamente potuto aspettare Radio America in dvd, o meglio ancora nel primo passaggio televisivo, che con tutta probabilità avverrà tra non meno di un anno e mezzo. Eh sì, nel complesso si è trattato di una sonora delusione. Con ben poche cose che riesco a salvare: sporadici magistrali piani-sequenza, alcune chicche musicali (Lily Tomlin in testa, sebbene oscurata dall'invasività di Meryl Streep), i personaggi minori.
Il resto, come si suol dire, è noia.
Sceneggiatura autocompiaciuta e sostanzialmente priva di qualsiasi ombra di interesse che catturi lo spettatore, numeri "carini" ma ripetuti alla nausea, personaggi al limite del ridicolo (la "donna pericolosa" e il "tagliatore di teste"), ritmo che affonda dopo mezz'ora.
Peccato.
A questo punto posso affermare con cognizione di causa che negli ultimi anni Altman si è dedicato ad un ideale di cinema molto più intimista e personalizzato rispetto al passato, realizzando pellicole di dubbio gusto (eccezion fatta per Gosford Park) e di scarso (se non scarsissimo) interesse.
Ma non importa. Che piaccia o no, secondo il mio modesto parere Altman va sempre e comunque visto.

18 agosto 2006

Superman Returns

L'uomo d'acciaio è tornato.
Con un buon merchandising ma senza particolari squilli di tromba, Nembo Kid ha ripreso a volare sulle nostre teste ergendosi ancora una volta a paladino della giustizia. E il risultato è tutto sommato gradevole, il che non è niente male se paragonato alla devastante (e ripugnante) orda di versioni cinematografiche di celebri supereroi di carta.
Per carità, non si tratta di un capolavoro, ma riesce ugualmente a interessare, emozionare e divertire il pubblico, nonostante l'eccessiva durata (due ore e mezza) e qualche ingenuità di troppo.
Chi invece non è assolutamente ingenuo, anzi si cala perfettamente nel ruolo, è Brandon Routh, imponente attore ex-modello dotato di un viso rassicurante e pulito, che recita senza fronzoli ma risulta credibile e sincero in una parte dove aveva tutti gli occhi (soprattutto della critica) puntati addosso. Bravi i comprimari, a cominciare da Kevin Spacey, che interpreta un Lex Luthor sarcasticamente sanguigno; convincente Kate Bosworth, una decisa e risoluta Lois Lane; letteralmente strepitosa Parker Posey, che rende al meglio Kitty Kowalski, dispensatrice di battute al vetriolo nei confronti dell'amato/odiato Lex.
La regia di Bryan Singer conferma il talento visivo pop dei primi due X-Men, anche se perde un po' in originalità e incede troppo sulla leggiadria volante del supereroe.
Gli effetti speciali visivi e sonori sono ovviamente splendidi e hanno il merito, una volta tanto, di offrire qualcosa di nuovo agli occhi dello spettatore, giustificando almeno in parte il faraonico budget del film (260 milioni di dollari).
Bella la colonna sonora di John Ottman, che riprende (forse in maniera un po' ridondante) l'immortale tema musicale del primo Superman, composto dall'immenso John Williams.
In sostanza una riuscita "operazione nostalgia", un po' naif ma sicuramente piacevole.
Concludendo, vorrei riportare di seguito il dialogo (dallo script originale) che a mio avviso racchiude lo spirito con il quale è stato concepito il film:

Lois Lane: The world doesn't need a saviour...
Clark Kent: Listen...
Lois Lane: I don't hear anything.
Clark Kent: I hear everything. You wrote that the world doesn't need a saviour, but every day I hear people crying for one.

Bentornato, Superman.

16 agosto 2006

Have you confessed?


E' questa la frase che campeggia sul megaschermo al termine dell'evento musicale dell'estate italiana 2006: il concerto romano di Madonna (48 anni oggi), nell'ambito del suo straesaurito Confessions Tour.
Ebbene sì, la Signora del pop alla fine chiede se ci siamo confessati: semplice provocazione o un modo come un altro per chiudere "in tema" il suo strepitoso show? Chissà. Fatto sta che, da spettatore presente e arruolato (terzo tour di fila), posso dire che Her Madgesty non ha veramente rivali sul palcoscenico, sia dal punto di vista scenografico che da quello della tenuta fisica.
Non credo che servano molte parole, dato che è già stato detto molto più del dovuto, pertanto quello che posso aggiungere è che ancora una volta mi sono emozionato (strepitoso il duetto con Yitzhak Sinwani in "Paradise [not for me]"), mi sono commosso ("Live to tell" riarrangiata sulla contestatissima croce e la sottovalutatissima "Forbidden love", autentico pezzo da novanta dell'ultimo cd), ho ovviamente ballato come un folle ("Sorry" e "Ray of light" su tutte, a parte l'eccessivamente lunga ma favolosa "Hung up") e, purtroppo, mi sono anche un pochino annoiato (che brutta la nuova versione de "La isla bonita"). Ma chi se ne frega. Madonna è e resta l'artista che mi ha accompagnato, nel bene e nel male, in ogni momento della mia vita: può suonare banale, ma è così. E spero che continui a esibirsi finchè le gambe la sorreggeranno.
A proposito, have you confessed?

31 luglio 2006

Robots

Non c'è nulla da fare.
Nell'animazione digitale nulla è e sarà mai come la Pixar. Ci hanno provato tutte, soprattutto la DreamWorks con il personaggio di Shrek, ma (incassi a parte) neanche quest'ultima è riuscita a eguagliare autentici capolavori quali "A bug's life", "Monsters & Co." o "Alla ricerca di Nemo".
Con "Robots" (e soprattutto con i due capitoli de "L'era glaciale") è stata la volta della 20th Century Fox Animation, sostanzialmente nelle persone di Chris Wedge (premio Oscar nel 1998 per il corto "Bunny") e Carlos Saldanha: seppur si siano prodotti in un pregevolissimo sforzo, ancora una volta non sono riusciti nell'intento di avvicinarsi -neanche lontanamente- ai livelli della Pixar.
Il film, visivamente godibile, risente infatti delle solite carenze di sceneggiatura, prevedibile e priva del benchè minimo sussulto, nonostante alcuni personaggi siano piuttosto simpatici e le sporadiche citazioni risultino abbastanza azzeccate (esilarante il balletto che ricalca Britney Spears e la sua hit "Baby One More Time").
La nota più dolente del film rimane comunque legata ad un aspetto tutto di casa nostra, cioè la fissazione di assegnare le voci principali a personaggi dello spettacolo di dubbio talento: il carattere principale (ottimamente doppiato nella versione originale da Ewan McGregor) viene infatti stravolto e deturpato dall'inadeguatezza e insipiente inettitudine vocale di Francesco Facchinetti (ex DJ Francesco), che rimedia tra l'altro una sonora batosta di fronte a tutto il resto del cast di doppiaggio, assolutamente ineccepibile.
Un prodottino carino, pertanto, e nulla più, da gustarsi preferibilmente in inglese...

24 luglio 2006

Volver

Dopo la provocazione, la passione, la trasgressione, i sentimenti e il dramma, "il" regista spagnolo per eccellenza firma un'opera dedicata all'intimismo e alla superstizione che piace ma non sconvolge, che convince ma non travolge. Gli argomenti trattati, peraltro, sono molteplici e così profondi che in alcuni contesti rischiano di perdersi e di non essere colti come meriterebbero; il limite del film, pertanto, è essenzialmente questo: argute considerazioni inerenti le sfaccettature dell'universo femminile almodovariano concentrate in un prodotto che troppo vuole comunicare allo spettatore.
C'è chi ha interpretato questa smania di comunicazione come "esaltazione della leggerezza dei sentimenti": io personalmente trovo che Almodóvar abbia sicuramente concepito un buon prodotto ma lo abbia contaminato con diverse carinerie per renderlo furbescamente perfetto per la giuria del Festival di Cannes. Purtroppo per lui, gli è andata male.
Nulla da dire, invece, sul cast: da Penélope Cruz, sanguigno esempio di femminilità pura, a Yohana Cobo, intensissima seppur giovanissima; da Lola Dueñas, ingenua e disincantata, alla sempreverde Carmen Maura, che torna a recitare con Almodóvar 18 anni dopo "Donne sull'orlo di una crisi di nervi".
In conclusione un film godibile, che fa pensare ma che non graffia.

18 luglio 2006

Cowboys & Angels

A volte capita di scoprire un film in una lista scritta un bel po' di tempo fa nei "titoli da vedere" (e io sono un fanatico di ogni genere di lista o classifica), di reperirlo, e finalmente di guardarlo (in lingua originale, perchè in Italia non è mai stato distribuito): se si è fortunati, può accadere quello che è successo a me, è cioè di esser veramente contenti di aver fatto un piccolo sforzo per un "semplice" prodotto cinematografico.
Cowboys & Angels è infatti un godibilissimo e arguto ritratto della presa di coscienza di un ragazzo irlandese nei confronti di tutto ciò che lo circonda, in un momento di passaggio quale è il servizio civile. Il tutto nella contea di Limerick, cittadina industriale ancora schiava di un fastidioso provincialismo. Ma è anche uno dei primi film che mi capita di vedere che descrive in maniera realmente convincente l'amicizia tra un ragazzo eterosessuale ed uno gay.
Cast, sceneggiatura e colonna sonora sono decisamente azzeccati, e il ritmo non perde un colpo, mescolando con sapienza ironia, dramma e (giusti) sentimenti.
Peccato, al solito, che i distributori italiani abbiano considerato più interessanti i dilaganti, orrendi pseudo-horror orientali piuttosto che un onesto ed intelligente prodotto come questo. Spero che il cinema irlandese continui comunque a produrre simili gioiellini, che noi con tanta pazienza cercheremo in qualche modo di recuperare.

16 luglio 2006

Proof

Tratto da un acclamatissimo testo teatrale di David Auburn (che ha molto ben adattato la sua pièce), Proof è un avvincente apologo sul labile confine tra genio e follia, splendidamente recitato dall'intero cast (Gwyneth Paltrow, che aveva interpretato la stessa parte anche sul palcoscenico, su tutti) e diretto in maniera impeccabile da John Madden, già regista del celeberrimo Shakespeare in Love e del bellissimo e sconosciuto ai più Mrs. Brown.
Non apprezzato dalla critica e accolto tiepidamente dal pubblico (amici compresi...), trovo invece che il film, senza strafare e senza alcun desiderio di stupire con voli pindarici di sceneggiatura, riesca a cogliere il segno sia nella descrizione dell'ingenua presa di coscienza della protagonista, sia nella costruzione della personalità dei quattro personaggi principali, ognuno mosso, a suo modo, da un proposito sincero, privo di secondi fini.
Come già detto, cast in stato di grazia: Gwyneth Paltrow è veramente in parte, quasi gliel'avessero cucita addosso (che peccato non averla potuta vedere a teatro), nel rendere la nevrosi tipica di chi si prende cura di qualcun altro sacrificando sé stesso (e il proprio talento...); Hope Davis (la sorella manager newyorchese) fa quasi tenerezza nel dimostrare comunque il profondo amore verso la sorella; Jake Gyllenhaal dipinge con grande naturalezza l'allievo entusiasta innamorato sia della matematica che della figlia dello scienziato pazzo; infine, Anthony Hopkins (il professor Robert Llewellyn, insigne matematico affetto da instabilità psichica), che ormai risulta talmente bravo che quasi ci si scorda di citarlo.
Per quanto riguarda il resto, merita menzione la coinvolgente partitura di Stephen Warbeck, soprattutto nella seconda parte del film, quando il plot (e, di conseguenza, la musica) si fa più intrigante.
Non per tutti, ma ugualmente da vedere.

Prime

Se lei ha 37 anni e lui 23, può esserci futuro? E se la psicoterapeuta di lei è la madre di lui (per giunta yiddish e molto legata alle tradizioni)? Questi sono i due principali interrogativi che il bel film di Ben Younger si pone, dando risposte convincenti e, una volta tanto, intelligenti.
Inutile dire che gran parte del merito della riuscita di Prime va senz'altro attribuito a Uma Thurman e Meryl Streep (anche se la seconda recita un po' troppo con il pilota automatico), credibili e sincere nel dar vita a due personaggi che, loro malgrado, si trovano a ruotare attorno alla figura del figlio dell'analista, un bravo Bryan Greenberg, al suo primo ruolo di rilievo.
Ben scritto, grazie a una sceneggiatura agile e pungente, il film sembra scivolare via verso la conclusione più scontata, salvo poi sorprendere lo spettatore con un finale sicuramente più europeo che americano.
Da vedere, per ridere (sicuramente), per piangere (forse), ma soprattutto per pensare.

09 luglio 2006

CAMPIONI DEL MONDOOOOOOOOO

Contro tutto e contro tutti, l'Italia questa sera si è laureata campione del mondo di calcio per la quarta volta. Era dal trionfo in Spagna nel 1982 che non vedevamo gli Azzurri sul gradino più alto del podio, e devo dire che è stata un'emozione unica.
Grazie Azzurri, di cuore!

28 giugno 2006

Ogni cosa è illuminata

In poche parole, la storia: un giovane ebreo americano alla ricerca delle proprie radici europee in un film che è allo stesso tempo un delizioso viaggio nelle problematiche del mondo di oggi e una straziante testimonianza della distruzione di uno shtetl ucraino.
Tratto dall'omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer, appartenente alla terza generazione di scrittori che hanno ricordato la Shoah, Ogni cosa è illuminata è pertanto una pellicola che si può in qualche maniera dividere in due: dapprima, il confronto tra le differenti culture (americana e ucraina) e sensibilità dei due protagonisti (entrambi bravissimi), poi la ricerca storica che conduce alla (triste ed inesorabile) verità.
Un film consigliato a tutti e assolutamente da vedere per le molteplici sfaccettature e per la splendida sceneggiatura: ironica, profonda, commovente.
Esordio decisamente convincente di Liev Schreiber alla regia e, come già detto, grande prova del cast (su tutti un fantastico Eugene Hutz).

16 giugno 2006

Il calamaro e la balena

Non ho ancora visto questo film (in originale The Squid and the Whale), ma credo di sentirmi già sicuro nel consigliarne la visione.
A partire dal curioso titolo (una volta tanto tradotto letteralmente), che fa riferimento ad un ricordo d'infanzia di uno dei protagonisti, fino all'interessante cast (fra tutti il nome di Laura Linney, fantastica caratterista da ricordare soprattutto per Kinsey e Mystic River), passando per l'osannata sceneggiatura di Noah Baumbach, candidato all'Oscar proprio per questo film.
E' vero, è distribuito poco e male, ma credo valga la pena armarsi di pazienza e scovare una sala che -miracolo- lo proietti.
Qui la scheda dettagliata della pellicola.

27 maggio 2006

Shopgirl

Un film in punta di piedi. Lieve, sussurrato e forse anche un po' anacronistico. Ma intelligente, non banale e piacevolissimo.
In sintesi può essere questo il mio giudizio sull'opera scritta, diretta e interpretata da Steve Martin, peraltro da un suo gradevole racconto che, senza alcun dubbio, ha concepito soprattutto per il grande schermo.
In una (brutta) epoca di film urlati, roboanti, dispendiosi e privi di solida sostanza cinematografica, Shopgirl si colloca pertanto come prodotto forse un po démodé ma davvero fresco, godibile e genuino. Merito soprattutto della prova tutta in sottrazione di una strepitosa Claire Danes (da rivedere il suo bellissimo Stage Beauty), che solamente grazie a un gesto o a un accenno di sguardo riesce a dichiarare il suo mondo interiore in maniera chiara e inequivocabile. Merito anche della recitazione "dietro le quinte" dell'istrionico Steve Martin che una volta tanto (e fortunatamente) rinuncia ai suoi eccessi per limitarsi a (ben) dirigere, dopo aver sfogato tutto sé stesso nella stesura del romanzo omonimo.
La storia è semplice: Mirabelle, commessa presso il grande magazzino Saks di Los Angeles al reparto guanti, dove non si ferma mai nessuno, conosce un ragazzo decisamente sciroccato e qualche tempo dopo un ricchissimo uomo d'affari, attraverso i quali cercherà di riconquistare una sorta di "piacevole stabilità".
Niente di nuovo, quindi, ma sicuramente un film da vedere in questo scialbo universo fatto di Da Vinci, Templari, Madagascar e ...tanto altro ancora.

21 maggio 2006

Il Codice Da Vinci

Povero Leonardo.
Chissà cosa avrebbe pensato se avesse visto una simile strumentalizzazione del suo nome e delle sue opere in nome del sensazionalismo e del marketing.
E poveri noi.
Che ci siamo dovuti sorbire 2 ore e 29 minuti di nulla, cinematograficamente parlando.
Premesso che non ho letto il libro e il film non ha fatto altro che incrementare questo mio distacco nei confronti dell'opera di Dan Brown, ho trovato il film assolutamente insulso e privo del benché minimo serio spunto di riflessione teologica.
Non voglio addentrarmi nell'opinabilità di certe arditezze storiche nè esprimere il mio parere sull'idea -peraltro intrigante- dello scrittore americano che sta alla base del film; quello che voglio fare è esprimere il mio sonoro disappunto su una delle operazioni commerciali più riuscite ma più vergognose della storia del cinema moderno (nella quale peraltro sono consapevolmente cascato).
Inizierò quindi dalla sceneggiatura, scritta dal premio Oscar (!!!) Akiva Goldsman probabilmente dopo una consistente dose di allucinogeni: infatti, sebbene gli eventi si susseguano ad una velocità imbarazzante, non si prova MAI un vero e proprio sussulto. Le emozioni arrivano piuttosto da qualche azzeccata espressione di Ian McKellen o dalla ridicola ferocia con cui il monaco-sicario Silas (ma perchè poi è vestito come un francescano del 1200??? Non è la maniera migliore di farsi notare???) frantuma il viso della povera suora di Saint Sulpice. Stendiamo poi un pietosissimo velo su quello che il signor Goldsman mette in bocca ai protagonisti della "storia". Hanks parla a rate (i primi 20 minuti, poi 20 di buio, poi 15 minuti, poi 15 di buio e così via), la Tautou sembra un po' tarantolata e un po' balbuziente.
Aiuto.
Per salvarmi, potrei provare a concentrarmi sugli attori, ma anche in questo caso il piatto è magro e piuttosto sconfortante. Come ho già detto, McKellen riesce a dare una parvenza d'ironia persino credibile e a stemperare l'inesistente tensione, Paul Bettany si cala nella parte in maniera diligente (salvo esagerare, come già sottolineato, nella scena dello sgretolamento della suorina) e gli attori di contorno fanno il loro onesto lavoro, ma l'abulia e la svogliatezza con cui recitano Tom Hanks e Audrey Tautou va al di là del fastidio epidermico.
Aiuto, again.
Le musiche? Per carità. Il pur bravissimo Hans Zimmer si concede una pausa realizzando una partitura banale e ridondante. E dire che è uno dei miei compositori cinematografici preferiti...
Aiuto. E tre.
Per finire, la regia. Ron Howard, discutibilissimo regista super-hollywoodiano, si preoccupa solo di creare scene tecnicamente perfette a scapito del ritmo e del coinvolgimento visivo.
E ho finito. Parlando anche troppo, contagiato dallo spirito onnivoro del film.
Che disastro...

01 maggio 2006

Questo mese torniamo al cinema...

Nel panorama cinematografico mondiale, in costante crisi ormai da più di un decennio, emergono comunque alcuni titoli che vale veramente la pena segnalare. Eccoli di seguito, in ordine cronologico di uscita (date italiane, ovviamente).

ANCHE LIBERO VA BENE (5 maggio)
di Kim Rossi Stuart, con Kim Rossi Stuart, Barbora Bobulova, Tommaso Ragno
Esordio alla regia di un'attore understated e molto talentuoso: è la storia di un ragazzino che si trova ad affrontare la vita con l'ausilio di due genitori non esattamente all'altezza.
Da vedere perchè: per soddisfare la curiosità dell'esordio registico di Rossi Stuart

ROMANCE & CIGARETTES (5 maggio)
di John Turturro, con James Gandolfini, Kate Winslet, Susan Sarandon
Prodotto dai fratelli Coen, è in sostanza una storia romantica raccontata attraverso le note di un musical, con un cast d'eccezione e con il solito tocco irriverente ed arguto di Turturro.
Da vedere perchè: non capita tutti i giorni di sentir cantare (bene) attori di prima grandezza

FREE ZONE (12 maggio)
di Amos Gitai, con Natalie Portman, Hana Laszlo, Carmen Maura
Presentata al Festival di Cannes 2005 (dove la Laszlo vinse la Palma d'Oro come miglior attrice), arriva finalmente l'interessantissima pellicola di Gitai, storia di una donna americana che insieme ad una tassista israeliana dovrà raggiungere la cosiddetta "Zona Libera" in Giordania.
Da vedere perchè: per ammirare Natalie Portman in un ruolo importante e attualissimo

IL CODICE DA VINCI (19 maggio)
di Ron Howard, con Tom Hanks, Audrey Tautou, Jean Reno
Dall'acclamato e vendutissimo best-seller di Dan Brown, una trasposizione cinematografica altrettanto attesa, con la star Hanks a interpretare il ruolo di Robert Langdon.
Da vedere perchè: il classico film di cui non si può fare a meno, che piaccia o no

VERSO IL SUD (26 maggio)
di Laurent Cantet, con Ménothy Cesar, Charlotte Rampling, Karen Young
Sesso e coscienza politica di tre signore americane conquistate da un giovane nativo nella Haiti della dittatura. Molto apprezzato al Festival di Venezia 2005.
Da vedere perchè: Haiti non è sicuramente un luogo molto frequentato dal cinema

X-MEN 3 (26 maggio)
di Brett Ratner, con Hugh Jackman, Patrick Stewart, Famke Janssen
Terzo ultimo capitolo della bella saga dei mutanti: cambia il regista, ma sembra che il risultato possa essere analogo (se non superiore) ai primi due episodi.
Da vedere perchè: è la conclusione di una riuscita serie di film trasposti dall'omonimo fumetto

RADIO AMERICA (1° giugno)
di Robert Altman, con Meryl Streep, Kevin Kline, Lily Tomlin
Un programma radiofonico ("A Prairie Home Companion", che è anche il titolo originale del film), arrivato ormai all'ultima puntata, si appresta a regalare l'ultimo show: e questo film ne analizza il backstage, tra tensioni e preparativi.
Da vedere perchè: cast stellare e il nome di Altman che è (quasi) sempre una garanzia

22 aprile 2006

Moretti trionfa ai David di Donatello 2006

"Il Caimano" di Nanni Moretti ha vinto il premio per il Miglior Film e la Miglior Regia alla cinquantesima edizione del David di Donatello, maggior riconoscimento cinematografico di casa nostra.
In tutto la nuova acclamatissima pellicola di uno dei registi italiani più controversi si è aggiudicata sei statuette, ma "Romanzo Criminale" di Michele Placido è riuscito a fare ancora meglio con otto riconoscimenti, tra cui la Migliore Sceneggiatura e il Miglior Attore non Protagonista (Pierfrancesco Favino).
Per quanto riguarda le altre categorie recitative, meritati David a Valeria Golino come Miglior Attrice Protagonista per "La Guerra di Mario", Silvio Orlando come Miglior Attore Protagonista per "Il Caimano" e Angela Finocchiaro come Miglior Attrice non Protagonista per "La Bestia nel Cuore".
Qui la lista completa dei vincitori.

18 aprile 2006

Narnia, finalmente...

A parte i non estimatori del genere fantasy e chi si sente troppo maturo per "certi" film, credo di essere uno dei pochi che non era corso al cinema, durante il periodo natalizio, per andare a vedere "Le cronache di Narnia: il leone, la strega e l'armadio", film-evento tratto dalla saga bestseller di C.S. Lewis.
Le ragioni di questo mio inspiegabile e fermissimo rifiuto possono essere ricondotte ad un'unica semplicissima conclusione: il ridondante, eccessivo, martellante, ossessivo, onnipresente battage pubblicitario al quale sono stato esposto per almeno due o tre mesi. Il tutto condito dal fatto che le critiche erano decisamente contraddittorie e che la pellicola appariva rivolta ad un pubblico decisamente underage.
Ebbene, mai impressione è stata così fuorviante.
"Le cronache di Narnia: il leone, la strega e l'armadio" è un film fresco, godibile, positivo, per nulla pretenzioso e girato con estrema grazia dal regista dei due Shrek, Andrew Adamson.
Attenzione, non siamo di fronte a un capolavoro, ma si può tranquillamente affermare che la sceneggiatura non perde un colpo, la digi-animazione è pressochè perfetta (splendidi i castori) e gli attori, soprattutto la disincantata e simpaticissima Lucy (Georgie Henley), sono sinceri, espressivi e totalmente in parte.
Mi sento poi di elogiare in maniera particolare la trascinante e dolcissima partitura di Harry Gregson-Williams e la prova algida e perfetta di Tilda Swinton, capricciosa e crudelissima Strega Bianca.
Per chi poi si è scagliato contro il film per la presunta ovvietà del plot, cito l'opinionista Valter di Torino dal sito Film.Tv.It: "sicuramente la storia non è particolarmente originale, ma a questo proposito occorre osservare che il fantasy è forse il genere letterario (insieme al thriller) che più dipende dai propri modelli (che si potrebbero anche definire clichè, in termine dispregiativo). Questo non significa che non sia possibile offrire anche qualcosa di nuovo (ed in ogni caso sarebbe una caratteristica del libro, non del film) ma la scelta dell'autore potrebbe invece essere quella di costruire una storia utilizzando materiali pre-esistenti in modo da non discostarsi dal modello leggendario di riferimento."
Insomma, da vedere. Aspettando fiduciosi i prossimi due episodi.

09 aprile 2006

Le candidature dei David di Donatello 2006

Alcuni giorni fa sono state comunicate le candidature ai premi David di Donatello 2006, maggior riconoscimento cinematografico italiano, che verrà assegnato venerdì 21 aprile. Nessuna sostanziale sorpresa, con "Il Caimano" di Nanni Moretti e "Romanzo Criminale" di Michele Placido a farla da padroni, con 13 nomination a testa. A seguire, "Il mio miglior nemico" di Carlo Verdone con 11 , "Notte prima degli esami" di Fausto Brizzi (positiva sorpresa sia al botteghino che per i critici) con 10 e "La terra" di Sergio Rubini con 6.
Di seguito le candidature delle categorie principali.

Miglior Film
"IL CAIMANO"
prodotto da Angelo Barbagallo, Nanni Moretti
"IL MIO MIGLIOR NEMICO"
prodotto da Aurelio De Laurentiis
"NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI"
prodotto da Fulvio e Federica Lucisano, Giannandrea Pecorelli
"ROMANZO CRIMINALE"
prodotto da Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenz
"LA TERRA"
prodotto da Domenico Procacci

Migliore Regista
Antonio CAPUANO "La guerra di Mario"
Nanni MORETTI "Il caimano"
Michele PLACIDO "Romanzo criminale"
Sergio RUBINI "La terra"
Carlo VERDONE "Il mio miglior nemico"

Migliore Regista Esordiente
Fausto BRIZZI "Notte prima degli esami"
Vittorio MORONI "Tu devi essere il lupo"
Francesco MUNZI "Saimir"
Fausto PARAVIDINO "Texas"
Stefano PASETTO "Tartarughe sul dorso"

Migliore Sceneggiatura
Nanni MORETTI, Francesco PICCOLO, Federica PONTREMOLI
"Il caimano"
S. MUCCINO, P. PLASTINO, S. RANFAGNI, C. VERDONE
"Il mio miglior nemico"
Fausto BRIZZI, Massimiliano BRUNO, Marco MARTANI
"Notte prima degli esami"
S. RULLI, S. PETRAGLIA, G. DE CATALDO, M. PLACIDO
"Romanzo criminale"
Angelo PASQUINI, Carla CAVALLUZZI, Sergio RUBINI
"La terra"

Migliore Produttore
Angelo BARBAGALLO, Nanni MORETTI
"Il caimano"
Domenico PROCACCI, Nicola GIULIANO, Francesca CIMA
"La guerra di Mario"
Aurelio DE LAURENTIIS
"Il mio miglior nemico"
Fulvio e Federica LUCISANO, Gianandrea PECORELLI
"Notte prima degli esami"
Riccardo TOZZI, Giovanni STABILINI, Marco CHIMENZ
"Romanzo criminale"

Migliore Attrice Protagonista
Margherita BUY "Il caimano "
Cristiana CAPOTONDI "Notte prima degli esami"
Valeria GOLINO "La guerra di Mario"
Giovanna MEZZOGIORNO "La bestia nel cuore"
Ana Caterina MORARIU "Il mio miglior nemico"

Migliore Attore Protagonista
Antonio ALBANESE "La seconda notte di nozze"
Fabrizio BENTIVOGLIO "La terra"
Silvio ORLANDO "Il caimano"
Kim ROSSI STUART "Romanzo criminale"
Carlo VERDONE "Il mio miglior nemico"

Migliore Attrice Non Protagonista
Isabella FERRARI "Arrivederci amore, ciao"
Angela FINOCCHIARO "La bestia nel cuore"
Marisa MERLINI "La seconda notte di nozze"
Stefania ROCCA "La bestia nel cuore"
Jasmine TRINCA "Il caimano"

Migliore Attore Non Protagonista
Giorgio FALETTI "Notte prima degli esami"
Pierfrancesco FAVINO "Romanzo criminale"
Neri MARCORE’ "La seconda notte di nozze"
Nanni MORETTI "Il caimano"
Sergio RUBINI "La terra"

29 marzo 2006

Un amaro in bocca che non se ne va

E' già passato un po' di tempo dall'ultima notte degli Oscar, eppure questa sensazione di profondo, persistente, fastidiosissimo amaro in bocca stenta ad andarsene.
Il modo in cui l'Academy ha sovvertito non solo i pronostici ma anche e soprattutto i reali meriti artistici di questa edizione non verrà facilmente dimenticato. E questo è un dato di fatto.
Non mi dilungo a spiegare ragioni, motivazioni o altro, perchè c'è chi l'ha fatto (e benissimo) per me, e cioè il mio amico Massimo, che nel suo blog ha espresso i medesimi concetti che avrei potuto esprimere io utilizzando né più né meno che le stesse sacrosante parole che avrei potuto adoperare. L'articolo si intitola "I'm still bitter, and with good reason". Un pizzico di concentrazione, pertanto, e buona lettura...

22 marzo 2006

E' davvero il nostro angelo

Poche parole per esprimere la grazia, la leggerezza e l'eleganza della nostra Carolina Kostner impegnata ai Campionati Mondiali di Calgary. Appuntamento a sabato per la prova decisiva.

09 marzo 2006

Capote

Uno dei pochi Oscar sacrosanti della 78ma edizione degli Academy Award appartiene a questo gioiello di film, snobbato dal grande pubblico (ma così doveva essere) e non particolarmente acclamato dalla critica d'essai, che l'ha comunque accolto positivamente.
L'Oscar di cui sopra è quello assegnato alla perfetta interpretazione di Philip Seymour Hoffman, che non è solo perfetto nelle movenze e nel tono particolarissimo della voce di Capote, ma è la profondità delle sensazioni che sa esprimere a colpire al cuore lo spettatore. Hoffman infatti non gigioneggia mai, quasi non si muove eppure esprime tutto il mondo interiore di uno scrittore alle prese con la sua opera definitiva.
Sorretto dalla prestazione monstre di Hoffman, il film risulta incantevole e algido allo stesso tempo, conquistando lo spettatore per la perfezione stilistica e interpretativa.
Inutile dire che è assolutamente da non perdere.
E chiudo affermando che se doveva sussistere un'alternativa a "Brokeback Mountain", doveva essere questa pellicola, e nessun'altra.

06 marzo 2006

Pro e contro di un Oscar incompiuto

La prima cosa che mi viene da dire è che raramente la cerimonia degli Academy Award si chiude con una sorpresissima, pertanto dovremmo ritenerci fortunati ad aver assistito a un simile colpo di scena. La seconda cosa che dico di conseguenza è che le sorprese premiano un outsider a scapito del favorito. La terza ed ultima cosa che ammetto con una spessa coltre di delusione è che non è molto gratificante veder premiato l'outsider quando tutto te stesso tifa per il favorito.
Ma così è andata, pertanto lode a "Crash".
I motivi per cui "Brokeback Mountain" ha perso la statuetta per il miglior film possono essere pochi o molteplici, farraginosi o banali, argomentati o soggettivi: resta il fatto che non si può parlare di sconfitta, sia per il numero di premi conquistati, sia per il modo in cui è avvenuto il "fattaccio".
Non mi dilungo oltre, dato che un autorevole critico cinematografico del Los Angeles Times, Kenneth Turan, ha qui sintetizzato in maniera perfetta il mio pensiero.
Mi limiterò pertanto ad elencare i miei personali pro e contro di una cerimonia piacevole, divertente e autorevolmente condotta dal neofita Jon Stewart.

PRO
- L'Oscar che mi ha fatto più piacere in assoluto, quello per la miglior colonna sonora, assegnato alla struggente e meravigliosa partitura di "Brokeback Mountain", composta da Gustavo Santaolalla (nella foto)
- Il ritmo e il piglio dei presentatori, a cominciare dal conduttore
- Il ritorno in pompa magna dei montaggi di filmati rappresentativi di un'epoca o un'idea di cinema
- I virtuosismi al violino di Itzhak Perlman
- La verve di Lily Tomlin e Meryl Streep nel discorso introduttivo all'Oscar onorario a Robert Altman
- L'appassionato, sincero, commovente discorso di ringraziamento del regista di "Tsotsi", vincitore del miglior film straniero, a Madre Africa
- Il doveroso Oscar a Philip Seymour Hoffman, strepitoso Truman Capote

CONTRO
- L'offensivo, scandaloso, deprecabile Oscar alla canzone tratta da "Hustle & Flow", troppo brutta per essere vera
- L'eccessiva insistenza con cui a più riprese l'Academy si è schierata contro la pirateria
- L'Oscar un po' troppo generoso alla fotografia di "Memorie di una Geisha"
- La trasformazione (o meglio deformazione) fisica di alcune star di Hollywood, vedi Keanu Reeves, William Hurt e la povera Lauren Bacall
- L'audace outfit di Charlize Theron, totalmente fuori contesto

01 marzo 2006

E' tempo di Oscar!

Tra quattro giorni, finalmente, sarà nuovamente Oscar time. Domenica notte l'Academy of Motion Picture Arts and Sciences assegnerà infatti il più prestigioso premio cinematografico mondiale durante la cerimonia allestita all'interno del sontuoso Kodak Theatre e presentata per la prima volta da Jon Stewart.
Poche sorprese sembrano possibili, ma alcuni critici hollywoodiani stanno alimentando le voci di sorprendenti ribaltoni: vedremo...
Per intanto, di seguito le principali nomination con le mie personalissime indicazioni su chi probabilmente vincerà e su chi dovrebbe vincere.
Buon Oscar a tutti!

BEST MOTION PICTURE OF THE YEAR
BROKEBACK MOUNTAIN
CAPOTE
CRASH
GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK.
MUNICH
Chi vincerà: BROKEBACK MOUNTAIN
Chi dovrebbe vincere: BROKEBACK MOUNTAIN

BEST DIRECTOR
Ang Lee - BROKEBACK MOUNTAIN
Bennett Miller - CAPOTE
Paul Haggis - CRASH
George Clooney - GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK.
Steven Spielberg - MUNICH
Chi vincerà: Ang Lee
Chi dovrebbe vincere: Ang Lee

BEST ACTOR IN A LEADING ROLE
Philip Seymour Hoffman - CAPOTE
Terrence Howard - HUSTLE & FLOW
Heath Ledger - BROKEBACK MOUNTAIN
Joaquin Phoenix - WALK THE LINE
David Strathairn - GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK.
Chi vincerà: Philip Seymour Hoffman
Chi dovrebbe vincere: Philip Seymour Hoffman

BEST ACTOR IN A SUPPORTING ROLE
George Clooney - SYRIANA
Matt Dillon - CRASH
Paul Giamatti - CINDERELLA MAN
Jake Gyllenhaal - BROKEBACK MOUNTAIN
William Hurt - A HISTORY OF VIOLENCE
Chi vincerà: fotofinish tra Clooney e Giamatti
Chi dovrebbe vincere: William Hurt

BEST ACTRESS IN A LEADING ROLE
Judi Dench - MRS. HENDERSON PRESENTS
Felicity Huffman - TRANSAMERICA
Keira Knightley - PRIDE & PREJUDICE
Charlize Theron - NORTH COUNTRY
Reese Witherspoon - WALK THE LINE
Chi vincerà: Reese Witherspoon
Chi dovrebbe vincere: Felicity Huffman

BEST ACTRESS IN A SUPPORTING ROLE
Amy Adams - JUNEBUG
Catherine Keener - CAPOTE
Frances McDormand - NORTH COUNTRY
Rachel Weisz - THE CONSTANT GARDENER
Michelle Williams - BROKEBACK MOUNTAIN
Chi vincerà: Rachel Weisz
Chi dovrebbe vincere: Rachel Weisz

BEST ADAPTED SCREENPLAY
BROKEBACK MOUNTAIN
CAPOTE
THE CONSTANT GARDENER
A HISTORY OF VIOLENCE
MUNICH
Chi vincerà: Brokeback Mountain
Chi dovrebbe vincere: Brokeback Mountain

BEST ORIGINAL SCREENPLAY
CRASH
GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK.
MATCH POINT
THE SQUID AND THE WHALE
SYRIANA
Chi vincerà: Crash
Chi dovrebbe vincere: Match Point

BEST FOREIGN LANGUAGE FILM
LA BESTIA NEL CUORE - ITALY
JOYEUX NOEL - FRANCE
PARADISE NOW - PALESTINE
SOPHIE SCHOLL-DIE LETZTEN TAGE - GERMANY
TSOTSI - SOUTH AFRICA
Chi vincerà: TSOTSI
Chi dovrebbe vincere: LA BESTIA NEL CUORE (mi sembra ovvio...)

28 febbraio 2006

Walk the Line

Anche in questo caso, come per The Family Stone, preferisco stendere un pietosissimo velo sul titolo italiano, che non oso nemmeno citare.
Ma passiamo al film: un bel prodotto, impeccabile nella confezione, equilibrato nel necessario utilizzo delle canzoni di Johnny Cash (che comunque, personalmente, dopo un po' ritengo invariabilmente noiose...) e ottimamente recitato dai due attori protagonisti, Joaquin Phoenix, davvero in parte, e Reese Witherspoon, credibile e appassionata. Giuste, pertanto, le nomination agli Oscar dei due attori. Altrettanto giusta, però, l'esclusione dalla categoria di miglior film e miglior regia, dato che non si può proprio parlare di film definitivo. Sincero sì, ma non memorabile.
In ogni caso, soprattutto per i patiti di questo genere di musica, da vedere.

L'Olimpiade italiana

Non è stata sicuramente l'Olimpiade dei protagonisti annunciati. Giorgio Rocca che capitombola dopo trenta secondi durante la prima manche dello slalom; Carolina Kostner, portabandiera azzurra, che si fa tradire dall'emozione pattinando in maniera mediocre; Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio che scivolano a tre secondi dal termine del loro programma originale. Tutti episodi che cercheremo di spazzar via presto dalla nostra memoria.
Ma fortunatamente, come in ogni Olimpiade, ecco i nomi che ci hanno fatto gonfiare il petto d'orgoglio, di cui alcuni spuntati (quasi) dal nulla: l'incredibile, fantastico Enrico Fabris, re del pattinaggio velocità con due medaglie d'oro e una di bronzo; l'inossidabile Armin Zoeggeler, capace di vincere una medaglia d'argento e due d'oro nell'arco di tre Olimpiadi; gli strepitosi atleti dello sci di fondo, da sempre fucina di allori per il nostro Paese.
E' stata quindi, nonostante tutto, una buona Olimpiade per il Tricolore.
Ma è stata addirittura fantastica per Torino.
Ecco qualche dato: sono stati venduti 900.000 biglietti per un incasso totale di circa 70 milioni di euro; il sito internet di Torino 2006 ha infranto molti record, registrando un totale di 667.258.000 di pagine viste in 15 giorni; infine, sono stati venduti 540.000 prodotti di licensing e merchandising ufficiale per un incasso complessivo di 11 milioni di euro (un cliente giapponese ha fatto emettere con un solo acquisto uno scontrino da 11.000 euro!!!).
In ogni caso, è stata soprattutto la passione, il calore, l'entusiasmo della prima capitale d'Italia a stupire e conquistare il mondo intero. E che spero continui a muovere lo spirito dei torinesi anche da questa settimana ...in poi. Perchè Torino ha bisogno di sentirsi viva, e se lo merita davvero. Parola di chi ci ha vissuto per sette anni.
Arrivederci, Torino 2006!

22 febbraio 2006

Transamerica

Eh sì, questo film è proprio un gioiellino.
Dalla stratosferica recitazione di Felicity Huffman, donna che interpreta un uomo che sta per diventare donna, alle bellissime canzoni folk, alla scoppiettante sceneggiatura, ai momenti di intensa (e mai dozzinale) emozione.
Da vedere per apprezzare le indiscutibili doti di una grandissima caratterista. Ma soprattutto per imparare ad essere meno timorosi di fronte alle (coraggiose) scelte che cambiano la vita.

21 febbraio 2006

Caro, va bene così

Niente da fare. Sulla combinazione triplo-triplo (eseguita in precedenza solo da un'atleta americana) che avrebbe forse potuto portarla a lottare per il podio (e che nei sei minuti di riscaldamento aveva eseguito perfettamente), Carolina Kostner è inesorabilmente caduta. Fortunatamente si è poi ripresa con grande grinta, chiudendo il programma corto in undicesima posizione.
A prescindere dal fatto che a questo punto non sarà più possibile lottare per una medaglia, mi hanno colpito le parole della nostra giovanissima portabandiera: "E' un'esperienza che mi porterò per sempre nel cuore; la mia vita non finisce giovedì sera". Brava Carolina, hai ragione tu.
E giovedì sera ti applaudirò come se avessi già vinto.

Il nostro angelo

Ha portato la nostra bandiera durante la cerimonia di apertura di queste Olimpiadi piemontesi. E' uno degli astri nascenti del pattinaggio artistico internazionale. Ha un viso d'angelo e un'aria vagamente malandrina. E' la nostra piccola stella: Carolina Kostner.


Ho iniziato a seguire Carolina nel 2003, quando, quindicenne e debuttante ai campionati europei, si piazzò incredibilmente quarta, ai piedi del podio. Da quel momento non ho più smesso, accrescendo il mio interesse verso di lei di anno in anno ed emozionandomi sempre più durante le sue performance. Ora che tutta l'Italia la celebra ed acclama, posso dire con soddisfazione che "io c'ero" durante i suoi primi passi di rilievo sul ghiaccio.
Stasera il nostro angelo d'inverno debutterà alle sue prime Olimpiadi, per giunta in casa. La pressione dei media e il calore del pubblico potrebbero condizionare la sua prestazione, come già successe lo scorso anno ai Campionati Europei (disputatisi a Torino, ndr), ma io credo che l'unico condizionamento sarà quello presente nella sua testa, che, non dimentichiamolo, è quella di una ragazza di 19 anni, che si sta tuttora preparando a vivere una vita che da stasera potrebbe cambiare per sempre. Carolina infatti ha enormi possibilità di far bene, ma è prematuro aspettarsi troppo da lei: personalmente spero di divertirmi ed appassionarmi ammirando la sua esecuzione, ma senza esagerate aspettative. Il miglior modo, cioè, di godersi la gara del proprio atleta preferito.
Giovedì, poi, avrò la possibilità di vedere dal vivo il programma libero di questa mia elegantissima beniamina, e devo dire che sto già pregustando l'avvenimento e sentendo l'emozione.
A questo punto l'unica cosa che mi rimane da dire, urlando a squarciagola, è:
FORZA CAROLINA!!!

20 febbraio 2006

Occhi di un sogno spezzato

Barbara e Maurizio si sono guardati a fondo, a lungo e si sono scavati dentro, profondamente, capendo di essere passati dall'altare olimpico alla ghiacciata polvere del Palavela in soli due giorni. Quello che è successo l'avranno visto e sentito tutti, ma nessuno avrà realmente inteso cosa c'era dietro a quell'incredibile sguardo che significava il tutto del niente.
Barbara e Maurizio non avranno più alcuna occasione di riscatto olimpico, e lo sanno bene. Però mi sento di dire che le lacrime versate da tutti i loro fan (compresa mia madre, che in questi lunghissimi anni si è "dovuta" trasformare in una tifosa del pattinaggio su ghiaccio, pressata dai miei insistenti ed appassionati sproloqui) significano che questa splendida coppia deve cercare di non abbandonarsi alla demoralizzazione, ma dare il meglio del meglio nel programma libero, e farci sognare attraverso le avvolgenti note del "Principe d'Egitto". Non servirà per l'oro, ma non importa.
Barbara, Maurizio: fatelo per noi.

15 febbraio 2006

Il successo di Torino 2006

In questi giorni è difficile riuscire a parlare d'altro, quindi colgo l'occasione dicendo anch'io qualcosa di significativo su queste Olimpiadi italiane.
Dopo soli quattro giorni di gara è stato superato il target ricavi previsto per il ticketing (802.000 biglietti venduti), mentre il merchandising sta superando ogni previsione: 3 milioni di euro d'incasso, sempre in quattro giorni! In media 16.000 persone al giorno hanno visitato gli Olympic Store situati in tutti i siti e villaggi olimpici, inclusa la città stessa.
Almeno dal punto di vista organizzativo ed economico, questi XX Giochi Olimpici si stanno pertanto rivelando un autentico successo. Alla faccia di chi diceva che il Piemonte (e l'Italia intera) non avrebbe risposto adeguatamente...
Manca solamente un significativo particolare: vogliamo che gli atleti azzurri vincano ancora TANTE medaglie, meglio se d'oro!!!

10 febbraio 2006

07 febbraio 2006

Film da vedere

Ecco, a mio avviso, i film in uscita nelle prossime settimane che necessitano di un minimo (o massimo) di considerazione:

dal 10 febbraio

TRANSAMERICA
regia: Duncan Tucker
con: Felicity Huffman, Kevin Zegers
Road-movie un po' commedia un po' dramma, racconta la storia di un transessuale in attesa dell'ultima decisiva operazione che deve fare i conti con un figlio piombatole dal cielo e concepito mentre era ancora... un uomo.
LA CONTESSA BIANCA
regia: James Ivory
con: Ralph Fiennes, Natasha Richardson
Dall'apprezzatissimo regista James Ivory (Camera con vista, Casa Howard), una storia d'amore ambientata negli anni '30 a Shanghai tra un diplomatico americano e una donna russa.
NORTH COUNTRY - STORIA DI JOSEY
regia: Niki Caro
con: Charlize Theron, Frances McDormand
Ispirato ad un fatto realmente accaduto, è la storia di Josey, madre single di due bambini, che, trovato lavoro, dovrà fare i conti con una realtà fatta di molestie sessuali, discriminazioni e omertà.
UNDERWORLD: EVOLUTION
regia: Len Wiseman
con: Kate Beckinsale, Scott Speedman
Secondo capitolo della saga dedicata alla lotta senza tempo tra vampiri e licantropi. Ovviamente, solo per amanti del genere.

dal 17 febbraio

QUANDO L'AMORE BRUCIA L'ANIMA - WALK THE LINE
regia: James Mangold
con: Joaquin Phoenix, Reese Witherspoon
Lasciando stare il deprimente titolo italiano, il film descrive la turbolenta passione tra il giovane musicista Johnny Cash e June Carter, sua musa ispiratrice. Entrambi i protagonisti sono candidati all'Oscar, con buone probabilità di vittoria da parte di lei.
TRUMAN CAPOTE: A SANGUE FREDDO
regia: Bennett Miller
con: Philip Seymour Hoffman, Catherine Keener
Candidato a 5 premi Oscar, è la cronistoria del periodo in cui il grande scrittore concepì e pubblicò il romanzo "A sangue freddo". Il protagonista è dato come strafavorito per l'Oscar.
JARHEAD
regia: Sam Mendes
con: Jake Gyllenhaal, Peter Sarsgaard
Dalle vere esperienze di Anthony Swofford in Iraq durante l'operazione Desert Storm, uno spietato ritratto del reale universo dei marines.
CASANOVA
regia: Lasse Hallstroem
con: Heath Ledger, Jeremy Irons
Svestiti i panni del cowboy gay, Ledger si cala in quelli del più famoso seduttore d'ogni tempo. Vedremo...

dal 24 febbraio

THE CONSTANT GARDENER
regia: Fernando Meirelles
con: Ralph Fiennes, Rachel Weisz
Kenya: il marito di una donna brutalmente assassinata dovrà indagare sulle reali cause della sua morte. Rachel Weisz è la favorita nella corsa all'Oscar come attrice non protagonista.
SYRIANA
regia: Stephen Gaghan
con: Matt Damon, George Clooney
Robert Bae, agente della CIA, è impegnato in Medioriente nella lotta contro il terrorismo: la trama pertanto si basa sugli intrecci di varia natura della politica estera statunitense. Grandi lodi a Clooney.

06 febbraio 2006

A Brokeback Mountain e Crash i W.G.A.

"Brokeback Mountain" e "Crash" hanno vinto sabato notte i premi per le migliori sceneggiature assegnati dal Writers Guild of America. Larry McMurtry e Diana Ossana, adattando l'omonimo racconto di Annie Proulx, si sono aggiudicati l'award per il miglior script basato su materiale precedentemente pubblicato e/o distribuito, mentre Paul Haggis e Bobby Moresco hanno vinto nella medesima categoria, ma per la sceneggiatura originale.
Questo era l'ultimo significativo trofeo assegnato prima degli Oscar (5 marzo), che sanciranno il trionfatore dell'anno cinematografico 2005.
Nessuna grossa sorpresa, dato che "Brokeback Mountain" aveva già vinto il medesimo premio ai Golden Globes e "Crash" è stato lodato soprattutto per come è stato concepito a livello di script.
A questo punto, libero sfogo alle previsioni: "Brokeback Mountain" ha vinto TUTTO, ma proprio tutto quello che poteva vincere, pertanto potremmo dire che è lo strafavorito, ma attenzione... Pensiamo alla tematica del film stesso (scomoda per la Hollywood più conservatrice), pensiamo che all'Academy piace sovvertire i pronostici troppo scontati (anche se non in tutti i casi) e pensiamo anche alla pressione che certi media potrebbero esercitare, ed ecco che il gioco non è per niente fatto. Dal cappello a cilindro potrebbe infatti uscire un altro nome... E chi sarà se non sarà "Brokeback Mountain" a vincere? Azzardiamo? Beh, magari tra qualche settimana...