27 aprile 2012

Country Strong


Kelly Canter (Gwyneth Paltrow), famosissima cantante country appena uscita dalla riabilitazione, e Beau Hutton (Garrett Hedlund), suo "tutor" (ed amante) in clinica nonché aspirante cantante, cercano insieme seppur in modi completamente diversi la gloria del palcoscenico: per un clamoroso comeback la prima, per una grande ascesa il secondo. Ma il di lei marito (Tim McGraw) e l'altra performer del loro tour, Chiles Stanton (Leighton Meester), avranno voce in capitolo nel futuro di entrambi.
Opera seconda della pressochè sconosciuta Shana Feste, Country Strong è un ritratto amaro, facilotto e piuttosto ben cantato di quattro individualità legate al mondo della musica country: prevedibile (se non addirittura telefonato), superficiale e noiosetto nella prima parte; gradevole, anche se mai davvero coinvolgente, nella seconda. L'impressione che si sia trattato di un mero esercizio di stile al servizio delle qualità vocali dei protagonisti è forte, e il fatto che i tre principali caratteristi diano sfogo alle loro abilità canore, mentre l'unico vero cantante (McGraw, leggenda vivente della musica country nonchè vincitore di tre Grammy Award) si cimenti nell'arte della recitazione fa immediatamente pensare a una calcolata, seppur riuscita, operazione di marketing.
In ogni caso, dato che è meglio soprassedere sullo script (davvero scolastico), dedichiamoci alle performance del cast: Tim McGraw è decisamente convincente, e il fatto che non canti è in sostanza un gran peccato; la Paltrow, anche se non offre una delle sue consuete prestazioni, se la cava egregiamente con il microfono e sulla scena; Hedlund ha una bella voce e una forte presenza sullo schermo; la Meester, invece, pur salvandosi con le varie esecuzioni, non ha né l'appeal né il carisma di una possibile futura star.
Molto godibili le canzoni, soprattutto quelle cantate dall'attrice premio Oscar.
In definitiva una pellicola che si potrebbe definire leggera (termine ormai abusatissimo), discretamente appetibile ma un po' ricattatoria nelle intenzioni. Si può comunque vedere senza pentirsene troppo.

26 aprile 2012

Weekend


Nottingham, Inghilterra. Venerdì sera. Dopo una serata di festa a casa di amici, Russell (Tom Cullen) si dirige verso un gay club. Poco prima della chiusura incontra Glen (Chris New): quello che però doveva essere il classico one-night stand si trasforma nell'arco di due giorni in qualcosa di completamente diverso.
Seconda fatica di Andrew Haigh (che in precedenza aveva diretto il mal accolto Greek Pete), Weekend è senza mezzi termini un film bellissimo. E, paradossalmente, il suo principale merito risiede nel non sembrare neanche per un microframmento un'opera di fiction. Weekend è infatti un vissuto, un'esperienza, una scoperta, una sorpresa, uno stato d'animo che ridotto o amplificato abbiamo provato tutti, gay o etero, uomini o donne.
Il soggetto poi non suggerisce nulla di nuovo, i personaggi non sono eroi o anti-eroi da assurgere a icone o simboli, e non sono presenti tragedie incombenti, scene madri o facili stereotipi dell'universo gay: è la storia di due ragazzi assolutamente nella norma, ognuno con le proprie insicurezze e pulsioni, che si incontrano e fanno sesso, scivolando in modo diametralmente opposto verso una situazione in un certo senso inaspettata per entrambi. E l'approccio del regista Haigh, partecipe e interessato a mostrare tutti i lati di un rapporto (sessuale, intellettivo e sentimentale), dimostra un'assoluta maturità anche quando il film decolla verso temi più alti, come la nostra esistenza e l'impegno che adoperiamo per viverla appieno.
Ambientata in una Nottingham linda e anonima dove tutto sembra seguire l'ordine naturale delle cose, la vicenda di Russell e Glen incuriosisce, appassiona, emoziona e finisce, senza mai puntare alla lacrima facile, per commuovere anche gli animi meno sensibili.
Il merito, comunque diviso tra direction, dialoghi e cast, va attribuito in larghissima parte alla stupefacente interpretazione dei due protagonisti, Tom Cullen e Chris New (entrambi provenienti dal teatro), che per intensità e aderenza al ruolo avrebbero meritato ben altro palcoscenico rispetto ai pur numerosi festival ai quali la pellicola ha partecipato.
Una nota conclusiva: ho dovuto ordinare il film su Play.com e vederlo in lingua originale, dato che come di consueto la distribuzione italiana, nonostante la presenza al Film Festival di Roma dello scorso autunno, non si è minimamente disturbata ad acquistarlo.
Assolutamente da non perdere.

24 aprile 2012

African Cats


Documentario della Disney Nature uscito lo scorso anno e riproposto da Sky in occasione dell'Earth Day di due giorni fa, African Cats (Il regno del coraggio è il sottotitolo italiano) è un prodotto che non si discosta molto dal filone di genere, ma che si rivela gradevole e a tratti appassionante.
Interamente girata in esterni nella riserva faunistica di Masai Mara (pianura del Serengeti) in Kenya, la pellicola narra le vicende di due madri, la leonessa Leila e il ghepardo Sita, e del loro amore verso i rispettivi cuccioli, che dovranno proteggere contro ogni genere di pericolo.
A prescindere dai soliti (e un po' dozzinali) paesaggi mozzafiato del continente nero, il docufilm si fa apprezzare per due essenziali motivi: le straordinarie riprese in loco e, soprattutto, la calda e avvolgente voce narrante di Claudia Cardinale, vera motivazione per cui ho deciso di seguire fino in fondo questo "reportage". Una volta tanto una scelta assolutamente vincente dopo gli scempi perpetrati ai danni di prodotti potenzialmente interessanti, resi inascoltabili da uno stuolo di comici svogliati e privi di pathos che non riuscivano a divertire neanche l'audience meno pretenziosa. La Cardinale, invece, con un tono a metà tra il partecipato e il solenne, e grazie al suo magnetico, lieve accento francese, è riuscita nell'impresa di ipnotizzarmi fino alla visione completa del film.
Attenzione, non è niente di trascendentale e spinge un po' troppo sul lato femminista dei branchi di felini, ma, come già detto, non annoia mai e il suo incedere risulta piacevole e ben ritmato.
In sostanza si può tranquillamente vedere senza avere l'impressione di aver "bruciato" due preziosissime ore...

20 aprile 2012

Anthony Hopkins sarà Hitchcock

Il titolo è immediato (Hitchcock), il regista è un illustre sconosciuto (Sacha Gervasi, anglo-canadese residente in California), l'uscita è prevista per il prossimo anno, il cast è da urlo: Helen Mirren, Scarlett Johansson, Toni Collette e soprattutto il protagonista, Sir Anthony Hopkins, che dovrà calarsi nei panni di uno dei più grandi director di tutti i tempi.
Almeno la somiglianza c'è, non vi pare?


13 aprile 2012

Spettacolo sul ghiaccio

Nonostante sia questo un blog sulla settima arte, credo si possa ormai definire chiara la mia sfrenata passione per il pattinaggio artistico su ghiaccio.
Carolina Kostner a parte (che rimane il mio indiscusso faro nel mondo dello sport), vorrei parlare di un atleta che ho avuto l'occasione di apprezzare e ammirare per la prima volta nel corso degli ultimi Campionati Mondiali, disputatisi in marzo a Nizza, Francia.
Il suo nome è Yuzuru Hanyu, è giapponese e ha diciassette anni: al primo campionato iridato della sua carriera, ha immediatamente conquistato il podio, piazzandosi terzo e vincendo la medaglia di bronzo.
Quello che mi ha lasciato a bocca aperta, dopo uno short program non esente da errori, è stata la sua reazione nel free skating, pattinato sulle strepitose note della soundtrack di Romeo+Giulietta, composta da Craig Armstrong e nel cuore di tutti gli italiani in quanto base musicale dell'esercizio di Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio nella loro stagione d'oro, in cui fecero lo stesso "triplete" ottenuto quest'anno dalla mia Carolina.
Tornando a Yuzuru e al suo magnifico esercizio, posso affermare senza timore di essere smentito che questo atleta, a mio avviso, è il futuro del pattinaggio su ghiaccio in ambito maschile.
Prendetevi cinque minuti e preparatevi ad emozionarvi.
Davvero.

 
Fonte: utente YT LaRiservaNice2012

Titanic torna a ruggire


Quattordici anni fa entrò nel mito.
Nel 2012, la passione (in 3D) sembra non essersi affatto affievolita.
11 milioni di dollari in un solo giorno in Cina.
Più di 5 milioni in tre giorni in Russia.
Nell'arco di un weekend, anche Regno Unito, Francia e Italia non hanno scherzato, superando in totale i 12 milioni.
E negli USA? In poco più di una settimana, il risultato è decisamente lusinghiero: 31 milioni.
Il totale mondiale disponibile a oggi parla di un incasso superiore agli 84 milioni di dollari: per un film, pur leggendario, uscito quasi quindici anni fa, è un outcome eccezionale.
Mr. Cameron, ancora una volta lei è il Re Mida del botteghino.

Transformers 3


La trama: il teenager protagonista (Shia LaBeouf), pompatissimo dalle massacranti sedute in palestra e misteriosamente fidanzato con una nuova gnocca da urlo (Rosie Huntington-Whiteley), deve fronteggiare insieme ai robot buoni una nuova minaccia apocalittica, pretestuosamente concepita da uno stuolo di sceneggiatori men che dementi.

Il motivo per cui l'ho visto: un momento di cedimento all'indole truzza che sotto sotto mi alberga.

I pro: dopo attenta analisi durata un paio di secondi, nessuno.

I contro: meglio avvalersi di apposita lista numerica.
1) Non c'è una sola scena che stupisca, visivamente o in altro modo.
2) Il plot è da contorcersi dalle risate per reiterata idiozia che sfocia nel più melenso e deprimente déjà vu.
3) Gli ultimi cinquanta minuti sono insostenibili in quanto a noia a dir poco devastante.
4) Dopo sette minuti gli effetti visivi hanno già ampiamente stancato.
5) Shia LaBoeuf è un cane, urla troppo ed è epidermicamente da fucilare.
6) La Huntington-Whiteley, seppur una dea della recitazione in confronto a quell'inespressiva pseudo-Barbie di Megan Fox, non fa che mostrare le labbra e non mostrare un filo di polvere sul viso, nonostante si trovi in mezzo a una guerriglia stile tsunami.
7) Mette una tristezza infinita vedere attori del calibro di Frances McDormand (che se la cava) o John Malkovich (che tocca il fondo della sua carriera) in questo cast.
8) Le spiegazioni scientifiche sono da catalogo del ridicolo involontario.
9) La durata del film poteva essere inferiore di almeno due ore e passa, cioè limitarsi ai soli titoli di testa e di coda.
10) Michael Bay (il regista) è uno dei più inetti e volgari distruttori dell'arte cinematografica in quanto tale.

Prometto che non cadrò mai più nell'errore di dare ascolto al mio lato più tamarro. Solennemente.

12 aprile 2012

La musica d'oro di Carolina

Carolina Kostner, il mio angelo sul ghiaccio, l'unica atleta che io abbia mai seguito in modo così partecipato e assiduo nella mia intera esistenza, in questa stagione è riuscita nell'impresa di vincere tutte le competizioni alle quali ha partecipato: l'ISU Grand Prix (l'equivalente della Coppa del Mondo di sci, per intenderci), i Campionati Europei (per la quarta volta) e soprattutto i Campionati Mondiali, laureandosi per la prima volta campionessa iridata (mai successo a nessun pattinatore artistico italiano in 102 anni di storia, danza sul ghiaccio esclusa).
In questo post non voglio però celebrare la sua incomparabile grandezza (ci sarà tempo e modo per farlo nel prossimo futuro), ma sottolineare (ed esaltare) le sue scelte musicali di questa indimenticabile golden season: per lo short program l'Allegretto (Quarto movimento) dal Trio #2 del grandissimo compositore russo Dmitrij Šostakovič, per il free skating l'Adagio (Secondo movimento) e l'Allegro assai (Terzo movimento) dal Concerto per pianoforte #23 in La maggiore (K.488) dell'incommensurabile Wolfgang Amadeus Mozart.
Ecco di seguito le esecuzioni complete dei suddetti movimenti, dai quali Carolina ha tratto la base musicale per le sue magie on the ice.

Dmitrij Dmitrievič Šostakovič - Trio #2 - Quarto mov. - Parti 1 / 2
Pianoforte: Martha Argerich
Violino: Gidon Kremer (con il quale ho avuto il piacere e l'onore di lavorare in passato in qualità di interprete e tour manager, ma questa è un'altra storia...)
Violoncello: Mischa Maisky
Fonte: utente YT honekawasujiemon




W.A. Mozart - K.488 - Concerto per pianoforte #23 in La maggiore
Secondo movimento - Adagio
Pianoforte: Friedrich Gulda
Direttore d'orchestra: Nikolaus Harnoncourt
Fonte: utente YT 2kazuma2k9


W.A. Mozart - K.488 - Concerto per pianoforte #23 in La maggiore
Terzo movimento - Allegro assai
Pianoforte: Friedrich Gulda
Direttore d'orchestra: Nikolaus Harnoncourt
Fonte: utente YT 2kazuma2k9


Ed ora le reinterpretazioni della sola ed unica regina d'inverno, Carolina Kostner.

Short program - ISU GP Final - Dicembre 2011
Fonte: utente YT LaRiservaNice2012


Free skating - Campionati Mondiali - Marzo 2012
Fonte: utente YT LaRiservaNice2012


Sul ghiaccio con Šostakovič e Mozart, la mia Carolina: semplicemente, la più grande pattinatrice italiana di tutti i tempi.

Drive: la splendida soundtrack

Come sottolineato nel post di ieri, Drive è un film splendido, che entra in circolo al pari di una poderosa scossa di adrenalina, ma il cui effetto non si esaurisce, anzi ritorna con il passare dei giorni.
Uno degli elementi cardine della pellicola è senza alcun dubbio la strepitosa colonna sonora, composta da cinque azzeccatissime canzoni e dalla sapiente partitura di Cliff Martinez: a metà tra Mike Figgis e il primo David Lynch, la soundtrack trae chiare ispirazioni dagli anni ottanta e dal filone techno-psichedelico sviluppatosi proprio verso la fine di quel meraviglioso decennio.
Ascoltiamola, quindi, senza ulteriori indugi.

Kavinsky - Nightcall

Fonte: utente YT Record Makers
Inizio dirompente con questa dance ballad decisamente rétro con innesti robotici e volutamente anacronistici. I titoli di testa già immergono in qualcosa che ha un buon sapore...

College feat. Electric Youth - A Real Hero

Fonte: utente YT Valerie Records
Geniale sulla scena della gita in macchina sui canali prosciugati. L'unico momento di relax del plot (e di allentamento del costante senso di angoscia che pervade la pellicola).

The Chromatics - Tick of the Clock

Fonte: utente YT owinoneforme
Un vero e proprio viaggio, un autentico trip a livello inconscio a prescindere dalle immagini.

Riz Ortolani feat. Katyna Ranieri - Oh My Love

Fonte: utente YT gorrinillo
Una scelta che mi ha assolutamente lasciato di stucco, dato che non so veramente come il regista Winding Refn abbia fatto a scovare questo brano di Ortolani, inserito nel film italiano del '71 Addio zio Tom di Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi. Traccia dall'altissima carica emozionale peraltro, che nella pellicola del cineasta danese anticipa di poco la resa dei conti finale. Gustatevi il montaggio di questo video, con il film del '71 in alto e Drive nel riquadro in basso, e cercate di interpretare come la bellissima voce della Ranieri abbia accompagnato così differentemente l'ottima resa di entrambe le scene.

Desire - Under Your Spell

Fonte: utente YT Erntefix
La traccia dei titoli di coda non ha la forza dei quattro precedenti brani, ma risulta comunque gradevole, seppur meno originale e ricercata.

Cliff Martinez - Hammer (Traccia 14)

Fonte: utente YT speedFreak622
Un excerpt scelto a caso, per mostrare la forza e la classe del compositore statunitense, che necessita di maggior attenzione da parte del grande pubblico.

Scena dell'ascensore con musica originale di Martinez (SPOILER)

Fonte: utente YT loloize
Semplicemente, la scena più bella del film. Da brividi.

11 aprile 2012

Cars 2


In soldoni: Saetta (in originale Lightning) McQueen e il fido Cricchetto (Mater) si ritrovano nel bel mezzo di un intrigo spionistico quando il loro intento era solo quello di partecipare alle tre tappe del World Grand Prix.
Avete ragione: il 21 novembre dello scorso anno pubblicai un post di inappellabile stroncatura nei confronti dei primi quaranta minuti di questa infame porcheria. Ora ho approfittato della visione su Sky per completare l'opera e infliggermi la definitiva pena di "dover sopportare fino al temine una pellicola della Pixar", frase che non avrei mai pensato di pronunciare nella mia intera esistenza.
Null'altro da aggiungere.
Qualcuno mi restituisca la Pixar. Quella vera.

Drive


Un ragazzo misterioso, taciturno e alienato (Ryan Gosling), di giorno meccanico e stuntman, di notte espertissimo autista "di fuga", si trova in seri guai dopo aver ceduto al primo vero sentimento nei confronti della vicina di casa (Carey Mulligan) e del figlioletto di lei.
Lo scorso autunno, per iniziale scetticismo (che manifesto sempre nei casi di pellicole letteralmente osannate dalla critica tutta), l'avevo mancato; poi l'onda di The Artist e Meryl Streep aveva fagocitato il mio interesse per quasi tutta la stagione degli awards. Il tarlo della scandalosa mancata candidatura di Gosling all'Oscar continuava però a rodermi, aumentando di conseguenza il mio desiderio di vedere questo prodotto.
Fino a pochi giorni fa.
Senza mezzi termini, infatti, Drive è un film bellissimo. Dagli strepitosi titoli di testa sulle note psichedeliche di Nightcall di Kavinsky agli estranianti boulevard losangelini, dalla satura e pastosa fotografia di Newton Thomas Sigel alla regia vagamente rétro di Nicolas Winding Refn, dalle esplosive e quasi insostenibili scene di violenza ai momenti di spiazzante quotidianità familiare: un mix azzardato ma riuscitissimo, e sorprendente per coinvolgimento ed eleganza.
Il cast, poi, è la classica ciliegina sulla torta, con un Ryan Gosling più che meritevole della (mancata) nomination: i suoi sguardi attoniti e i suoi gesti senz'ombra d'esitazione parlano molto di più di tante verbosissime sceneggiature.
Null'altro da aggiungere.
Assolutamente imperdibile.

01 aprile 2012

Carolina sul tetto del mondo


Carolina Kostner, la mia Carolina, il mio unico, sano ed autentico mito sportivo, è la nuova campionessa del mondo di pattinaggio artistico su ghiaccio.
E io, sopraffatto dalla gioia e dall'emozione, non so aggiungere altro, in questo momento.
C'è solo lei.
Carolina Kostner, la mia Carolina.

Fonte: LaRiservaNice2012, utente YouTube.