24 novembre 2008

Changeling

Los Angeles, 1928. A Christine Collins, cinque mesi dopo la scomparsa del figlio Walter, viene riconsegnato dalla polizia locale, che non gode di buona reputazione, un bambino che dice di esser Walter e che un po' gli assomiglia. La madre è però certa che non si tratti di suo figlio ed è supportata in questo anche da altre persone che lo conoscevano bene, a partire dalla maestra. Le autorità di polizia insistono nella loro versione fino a decidere di internare Christine attribuendole disturbi mentali che l'avrebbero spinta a non riconoscere nel sedicente Walter il proprio figlio. Christine però non si arrende e, sostenuta dal reverendo Gustav Briegleb, continua a lottare affinché le ricerche di Walter continuino.
Nel frattempo, viene alla luce il caso della fattoria dei massacri di Wineville...
Meglio non andare oltre per non svelare la pur risaputa (trattandosi di una storia vera) continuazione della vicenda.
Clint Eastwood, dopo guerre, mafie, sentimenti ed eutanasie sceglie il genere più classico della tragedia familiare e confeziona, manco a dirlo, l'ennesimo capolavoro.
Semplice, profondamente cupa e straordinariamente lineare, la vicenda, pur ricca di avvenimenti (il caso della Collins cambiò molte norme procedurali della giustizia americana e mondiale), non stanca e non sovraccarica lo spettatore, nutrendolo della soluzione giusta nel momento più opportuno.
Straordinaria, nella sua performance sommessa e al contempo sanguinante di dolore, Angelina Jolie, che dovrebbe avere la nomination 2008 (e forse il secondo Oscar) in tasca; bravi i comprimari (Amy Ryan e Michael Kelly su tutti, senza dimenticare l'eterno John Malkovich) e splendidamente essenziali le partiture dello stesso Eastwood (orchestrate dal solito grandioso Lennie Niehaus) e tutto il resto del cast tecnico.
Un'esperienza da vivere con intensità e partecipazione fino all'ultimo fotogramma.
Imperdibile.

13 novembre 2008

WALL-E

Pura ed autentica magia audiovisiva.
In altro modo questo ennesimo capolavoro della Pixar non si può definire.
Da MyMovies.it le parole di Gabriele Niola, che cita in principio il primario artefice di questa perla, e cioè il regista: "Andrew Stanton torna a raccontare "un'odissea d'amore" dopo quello straordinario road movie acquatico che è stato Alla ricerca di Nemo e lo fa sostituendo alla vastità dell'oceano la profondità dello spazio e alla forma del film on the road quella del cinema di fantascienza distopico. Ma WALL-E non è la solita celebrazione della riappropriazione da parte dell'uomo della sua umanità in un futuro dove la tecnologia ha vinto sullo spirito, al contrario è un film capace di commuovere anche solo con un abbraccio, che afferma la bellezza e il romanticismo della tecnologia attraverso alcune delle scene più semplici e disarmanti che il cinema abbia mai offerto."
Andrea Fornasiero da Film.tv.it: "Fiaba apocalittica, musical fantascientifico, satira commovente, animazione iperrealista, tutto questo e altro ancora in WALL-E, l’ultima meravigliosa pellicola della Pixar e il loro capolavoro, capace di scalzare dal podio anche Monsters & Co."
Da Cineblog.it: "E’ obiettivamente complicato riuscire a classificare Wall-E. Non è un ’semplice’ o ‘tradizionale’ cartone animato digitale. E’ molto più maturo, è in assoluto il più maturo, il più audace, il più rischioso, il più adulto, il più rivoluzionario e al tempo stesso il più romantico film del genere. Raramente abbiamo visto un personaggio più umano, dolce e sentimentale di Wall-E. Ed è un assoluto paradosso visto che stiamo parlando di una macchina, teoricamente priva di emozioni. E qui entra in scena la magia della Pixar, capace di realizzare l’impossibile."
Mi permetto inoltre di citare le sacrosante parole del mio amico Fabio: "WALL-E è meraviglioso e sono convinto che quando lo rivedremo lo apprezzeremo ancora di più. Trovo banale la critica sulla morale ecologista... Non inficia minimamente il giudizio sul film. Poi se si pensa che è praticamente un film muto... E che la Pixar è riuscita a rendere toccanti le scene tra due robot... Per me sono dei geni."
C'è altro da aggiungere? Forse sì, per dare ancora più spessore al lato tecnico: "Fiaba apocalittica, musical fantascientifico, satira commovente, animazione iperrealista. Senza punti deboli la qualità della produzione: Roger Deakins (collaboratore abituale dei Coen) consulente alla fotografia, Thomas Newman firma la colonna sonora e Peter Gabriel la canzone di chiusura. (ancora A. Fornasiero da Film.tv.it)"
Ed ora basta.
Correte al cinema!

10 novembre 2008

Voor een verloren soldaat (For a lost soldier)

Splendido, intenso melodramma ambientato nel 1945 in Olanda, Voor een verloren soldaat è un film innanzitutto coraggioso, girato con straordinaria delicatezza e linearità, ed interpretato con leggerezza e stupefacente adesione al ruolo da un cast improvvisato e in gran parte non professionista (a parte il veterano Jeroen Krabbé).
Il plot: Jeroen Boman è un affermato coreografo che ricorda in un lungo flashback la sua infanzia quando, nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, fu sfollato, tredicenne, da Amsterdam in un piccolo villaggio sulla costa. Qui il giovane Jeroen (Maarten Smit) viene accolto da una famiglia di pescatori, generosissimi ma anche molto poveri. Nonostante l'affetto e le premure offertegli da tutti i componenti della famiglia, il ragazzo si sente spaesato ed isolato e sogna di tornare a casa. Nello stesso tempo, comincia a prendere corpo in lui il desiderio verso le persone del proprio sesso. La svolta avviene quando l'Olanda nel 1945 viene finalmente liberata dalle truppe alleate e nel villaggio sbarca una guarnigione canadese. Jeroen si imbatte in un soldato, Walt Cook (Andrew Kelley), e presto il loro rapporto assume i connotati di un'intensa passione...
Tratta dall'omonima autobiografia del coreografo e ballerino olandese Rudi Van Dantzig, la pellicola, che nelle mani di moltissimi cineasti si sarebbe trasformata in un saggio sulla pedofilia o, peggio, sarebbe scaduta nell'involontario ridicolo, è coinvolgente, romantica e sorprendentemente realistica; strepitoso poi, come già detto, l'estemporaneo cast (Kelley è un ballerino, mentre Smit era alla prima esperienza cinematografica).
Assolutamente da recuperare, in originale (mix tra inglese e olandese) con sottotitoli.