31 agosto 2010

In arrivo: Temple Grandin

Temple Grandin, nata nel 1947, è una delle personalità più famose nel mondo affette da autismo: professoressa associata all'Università del Colorado, progettista in ambito zoologico e grandissima attivista sociale, in tutto ciò che ha compiuto ha sempre presentato il punto di vista delle autistiche, contribuendo in tal modo all’affinamento di metodologie di intervento più adatte a supportare le persone colpite da questa sindrome.
La HBO, emittente televisiva da sempre all'avanguardia nella self-production di notevolissimi prodotti (su tutti lo strepitoso Angels in America), ha lanciato nel febbraio 2010 l'omonimo tv-movie che proprio due giorni fa ha fatto incetta di premi Emmy (gli Oscar della televisione), e che verrà trasmesso in ottobre su Sky.
Perchè questa incursione nell'universo del piccolo schermo? Beh, innanzitutto perchè tutti e tre gli attori protagonisti (ovviamente premiati con la statuetta di cui sopra) sono interpreti che io personalmente trovo superbi (la mia adorata Claire Danes, il talentuoso David Strathairn e il gradito ritorno di Julia Ormond), e in secondo luogo perchè fare en-plein nelle categorie principali (prodotto, regia e cast) all'Emmy rappresenta un'incontestabile garanzia di qualità.
Occhio quindi alla programmazione autunnale di Sky...

12 agosto 2010

I Love You Phillip Morris

Cosa ne dite del CHIARISSIMO e più che esplicito poster giapponese?

E di quello russo? Carino, vero? (Ah, in entrambi i casi il manifesto recita "Ti amo Phillip Morris")

Con la locandina inglese i due attori principali si staccano, ma il messaggio è comunque chiaro.

Il manifesto internazionale, che verrà forse utilizzato negli USA, elimina il personaggio di McGregor, ma quasi esclusivamente per ragioni commerciali, dato che Carrey in diversi paesi del mondo è da solo una garanzia al botteghino. Sottolineo comunque il fatto che ho detto "quasi".
Ed ora prepariamoci alla catastrofe, cioè al poster di casa nostra.

Eccolo.
Titolo stravolto, ridicolo e fuorviante; McGregor (il cui nome è della stessa grandezza di quello di Carrey!) sbattuto sullo sfondo di destra; dulcis in fundo, tre immagini di Carrey che portano il futuro spettatore a pensare alla solita pellicola caciarona del protagonista, re degli istrioni.
Ebbene, mai marketing è stato meno competente e soprattutto lungimirante: la pellicola, infatti, è stata un autentico flop nei paesi in cui è già uscita (negli Stati Uniti uscirà presumibilmente in autunno dopo una serie incredibile di vicissitudini di ogni tipo) e nessuno (tranne chi si è debitamente documentato) ha capito di che razza di prodotto si potesse trattare.
I Love You Phillip Morris (mi rifiuto categoricamente di utilizzare l'obbrobrioso titolo made in Italy) è infatti la vera storia d'amore tra un esperto in truffe, tal Steven Russell (Jim Carrey) e un sensibile ragazzo incontrato in carcere, il Phillip Morris del titolo (Ewan McGregor), da cui il protagonista tenterà di non separarsi mai. Punto.
Troppo difficile da capire? No, non credo. Piuttosto, troppo difficile da digerire, da parte della distribuzione italiana, che Jim Carrey interpreti (e molto bene) un ruolo gay, in un film a tematica gay, con un paio di scene -gay- piuttosto "forti" e con un messaggio di fondo decisamente disturbante per gli ignoranti dinosauri del merchandising nostrano: si può arrivare davvero a fare di tutto per amore (gay).
Detto tutto ciò, il film è divertente, ben interpretato e con una regia quantomeno sperimentale: a parer mio, difetta in ritmo e in coinvolgimento e alcune circostanze, seppur volutamente eccessive, sono davvero risibili. Però tanto di cappello a due grandissimi attori -eterosessuali- che non si sono assolutamente risparmiati in quanto ad aderenza al ruolo e veridicità dell'interpretazione.
Nel complesso, più che vedibile. Ma non azzardatevi a chiamarlo con il nome italiano. Mai.

01 agosto 2010

Mine Vaganti

Pochi, essenziali dettagli inerenti l'incipit dell'ottava fatica di Ferzan Ozpetek, dato che fin dalle primissime battute gli eventi che si susseguono meritano di essere visti senza alcun suggerimento o spoiler che sia: a casa Cantone, famiglia proprietaria di uno dei più importanti pastifici del Salento, c'è molto fermento per il ritorno del figlio più giovane Tommaso (Riccardo Scamarcio), che, insieme al fratello maggiore Antonio (Alessandro Preziosi), dovrà ereditare la gestione dell'attività famigliare. Il fratello, la mamma Stefania (Lunetta Savino), il padre Vincenzo (Ennio Fantastichini), la zia Luciana (Elena Sofia Ricci), la nonna (Ilaria Occhini), la sorella Elena (Bianca Nappi) e l'amica d'infanzia Alba (Nicole Grimaudo), con approcci completamente differenti, complicheranno (e non poco...) l'immediato futuro di Tommaso...
Mine Vaganti, pur non arrivando alle vette raggiunte da Hamam, Le fate ignoranti e La finestra di fronte, ci riporta al vero Ozpetek, che a mio parere, quando racconta ciò che conosce veramente, centra l'obiettivo. E il fatto di utilizzare la commedia come punto di partenza (anzichè il dramma, che comunque è più che presente, soprattutto nella seconda parte) è un gradevole cambiamento, fermo restando che la "riflessione", sia essa di stampo sociale o comportamentale, rimane il leit-motiv delle pellicole ozpetekiane.
Recitativamente, il cast è stellare, con l'unica eccezione della Ricci, il cui personaggio è in sé divertente, ma l'attrice fiorentina non lo rende al meglio, apparendo il più delle volte spaesata o "fuori tono"; per il resto, un trionfo: Lunetta Savino (me-ra-vi-glio-sa) e Ilaria Occhini (splendida) sono grandiose, e sorprende il fatto che ai David di Donatello, ad essere candidata insieme alla Occhini (che poi ha vinto quale Miglior Attrice Non Protagonista) è stata la Ricci e non la Savino; il protagonista Scamarcio è davvero credibile in un ruolo per nulla facile, al pari di un affascinantissimo Preziosi; Fantastichini (anch'egli premiato con il David), un po' teatrale ma divertentissimo, e Nicole Grimaudo sono entrambi efficaci in ruoli di forte impatto emotivo, e in più di un'occasione ci si perde nei loro occhi, resi ancora più profondi dalla magnifica direzione degli attori da parte di Ozpetek, che si conferma un maestro in tale campo; infine, una menzione particolare per la divertentissima Paola Minaccioni, nel ruolo della domestica scansafatiche.
Lo script, finalmente, non delude: la scena finale corale e qualche siparietto sono un po' forzati, ma i teatrini degli amici di Tommaso sono aderentissimi alla realtà, e la ricostruzione della famiglia patriarcale pugliese è indovinata e neanche troppo banalizzata.
Bellissime, poi, le musiche di Pasquale Catalano, che in più punti richiamano le partiture di Andrea Guerra ne La finestra di fronte.
A questo punto, per completare la filmografia del regista italo-turco, dovrei recuperare due pellicole che ho negli anni evitato: Cuore sacro (2005) e Un giorno perfetto (2008). Ho molto timore però che dopo questa felice avventura, il ritorno al passato possa essere una spiacevole esperienza...
In conclusione, un film da vedere e da assaporare, che scivola via lieve e si fa davvero apprezzare per più di una ragione: bentornato, Ferzan.