28 febbraio 2011

Oscar 2011: i miei (svogliati) commenti

Dopo attenta riflessione mattutina, sono giunto alla conclusione che questa 83ma cerimonia degli Oscar sia stata la peggiore da me vista.
Triste iniziare con queste parole, soprattutto se si considera il fatto che il livello artistico delle pellicole candidate era decisamente elevato, e sicuramente i loro artefici avrebbero meritato ben diversa celebrazione.
Che dire? Tre ore e dieci minuti di nulla (o quasi): ritmo inesistente, nessun montage degno di nota, scelte inspiegabili (le intro dei presenter, gli Oscar alla carriera) e due presentatori letteralmente lanciati allo sbaraglio in modo indegno dagli scandalosi organizzatori di questo format.
Avrebbe dovuto essere l'anno dello svecchiamento, ma l'unico momento divertente ha visto protagonista il novantaquattrenne Kirk Douglas, autore di un esilarante siparietto all'atto della consegna del premio alla miglior attrice non protagonista.
I premi? Quasi tutti annunciati e quasi tutti corredati da discorsi dimenticabilissimi.
Le mise? Alcune notevoli, ma nessuna degna di citazione, a parte la splendida Halle Berry, a cui donerebbe anche un sacco di canapa infilato dalla testa tanto è regale nel suo aspetto.
Anne Hathaway? Adorabile ma trattenuta.
James Franco? Fascinoso ma impalpabile.
Le canzoni candidate? Brutte tutt'e quattro, ma specialmente, come già scritto nel post precedente, proprio quella che ha vinto: una boiata inascoltabile nel contesto di quella perla che è TOY STORY 3.
La speranza? Che il prossimo anno torni Hugh Jackman, o chiunque abbia un minimo di verve organizzativa e un briciolo di empatia.
Che delusione cocente.

Oscar 2011: i vincitori

Nel contesto di una delle cerimonie più noiose e scandalosamente mal organizzate degli ultimi vent'anni, si sono appena assegnati gli 83mi Oscar del cinema.
Trionfa IL DISCORSO DEL RE (film, regia, attore, sceneggiatura), sorprendendo per la vittoria del regista Hooper; INCEPTION fa man bassa di categorie tecniche portandosi anch'esso a casa quattro statuette; THE SOCIAL NETWORK prevale in tre categorie (sceneggiatura adattata, montaggio e soundtrack), mentre THE FIGHTER si aggiudica i riconoscimenti per entrambi gli attori supporting.
Batoste per IL GRINTA (10 nominations) e 127 ORE (6), a bocca asciutta.
La statuetta più gradita: Natalie Portman.
La statuetta più scandalosa: l'orrenda canzone di TOY STORY 3.

Il mio pronostico? 17 vincitori azzeccati su 24 categorie (uno in più dello scorso anno).

Di seguito tutti i vincitori.

Best Motion Picture of the Year

127 ore (2010)
Black Swan (2010)
The Fighter (2010)
Inception (2010)
I ragazzi stanno bene (2010)
Il discorso del re (2010)
The Social Network (2010)
Toy story 3 - La grande fuga (2010)
Il Grinta (2010)
Winter's Bone (2010)

Best Performance by an Actor in a Leading Role
Javier Bardem for Biutiful (2010)
Jeff Bridges for Il Grinta (2010)
Jesse Eisenberg for The Social Network (2010)
Colin Firth for Il discorso del re (2010)
James Franco for 127 ore (2010)

Best Performance by an Actress in a Leading Role
Annette Bening for I ragazzi stanno bene (2010)
Nicole Kidman for Rabbit Hole (2010)
Jennifer Lawrence for Winter's Bone (2010)
Natalie Portman for Black Swan (2010)
Michelle Williams for Blue Valentine (2010)

Best Performance by an Actor in a Supporting Role
Christian Bale for The Fighter (2010)
John Hawkes for Winter's Bone (2010)
Jeremy Renner for The Town (2010)
Mark Ruffalo for I ragazzi stanno bene (2010)
Geoffrey Rush for Il discorso del re (2010)

Best Performance by an Actress in a Supporting Role
Amy Adams for The Fighter (2010)
Helena Bonham Carter for Il discorso del re (2010)
Melissa Leo for The Fighter (2010)
Hailee Steinfeld for Il Grinta (2010)
Jacki Weaver for Animal Kingdom (2010)

Best Achievement in Directing
Darren Aronofsky for Black Swan (2010)
Ethan Coen, Joel Coen for Il Grinta (2010)
David Fincher for The Social Network (2010)
Tom Hooper for Il discorso del re (2010)
David O. Russell for The Fighter (2010)

Best Writing, Screenplay Written Directly for the Screen
Another Year (2010): Mike Leigh
The Fighter (2010): Scott Silver, Paul Tamasy, Eric Johnson
Inception (2010): Christopher Nolan
I ragazzi stanno bene (2010): Lisa Cholodenko, Stuart Blumberg
Il discorso del re (2010): David Seidler

Best Writing, Screenplay Based on Material Previously Produced or Published
127 ore (2010): Danny Boyle, Simon Beaufoy
The Social Network (2010): Aaron Sorkin
Toy story 3 - La grande fuga (2010): Michael Arndt, John Lasseter, Andrew Stanton, Lee Unkrich
Il Grinta (2010): Joel Coen, Ethan Coen
Winter's Bone (2010): Debra Granik, Anne Rosellini

Best Animated Feature Film of the Year
Dragon Trainer (2010): Dean DeBlois, Chris Sanders
L'illusionista (2010): Sylvain Chomet
Toy story 3 - La grande fuga (2010): Lee Unkrich

Best Foreign Language Film of the Year
Biutiful (2010): Alejandro González Iñárritu(Mexico)
Kynodontas (2009): Giorgos Lanthimos(Greece)
In un mondo migliore (2010): Susanne Bier(Denmark)
Incendies (2010): Denis Villeneuve(Canada)
Hors-la-loi (2010): Rachid Bouchareb(Algeria)

Best Achievement in Cinematography
Black Swan (2010): Matthew Libatique
Inception (2010): Wally Pfister
Il discorso del re (2010): Danny Cohen
The Social Network (2010): Jeff Cronenweth
Il Grinta (2010): Roger Deakins

Best Achievement in Editing
127 ore (2010): Jon Harris
Black Swan (2010): Andrew Weisblum
The Fighter (2010): Pamela Martin
Il discorso del re (2010): Tariq Anwar
The Social Network (2010): Kirk Baxter, Angus Wall

Best Achievement in Art Direction
Alice in Wonderland (2010): Robert Stromberg, Karen O'Hara
Harry Potter e i doni della morte: Parte I (2010): Stuart Craig, Stephenie McMillan
Inception (2010): Guy Hendrix Dyas, Larry Dias, Douglas A. Mowat
Il discorso del re (2010): Eve Stewart, Judy Farr
Il Grinta (2010): Jess Gonchor, Nancy Haigh

Best Achievement in Costume Design
Alice in Wonderland (2010): Colleen Atwood
Io sono l'amore (2009): Antonella Cannarozzi
Il discorso del re (2010): Jenny Beavan
The Tempest (2010/II): Sandy Powell
Il Grinta (2010): Mary Zophres

Best Achievement in Makeup
La versione di Barney (2010): Adrien Morot
The Way Back (2010): Edouard F. Henriques, Greg Funk, Yolanda Toussieng
Wolfman (2010): Rick Baker, Dave Elsey

Best Achievement in Music - Original Score
127 ore (2010): A.R. Rahman
Dragon Trainer (2010): John Powell
Inception (2010): Hans Zimmer
Il discorso del re (2010): Alexandre Desplat
The Social Network (2010): Trent Reznor, Atticus Ross

Best Achievement in Music - Original Song
127 ore (2010): A.R. Rahman, Rollo Armstrong, Dido ("If I Rise")
Country Strong (2010): Tom Douglas, Hillary Lindsey, Troy Verges ("Coming Home")
Rapunzel - L'intreccio della torre (2010): Alan Menken, Glenn Slater ("I See the Light")
Toy story 3 - La grande fuga (2010): Randy Newman ("We Belong Together")

Best Achievement in Sound Mixing
Inception (2010)
Il discorso del re (2010)
Salt (2010)
The Social Network (2010)
Il Grinta (2010)

Best Achievement in Sound Editing
Inception (2010)
Toy story 3 - La grande fuga (2010)
TRON: Legacy (2010)
Il Grinta (2010)
Unstoppable - Fuori controllo (2010)

Best Achievement in Visual Effects
Alice in Wonderland (2010)
Harry Potter e i doni della morte: Parte I (2010)
Hereafter (2010)
Inception (2010)
Iron Man 2 (2010)

Best Documentary, Features
Exit Through the Gift Shop (2010): Banksy
GasLand (2010): Josh Fox
Inside Job (2010): Charles Ferguson
Restrepo (2010): Tim Hetherington, Sebastian Junger
Waste Land (2010): Lucy Walker

Best Documentary, Short Subjects
Killing in the Name (2010)
Poster Girl (2010)
Strangers No More (2010)
Sun Come Up (2010)
The Warriors of Qiugang (2010)

Best Short Film, Animated
Day & Night (2010)
The Gruffalo (2009) (TV)
Let's Pollute (2009)
The Lost Thing (2010)
Madagascar, carnet de voyage (2010)

Best Short Film, Live Action
The Confession (2010/IV)
The Crush (2009)
God of Love (2010)
Na Wewe (2010)
Wish 143 (2009)

27 febbraio 2011

Oscar 2011: a ruota libera...

Fatte le debite previsioni per la nottata delle stelle, ecco tutto ciò che davvero penso sull'anno cinematografico appena chiusosi, che ha sciorinato un livello estremamente ragguardevole per quanto riguarda tutte e dieci le pellicole candidate. Non c'è infatti un film che stia ipoteticamente sotto il livello della "buona" riuscita, a differenza di diversi anni recenti in cui alcuni prodotti venivano inseriti senza meriti degni di nota.
Ma veniamo al dunque, categoria per categoria (le sei principali, s'intende).

MIGLIOR FILM: difficilissimo scegliere. THE SOCIAL NETWORK è un film completo sotto tutti i punti di vista, ma può lasciare un po' freddi; IL DISCORSO DEL RE ha il miglior cast, ma un ritmo spezzettato; THE FIGHTER, seppur notevole, risente della poca originalità della vicenda; IL GRINTA è molto ben realizzato ma francamente inutile; INCEPTION è tecnicamente sontuoso ma quasi troppo ricercato per coinvolgere; TOY STORY 3 è straordinario, ma non può contare sull'aspetto recitativo; 127 ORE e WINTER'S BONE non hanno i crismi per aggiudicarsi addirittura il titolo di miglior pellicola dell'anno; I RAGAZZI STANNO BENE è una dramedy semplicemente deliziosa, ma anche in questo caso forse manca quel quid che possa farlo considerare film d'eccellenza sugli altri. Cosa rimane? Ovviamente BLACK SWAN, che, seppur bistrattato da molta (incompetente) critica soprattutto europea, merita a mio avviso la statuetta di BEST PICTURE: il cast è eccellente, le musiche e il lato tecnico sono ineccepibili, il ritmo è ansiogeno e coinvolgente, l'emotività è alle stelle; non vincerà mai, ma rasenta la definizione di capolavoro.

MIGLIOR REGISTA: bravissimi tutti, ma io seguo la teoria dell'accoppiata, quindi se il miglior film è BLACK SWAN, il miglior regista non può che essere Darren Aronofsky.

MIGLIOR ATTORE: Colin Firth. Punto. Quest'anno non ce n'è per nessuno.

MIGLIOR ATTRICE: premesso che non ho visto i film per cui sono candidate la Kidman e la Williams, e che Jennifer Lawrence è una bellissima sorpresa, il mio cuore si spacca letteralmente a metà per Natalie e Annette. Le ho adorate entrambe in egual misura e non saprei davvero decidermi: nel post precedente ho scritto che vorrei che vincesse la Bening. L'ho fatto perchè in entrambe le occasioni in cui è stata sconfitta (sempre da Hilary Swank, che io ritengo attrice decisamente sopravvalutata) le sue prestazioni erano disarmanti in quanto a bravura e aderenza al personaggio. Credo che Natalie abbia ancora molti anni davanti per potersi aggiudicare la statuetta, quindi io faccio il tifo per Annette Bening.
Ma se vincerà Natalie, come da previsioni, non batterò ciglio.

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: favoritissimo, Christian Bale è indiscutibilmente bravo. Una considerazione, però: la bravura di un performer, a mio avviso, dovrebbe prescindere dalle trasformazioni fisiche e dagli eccessi, concentrandosi soprattutto sulla capacità di adattamento e versatilità dell'attore stesso. Bale nella sua carriera ha sempre colpito con ruoli sopra le righe ed estremamente borderline, mandando i critici in visibilio ma non convincendo del tutto i puristi della settima arte. Pur non definendomi tale, io condivido il loro pensiero, di conseguenza non credo che Bale meriti questo premio.
La passione un po' understated di Geoffrey Rush o il fortissimo ruolo tutto in sottrazione di John Hawkes a mio parere meritano molto di più. Dovendo scegliere, premierei il secondo per il semplice fatto che Rush l'Oscar l'ha già vinto.

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: seppur in tono minore, vale il discorso fatto per il supporting actor. In questa categoria, infatti, io non avrei alcun dubbio a consegnare la statuetta a Helena Bonham Carter: misurata, ironica e autoironica, sempre in un angolo ma sempre presente, intensa e capace di diventare una credibilissima giovane Regina Madre.
Nulla da dire sulle comprimarie di THE FIGHTER, ma se l'Oscar dovesse (come sembra) finire nelle mani della giovanissima Steinfeld, non sarebbe altro che una riprova del fatto che gli Academy Award non vanno di pari passo con il merito artistico.

In conclusione, aggiungendo che i migliori script dovrebbero essere quelli di I RAGAZZI STANNO BENE e THE SOCIAL NETWORK, posso ancora dire che se INCEPTION farà incetta di premi tecnicni (ma solo quelli) sarà più che giusto, e che vorrei davvero veder riconosciuto lo splendido lavoro fatto dal composer John Powell per la straordinaria colonna sonora di DRAGON TRAINER.

Buona notte degli Oscar a tutti!

Oscar 2011: le mie previsioni e preferenze

Ci siamo.
Stanotte, al Kodak Theater di Los Angeles, verranno consegnati gli 83mi Oscar della storia del cinema: qualche sorpresa potrebbe esserci, ma ancora una volta, grazie al web e a un numero crescente di siti internazionali che si occupa della statuetta più ambita, le anticipazioni si sono quasi del tutto trasformate in certezze.
Come ogni anno, cercherò quindi di azzardare il mio pronostico: domani vedremo quanto avrò avuto ragione.
Di seguito la mia previsione e la mia preferenza per ogni categoria.

Best Motion Picture of the Year

127 ore (2010)
Black Swan (2010)
The Fighter (2010)
Inception (2010)
I ragazzi stanno bene (2010)
Il discorso del re (2010)
The Social Network (2010)
Toy story 3 - La grande fuga (2010)
Il Grinta (2010)
Winter's Bone (2010)
Chi vincerà: IL DISCORSO DEL RE
Chi dovrebbe vincere: BLACK SWAN

Best Performance by an Actor in a Leading Role
Javier Bardem for Biutiful (2010)
Jeff Bridges for Il Grinta (2010)
Jesse Eisenberg for The Social Network (2010)
Colin Firth for Il discorso del re (2010)
James Franco for 127 ore (2010)
Chi vincerà: COLIN FIRTH
Chi dovrebbe vincere: COLIN FIRTH

Best Performance by an Actress in a Leading Role
Annette Bening for I ragazzi stanno bene (2010)
Nicole Kidman for Rabbit Hole (2010)
Jennifer Lawrence for Winter's Bone (2010)
Natalie Portman for Black Swan (2010)
Michelle Williams for Blue Valentine (2010)
Chi vincerà: NATALIE PORTMAN
Chi dovrebbe vincere: ANNETTE BENING (Scusa, Natalie...)

Best Performance by an Actor in a Supporting Role
Christian Bale for The Fighter (2010)
John Hawkes for Winter's Bone (2010)
Jeremy Renner for The Town (2010)
Mark Ruffalo for I ragazzi stanno bene (2010)
Geoffrey Rush for Il discorso del re (2010)
Chi vincerà: CHRISTIAN BALE
Chi dovrebbe vincere: JOHN HAWKES

Best Performance by an Actress in a Supporting Role
Amy Adams for The Fighter (2010)
Helena Bonham Carter for Il discorso del re (2010)
Melissa Leo for The Fighter (2010)
Hailee Steinfeld for Il Grinta (2010)
Jacki Weaver for Animal Kingdom (2010)
Chi vincerà: HAILEE STEINFELD
Chi dovrebbe vincere: HELENA BONHAM CARTER

Best Achievement in Directing
Darren Aronofsky for Black Swan (2010)
Ethan Coen, Joel Coen for Il Grinta (2010)
David Fincher for The Social Network (2010)
Tom Hooper for Il discorso del re (2010)
David O. Russell for The Fighter (2010)
Chi vincerà: DAVID FINCHER
Chi dovrebbe vincere: DARREN ARONOFSKY

Best Writing, Screenplay Written Directly for the Screen
Another Year (2010): Mike Leigh
The Fighter (2010): Scott Silver, Paul Tamasy, Eric Johnson
Inception (2010): Christopher Nolan
I ragazzi stanno bene (2010): Lisa Cholodenko, Stuart Blumberg
Il discorso del re (2010): David Seidler
Chi vincerà: IL DISCORSO DEL RE
Chi dovrebbe vincere: I RAGAZZI STANNO BENE

Best Writing, Screenplay Based on Material Previously Produced or Published
127 ore (2010): Danny Boyle, Simon Beaufoy
The Social Network (2010): Aaron Sorkin
Toy story 3 - La grande fuga (2010): Michael Arndt, John Lasseter, Andrew Stanton, Lee Unkrich
Il Grinta (2010): Joel Coen, Ethan Coen
Winter's Bone (2010): Debra Granik, Anne Rosellini
Chi vincerà: THE SOCIAL NETWORK
Chi dovrebbe vincere: THE SOCIAL NETWORK

Best Animated Feature Film of the Year
Dragon Trainer (2010): Dean DeBlois, Chris Sanders
L'illusionista (2010): Sylvain Chomet
Toy story 3 - La grande fuga (2010): Lee Unkrich
Chi vincerà: TOY STORY 3
Chi dovrebbe vincere: DRAGON TRAINER (Mamma mia cosa ho scritto...)

Best Foreign Language Film of the Year
Biutiful (2010): Alejandro González Iñárritu(Mexico)
Kynodontas (2009): Giorgos Lanthimos(Greece)
In un mondo migliore (2010): Susanne Bier(Denmark)
Incendies (2010): Denis Villeneuve(Canada)
Hors-la-loi (2010): Rachid Bouchareb(Algeria)
Chi vincerà: IN UN MONDO MIGLIORE
Chi dovrebbe vincere: e chi ne ha visto uno???

Best Achievement in Cinematography
Black Swan (2010): Matthew Libatique
Inception (2010): Wally Pfister
Il discorso del re (2010): Danny Cohen
The Social Network (2010): Jeff Cronenweth
Il Grinta (2010): Roger Deakins
Chi vincerà: IL GRINTA
Chi dovrebbe vincere: BLACK SWAN

Best Achievement in Editing
127 ore (2010): Jon Harris
Black Swan (2010): Andrew Weisblum
The Fighter (2010): Pamela Martin
Il discorso del re (2010): Tariq Anwar
The Social Network (2010): Kirk Baxter, Angus Wall
Chi vincerà: THE SOCIAL NETWORK
Chi dovrebbe vincere: 127 ORE

Best Achievement in Art Direction
Alice in Wonderland (2010): Robert Stromberg, Karen O'Hara
Harry Potter e i doni della morte: Parte I (2010): Stuart Craig, Stephenie McMillan
Inception (2010): Guy Hendrix Dyas, Larry Dias, Douglas A. Mowat
Il discorso del re (2010): Eve Stewart, Judy Farr
Il Grinta (2010): Jess Gonchor, Nancy Haigh
Chi vincerà: IL DISCORSO DEL RE
Chi dovrebbe vincere: INCEPTION

Best Achievement in Costume Design
Alice in Wonderland (2010): Colleen Atwood
Io sono l'amore (2009): Antonella Cannarozzi
Il discorso del re (2010): Jenny Beavan
The Tempest (2010/II): Sandy Powell
Il Grinta (2010): Mary Zophres
Chi vincerà: ALICE IN WONDERLAND
Chi dovrebbe vincere: IL DISCORSO DEL RE

Best Achievement in Makeup
La versione di Barney (2010): Adrien Morot
The Way Back (2010): Edouard F. Henriques, Greg Funk, Yolanda Toussieng
Wolfman (2010): Rick Baker, Dave Elsey
Chi vincerà: WOLFMAN
Chi dovrebbe vincere: ho visto solo WOLFMAN, che non meriterebbe di vincere neanche uno schiaffo in pieno volto...

Best Achievement in Music - Original Score
127 ore (2010): A.R. Rahman
Dragon Trainer (2010): John Powell
Inception (2010): Hans Zimmer
Il discorso del re (2010): Alexandre Desplat
The Social Network (2010): Trent Reznor, Atticus Ross
Chi vincerà: THE SOCIAL NETWORK
Chi dovrebbe vincere: DRAGON TRAINER

Best Achievement in Music - Original Song
127 ore (2010): A.R. Rahman, Rollo Armstrong, Dido ("If I Rise")
Country Strong (2010): Tom Douglas, Hillary Lindsey, Troy Verges ("Coming Home")
Rapunzel - L'intreccio della torre (2010): Alan Menken, Glenn Slater ("I See the Light")
Toy story 3 - La grande fuga (2010): Randy Newman ("We Belong Together")
Chi vincerà: 127 ORE
Chi dovrebbe vincere: non quella di TOY STORY 3 (stucchevole e strasentita).

Best Achievement in Sound Mixing
Inception (2010)
Il discorso del re (2010)
Salt (2010)
The Social Network (2010)
Il Grinta (2010)
Chi vincerà: INCEPTION
Chi dovrebbe vincere: INCEPTION

Best Achievement in Sound Editing
Inception (2010)
Toy story 3 - La grande fuga (2010)
TRON: Legacy (2010)
Il Grinta (2010)
Unstoppable - Fuori controllo (2010)
Chi vincerà: INCEPTION
Chi dovrebbe vincere: INCEPTION

Best Achievement in Visual Effects
Alice in Wonderland (2010)
Harry Potter e i doni della morte: Parte I (2010)
Hereafter (2010)
Inception (2010)
Iron Man 2 (2010)
Chi vincerà: INCEPTION
Chi dovrebbe vincere: INCEPTION

Best Documentary, Features
Exit Through the Gift Shop (2010): Banksy
GasLand (2010): Josh Fox
Inside Job (2010): Charles Ferguson
Restrepo (2010): Tim Hetherington, Sebastian Junger
Waste Land (2010): Lucy Walker
Chi vincerà: INSIDE JOB
Chi dovrebbe vincere: non ne ho idea.

Best Documentary, Short Subjects
Killing in the Name (2010)
Poster Girl (2010)
Strangers No More (2010)
Sun Come Up (2010)
The Warriors of Qiugang (2010)
Chi vincerà: STRANGERS NO MORE
Chi dovrebbe vincere: idem come sopra.

Best Short Film, Animated
Day & Night (2010)
The Gruffalo (2009) (TV)
Let's Pollute (2009)
The Lost Thing (2010)
Madagascar, carnet de voyage (2010)
Chi vincerà: DAY & NIGHT
Chi dovrebbe vincere: idem come sopra.

Best Short Film, Live Action
The Confession (2010/IV)
The Crush (2009)
God of Love (2010)
Na Wewe (2010)
Wish 143 (2009)
Chi vincerà: NA WEWE
Chi dovrebbe vincere: idem come sopra.

22 febbraio 2011

Benvenuti al Sud

Alberto (Claudio Bisio) è un mite responsabile delle poste della bassa Brianza a un passo dal tanto sospirato trasferimento nel centro di Milano. Quando gli comunicano che la promessa rilocazione gli è stata revocata per dare precedenza a un collega disabile, Alberto, per non deludere le speranze della moglie e del figlio, decide di fingersi a sua volta disabile. Durante la visita di controllo, commette però un'imprudenza e, come punizione, gli viene imposto un trasferimento in Campania, in un piccolo paese del Cilento. Per un lombardo abitudinario e pieno di preconcetti sul Sud Italia come lui, la prospettiva di vivere almeno due anni in quei luoghi rappresenta un incubo, cui si prepara con un nuovo guardaroba di vestiti leggeri e giubbotto antiproiettile...
Dato che non lo faccio da parecchio tempo e visto che la recensione è totalmente in linea e sintonia con il mio pensiero, pubblico integralmente le parole di Edoardo Becattini da MyMovies.it, da leggere con estrema attenzione.
"Fra l'esagono francese e lo stivale italiano, la cartina socio-culturale del pregiudizio appare specularmente rovesciata. In Francia la commedia popolare brama il sole del Mediterraneo e le palme della Costa Azzurra, mentre teme il freddo della Manica e i cieli grigi delle regioni del Nord; in Italia il sogno dell'uomo padano vive all'ombra della Madunina di Milano e rivolge tutte le possibili stigmatizzazioni verso il Sud pigro e parassitario. Da Giù al Nord a Benvenuti al Sud, l'attraversamento delle Alpi dell'“opera buffa” di Dany Boon ristabilisce una connessione fra discesa geografica e declino civile mediante lo stesso percorso bonario e leggero di sovvertimento dello stereotipo. Il film si presenta infatti come un vero e proprio remake nel senso americano del termine: una replica puntuale degli snodi narrativi e delle principali gag dell'originale francese, adattata al linguaggio partenopeo e allo scontro con la cultura meneghina. Nella “traduzione” va persa molta della comicità surreale e strampalata della mimica e delle boutade di Dany Boon e Kad Merad, a favore di tempi comici più in linea con l'impostazione cabarettistica di Claudio Bisio e Alessandro Siani.
L'adattamento scritto da Massimo Gaudioso ricalca e parafrasa laddove serve, lisciando e addolcendo l'eccessivo schematismo della sceneggiatura originale soprattutto nei rapporti fra i vari personaggi. Per il resto, lo sceneggiatore di Gomorra si limita a convertire i vari elementi che caratterizzavano il Nord-Pas de Calais nel loro diretto corrispettivo cilentano (i formaggi puzzolenti diventano mozzarelle di bufala, i distillati alcolici e le birre corpose diventano caffè e limoncelli, mentre la tradizione dei carillon delle torri campanarie si converte nella pirotecnica barocca del folklore campano) e ad aggiungere qualche lieve elemento caricaturale sul razzismo leghista o di autoironia in merito allo stesso film di Matteo Garrone. Da parte sua, Luca Miniero aggiunge alla messa in scena piuttosto basica di Dany Boon un certo virtuosismo tecnico e uno spettro di colori più ampio e caldo, in linea con le tonalità della costa cilentana.
In definitiva, laddove ognuno - protagonisti, comprimari, caratteristi e autori - gioca il proprio ruolo a dovere e gestisce senza falli né malizia il gioco leggero della commedia, resta un dato non troppo confortante: il fatto che anche le idee, per ridicolizzare affettuosamente il nostro piccolo paese, abbiamo bisogno di importarle dall'estero."

12 febbraio 2011

The Fighter

-Attenzione: sono presenti spoiler (a partire dalla trama).-
Trasposizione sullo schermo della vera storia del pugile "Irish" Micky Ward (Mark Wahlberg) e del fratellastro maggiore Dicky Eklund (Christian Bale), anch'egli pugile. Assillati da una madre-manager (Melissa Leo) ossessionata dal successo e dal dio denaro, il primo, di carattere mansueto, finirà a combattere incontri sulla carta impossibili, mentre il secondo, dopo un match (perso) contro il famoso Sugar Ray Leonard, entrerà nella spirale del crack.
Ma nella terra della seconda occasione, entrambi sapranno riscattarsi: Micky, dopo aver conosciuto l'attuale moglie Charlene (Amy Adams), riuscirà a conquistare la corona di campione mondiale dei pesi welter proprio grazie all'appoggio del fratello Dicky, riabilitatosi dalla droga dopo una lunga parentesi in carcere.
Pellicola biografica di impostazione classica, The Fighter è un prodotto solido, piuttosto ben scritto, diretto con buon mestiere e interpretato in modo egregio, anche se con eccessi gigioneschi tutto sommato perdonabili.
Ambientato nei proletari centri del New England abitati soprattutto da immigrati irlandesi, il film annaspa un po' nella prima parte faticando ad assumere un'identità, per poi prendere corpo nella fase di separazione dei due fratellastri e culminare nel catartico finale.
David O. Russell, che ha definito quest'opera "la sua migliore", ottiene una meritata nomination all'Oscar (la pellicola in totale ne ha ottenute sette) incentrando l'evolversi dei fatti sulle figure meno positive della vicenda (Dicky e la madre) e lasciando da parte solo in linea di principio il vero protagonista del film: ne esce così uno squilibrio di caratteri profondamente reale (nella vita Micky Ward è davvero una persona timida e taciturna), che esalta le doti recitative di tutto il cast.
Christian Bale e Melissa Leo, entrambi favoriti per la conquista dell'Oscar come supporter, sfoggiano prestazioni notevolissime e grazie anche a qualche smorfia di troppo (quelle che tanto piacciono alle giurie) assurgono al ruolo di autentici leader di questa vicenda; Amy Adams, bravissima, trova finalmente un personaggio a tutto tondo, capace di condizionare in senso positivo la vita del bonaccione Micky Ward; proprio quest'ultimo, infine, è a mio avviso la vera rivelazione: sto parlando ovviamente di Mark Wahlberg, che dipinge in modo sorprendente un carattere imbranato ma deciso, introverso ma combattivo, silenzioso ma vincente.
Ah, per la cronaca, dopo The King's Speech anche questo film cade nell'assurdo anagrafico: Dicky Eklund, maggiore di otto anni rispetto a Micky, è interpretato da Bale, che di anni ne ha tre in meno di Wahlberg; c'è comunque da dire che almeno in questo caso Bale, invecchiato in modo accettabile, ha perso moltissimo peso per essere più credibile nei panni del suo personaggio.
In definitiva un film più che gradevole di cui consiglio sicuramente la visione.

11 febbraio 2011

Il discorso del re (The King's Speech)

-Attenzione: sono presenti spoiler (a partire dalla trama).-
Duca di York e secondogenito di re Giorgio V, Bertie (Colin Firth) è afflitto dall'infanzia da una grave forma di balbuzie che gli aliena la considerazione del padre, il favore della corte e l'affetto del popolo inglese. Figlio di un padre anaffettivo e padre affettuoso di Elisabetta (futura Elisabetta II) e Margaret, Bertie è costretto suo malgrado a parlare in pubblico e dentro i microfoni della radio, strumento veicolatore di informazioni dell'epoca. Grazie al supporto e alla devozione di Lady Lyon (Helena Bonham Carter), sua premurosa consorte, e alle tecniche poco convenzionali di Lionel Logue (Geoffrey Rush), logopedista di origine australiana, Bertie scalzerà il fratello “regneggiante” (Guy Pearce), salirà al trono col nome di Giorgio VI e troverà la corretta fonazione dentro il suo discorso più bello. Quello che ispirerà la sua nazione guidandola contro la Germania nazista.
Strafavorito nella corsa agli Oscar, fresco vincitore del Producers Guild Award e del Directors Guild Award, Il discorso del re ha tutti i requisiti per convincere la giuria degli Academy Awards e per conquistare l'audience più tradizionalmente legata al prodotto d'autore, solido e ben interpretato. Non ha, però, a mio avviso, quel quid che lo trasformerebbe in un grande film.
Diretta con stile impeccabile ma un po' ingessato da Tom Hooper, la pellicola ha sicuramente i suoi punti di forza nel cast, di una bravura ultraterrena, e nel soggetto stesso: l'impasse sopraggiunge quando il pur bravo sceneggiatore David Seidler cerca di "costruire" il rapporto tra il futuro sovrano e lo speech therapist (che rimasero amici fino alla morte del primo), incappando in una serie di cambi di ritmo improvvisi e a volte spiazzanti. Ne risente pertanto la fluidità del film, davvero tale nella bellissima prima parte e nello splendido finale in crescendo, in cui Firth dimostra definitivamente di strameritarsi la statuetta più ambita.
Attenzione, con questo non sto assolutamente dicendo che Il discorso del re sia un prodotto che non merita: molto british old style, è in ogni caso una spanna sopra alla volgarità imperante delle pellicole troppo presto definite come "rivoluzionarie" e, come già detto, sciorina una serie di prestazioni recitative da brivido.
Una piccola nota in chiusura: non ho davvero capito il motivo della scelta di Guy Pearce, attore di sette anni più giovane di Firth, chiamato ad interpretare il fratello maggiore di Giorgio VI; sullo schermo la differenza è palesemente riscontrabile e genera stupore, oltre che confusione...
Da vedere, se non altro per gustarsi il lavoro di uno stuolo di attori letteralmente magistrali.

07 febbraio 2011

Checco Zalone nell'Olimpo del box-office nostrano

Checco Zalone ce l'ha fatta. In un mese esatto il comico barese e il suo Che bella giornata diretto da Gennaro Nunziante hanno spodestato sua maestà James Cameron e il suo Titanic dal secondo posto della classifica italiana all-time in quanto ad incassi. Avatar a parte, irraggiungibile dall'alto dei suoi 65 milioni di euro, la commedia dell'ex intrattenitore di Zelig rafforza così il suo primato di maggiore successo made in Italy al botteghino e si inserisce tra i due blockbuster del Re Mida americano.

Il dato ufficiale? Eccolo:
1) Avatar 65.666.319 euro
2) Che bella giornata 42.778.913 euro
3) Titanic 42.337.978 euro

Spazio ora ai sociologi che ci potranno spiegare i motivi di un così inaudito successo...

03 febbraio 2011

I ragazzi stanno bene (The Kids Are All Right)

Nic (Annette Bening) e Jules (Julianne Moore) sono una serena coppia lesbica di mezza età con due figli adolescenti, Joni (Mia Wasikowska) e Laser (Josh Hutcherson), nati attraverso l’inseminazione artificiale. Quando Joni compie diciotto anni i due ragazzi decidono di voler incontrare il loro padre biologico, Paul (Mark Ruffalo), un affascinante quarantenne che gestisce un ristorante alla periferia di Los Angeles. Ma l’ingresso di Paul all’interno del nucleo familiare provocherà conseguenze imprevedibili…
Una strepitosa dramedy, in perfetto equilibrio tra serio e faceto, interpretata da due attrici che dovrebbero già avere nella loro bacheca personale almeno una dozzina di Oscar, affiancate da almeno tre comprimari perfetti: cosa chiedere di più ad un film?
Scritto benissimo dalla regista Lisa Cholodenko (assieme a Stuart Blumberg), The Kids Are All Right è tutto ciò e ancora di più: è la quotidianità più politically correct nella famiglia meno convenzionale, è la sensibilità in ogni gesto e in ogni parola di due madri che hanno sempre dovuto fungere anche da padri, è la difficoltà di un ragazzo e una ragazza che crescono con qualche dubbio in più ma anche con molte più certezze dei loro coetanei.
Non c'è un solo momento di questa pellicola in cui il ritmo perda efficacia o salti fuori la classica nota stonata: nel panorama attuale, trovare un simile prodotto è merce sempre più rara, pertanto trovo giustissimo sottolinearne in modo sperticato le lodi, soprattutto quelle recitative, che meritano un lungo capitolo a parte; iniziamo quindi dai comprimari per chiudere con i "piatti forti".
Josh Hutcherson (Laser, il figlio quindicenne): il giovane interprete del mediocre Un ponte per Terabithia sfodera un'interpretazione degna di un veterano, calandosi in modo perfetto nel difficile ruolo di un inquieto teenager pieno di incertezze; Mia Wasikowska (Joni, la figlia diciottenne), facendomi finalmente dimenticare l'incolore Alice di Burton, conferma gli svariati apprezzamenti ricevuti in patria con una caratterizzazione fuori dal comune dell'età di passaggio più importante per ognuno di noi; Mark Ruffalo (Paul, il "donatore"), candidato all'Oscar per questo ruolo, incarna senza fronzoli e falsi patetismi un donatore che non è mai davvero voluto crescere nel suo ipotetico ruolo di capofamiglia; Julianne Moore (Jules), SCANDALOSAMENTE dimenticata dall'Academy, riesce a non rendermi capace di usare in modo appropriato alcun aggettivo, tanto la sua caratterizzazione rasenta la perfezione; Annette Bening (Nic), candidata all'Oscar ma ancora una volta sicura di non vincerlo, è, a mio avviso, una delle migliori attrici che la settima arte possa offrirci a livello globale: non ci sono termini idonei a descrivere la sensibilità con cui interpreta ogni personaggio, e a questo punto l'unica cosa che posso dire è che vorrei vederla recitare in molti più prodotti, in modo che finalmente possa stringere tra le sue mani quella statuetta che, lo dico tranquillamente, le appartiene quasi di diritto.
Una delle più belle comedy dolciamare degli ultimi anni, una pellicola assolutamente da non perdere.

127 Ore (127 Hours)

127 Ore non è altro che il racconto della vera storia di Aron Ralston, l'alpinista americano divenuto tristemente famoso nel 2003 per essere rimasto imprigionato da un masso nel corso di una scalata nello Utah dal quale si liberò dopo poco più di cinque giorni amputandosi da solo il braccio rimasto intrappolato.
Inutile dire che, essendo la vicenda risaputa, la stragrande maggioranza degli spettatori del globo (me compreso) attende per circa un'ora e venti minuti, con crescente ansia e trepidazione, la rendition da parte del visionario Danny Boyle della fatidica amputazione, perchè, come avevo letto tempo fa su Entertainment Weekly, "parlare di 127 Ore senza voler parlare del taglio del braccio è come voler parlare de Lo Squalo senza voler parlare dello squalo stesso".
Viste le premesse, non è sicuramente stato facile per Boyle girare un film in cui, sostanzialmente, si riprendeva un solo attore immobile per un'ora e mezza: il suo stile, però, ha fatto centro ancora una volta. Il vero protagonista del film, a parte James Franco che è letteralmente strepitoso, è infatti l'editing, come di consueto nei film del regista britannico: la staticità della location e della situazione è infatti intervallata, con sapiente tempismo, da flashback, allucinazioni, rimandi e riprese naturali che fanno scorrere il film come se si trattasse di un adrenalinico action movie senza soluzione di continuità.
Fantastiche le scene della pioggia e di tutte le rimembranze del protagonista legate all'acqua, e davvero ironico e struggente al tempo stesso lo sketch, da parte di Ralston-Franco, della trasmissione televisiva, che si chiude con un "Oops" che vale da solo tutta la scena (se non l'essenza del film stesso).
James Franco, come già detto, è straordinario: dall'incoscienza alla disperazione, dalla gioia al raziocinio, dalla tristezza alla lucidità, tutto è dosato dall'attore in modo egregio, e le sue contorsioni di dolore sul viso nella scena clou del film sono da lasciare a bocca aperta per veridicità e aderenza al ruolo.
In conclusione, ancora sulla scena-perno della pellicola: io l'ho vista con le classiche cinque dita aperte davanti agli occhi, ma per quello che ho voluto guardare Boyle è stato discretamente magnanimo, senza particolari troppo efferati, anche se a mio avviso l'auto-amputazione è una scena comunque "forte".
Assolutamente da vedere.

ll Grinta (True Grit)

Mattie Ross (Hailee Steinfeld) è una quattordicenne fermamente intenzionata a portare dinanzi al giudice, affinché venga condannato alla pena capitale, Tom Chaney (Josh Brolin), l'uomo che ha brutalmente assassinato suo padre. Per far ciò ingaggia lo sceriffo Rooster Cogburn (Jeff Bridges) non più giovane e alcolizzato, ma ritenuto da tutti un uomo duro. Cogburn non vuole la ragazzina tra i piedi ma lei gli si impone. Allettato dalla lauta ricompensa per l'arresto del malvivente, si unisce ai due il ranger texano LaBoeuf (Matt Damon). I tre si mettono sulle tracce di Chaney che, nel frattempo, si è unito a una pericolosa banda...
Adattando fedelmente l'omonimo romanzo di Charles Portis, i fratelli Joel e Ethan Coen, con un po' di supponenza mista a spocchia tipica del loro fare cinema in questi ultimi anni, hanno chiaramente dichiarato di non essersi assolutamente ispirati a Il grinta del 1969 con John Wayne, escludendo la parola remake fin dagli albori di questa loro fatica e arrivando persino, si dice, a sconsigliarne la visione (per chi non l'avesse già fatto) al cast. Le differenze rispetto al classico western con il mitico Duke sembrano però minime e non cambiano sostanza al plot in sè, ma, ribadisco, guai a parlare di rifacimento.
Detto questo, e analizzando la versione del 2010 come se la precedente non fosse mai stata girata, posso umilmente azzardare che si tratta di un tentativo coraggioso, a tratti molto ben riuscito, ma con alcuni inserti piuttosto contradditori e diverse scene girate quasi con sufficienza; il disequilibrio tra la prima parte (veramente coinvolgente) e la seconda (raffazzonata e confusa) è poi davvero troppo marcato.
Se nella prima parte, infatti, la costruzione dei personaggi e il viaggio che intraprendono i tre inseguitori sono molto ben descritti e delineati, nella seconda metà del film compaiono alcune figure che non vengono caratterizzate a sufficienza oppure la loro contestualizzazione all'interno della pellicola è debole quando non è risibile.
Il cast è ottimo, con una punta di eccessiva impostazione da parte della pur brava quattordicenne Hailee Steinfeld: Bridges sembra recitare con il pilota automatico tanto il ruolo gli calza alla perfezione, mentre Damon, credibilissimo, rende con giusta misura la rettitudine del ranger; ingiudicabili gli altri, per il difetto strutturale dello script già descritto in precedenza.
Tecnicamente nulla da eccepire, anche se le musiche di Carter Burwell sono già strasentite.
In conclusione una pellicola più che vedibile, ma che affievolisce ancor di più la mia stima (fino a poco tempo fa sconfinata) nei confronti dei fratelli Coen, talentuosi ma ormai troppo self-conceited.

Winter's Bone

In una zona montuosa del Missouri, fra le più sinistre profondità situate nel cuore degli Stati Uniti d'America, l'adolescente Ree (Jennifer Lawrence) tiene sulle proprie spalle l'intera gestione della famiglia. Da quando la madre si è ammalata e il padre è stato arrestato per produzione e spaccio di metanfetamine, Ree è l'unica che possa occuparsi dei due fratelli più piccoli, accudendoli e, letteralmente, procacciando loro il cibo. Un giorno, lo sceriffo della zona bussa alla porta per annunciarle che il padre è uscito di prigione garantendo la loro proprietà come cauzione e che se non risponderà al mandato di comparizione, la casa verrà confiscata dalla polizia. Ree si mette così sulle tracce del padre all'interno di un universo di reietti, di disperazione e di loschi trafficanti che cercano di non far emergere la verità.
Un incipit interessante ma sicuramente non originale, un incedere costantemente sul filo dell'inerzia, uno svolgersi dei "fatti" certamente non all'insegna dei ritmi cinematografici contemporanei (il che è un grande pregio): nonostante tutto ciò, Winter's Bone (da tradursi più o meno come "Un gelido inverno" oppure in diversi altri modi ma che rimandano esplicitamente ad episodi del film) è da considerarsi a tutti gli effetti una sorta di thriller, estremamente understated, ma maledettamente angosciante. Opera seconda della talentuosa Debra Granik, è una pellicola solida, coinvolgente, straordinariamente ben recitata e assolutamente meritevole delle quattro candidature all'Oscar appena ricevute.
Tratto dal romanzo omonimo di Daniel Woodrell e ambientato nella provincia americana più cupa e disperata, dove l'omertà regna sovrana al pari delle temperature glaciali, Winter's Bone, classico prodotto in stile Sundance, colpisce per l'essenziale crudezza sia dei dialoghi che della messa in scena: nulla è filtrato, al punto che in alcuni tratti sembra di assistere più a un docu-drama che a un prodotto di fiction.
Come detto, il punto forte del film è la recitazione: Jennifer Lawrence, 20 anni, ha una presenza scenica stupefacente, mentre John Hawkes, già visto ne La tempesta perfetta e Me and You and Everyone We Know, sembra capace di esprimersi solo con uno sguardo; il resto del cast, composto perlopiù da caratteristi sconosciuti al grande pubblico, è letteralmente straordinario per aderenza e credibilità.
In buona sostanza un film da non perdere, malsano e disturbante ma autentico e rinvigorente.