21 agosto 2008

La mia amica cuoca sopraffina

Se avete tanti (o pochi) ospiti a cena che volete sorprendere e davvero non ci pensate a mettervi a cucinare, se non vi sfiora neanche l'idea di prenotare un costoso o scomodo ristorante, se desiderate tornare alla genuinità dei cibi, ho un'amica che fa per voi: si chiama Chiara ed è la soluzione gastronomica ideale per tutte le esigenze e tutti i palati.
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Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet St.

Dopo grossi pesci, una fabbrica di cioccolato e un cadavere col velo da sposa, Tim Burton lascia da parte l'ironia per dirigere, probabilmente, la sua fatica più cupa ed incatalogabile: la storia del barbiere assassino di Fleet Street, originariamente comparsa nel 1846 per (probabile) mano di James Malcolm Rymer e riadattata nel 1979 da Stephen Sondheim in forma di musical.
Il risultato è, utilizzando le stesse parole del regista, "un film muto con le musiche", uno scomodo racconto di spietata vendetta contro una supposta giustizia sommaria.
Lasciando da parte lo script, quasi interamente trasposto dall'opera teatrale, l'attenzione va rivolta alla resa dei personaggi da parte del cast e alla ricostruzione di Londra a metà ottocento.
Bravo Depp (anche se il suo personaggio ricalca un po' troppo alcuni precedenti eroi burtoniani), bravissima la Bonham Carter (inspiegabili le critiche a lei rivolte dagli esperti americani) e più che decoroso il resto del cast.
Per quanto riguarda art direction e scene, indubbio il talento di Dante Ferretti (nuovamente premiato con l'Oscar), anche se in altri film il Maestro scenografo aveva sicuramente impressionato di più; bella la pastosa fotografia ultra-dark di Dariusz Wolski e diligenti i costumi della decana Colleen Atwood.
La regia di Burton porta ad estreme conseguenze i temi cari all'eccentrico autore (il freak, la società corrotta, i figli, la morte, l'ossessione, la satira sociale) ma ha forse il difetto di commettere alcune ingenuità, peraltro mitigate, come già detto, dallo stato di grazia del cast.
Un prodotto indefinibile, fastidioso, per nulla ipocrita: un pugno nello stomaco che in ogni caso conquista e che vale sicuramente la visione.

20 agosto 2008

Le cronache di Narnia: il principe Caspian

Per la serie "come distruggere completamente una saga" ecco a voi il secondo capitolo dell'epopea di C.S. Lewis, Il principe Caspian. Dopo un primo episodio interessante e decisamente apprezzabile, il regista Andrew Adamson cade infatti nella trappola dell'eccesso ed esagera appunto sotto tutti i punti di vista: cast fuori parte (Castellitto, e dispiace dirlo, in testa), personaggi senza più la magia e lo spessore della prima trasposizione, inutile dispendio di altrettanto inutili effetti speciali, script noioso e che scade più volte nel ridicolo involontario e, dulcis in fundo, ultimi quaranta minuti ai limiti del plagio per come ricalcano pedissequamente la saga tolkieniana del Signore degli Anelli.
Null'altro o poco più da aggiungere: per gli adulti, da evitare tassativamente; per i più giovani, da recuperare al noleggio se proprio non si ha nulla di meglio da fare.

16 agosto 2008

Maddy: 50 volte auguri!

Oggi l'indiscussa regina del pop arriva alla fatidica soglia dei 50 anni: come festeggiare? Preparando un tour di tre mesi che inizierà il 23 agosto a Cardiff!
HAPPY 50TH BIRTHDAY MADGE!!!

06 agosto 2008

Ancora un primato per l'uomo-pipistrello

400 milioni di dollari al box office USA in soli 18 giorni: ecco il nuovo record stabilito da The Dark Knight nella giornata di lunedì 4 agosto.
Per capire le proporzioni di questo risultato, il precedente primato era detenuto da Shrek 2 che raggiunse la suddetta cifra in ben 43 giorni!!!
Ora tutti si chiedono se la pellicola riuscirà a superare la fatidica soglia dei 500 milioni di dollari (solo Titanic ci riuscì nel 1998): per quanto mi riguarda, potrebbe farcela...

05 agosto 2008

The Dark Knight

393 milioni di dollari in 17 giorni, record sbriciolati, 94% di critiche positive su Rotten Tomatoes, 9.3 (per quasi 200.000 votanti) sull'Internet Movie Database, voci di Oscar postumo a Heath Ledger: queste le premesse di The Dark Knight, secondo capitolo diretto da Christopher Nolan sull'uomo-pipistrello e le sue nemesi. Ovvio che una visione in tempi rapidi fosse obbligatoria. E così è stato (da parte mia, perlomeno).
Il film, in una parola, è poderoso. Due ore e mezza di tensione quasi insopportabile che ridisegnano le saghe dei superheroes facendoci riconsiderare il principio stesso di adattamento cinematografico dei comic-books.
Dal ghigno luciferino di Ledger alla cupa determinazione di Bruce Wayne, dalla genesi di Due Facce all'insostenibile tensione che pervade la pellicola dall'inizio alla fine; tutto è pressoché perfetto, forse con una pecca che non mi consente di annoverare il Cavaliere Oscuro tra i capolavori fantasy della nouvelle vague della settima arte: il finale troppo lungo, caratterizzato da un continuo (e di conseguenza intollerabile dai nostri nervi) susseguirsi di avvenimenti. Con una ventina di minuti in meno The Dark Knight si sarebbe probabilmente rivelato un autentico masterpiece.
Ma di questi tempi meglio non sottilizzare: Nolan è un vero Autore e lo dimostra dalla prima (splendida) scena agli sviluppi del suddetto finale che lasciano le porte apertissime per un nuovo (auspicato) capitolo.
Meglio non rivelare assolutamente nulla del plot, ma concentrarsi sull'elogio dei caratteristi. Heath Ledger, scomparso prematuramente sei mesi fa a soli 28 anni, trasforma il Joker in un satanico (e sadico) persecutore, reale incarnazione del Caos, figura che si muove slegata da qualsiasi contesto (pro o contro la legge che sia), riuscendo nell'impresa di spaventare soprattutto usando un'agghiacciante ironia; Christian Bale, senza strafare, continua a tratteggiare il suo Batman con durezza e perseveranza; Michael Caine e Morgan Freeman, comprimari di lusso, sono i soliti mostri di bravura; Aaron Eckhart, strepitoso, e Maggie Gyllenhaal, molto in parte, reggono decisamente bene il confronto con il resto del cast; Gary Oldman, sempre più imbruttito, dipinge il commissario Gordon con la solita maestria.
Volutamente complesso e articolato lo script del regista e del fratello Jonathan: riflessioni filosofiche sul Caos (come già detto) e l’Ordine, sul ruolo dell’eroe nella società, sull’innata tendenza dell’uomo verso il bene (o il male, come sostiene Joker). Temi altissimi, un po' pretenziosi, ma affrontati con il giusto approccio.
Cast tecnico superlativo: la scena del volo sui grattacieli di Hong Kong vale da sola il prezzo del biglietto.
Assolutamente strepitose, poi, le musiche di James Newton Howard e Hans Zimmer, due autentiche icone, che compongono una partitura quasi ipnotica per cupezza e coinvolgimento.
In chiusura, cito il sintetico pensiero di Ty Burr del Boston Globe che racchiude in poche parole l'essenza stessa dello stato d'animo dello spettatore: "...you come away impressed, oppressed, provoked, and beaten down, holding on to Ledger's squirrelly incandescence as a beacon in the darkness."
Perentoriamente da non perdere.

04 agosto 2008

Rendition

Extraordinary rendition è la locuzione inglese con cui si designa un'azione (sostanzialmente illegale, o per lo meno "extralegale") di cattura / deportazione / detenzione, clandestinamente eseguita nei confronti di un "elemento ostile", sospettato di essere un terrorista (da Wikipedia).
La "rendition" del film è quella che vede coinvolto Anwar El-Ibrahimi (un intenso Omar Metwally), cittadino egiziano da anni residente in America e occupato nel settore dell'ingegneria chimica, precipitosamente arrestato dopo il ritorno da un viaggio di affari e trasferito in gran segreto in una località islamica per essere torturato e ridotto in condizioni disumane. Ad assistere al macabro spettacolo è chiamato Douglas Freeman (Jake Gyllenhaal), agente della CIA addetto al reperimento delle informazioni durante gli interrogatori. Capo d'accusa: relazioni con frange del fondamentalismo radicale.
Incipit a metà tra realtà e finzione per il regista dell'acclamato Tsotsi, e sviluppo decisamente classico e piuttosto coinvolgente, con coup-de-theatre incluso nel finale, decisamente ben congegnato ed orchestrato.
Regia solida, attori di prim'ordine, cast tecnico in confezione lusso: peccato che la sceneggiatura di Kelley Sane non voglia prendere alcuna posizione (politica o sociale) e approfondisca ben pochi personaggi.
Rimane comunque una pellicola da vedere, colpevolmente mal distribuita e passata in sordina sia sul mercato americano che oltreoceano.

02 agosto 2008

La ragazza del lago

Innanzitutto, una puntualizzazione che sa di confessione: ho deciso di vedere questa pellicola dopo averne ammirato l'inaspettato e sorprendente successo agli ultimi David di Donatello, dove il film di Andrea Molaioli aveva trionfato conquistando addirittura 10 statuette.
Non ne capivo il perchè, ma questo film mi suggeriva l'idea di un prodottino molto ben confezionato ma poco interessante: ebbene, la mia impressione non era affatto sbagliata.
Algido, monocorde, quasi asettico: nonostante il buon cast (sottosfruttati la Bonaiuto e Gifuni) e le particolarissime ambientazioni, questo thriller non riesce mai davvero ad interessare, e scivola verso una soluzione quasi per intuizione, slegata dai possibili indizi che lo spettatore credeva di aver colto.
Capitolo a parte, ma sempre sulla stessa falsariga, merita poi Toni Servillo: un po' nauseato, un po' supponente, un po' sofferente (o sofferto che dir si voglia), non emerge mai da quella insopportabile patina di perfezione con la quale disegna il personaggio principale, il commissario Sanzio.
Insomma, poca sostanza e parecchia (ottima) forma: al termine della visione, quel retrogusto di noia stenta davvero ad andarsene...