17 giugno 2008

Sex and the City

Dopo quattro anni e tre mesi, e cioè dal 22 febbraio 2004, data della messa in onda dell'ultimo episodio della sesta stagione, ha fatto il suo debutto sul grande schermo il serial più trendy e irriverente della televisione moderna, autentico cult al femminile (e non) di fine anni novanta.
E lo ha fatto in maniera prorompente, suscitando accorati consensi e clamorose bocciature: ma ancora una volta ha fatto parlare di sé, ottenendo un insperato successo al box office, decretato in gran parte dagli aficionados, ma anche e soprattutto da chi era stato solo sfiorato dalle spudorate (o quasi) performance di ogni genere di Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda.
La mia opinione, contro ogni aspettativa, è assolutamente entustiastica: a mio avviso Sex and the City è un film spumeggiante, eccessivo, commovente, glamour, profondo e soprattutto divertente. E mai avrei creduto di esprimere un simile giudizio, pur essendo un semi-fan della serie.
Utilizzando uno stralcio della perfetta sintesi di Ilaria Ferri dal sito FilmUp.com, "i quattro personaggi femminili sono strepitosi, accattivanti all’inverosimile, curati alla perfezione, sia nella caratterizzazione che nei firmati ed elegantissimi costumi che indossano, al contrario dei loro rispettivi compagni, tra cui il sempre più misterioso ed enigmatico Mr. Big, lasciati volutamente in ombra." Ombra da cui non riescono ad uscire nemmeno nel bellissimo finale, che, speriamo, non dovrebbe dar adito a nuovi episodi cinematografici.
Bravissime le attrici (forse un po' sopra le righe Kristin Davis), decisamente a tono le compassate musiche di Aaron Zigman e splendido cast tecnico, su cui troneggia, come già sottolineato, il fantasmagorico guardaroba concepito da Patricia Field.
In sintesi, ancora citando la Ferri, "un’ottima conclusione della serie, che alterna momenti decisamente esilaranti ad altri più romantici, e che lascia pienamente soddisfatti gli amanti del telefilm, che, in un impeto di nostalgia, tornati a casa dal cinema, riguarderanno tutti gli episodi della serie, forti del fatto che, sebbene indomabili e incontentabili, le quattro ragazze di New York hanno trovato il loro posto, la loro felicità, sempre insieme."
Da non perdere, in quanto degna prosecuzione di un telefilm epocale che ha fatto la storia del piccolo schermo.

07 giugno 2008

In Memoriam: Dino Risi (1916-2008)

All'età di 91 anni è morto stamani a Roma Dino Risi, uno dei padri della commedia italiana. Il regista è mancato nel residence Aldrovandi, nel quartiere dei Parioli, in cui viveva da anni. Nato a Milano nel 1916, è stato regista e sceneggiatore e soprattutto uno dei maggiori interpreti della commedia all'italiana insieme a Mario Monicelli, Luigi Comencini, Nanni Loy ed Ettore Scola. Il suo primo film risale al 1948, e dietro alla macchina da presa ha lavorato fino all'ultimo: il suo ultimo capolavoro, «I miei mostri», risale ad appena tre anni fa. Il successo arrivò grazie a «Pane, amore e...» nel 1955, sequel dei fortunati «Pane, amore e fantasia» e «Pane, amore e gelosia», che raccontano le comiche imprese del maresciallo Carotenuto (interpretato da Vittorio De Sica). Giunse poi «Poveri ma belli» (1956). Lavorò con Alberto Sordi, Nino Manfredi e Vittorio Gassman. Con Sordi diresse «Il vedovo» (1958), satira di costume, mentre lavorò con Gassman in un film che consacrò l'attore genovese, «Il mattatore» (1959). Furono gli anni 60 a consacrare il suo cinema. Arrivò infatti «Una vita difficile» (1961), a fianco di Lea Massari, e «Il sorpasso» (1962), ancora con Gassman, forse il suo film più famoso. Nel 2002 ha ricevuto il Leone d'Oro alla carriera.

04 giugno 2008

Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

Innanzitutto, il mio pensiero sintetizzato nelle parole di David Denby del New Yorker: "Crystal Skull isn’t bad -- there are a few dazzling sequences, and a couple of good performances -- but the unprecedented blend of comedy and action that made the movies so much more fun than any other adventure series is mostly gone."
Non era facile infatti tornare all'autentica magia con la quale l'archeologo dotato di fedora e frusta ha saputo conquistare il pianeta negli anni 80: The Director non è quindi riuscito a fare il miracolo (incassi a parte) di rendere godibile ed interessante il quarto capitolo della saga di Indy, nonostante un discreto cast (bravi Ford e LaBeouf, fuori parte la Blanchett, accessori gli altri) e qualche trovata divertente (ma mai eccezionale). Fuori contesto poi l'eccessivo finale.
Da vedere (al cinema, ovviamente) per una serie infinita di ragioni. Ma se cercate il Cinema, riguardatevi i primi tre episodi...