23 novembre 2006

E' già quasi tempo di Oscar...

Mancano tre mesi alla cerimonia (il 25 febbraio è lontanissimo).
Non sono ancora uscite le prime indicazioni, cioè le nomination ai Golden Globe Awards.
E' solamente un inutile azzardo e una gran perdita di tempo.
Ma è la cosa che da sempre tutti adorano fare: LE PREVISIONI DELLE CANDIDATURE AGLI OSCAR!
E allora diamoci dentro...

MIGLIOR FILM
In prima fila, sicuramente Dreamgirls (dal musical di Broadway, l'ascesa verso il successo di un trio femminile soul di black vocalist) e The Departed (non avendolo ancora visto, devo sospendere il mio giudizio), seguiti da The Queen (assolutamente da vedere) e Babel, videoracconto in quattro parti che poi finiscono per intersecarsi.
In seconda linea, una serie di film che hanno convinto ma non fino in fondo: l'apologo sulle baby reginette di bellezza Little Miss Sunshine; Flags of Our Fathers, nuova opera di Clint Eastwood; The Good German, mystery thriller diretto da Steven Soderbergh e interpretato da George Clooney; Volver di Almodóvar; Little Children di Todd Field, riflessione dolceamara sulla vita di alcune coppie ultratrentenni.

MIGLIOR REGISTA
Da sempre la nomination a miglior film equivale ad una susseguente candidatura come director: ecco pertanto spiegati i nomi, in rigoroso ordine di preferenza, di Martin Scorsese (che sia la volta buona?) per The Departed, Bill Condon (già vincitore di un Oscar per la sceneggiatura del bellissimo Demoni e dei) per Dreamgirls, Stephen Frears (regista del "mio" film per eccellenza Le relazioni pericolose) per The Queen, Alejandro González Iñárritu (suo l'angosciante ma strepitoso 21 grammi) per Babel, Clint Eastwood (ma ha appena vinto per Million dollar baby) per Flags of Our Fathers, Steven Soderbergh (ma ha vinto per Traffic qualche anno fa) per The Good German, Todd Field per Little Children e in fondo alla lista Pedro per Volver.

MIGLIOR ATTORE
Qui la lotta al momento sembra essere già limitata ai soli Forest Whitaker, interprete del brutale dittatore ugandese Idi Amin in The Last King of Scotland e Peter O'Toole nel ruolo di un veterano della recitazione alle prese con la verve di una scatenata teenager in Venus. Entrambi i film arriveranno in Italia solo alla fine dell'inverno.
Molto distanziati gli altri nomi: Will Smith per -udite udite- il film americano di Muccino, The Pursuit of Happyness, Leonardo DiCaprio per The Departed, Matt Damon, agente della CIA nel nuovo film di De Niro, The Good Shepherd, George Clooney (fresco vincitore per Syriana) per The Good German e Ryan Gosling per Half Nelson, film indipendente sull'inusuale amicizia tra un insegnante con qualche segreto di troppo e una studentessa di colore.

MIGLIOR ATTRICE
Un solo nome e -già- una logica favorita: l'incommensurabile Helen Mirren per lo straordinario ritratto della regina Elisabetta II in The Queen.
Quando però si verificano situazioni simili, i giurati dell'Academy adorano sovvertire il pronostico poco prima della consegna dei premi, pertanto diamo un'occhiata alle possibili alternative: la leggenda vivente Meryl Streep (2 Oscar e 13 nomination: serve aggiungere altro?) per Il diavolo veste Prada, Penélope Cruz per Volver, la magnifica Kate Winslet (già 4 nomination a soli 31 anni) per Little Children, la "mia" Judi Dench (5 nomination e 1 Oscar) per Notes on a Scandal (film che non mancherà di suscitare polemiche) e Cate Blanchett (che però ha appena vinto per The Aviator) per The Good German.

MIGLIOR FILM STRANIERO
Anche in questa categoria i nomi che ricorrono con insistenza sono sostanzialmente due: Volver di Almodóvar per la Spagna e la nuova opera di Guillermo del Toro, El Laberinto del Fauno, che rappresenta il Messico.
Piuttosto distanziati appaiono l'olandese Zwartboek (Black Book) di Paul Verhoeven (regista di Basic Instinct), il tedesco Das Leben der Anderen (The Lives of Others), il cinese Man cheng jin dai huang jin jia (Curse of the Golden Flower) del sempiterno Yimou Zhang, il canadese Water peraltro girato dalla regista indiana Deepa Mehta e l'algerino Indigènes (Days of Glory).
Ancor meno favorito, comunque presente nella lista dei bookmakers, Nuovomondo del nostro Emanuele Crialese.

Questo è quanto. Per il momento...

21 novembre 2006

In Memoriam: Robert Altman (1925-2006)

Nella giornata di ieri è morto a Los Angeles il grandissimo regista americano Robert Altman. Aveva 81 anni. Autore di molteplici capolavori che ormai fanno parte della storia del cinema (da Nashville ad America Oggi), Altman era nato a il 20 febbraio 1925 a Kansas City.
Esordiva come regista nel 1957 con The Delinquents, che non fu mai distribuito in Italia. Il grande successo di pubblico e di critica arriva nel 1970 con MASH, parodia antimilitarista, interpretata dalla coppia Elliott Gould-Donald Sutherland, che ottenne la Palma d'oro al Festival di Cannes. Il film segnalò immediatamente Altman come uno degli autori più significativi e originali del cinema degli anni Settanta e come uno degli interpreti più attenti e profondi della società americana, la cui storia e i cui fenomeni passano al vaglio critico e irriverente del grande regista.
Il regista americano era noto soprattutto per la sua capacità di realizzare film corali, tra cui spicca su tutti Nashville (1975). Il film, basato sul mondo della musica country, è uno spaccato amaro e simbolico delle inquietudini della società americana del tempo. Dopo Nashville, il regista decise di autoesiliarsi dal dorato universo hollywoodiano, pur continuando a girare film apprezzati da pubblico e critica: Jimmy Dean, Jimmy Dean (1982), Streamers (1983, i cui interpreti vincono tutti insieme il premio per la migliore interpretazione a Venezia), Follia d'amore (1985, con Kim Basinger) e Terapia di gruppo (1987).
Gli anni '90 segnano il ritorno del regista alla grande industria cinematografica con I protagonisti (1992) e America Oggi (1993), complesso intreccio di microstorie ambientato nel sud della California, per il quale riceve un Leone d'oro a Venezia. Poi i significativi lavori successivi: Kansas City (1996), Conflitto di interessi (1998, con Kenneth Branagh), La fortuna di Cookie (1999, con Glenn Close, Julianne Moore e Chris O'Donnell) e Gosford Park (2001, giallo alla Agatha Christie ambientato nel giro dell'alta aristocrazia inglese). Nel 1996 riceve il Leone d'Oro alla Carriera alla Mostra del Cinema di Venezia e nel 2002 vince il Golden Globe come miglior regista per Gosford Park. Nel 2006 Altman riceve il premio Oscar alla carriera e rivela, durante la cerimonia, di aver subito un trapianto di cuore dieci anni prima.
Proprio di quest'anno è il suo ultimo film, Radio America, che ha nel suo filo conduttore il trascorrere del tempo e la morte che visita (come fantasma, che si materializza nei panni di una bionda attraente) il teatro dove si registra l'ultima trasmissione di un'emittente. E si porta via alcuni dei protagonisti.
Quasi un presentimento del suo prossimo addio.

Marie Antoinette

Dopo la riuscita trasposizione del bel romanzo di Jeffrey Eugenides (Il giardino delle vergini suicide) e il colpo di classe di Lost in translation, alla terza prova da regista, Sofia Coppola compie un mezzo passo falso con la sua Marie Antoinette, regina troppo incolore nonostante la profusione di nuance cromatiche utilizzate nel deludente film.
Parliamo chiaro: non si tratta di un fallimento né dell'ennesima sfilata di costumi d'epoca, ma di un esperimento cinematografico che a mio avviso sa di poco.
La Coppola ha infatti dichiarato di non essere interessata alla credibilità storica, allo spaccato accuratamente riprodotto o alla descrizione caratterialmente dettagliata di uno dei personaggi più controversi della storia, bensì al ritratto estraniante di una ragazzina strappata ai propri affetti a soli 14 anni, e all'indolente incedersi della sua esistenza a corte, a Versailles: alla fine, il risultato è fin troppo asettico e privo di qualsiasi spessore, quasi come se l'operazione chirurgica della regista sia riuscita talmente bene al punto di privare la pellicola di ogni goccia di linfa vitale.
La scelta, poi, di brani quali "Ceremony" dei New Order o "I want candy" dei Bow Wow Wow nella colonna sonora non ha a mio avviso aggiunto nulla di particolarmente originale; ha semmai accresciuto i dubbi sul reale intento della figlia del grande Francis Ford, al punto che ai più è parso di intravedere un mero e fastidioso autocompiacimento.
Cosa resta? I grandiosi costumi (e non c'erano dubbi) di Milena Canonero, le recitazioni volutamente sottotono dell'intero cast e un'indubbia originalità descrittiva dell'animo umano, seppur privata del calore e della disperazione che rappresentavano il punto di forza di Lost in translation.
Niente di grave, comunque. Per quanto mi riguarda, Sofia, alla prossima.

05 novembre 2006

European Film Award Nominations 2006

Non che sia un premio così riconosciuto, ma per la cronaca e gli archivi si può riportare che sono state annunciate le nomination ai prossimi European Film Awards, che verranno consegnati il 2 dicembre a Varsavia.
Due gli italiani in gara: Emanuele Crialese per la regia di "Nuovomondo" e Silvio Orlando per l'interpretazione ne "Il Caimano".
Inutile puntualizzare che nessuno dei due sembrerebbe essere tra i favoriti.
Di seguito le candidature delle categorie principali.

EUROPEAN FILM 2006
BREAKFAST ON PLUTO; Ireland/UK
directed by Neil Jordan
GRBAVICA; Austria/Bosnia-Herzegovina/Germany/Croatia
directed by Jasmila Zbanic
DAS LEBEN DER ANDEREN (The Lives Of Others); Germany
directed by Florian Henckel von Donnersmarck
THE ROAD TO GUANTANAMO; UK
directed by Michael Winterbottom & Mat Whitecross
VOLVER; Spain
directed by Pedro Almodóvar
THE WIND THAT SHAKES THE BARLEY; UK/Ireland/Germany/Italy/Spain
directed by Ken Loach

EUROPEAN DIRECTOR 2006
Pedro Almodóvar for VOLVER
Susanne Bier for EFTER BRYLLUPPET (After The Wedding)
Emanuele Crialese for NUOVOMONDO (Golden Door)
Florian Henckel von Donnersmarck for DAS LEBEN DER ANDEREN (The Lives Of Others)
Ken Loach for THE WIND THAT SHAKES THE BARLEY
Michael Winterbottom & Mat Whitecross for THE ROAD TO GUANTANAMO

EUROPEAN ACTRESS 2006
Nathalie Baye in LE PETIT LIEUTENANT
Penelope Cruz in VOLVER
Martina Gedeck in DAS LEBEN DER ANDEREN (The Lives Of Others)
Sandra Hüller in REQUIEM
Mirjana Karanovic in GRBAVICA
Sarah Polley in LA VIDA SECRETA DE LAS PALABRAS (The Secret Life Of Words)

EUROPEAN ACTOR 2006
Patrick Chesnais in JE NE SUIS PAS LÀ POUR ÊTRE AIMÉ (Not Here To Be Loved)
Jesper Christensen in DRABET (Manslaughter)
Mads Mikkelsen in EFTER BRYLLUPPET (After The Wedding)
Ulrich Mühe in DAS LEBEN DER ANDEREN (The Lives Of Others)
Cillian Murphy in BREAKFAST ON PLUTO & THE WIND THAT SHAKES THE BARLEY
Silvio Orlando in IL CAIMANO (The Caiman)

EUROPEAN CINEMATOGRAPHER 2006
Barry Ackroyd for THE WIND THAT SHAKES THE BARLEY
José Luis Alcaine for VOLVER
Roman Osin for PRIDE AND PREJUDICE
Timo Salminen for LAITAKAUPUNGIN VALOT (Lights In The Dusk)

EUROPEAN SCREENWRITER 2006
Pedro Almodóvar for VOLVER
Florian Henckel von Donnersmarck for DAS LEBEN DER ANDEREN (The Lives Of Others)
Paul Laverty for THE WIND THAT SHAKES THE BARLEY
Corneliu Porumboiu for A FOST SAU N-A FOST (12:08 East Of Bucharest)

EUROPEAN COMPOSER 2006
Alberto Iglesias for VOLVER
Tuomas Kantelinen for ÄIDEISTÄ PARHAIN (Mother of Mine)
Dario Marianelli for PRIDE AND PREJUDICE
Gabriel Yared & Stéphane Moucha for DAS LEBEN DER ANDEREN (The Lives of Others)

03 novembre 2006

A Massimo e Ray

Una piccola ma più che doverosa divagazione dal consueto mondo di celluloide.
Il 14 ottobre 2006 Massimo e Ray, i miei carissimi amici d'oltreoceano, sono finalmente convolati a nozze, in una cornice di spontaneità e calore che raramente ho riscontrato in occasioni simili.
Con queste poche parole vorrei solo rendere merito al loro amore, che ha sconfitto le barriere dell'ipocrisia e delle convenzioni.
E ringraziare Massimo per avermi regalato l'opportunità di essere al suo fianco nell'attimo più importante della sua vita.
Grazie ragazzi, e congratulazioni dal più recondito e prezioso lato del mio cuore.