29 giugno 2010

In Memoriam: Pietro Taricone (1975-2010)

Nella notte, dopo un inutile intervento durato circa nove ore, si è spento a Terni Pietro Taricone.
Pietro amava lanciarsi con il paracadute ormai da parecchi anni, e nessuno più si preoccupava delle sue spericolatezze; questa volta, però, è successo qualcosa di incomprensibile, l'apertura del paracadute stesso è avvenuta con troppo ritardo e Pietro non ce l'ha fatta.
Posso dire che mi dispiace davvero, perchè Pietro, pur essendo balzato a improvvisa notorietà grazie alla prima edizione del Grande Fratello, non era come tutti i prezzemolini usciti da quella o da simili trasmissioni: aveva studiato recitazione, era apparso in pellicole di Gabriele Muccino e Silvio Soldini e si era ritagliato un importante spazio in televisione; da Distretto di polizia a Codice Rosso, da Crimini fino a Tutti pazzi per amore, serie ormai cult in cui interpretava Ermanno, focoso ed appassionato esponente dell'italianità amorosa.
Addio Pietro, uomo serio e controcorrente.

20 giugno 2010

The Wolfman

Se non c'è il regista, non c'è neanche il film: così disse il mio amico Fabio dopo un'ora e mezza di strazio propinatoci dal signor Joe Johnston, director di questa ignobile accozzaglia di scene confusamente rimestate in un prodotto di due ore scarse...
Ma andiamo con ordine, gettando uno sguardo alla peraltro risicatissima trama: l'infanzia di Lawrence Talbot (Benicio Del Toro) termina la notte in cui sua madre muore. Dopo aver lasciato il misterioso villaggio vittoriano di Blackmoor, dove ancora vive il padre (Anthony Hopkins), passa decenni cercando di dimenticare e di riprendersi dalla tragedia. Ma quando la fidanzata di suo fratello (Emily Blunt), lo rintraccia per aiutarla a ritrovarlo, decide di ritornare a casa e unirsi alle ricerche. Viene a conoscenza del fatto che un essere con una forza sovrumana e un insaziabile desiderio di sangue sta sterminando gli abitanti del villaggio, e che un sospettoso ispettore di Scotland Yard (Hugo Weaving) sta investigando sul caso...
Ora, non mi parlino di omaggio al genere gotico e/o rivisitazione dei classici che hanno inventato la figura dell'uomo-lupo: The Wolfman è un insulto alla settima arte. Punto.
E le premesse di kolossal-fiasco c'erano tutte: regista sostituito dopo un anno di riprese, beghe produttive e distributive, bizze improprie del protagonista, uscita fuori tempo massimo.
Il risultato pertanto è a dir poco ignobile in ogni reparto: gli attori sono spaesati e fossilizzati nelle loro tetre e dolorose espressioni (Del Toro poi è assolutamente insopportabile), la fotografia virata seppia è fasulla e smaccatamente modaiola, gli effetti visivi e il trucco (a cura dell'esperto Rick Baker) ricordano a più riprese quelli caserecci di Teen Wolf con Michael J. Fox; stendiamo poi un pietosissimo velo sulla strasentita, pomposa ed irritante partitura di un Danny Elfman che si è definitivamente perso dopo i fasti raggiunti con Tim Burton.
Insomma, un'esperienza da dimenticare in fretta, con la vana speranza che simili travagliate operazioni commerciali non vengano più offerte al pubblico...

10 giugno 2010

Sex and the City 2

Incipit: Carrie (Sarah Jessica Parker) si è sposata, ha tradito la moda per l’arredamento, ha escluso l’idea di un figlio in totale accordo con Big (Chris Noth), ha pubblicato un libro, eppure non è felice: nella sua vita non c’è più lo “scintillio” di una volta. Charlotte (Kristin Davis), che di tutto fece per avere un bambino, ora ne ha due, bellissime, opportunamente viziate e inaspettatamente faticose. Miranda (Cynthia Nixon) è un bravo avvocato ma è una donna e il suo capo uomo si permette di zittirla, mandandola su tutte le furie. Samantha (Kim Cattrall) è in menopausa e per questo schiava di creme costosissime e ormoni in pillole.
Soluzione: un viaggio ad Abu Dhabi.
Risultato: un disastro. Totale. Incondizionato. Onnicomprensivo.
Il secondo capitolo della saga cinematografica delle quattro sdoganatrici televisive del sesso dal punto di vista femminile annienta ogni rimasuglio della storica, splendida serie targata HBO e sprofonda nella più ripugnante, offensiva e soporifera versione delle supposte problematiche che "le" quarantenni (e cinquantenni) dovrebbero affrontare al giorno d'oggi.
E dire che io non facevo parte di chi due anni fa aveva già stroncato il primo atto sul grande schermo delle quattro glam-girl più famose di New York City.
Questa volta però si sono superati davvero tutti i limiti: dai costumi realmente agghiaccianti di una Patricia Field che ha ormai trasceso il paradosso del colore, alle scenate assolutamente ributtanti di una volgarissima Samantha; dai fastidiosi e ingiustificati mugugni di una Parker sempre più tirata alle noiosissime e anacronistiche trovate per giustificare un improbabile e fittizio viaggio ad Abu Dhabi.
Insomma, una catastrofe. Per giunta, con un presagio: la terza (e si spera conclusiva) pellicola è già in cantiere per una possibile uscita nel 2012. Cosa ci propinerà il buon Michael Patrick King? Un viaggio sulla Luna alla ricerca dell'eterna giovinezza? Una versione trendy e up-to-date di "Senilità" di Italo Svevo?
La certezza per quanto mi riguarda è una sola: che NON andrò al cinema a vederlo...

05 giugno 2010

In Memoriam: Lynn Redgrave (1943-2010)

Colpevolmente in ritardo, pubblico il terzo annuncio "funebre"di fila per celebrare una grandissima attrice, sconosciuta ai più (la sorella Vanessa le ha praticamente "rubato" la scena per tutta la vita), mancata nella notte tra il 2 e il 3 maggio, giorno in cui sono stato ricoverato in ospedale per un piccolo intervento: non ne ho pertanto saputo nulla fino alla lettura dell'ultimo Ciak, e la notizia mi ha lasciato francamente di stucco.
Vincitrice di due Golden Globe e nominata a due Oscar, Lynn Redgrave è stata realmente apprezzata forse solo dopo aver compiuto i cinquanta, grazie a diverse indimenticabili apparizioni in svariati tv show e soprattutto ad un ruolo che, nel 1998, le ha permesso di sfiorare l'Academy Award: quello della governante Hanna nello strepitoso Demoni e dei di Bill Condon.
Attivissima a teatro, Lynn ha ricevuto nel 2002 l'OBE (Officer of the Order of British Empire) per i suoi servigi nei confronti dell'arte drammatica britannica.
Una grandissima caratterista, una straordinaria presenza scenica: non dimentichiamola.