A tre giorni di distanza dalla cerimonia degli Oscar, a mente fredda e a corpo riposato, torno sull’ottantaduesima edizione del premio cinematografico più famoso ed ambito per una serie di riflessioni, in ordine sparso e passibili di critica, sul cinema in quanto tale.LA GAFFE IMPERDONABILE
Innanzitutto, una gravissima dimenticanza da parte degli organizzatori della cerimonia stessa: nel segmento IN MEMORIAM, dedicato a tutte le persone che ruotano attorno al mondo della settima arte decedute nell’anno precedente, non è stata citata Farrah Fawcett, una delle icone della bellezza del grande schermo negli anni 80. Come già detto, a mio parere uno scandaloso lapsus.
MERYL E LE ALTRE
Passando oltre e soffermandoci sugli Oscar della recitazione, mi viene immediatamente da chiedermi se a questo punto nei confronti di Meryl Streep sia in atto una sorta di crociata ormai quasi trentennale; la più grande attrice vivente, dal 1984 (anno successivo a quello in cui ha vinto il suo secondo Oscar), ha collezionato il numero incredibile di 12 nominations, sfiorando più volte la terza statuetta senza riuscire ad aggiudicarsela. Quest’anno sembrava non avere rivali, sembrava davvero potesse essere quello giusto: poi, quasi dal nulla, spinta dal successo commerciale del suo film, è spuntata Sandra Bullock (ma poteva essere chiunque altra) in un ruolo molto gradito all’Academy e Meryl ancora una volta si è sentita dire che è la migliore, che ha ottenuto il record di 16 candidature, che è unica ed inimitabile, ma è dovuta tornare a casa con il suo solito aplomb e le tasche vuote.
Ora, posso dirlo? Ne ho davvero le scatole piene. Non ne posso più di tutte queste meschine “combine” e di questi supposti “comeback” che tanto piacciono alle giurie! Basta. Ma cos’è Meryl Streep? Un riempitivo di classe per arrivare a cinque candidature? O un modo per dimostrarle che la sua prestazione è valsa molto ma non abbastanza? E perché allora continuare a considerarla la più grande attrice del nostro tempo e non riconoscerle il terzo Oscar (che la farebbe davvero entrare nella storia, eguagliando Ingrid Bergman)? Cosa darà mai fastidio all’Academy? L’assoluta versatilità di ruoli che solo la signora Streep sciorina senza fatica? L’incredibile spontaneità che mostra in ogni circostanza? Eh no, chi ha deciso di preferire la Bullock avrà pensato che Meryl Streep è troppo perfezionista, troppo manierista, che reciti con il pilota automatico, vero? Ma fatemi il piacere… A tutte queste persone dico che quando Ms. Streep deciderà di smettere con il cinema, chi potrà solo sfiorare la sua completezza interpretativa? Kate Winslet? Può darsi. Ma gli occhi di Meryl ne I PONTI DI MADISON COUNTY o la sua vitalità (di 59enne) in MAMMA MIA! non me li restituirà mai nessun’altra caratterista.
LA QUALITA’ DEI NOSTRI TEMPI
Continuando a parlare di qualità, non posso esimermi da un’altra considerazione, che potrà apparire sfruttata se non banale: il cinema nel senso più autentico del termine, quello che a prescindere dai gusti lascia a bocca aperta, quello che può contare su grandi registi, attori e sceneggiatori, esiste ancora? A mio avviso, a giudicare dalla diecina delle pellicole candidate, la risposta è no. Perché? Provate a pensare ai cinque film in corsa per l’Oscar nel 1989: A SPASSO CON DAISY (che vinse, immeritatamente, ma che resta un gran film), IL MIO PIEDE SINISTRO (strepitoso), NATO IL 4 LUGLIO (opinabile ma intensissimo), L’UOMO DEI SOGNI (il più debole dei cinque) e soprattutto L’ATTIMO FUGGENTE, una delle più grandi pellicole degli ultimi trent’anni, con un monumentale Robin Williams. Vogliamo minimamente paragonarli a un AN EDUCATION o UP IN THE AIR o peggio THE BLIND SIDE??? Assolutamente no. Non si può. Non si può perché la qualità dei nostri tempi ha subito, a mio avviso, un’involuzione pericolosa, concentrandosi su due approcci cinematografici diametralmente opposti ed allontanandoli ulteriormente: il blockbuster e il critics favourite. Il primo richiesto dalle grandi masse non particolarmente interessate al contenuto, il secondo da quell’audience un po’ snob e classista che desidera essere disperatamente à la page. Al che mi domando: che fine hanno fatto gli altri generi cinematografici? Perché non esistono più prodotti come LA MOGLIE DEL SOLDATO o LA LEGGENDA DEL RE PESCATORE? Perché è dai tempi di THE HOURS (2001) che un film non mi rimane davvero scolpito nella memoria? Sto invecchiando? Forse, anzi probabile. E sto dicendo tutto ciò che non avrei mai pensato di dire durante i miei vent’anni. Ma allora è un discorso generazionale? Chi mi aiuta a capire se sto o meno dicendo scontatissime eresie?