23 ottobre 2009

Up (3D)

1995: Toy Story (191 M$ USA + 170 M$ Mondo)
1998: A Bug's Life (162 M$ + 200 M$)
1999: Toy Story 2 (245 M$ + 239 M$)
2001: Monsters & Co. (255 M$ + 269 M$)
2003: Alla ricerca di Nemo (339 M$ + 525 M$)
2004: The Incredibles (261 M$ + 370 M$)
2006: Cars (244 M$ + 218 M$)
2007: Ratatouille (206 M$ + 417 M$)
2008: WALL-E (223 M$ + 297 M$)
2009: Up (293 M$ + 214 M$)

Prossimamente:
Toy Story 3 (2010)
John Carter of Mars (2011 o 2012)
1906 (2012)

Potrei non aggiungere altro, limitandomi a dire che, a parte Cars (7.5, sul quale sono d'accordo) e A Bug's Life (7.3, sul quale NON sono assolutamente d'accordo), le restanti otto perle della Pixar sono sopra il voto globale di 8.0 sull'Internet Movie Database, il più importante ed autorevole website dedicato alla settima arte.
Come indicato sopra, anche gli incassi sono ormai una garanzia che dura da quasi quindici anni, con significative differenze di apprezzamento tra il mercato nordamericano e il resto del mondo: infatti, a parte l'exploit de Alla ricerca di Nemo, incasso-monstre vicino ai 900 milioni di dollari, è interessante notare che i due Toy Story e Cars, apprezzatissimi oltreoceano, non hanno avuto altrettanto successo worldwide; al contrario, WALL-E e soprattutto Ratatouille, lievemente sotto le aspettative negli USA, hanno davvero colpito l'audience degli altri continenti. Cosa significa tutto ciò? Che, seppur con alternanze di gusti, i soli ed unici geni dell'animazione della Pixar riescono sempre a colpire nel segno. E che, lasciando da parte qualsiasi considerazione, non esiste una simile striscia positiva di critica e pubblico in termini di studios cinematografici fin dalla produzione del loro primo cortometraggio, datato 1984, in piena era pioneristica in ambito CGI.
Perchè la Pixar abbia un riscontro così entusiasta è presto spiegato: livelli animativi di perfezione tecnico-stilistica senza paragone, campagne marketing perfettamente mirate, eterogeneità dei soggetti proposti e soprattutto sceneggiature che non hanno nulla da invidiare alle altre categorie di celluloide.
Ad esempio, lo sapevate che per adattare il soggetto di Up ad una sceneggiatura che fosse veramente adeguata, Bob Peterson, Pete Docter e Thomas McCarthy ci hanno messo quasi due anni? E che tutta la casa di produzione è già al lavoro per ideare e realizzare i progetti dei prossimi dieci anni?
Ecco, questa è la Pixar: i soli ed unici rappresentanti della nuova frontiera del cartoon.
E Up è la loro ultima, fenomenale creatura, presentata per la prima volta con tecnologia 3D.
Con un inizio spiazzante e quasi totalmente privo di dialoghi (analogamente a WALL-E), Up si distingue immediatamente dal filone più strettamente legato agli stereotipi del cartoon per l'infanzia (filo conduttore un po' di tutti e dieci i prodotti), proiettandoci immediatamente nelle varie sfaccettature del reale, per poi condurci in una sorta di "mondo a parte" popolato da cani parlanti e creature quasi mitologiche: tutto ciò con la consueta leggerezza e un'immancabile dose di genuina commozione.
Assolutamente inutile dilungarci sulle stratosferiche caratteristiche tecniche della pellicola, presentata (e da me vista) in 3D: meglio concentrarsi (ancora una volta) sull'innovativo approccio della trama, che erge a protagonisti un quasi ottantenne con una "missione impossibile" e uno scout cino-americano che suo malgrado lo accompagnerà in questa appassionante avventura.
I sogni, il rapporto generazionale, la smitizzazione dell'idolo, il bisogno di calore umano, il messaggio ambientalista, i sentimenti più puri: Up è questo e molto altro ancora.
Un film da vedere e rivedere, possibilmente in 3D, con un pensiero ai prossimi traguardi che la Pixar ci permetterà sicuramente di raggiungere e superare.

19 ottobre 2009

Avatar spostato al 15 gennaio

Ancora una volta la distribuzione cinematografica italiana si distingue come la peggiore al mondo, al pari della commissione che sceglie i titoli nostrani dei film stranieri (l'ultimo caso, "The Time Traveler's Wife" diventato -orrore- "Un amore all'improvviso").
Senza alcuna ragione apparente, e in controtendenza rispetto a TUTTO il resto del mondo, Avatar, il ritorno alla regia di James Cameron dopo 12 anni, uscirà il 15 gennaio, in ritardo di circa un mese rispetto al lancio worldwide.
Non ci sono davvero più parole per commentare l'ennesima scelta distributiva INAUDITA da parte di una major in Italia: la cosa irritante è che il tutto ormai viene commesso senza nemmeno la minima ombra di giustificazione.
Le ragioni potrebbero essere: la scarsa disponibilità di sale 3D durante il periodo natalizio, lo scetticismo (ma di chi???) sul risultato al boxoffice della pellicola, soprattutto contro avversari quali i cartoon e i cinepanettoni, la possibilità di utilizzare nel lancio promozionale eventuali nomination raccolte ai prossimi Golden Globes.
Fatto sta che, ancora una volta, noi poveri derelitti dello stivale dovremo attendere fino a dopo le feste per vedere l'ATTESISSIMO rientro alla settima arte del regista di Titanic.
Io non ho più parole.

16 ottobre 2009

Basta che funzioni (Whatever Works)

Woody Allen, dal 1966 al 2009, ha girato in tutto 40 film per il grande schermo: a conti fatti, poco meno di uno all'anno.
In totale ne ho visti 12, che rappresentano, incredibile a dirsi, neanche un terzo della sua produzione.
Per fare un paragone, James Cameron, il celeberrimo regista dell'altrettanto celeberrimo Titanic, ha diretto 8 film (di cui uno non ancora in sala) in 31 anni. Li ho visti tutti, e sono 7...
Fare cinema, quindi, è sostanzialmente una questione d'approccio al prodotto che vuoi realizzare e ai messaggi che vuoi trasmettere. E Woody Allen, in quest'ultimo campo, non ha probabilmente eguali, sia in termini di attualità che di originalità.
Il più famoso regista ebreo newyorchese ha attraversato diverse fasi artistiche nella sua quarantennale carriera, tutte strettissimamente legate ai discussi avvenimenti che hanno caratterizzato la sua non convenzionale esistenza.
Sintomatico il fatto che le pellicole di Allen che hanno maggiormente catturato la mia attenzione al punto dal trascinarmi al cinema, a parte qualche classico (Manhattan, Amore e guerra, Commedia sexy...), si collocano nei primi anni 90 (fino al '95 circa) e poi a partire dal 2005 e dallo strepitoso Match Point.
Ovvio constatare che nel periodo più buio della sua vita (la separazione da Mia Farrow e tutto il resto), Allen era attraversato da idee confuse e un po' fini a loro stesse, che puntualmente si ripercuotevano nei suoi lavori (uno su tutti, il brutto e noiosissimo Celebrity).
Negli ultimi cinque anni sembra che il più famoso regista di Brooklyn abbia realizzato l'importanza di trasmettere messaggi meno di nicchia e più rivolti al grande pubblico (sempre con certe limitazioni, ovviamente), sciorinando una versatilità di soggetti mai vista prima.
Dal già citato Match Point (dramma teso e rabbioso) all'angosciantissimo Sogni e delitti (Cassandra's Dream) passando per il nostalgico Vicky Cristina Barcelona (che non ho particolamente apprezzato), giungiamo quindi fino alla sua ultima, esilarante opera: Basta che funzioni (Whatever Works).
Interpretata dal sarcastico comico americano Larry David, nuovo alter ego di Allen, la pellicola inizia in modo ostico (un lungo monologo del protagonista con sguardo rivolto al pubblico in sala), si schiude lentamente con l'entrata in scena dell'ochetta Evan Rachel Wood, per poi esplodere nella parte centrale e soprattutto nel bellissimo finale, molto più profondo ed intriso di significati (come al solito) di quanto non possa sembrare a prima vista.
Strepitosi gli attori (magistralmente diretti ancora una volta da Allen), a cominciare dall'antipaticissimo David (decisamente più indisponente ed egoriferito dell'Allen dei tempi d'oro), autore ed interprete dell'acclamata serie tv Curb Your Enthusiasm, fino a Evan Rachel Wood, rivelazione di Thirteen e Across the Universe, capace di risultare credibile e davvero divertente nel suo primo ruolo importante in una commedia.
Ancora una volta, fenomenale la strepitosa caratterizzazione bifronte di Patricia Clarkson, attrice assolutamente sottostimata, che meriterebbe un riconoscimento importante più che dovuto e meritato.
Molto ricercate (nonostante l'apparenza) le scenografie del grandissimo Santo Loquasto e veramente mozzafiato alcuni scorci di New York, che solo il regista americano è in grado di cogliere.
Cos'altro aggiungere? Che vale davvero la pena correre al cinema a vederlo: alcune battute valgono l'intero prezzo del biglietto.

Buon compleanno signora Fletcher!

Angela Lansbury, meglio nota come Jessica Fletcher, la "signora in giallo" di Murder, She Wrote, compie oggi 84 anni.
Tanti auguri, quindi, ad una delle più grandi caratteriste viventi, capace di interpretare più di 80 film e di creare il sopracitato personaggio cult, impersonato per 13 anni in una delle serie televisive più di successo nella storia del piccolo schermo.
La signora Lansbury è già stata capace di vincere 6 Golden Globe e di ottenere tre nomination all'Oscar, oltre agli altri innumerevoli riconoscimenti (anche teatrali) conquistati.
Happy Birthday, pertanto, alla più simpatica ed arguta signora del crimine!

13 ottobre 2009

Trailer: Bright Star

Anche se mancano ancora circa cinque mesi ai prossimi Academy Award, è giunto il momento di assaporare il primo assaggio di alcuni potenziali candidati.
Iniziamo con l'ultima fatica della grandissima regista neozelandese.

Regia: Jane Campion.
Con: Ben Whishaw, Abbie Cornish, Kerry Fox.
Note: dalla regista di uno dei film più intensi ed emozionanti degli ultimi 20 anni (Lezioni di piano), la storia d'amore tra lo sfortunato poeta John Keats e la sua musa.

Trailer: Up In The Air

Regia: Jason Reitman.
Con: George Clooney, Vera Farmiga, Melanie Lynskey.
Note: dal regista di "Thank You for Snoking" e "Juno" un nuovo attualissimo ritratto dei nostri tempi in chiave ironicamente agrodolce.

Trailer: A Single Man

Regia: Tom Ford.
Con: Colin Firth, Julianne Moore, Matthew Goode.
Note: dal fashion creator Tom Ford un'opera decisamente acclamata all'ultima Mostra del Cinema di Venezia.

Trailer: Nine

Regia: Rob Marshall.
Con: Daniel Day-Lewis, Penélope Cruz, Nicole Kidman.
Note: in aggiunta ai nomi monstre indicati sopra, credo basti citare Marion Cotillard, Sophia Loren, Judi Dench, Kate Hudson ed i nostri Elio Germano e Valerio Mastandrea...

Trailer: An Education

Regia: Lone Scherfig.
Con: Carey Mulligan, Peter Sarsgaard, Emma Thompson.
Note: sceneggiata da Nick Hornby, una pellicola in forte odore d'Oscar.

L'inaspettato successo italiano di Ice Age 3

I dati parlano chiaro: uscito il 28 agosto, L’era glaciale 3 - L’alba dei di­nosauri ha scalato velocissi­mamente le classifiche degli incassi italiani, piazzandosi sorprendentemente al terzo posto assoluto.
Dopo i 42 mi­lioni di euro (62 milioni di dollari) di Titanic e i 31 (46 in USD) de La vita è bella ecco il film d’animazione dello scoiattolo all’eterna ricerca della sua ghianda (insieme ai mastodonti Manny ed Ellie, al bradipo Sid e alla tigre Diego): con l’ul­timo weekend è arrivato alla somma di 29 milioni 402 mila euro d’in­casso (43 milioni 500mila USD). E tutti scommettono che la barriera dei 30 milioni sarà sicuramente raggiunta prima della sua definitiva uscita dagli schermi italiani.
La spiegazione di questo successo, parzialmente inaspettato, non sarebbe corretta se non svelas­simo l’«arma segreta» che il cartoon della Fox ha messo in campo, l’effetto 3D, le cui con­seguenze, se non sono ancora certe sul richiamo del pubbli­co, sono però certissime sui va­lori del botteghino. Perché un biglietto di una sala 3D co­sta mediamente il 30 per cen­to in più di un ingresso nor­male.
Peraltro, se le classifiche dei film fossero fatte (come in Francia) solo sulle presen­ze, L’era glaciale 3 con i suoi 4 milioni e 11 mila spettatori non sarebbe così in alto. At­tualmente sarebbe «solo» al dodicesimo posto, molto lontano dai 7 milioni e 921 mila di Titanic o i 5 milio­ni e 727 de La vita è bella.
Dal "Corriere della Sera" di oggi.