24 giugno 2011
Nuove regole anche per me!
Dopo averci pensato per diverso tempo, e dietro consiglio del mio amico Massimo (qui l'indirizzo del suo blog), ho deciso di sintetizzare il mio giudizio cinematografico sulle pellicole che recensisco con il celeberrimo metodo delle stellette.D'ora in poi, ma anche retroattivamente (a partire dal 1° ottobre 2010), tutti quelli che vorranno immediatamente sapere come la penso su un determinato film, potranno scorrere la recensione fino a trovare la classica fila di stellette secondo il seguente metro di giudizio (personale e insindacabile!):
0 stellette - indecente
1 stelletta - lasciate perdere
2 stellette - si può vedere o perdere, a voi la scelta
3 stellette - da vedere
4 stellette - imperdibile
5 stellette - capolavoro assoluto
Buona lettura!
16 giugno 2011
Nuove regole per gli Oscar
Un paio di giorni fa sono state annunciate dall'Academy of Motion Picture Arts and Sciences alcune novità relative al numero di pellicole considerate e nominate in tre categorie, tra cui la più importante, quella di Miglior Film.Da Film.it: "L'Academy ha modificato le regole per la selezione dei candidati alla categoria “Miglior Film”, con il risultato che, d'ora in poi, il numero di nomination potrebbe variare da cinque a dieci a seconda degli anni. Il numero sarà annunciato solo a gennaio, quando verranno svelate tutte le nomination. Una nomination per il Miglior Film dovrebbe essere indice di un merito straordinario – spiega il direttore esecutivo dell'Academy Bruce Davis – Se in un anno ci fossero solo otto film che meritano davvero l'onore, non dovremmo sentirci obbligati ad arrotondare il numero”. Sono state anche modificate alcune regole per l'ammissione alla categoria “Miglior Film d'Animazione”: ora, se in un anno uscissero da otto a dodici lungometraggi animati, i candidati potrebbero essere due o tre. Se invece ne uscissero fra tredici e quindici, le nomination potrebbero arrivare a quattro, e addirittura a cinque se i film fossero più di sedici. Infine, nella categoria degli “Effetti Speciali”, i candidati alla nomination saranno aumentati da sette a dieci. Il cambiamento è dovuto all'aumento delle nomination, da tre a cinque."
Ringraziando il mio amico Massimo e il suo post, che mi ha permesso di venire a conoscenza dell'annuncio di questo cambiamento che mi ero sinceramente perso, posso dire che in linea generale la decisione è opinabile (soprattutto quella del film d'animazione), ma il fatto che d'ora in poi non si saprà mai quanti film abbiano raggiunto il quorum (5% di primi posti nelle classifiche dei giurati) potrebbe aggiungere un minimo di verve a questa cerimonia alla disperata ricerca di nuovi stimoli...
09 giugno 2011
La versione di Barney (Barney's Version)
In occasione dell'uscita della sua autobiografia, che dovrebbe rivelare ciò che realmente successe all'amico Boogie (Scott Speedman), Barney Panofsky (Paul Giamatti) compie un viaggio a ritroso nel tempo ripensando ai tre matrimoni vissuti, all'onnipresente condizionamento etilico e a quel fatidico giorno in cui Boogie "scomparve".Dal famosissimo romanzo di Mordecai Richler (che peraltro non ho letto), l'attesa trasposizione per il grande schermo, diretta dal regista televisivo Richard J. Lewis e interpretata da un cast di primissimo ordine, aveva l'arduo compito di rendere la sottile e perfida ironia di un elaborato testo di oltre cinquecento pagine: a parer mio, impresa riuscita a metà, e principalmente grazie allo strepitoso cast. La sceneggiatura di Michael Konyves, infatti, scinde il film in due parti diametralmente opposte, con l'episodio di Boogie a far da spartiacque: il primo tempo decisamente frivolo e abbastanza divertente, in cui vengono scelti efficaci perni comici (Minnie Driver, brava, e Dustin Hoffman, meravigliosamente esilarante) ad alzare il tono di quella che sembra decisamente essere una commedia; la seconda tranche meditativa, malinconica e fortemente seriosa, in cui esplode il personaggio della terza moglie, l'amatissima Miriam (una strepitosa Rosamund Pike) e il nostro protagonista si avvia verso il crepuscolo della sua esistenza.
Questa marcata dualità del film è, a mio avviso, abbastanza spiazzante anche per lo spettatore più avvezzo ai cambi di direzione emotiva di una pellicola, e non giova all'equilibrio di un prodotto che alla fine, purtroppo, nonostante qualche riuscitissima battuta, viene ricordato molto di più per la prestazione degli attori, peraltro superlativi. A questo proposito, viene davvero da gridare allo scandalo per la mancata candidatura all'Oscar di Paul Giamatti, attore troppo spesso dimenticato perchè non particolarmente prestante, ma dotato di qualità recitative sopraffine.
In buona sostanza, un gran bell'adattamento dalla carta stampata, molto al di sopra della media d'essai degli ultimi cinque o sei anni.
Da vedere.
08 giugno 2011
Hereafter
Tre storie. Comune denominatore: il rapporto con la morte.Una reporter francese che la sperimenta per alcuni istanti durante lo tsunami thailandese.
Un sensitivo americano che cerca di far capire che il suo dono è in realtà una condanna.
Un ragazzino inglese che perde il gemello in un incidente stradale e non si rassegna.
Tre storie. Comune denominatore: la mancanza d'amore.
Tre vite che inevitabilmente finiranno per incrociarsi.
L'incommensurabile Clint Eastwood, dopo una serie quasi imbarazzante di titoli che senza esagerazioni meriterebbero l'epiteto di "masterpiece", sente forse più vicina una certa figura munita di falce e martello e, piuttosto a sorpresa, decide di cimentarsi con il soprannaturale. Il risultato? Un film dichiaratamente sperimentale, onesto, commovente, intelligente, forse non troppo audace ma sicuramente interessante. Lontano dai fasti dei sopracitati capolavori, ma infinitamente meglio realizzato della stragrande maggioranza dei (presunti) film d'autore contemporanei.
Piuttosto scostante negli episodi (molto ben realizzato quello francese, struggente quello inglese, un po' noiosetto quello americano), Hereafter ha il suo punto di forza nella pastosa fotografia di Tom Stern e nel cast, davvero notevolissimo: Cécile de France, attrice belga, ha un'intensità fuori dell'ordinario; Matt Damon, imbolsito e compassato, risulta più che credibile nel ruolo del sensitivo; i gemelli George e Frankie McLaren, dal dolente sguardo che smuove anche i sassi, sono, senza mezzi termini, strepitosi.
Qualche parola sulla sceneggiatura dell'osannatissimo Peter Morgan? Una gran prima stesura, ma a dirla tutta il fatto che si sia realmente trattato di una prima scrittura si percepisce tutto...
Ultima nota di merito agli strepitosi effetti speciali dello tsunami, che nulla, ma proprio nulla, hanno da invidiare a quelli dei fantakolossal hollywoodiani che proprio su di essi basano le loro alterne fortune al botteghino.
Ultima nota di demerito ai critici statunitensi che hanno bocciato senza appello un film dal sapore sicuramente molto più europeo, ma che i suddetti esperti a stelle e strisce non hanno assolutamente mostrato di voler capire.
Clint è comunque sempre Clint: non dimentichiamocelo.
Il truffacuori (L'arnacoeur)
Alex Lippi (Romain Duris) è un uomo che di professione manda all'aria relazioni di donne innamorate dell'uomo sbagliato. Insieme alla sorella Melanie (Julie Ferrier) e al marito Marc (François Damiens) viene pagato da clienti che vogliono porre fine a queste passioni problematiche. Ogni ingaggio riesce con successo fino a quando la troupe di Alex viene incaricata per una missione che si fa sempre più complicata: affiancare e conquistare l'introversa Juliette (Vanessa Paradis) in soli dieci giorni e mandare all'aria il suo imminente matrimonio. Ma la ragazza stavolta non lascia trasparire nessuna debolezza… (Sinossi da MyMovies.it)Interpretato dal Luca Argentero francese per fascino e simpatia, Il truffacuori è una commedia appena gradevole, molto sporadicamente divertente, sufficientemente interpretata, ma con un finale di quarta o quinta mano che lascia francamente a bocca aperta dallo sconforto. Non è ammissibile, a mio avviso, che da un incipit tutto sommato intrigante (ma troppo frettoloso) si passi, nel volgere di una ventina di minuti, alla più prevedibile, irritante e melensa love story immaginabile. E' però ancora più fastidioso che la rivista cinematografica per eccellenza di casa nostra, l'autorevole Ciak edito da Mondadori, affibbi a questa sciocchezzuola l'abnormità di quattro stelle su cinque: va bene il direzionamento critico "suggerito" dagli sponsor, ma così siamo veramente al servilismo più smaccato.
Cos'altro aggiungere? Che Duris è comunque simpatico e che la Paradis algida risulta piuttosto credibile: peccato che, come già detto, il secondo tempo ci faccia quasi rimpiangere i cinepanettoni di casa nostra.
Calma, calma, ho detto quasi...
07 giugno 2011
Kick-Ass
Dave Lizewski (Aaron Johnson) è un adolescente come tanti, magari un po' sfigato ma tutto sommato nella norma. Con un'idea fissa, però: perchè, con tutti i fumetti dedicati ai supereroi, nessuno ha mai avuto la concreta idea di diventarlo? A quel punto il buon Dave acquista una muta da sub sul web e decide di ergersi a paladino degli oppressi con lo pseudonimo di Kick-Ass, diventando una sorta di eroe grazie a un filmato pubblicato su YouTube. Tra mafiosi, uomini mascherati in cerca di vendetta, ragazzine terribili e l'immancabile nemesi, Dave alias Kick-Ass entrerà in un turbinio di avvenimenti decisamente molto più grandi della sua idea...Dal comic book di Mark Millar, dalla penna di Jane Goldman (adoro la sua chioma...) e dall'inventiva di Matthew Vaughn, uno scardinatissimo pulp d'azione semiseria che finalmente convince, partendo un po' lentamente ma riabilitandosi nella seconda parte, letteralmente strepitosa. Un po' Tarantino e un po' Scott Pilgrim, a metà tra lo spoof e lo splatter, Kick-Ass centra l'obiettivo del puro entertainment grazie all'intuizione, da parte di Vaughn, di non stravolgere il fumetto di Millar soprattutto nell'evolversi del personaggio di Dave, a cui viene concesso, a differenza della carta stampata, di fidanzarsi con l'amata Katie (Lyndsy Fonseca, già vista in Desperate Housewives).
Criticatissimo per il linguaggio e la violenza, la pellicola ha invece in questi due aspetti i suoi punti di forza, esplicitati dalla più che letale Hit-Girl (una strepitosa Chloe Moretz) e da un Nicolas Cage a cui l'espressione catatonica una volta tanto giova.
Bellissima anche la sciroccata soundtrack, che spazia dai Prodigy a Ennio Morricone e assolutamente originale l'approccio agli effetti visivi: quasi volutamente caserecci quelli "speciali", decisamente favolosi quelli incentrati su duelli e combattimenti.
Un prodotto da non perdere, che fortunatamente, dopo un anno di peripezie distributive, è approdato nelle nostre sale con un doppiaggio lievissimamente edulcorato ma che nulla toglie all'arguta screenplay.
Iscriviti a:
Post (Atom)
