15 marzo 2011

Quando l'Oscar tocca il fondo...

"And the Oscar goes to..." Quante volte ho sentito questa frase sperando fosse seguita da un determinato nome... Tante, troppe volte, invece, questo nome non corrispondeva al mio favorito: da quel momento invettive e improperi si abbattevano contro il reale significato di un premio che nel corso degli anni sembrerebbe davvero aver perso la "sacralità" di cui un tempo era rivestito.
Una delle questioni più dibattute con tutti i miei amici (i cinefili Fabio e Massimo in testa), infatti, è e sarà sempre la meritocrazia legata all'assegnazione della statuetta per eccellenza. Accese discussioni che la maggior parte delle volte finivano in una sorta di armistizio, ma che occasionalmente si trasformavano in furiosi alterchi, come se fossimo noi stessi ad aver perso il premio a vantaggio di una sciacquetta (a parer nostro, ovviamente) di attore o attrice.
Nei casi più eclatanti, poi, ci si infervorava addirittura per le colonne sonore, gli effetti speciali o la canzone, senza cedere di un millimetro...
Negli ultimi anni, stante la (presunta) maturità raggiunta in diversi ambiti, la razionalità sta prendendo il sopravvento, ma le frecciatine e il sarcasmo non mancano di certo.
Tutto questo lungo preambolo per dire che, approfittando del MIO spazio web, posso finalmente scrivere nero su bianco (anzi, bianco su nero...) quelli che sono stati i più incredibili, disgustosi, vergognosi, scandalosi, mefitici Oscar a cui ho avuto la (s)fortuna di assistere. Prevalentemente si tratta di attori/attrici, senza però snobbare le altre categorie, che hanno anch'esse subìto, negli anni, autentiche perle di ingiustizia.
Iniziamo quindi, a ritroso, scegliendo le venti nefandezze più smaccatamente evidenti (NB: in questa personalissima classifica ho tenuto in considerazione le edizioni degli Academy Award a partire dal 1985, cioè da quando li seguo attivamente).

20) Juliette Binoche - 1997. Ok, ok, ne Il paziente inglese era forse l'unica cosa realmente degna del film, però quello era l'anno della mitica Lauren Bacall, sempre snobbata dall'Academy. Oltre al danno di una carriera senza Oscar, nel 1997 si aggiunse pure la beffa.

19) Chicago - 2003. Bel musical, bravissimi interpreti, canzoni trascinanti: un cocktail scintillante. Un unico problema: quell'anno era nominato The Hours, che vinse solo con Nicole Kidman. Troppo poco. E troppi i sei Oscar alla pellicola di Rob Marshall, che non a caso non vinse come Miglior Regista.

18) Tom Hanks - 1994. Applausi a profusione e standing ovation al buon Tom, interprete di un avvocato gay affetto da AIDS in Philadelphia. Uno degli Oscar più celebrati in assoluto: a parer mio, uno dei più ipocriti e fasulli, con l'aggravante di una scena (entrata scandalosamente nell'immaginario collettivo), quella del malato che canta sulle note della Callas, che scivola quasi subito nel ridicolo involontario e trasforma Hanks in una macchietta senza arte né parte.

17) A Beautiful Mind - 2002. In quello stesso anno concorrevano al titolo di miglior film La compagnia dell'anello (il primo capitolo de Il signore degli anelli) e Moulin Rouge!. Con tutta la buona volontà, neanche con i più arzigogolati voli pindarici il film di Ron Howard può essere considerato meritevole dell'Oscar rispetto a entrambe le pellicole sopracitate.

16) A spasso con Daisy - 1990. Con tutto il rispetto per la compianta, splendida Jessica Tandy, non ho mai capito tutto il clamore che questo film ha suscitato: a mio avviso, non è altro che una furbissima pellicola di dubbio valore artistico, peraltro interpretata da due grandissimi caratteristi. E poi quell'anno tra i candidati era presente un certo film dal titolo "L'attimo fuggente"...

15) Film in lingua straniera - 2002. Troppo geniale e troppo avanti per i giurati dell'Academy, l'indimenticato Amélie riuscì nell'incredibile impresa di NON vincere l'Oscar: fu premiato invece No Man's Land, discreto film di Denis Tanovic che parlava della guerra nell'ex-Jugoslavia. Dopo l'11 settembre 2001, il tema della fratellanza in ambito bellico fu troppo forte, a scapito della genialità cinematografica della pellicola francese.

14) The Hurt Locker - 2010. Bel film, diretto con piglio sicuro dalla prima regista donna a vincere la statuetta (Kathryn Bigelow), ma, a mio modesto parere, una pellicola come tante altre del genere. Un anno che personalmente ricorderò per l'ennesimo sgarbo a Quentin Tarantino (che aveva il film artisticamente più originale, Bastardi senza gloria) e per la tardiva crociata contro Avatar, film dalla sceneggiatura stramasticata ma tecnicamente rivoluzionario, visivamente unico e tuttora insuperato.

13) Canzoni originali e colonne sonore - 1990-2011. I protagonisti assoluti degli scempi musicali sono stati, nell'arco di circa vent'anni, i mitici composer Alan Menken e Randy Newman. Il primo è stato capace di vincere, nell'arco di sole sette edizioni (dal 1990 al 1996), la MOSTRUOSITA' di 8 STATUETTE sconfiggendo con le sue partiture e canzoncine alla melassa nomi del calibro di John Barry, John Williams, Jerry Goldsmith, James Horner, George Fenton e James Newton Howard, cioè, in poche parole, la STORIA della musica da film; poi, fortunatamente, ha deciso di dedicarsi quasi completamente al teatro. Il secondo di Oscar ne ha vinti solo due, ma con due canzoni di rara e incomparabile bruttezza, soprattutto l'oscenità di quest'anno. A questo punto non ci resta che sperare che il buon Newman raggiunga il signor Menken a Broadway...

12) Sandra Bullock - 2010. E' vero, lo ammetto, Sandra Bullock è carina, divertente, ironica, simpatica e con un viso adorabile: ma se anche la signora Bullock, secondo l'Academy, ha meritato di vincere l'Oscar, fino a che punto potremo estendere i limiti inferiori della recitazione in futuro? Suvvia, non venitemi a dire che Sandra in The Blind Side (filmetto senza pretese che scivola via come un sorso d'acqua di fonte) era meritoria di tal riconoscimento... Poi, scusate, vi siete accorti che nella cinquina delle attrici candidate c'era Meryl Streep (SEDICESIMA nomination), che in Julie & Julia sciorinava una prestazione di inaudita bravura? Vogliamo cercare di piantarla di premiare il fenomeno mediatico del momento a scapito dell'ARTE??? Vogliamo dare questo benedettissimo terzo Oscar alla più grande attrice degli ultimi trent'anni???

11) Nicolas Cage - 1997. Non ridete, per favore. Giuro e spergiuro che è tutto vero. Quel bietolone monoespressivo e dallo sguardo più catatonico del grande schermo è riuscito, grazie a non so quali sotterranei e più che proibiti giochi di potere, a vincere l'Oscar per un discreto film di Mike Figgis dal titolo "Via da Las Vegas", in cui il dromedario interpretava il ruolo di un cirrotico all'ultimo stadio. Non credo di dover aggiungere altro, ma vorrei solo rincarare la dose aggiungendo due candidati "a caso" della cinquina di quell'anno per il miglior attore: Sean Penn per Dead Man Walking e Anthony Hopkins per Nixon...

10) Colonna sonora - 1989. Dave Grusin è un compositore che personalmente adoro: tra le altre, ha composto una delle più struggenti e sempiterne partiture di tutti i tempi, "Sul lago dorato". Nel 1989, però, il signor Grusin si rese protagonista di uno degli scandali più grossi della storia degli Oscar a livello musicale, vincendo il premio con la sua più brutta e dozzinale composizione, Milagro. Perchè tanto scalpore? Leggete le altre quattro soundtrack candidate: John Williams per Turista per caso, Maurice Jarre per Gorilla nella nebbia, Hans Zimmer per Rain Man e soprattutto George Fenton per Le relazioni pericolose. Non aggiungo altro.

9) Hilary Swank - 2005. So già che le prossime parole che scriverò potranno risultare scioccanti per molte persone, ma, avendole ponderate per più di sei anni, ho raggiunto profonda convinzione in quello che sto per scrivere. Innanzitutto, a mio avviso, Million Dollar Baby di Clint Eastwood è un film sopravvalutato: avvincente, sanguigno, poderoso, ma non così profondo come (quasi) tutti hanno scritto, e soprattutto con una prestazione attoriale, quella della Swank, molto lontana dalla mia concezione di abilità recitativa. La Swank infatti, a differenza di Boys Don't Cry in cui era intensissima, in questa pellicola ha anteposto le emozioni fisiche a quelle interiori, risultando in diverse scene snaturata e parzialmente disorientata. Anche la sua espressività sembrava quasi cristallizzata, come se non riuscisse a trasmettere adeguatamente quello che provava il suo personaggio. In definitiva, se nel 2000 l'Oscar assegnatole poteva starci, quello di quest'edizione, a parer mio, è stato figlio dell'ennesimo upset generato dalla travolgente onda del film. Perchè davvero non esiste al mondo che la signora Hilary Swank, buona caratterista americana, abbia già vinto DUE Oscar, e Annette Bening, una delle più grandi interpreti del nostro tempo e candidata proprio nel 2005 per La diva Julia, nessuno. Non esiste, e basta.

8) Il paziente inglese - 1997. Dodici nomination e NOVE Oscar a una delle più insensate e apocalitticamente noiose bordate nei maroni (oops!) mai concepite nell'era del cinema moderno: nient'altro che un'accozzaglia di musi lunghi, paesaggi da cartolina, scene madri, pianti isterici e struggenti addii. Un mix letale che, visto una volta, non merita una seconda visione nemmeno se remunerati per farlo. Complimenti ai convincenti metodi persuasori del signor Weinstein e della sua Miramax, ma ancor di più ai giurati dell'Academy che si sono fatti abbindolare (o narcotizzare?) dal "fascino" soporifero di quest'insulto alla decenza cinematografica.

7) Colonna sonora - 1987. La penultima, quindi non la più grave, delle nefandezze compiute in ambito musicale avvenne ben ventiquattro anni fa. Internazionalmente acclamata come la più sentita, la più aderente al tema, la più maestosa partitura del Maestro Ennio Morricone, Mission si apprestava a vincere la statuetta portando finalmente al trionfo il compositore italiano. Tra la sorpresa generale e lo sgomento dei commentatori di casa nostra, fu invece premiato Herbie Hancock e le sue dozzinali rivisitazioni jazz di Round Midnight: fu davvero uno shock, per non usare altri termini sicuramente più offensivi nei confronti dell'Academy. Tuttora rimane uno degli Oscar più misteriosamente assegnati: non a caso, vent'anni dopo, per il suo genio ma anche (e forse soprattutto ) per tutti i torti subiti, al Maestro venne riconosciuto il premio alla carriera. Troppo tardi, il danno (per non usare il plurale) era già stato compiuto.

6) Jodie Foster - 1989. Inchiniamo il capo di fronte alla grandissima protagonista de Il silenzio degli innocenti (Oscar meritatissimo) e di Taxi Driver (nomination). In mezzo a questi due film, però, si piazza come una staffilata in pieno petto il docudrama sul tema dello stupro per cui la pur brava Jodie vinse la statuetta in quest'edizione. Sotto accusa è infatti un film retorico, moralista, piuttosto prevedibile nel suo evolversi e niente affatto appassionante, e in questo contesto la Foster si limitò a mostrare il suo viso tumefatto con espressioni ricolme di odio e disperazione oppure a simulare urla e strepiti: una recitazione totalmente sopra le righe e talmente studiata ad arte per piacere all'Academy che... ci riuscì. Glenn Close, monumentale ne Le relazioni pericolose, e Sigourney Weaver, strepitosa in Gorilla nella nebbia, restarono a mani vuote. Ancora una volta la settima arte più pura ed autentica era stata sconfitta dal sensazionalismo.

5) Cher - 1988. La seconda, gravissima ingiustizia (la prima in ordine cronologico) patita dalla splendida Glenn Close accadde esattamente un anno prima di quella appena descritta. Questa volta, però, chi perpetrò il danno non credo sia nemmeno paragonabile alla caratura recitativa della Foster: la mitica cantante Cher, botulimica ed eccentrica caratterista che le strappò la statuetta grazie a un filmaccio di terz'ordine (l'ultra-sopravvalutato Stregata dalla luna) e a non so quale altra buona stella. La Close, in Attrazione Fatale, era infatti talmente credibile e intensa che nessuno avrebbe mai potuto solo azzardare una sua eventuale sconfitta: eppure, successe. Sapete cosa mi ricordo di Cher nell'ambito di quel film? La finta ricrescita grigia dei suoi capelli e l'ancor più finto aspetto trasandato che la signora del bisturi avrebbe dovuto mostrare all'audience: tutto talmente fasullo che l'Academy decise di premiare questo ridicolo tentativo da parte della cantante di recitare la parte di una "normale" donna italo-americana. Complimenti, e avanti così...

4) Marisa Tomei - 1993. Nominata ai Razzie Award (il contro-Oscar) nel 1992 in qualità di peggior attrice non protagonista e neanche considerata ai Golden Globe l'anno seguente, il nome della sconosciuta Marisa Tomei, attriciattola di origine italiana, saltò fuori solo in occasione delle nomination al premio più importante, piuttosto a sorpresa. Le sue avversarie non ammettevano discussione alcuna e dovevano suscitarle mastodontici timori reverenziali: l'australiana Judy Davis in Mariti e mogli, e le inglesi Joan Plowright (Un incantevole aprile), Vanessa Redgrave (Casa Howard) e Miranda Richardson (Damage - Il danno). La freschezza della ruspante Marisa, interprete di una svalvolata ragazza in Mio cugino Vincenzo, però piacque a tal punto che l'Academy decise addirittura di eleggerla Miglior Attrice Non Protagonista dell'anno. Cosa??? Stiamo scherzando, vero??? Non può essere che un errore di stampa, giusto??? Eppure no. E' tutto vero. Uno degli Oscar più ridicoli della storia era appena stato assegnato: scioccante, incredibile, inaudito. Per carità, la Tomei era simpatica e strappava qualche risata nel suo ruolo, ma avete letto bene i nomi delle altre attrici e relativi film per cui erano candidate??? Non ci sono davvero altre parole o spiegazioni da addurre. Il fondo del barile, FINO A QUEL MOMENTO, era stato toccato...

3) Colonna sonora - 1994. Tra i cinque film candidati c'era l'indimenticabile Lezioni di piano. Magari qualcuno potrà non ricordare il nome dell'attrice protagonista, della regista o il luogo in cui era ambientato, ma TUTTI credo si ricordino lo struggente, magnifico, trascinantissimo tema musicale ad opera di Michael Nyman. Ebbene, che ci crediate o no, la colonna sonora della pellicola, una delle più belle partiture cinematografiche DI TUTTI I TEMPI, non solo non vinse l'Oscar, ma, udite udite, NON FU NEMMENO CANDIDATA. Francamente, stento a trovare le parole per definire un simile scempio, che a mio avviso rimane tuttora inspiegabile e inspiegato. Questi sono i casi in cui verrebbe veramente da pensare che c'è qualcosa di molto più grande dell'Academy che muove i fili: non è infatti ammissibile una "dimenticanza" del genere. Vergogna, vergogna, vergogna.

2) Helen Hunt - 1998. Quattro attrici inglesi che vado ad elencare: Helena Bonham Carter (nel non memorabile Le ali dell'amore), la brava Julie Christie nel discreto Afterglow, la strepitosa Kate Winslet nel film dei film Titanic e l'ULTRATERRENA Dame Judi Dench (che casualmente l'anno dopo vinse l'Oscar come non protagonista per Shakespeare in Love recitando la bellezza di otto minuti nel film... E poi non venitemi a dire che l'Oscar non utilizza in modo ignobile l'arma del risarcimento) nel magnifico La mia regina. Eppure, a vincere è stata l'UNICA attrice americana (toh, che strano) candidata per una delle più sopravvalutate dramedy degli ultimi vent'anni: Qualcosa è cambiato. Detto ciò, posso dire che la Hunt il suo ruolo lo interpretava con garbo e mestiere: peccato che il livello da lei raggiunto fosse quello che le altre quattro attrici candidate avevano a loro volta raggiunto attorno ai dodici anni nelle recite parrocchiali. Chi si ricorda il nome Helen Hunt? E chi si ricorda cosa ha fatto? Per chi fosse dubbioso, la signora Hunt è stata ed è un'attrice prevalentemente televisiva che quasi tutti ricordano nel film d'azione Twister: però nel 1998, e nessuno mi convincerà mai del contrario, fu insignita del premio Oscar SOLO ED ESCLUSIVAMENTE grazie alla cittadinanza scritta sul suo passaporto. L'Academy Award più scandaloso della (mia) storia a livello recitativo.

1) Crash - 2006. Alzi la mano chi si ricorda questo film diretto da Paul Haggis, ruffiana scopiazzatura di una qualsiasi pellicola corale diretta dal grandissimo Robert Altman. Eh già, quasi nessuno. Il motivo? Molto semplice: il vincitore DOVEVA essere Brokeback Mountain. Era tutto pronto per il primo coraggioso sdoganamento hollywoodiano verso una storia d'amore gay. Invece, dalla bocca di Jack Nicholson è uscito uno spiazzante "Crash", che ha colto l'audience totalmente di sorpresa. Io personalmente non credevo alle mie orecchie. Non credevo possibile che i membri dell'Academy potessero rivelarsi così repressi, bigotti, omofobici, moralisti e trascendere il valore stesso dell'arte a causa di uno "scomodo" rapporto omosessuale tra due cowboy. Invece così fu. Bravi. Agendo in tal modo, avete contribuito a creare il più incredibile danno mai perpetrato alla settima arte nell'ambito dei riconoscimenti cinematografici. Complimenti. E vergogna. Mentre tutti (o quasi) hanno immediatamente dimenticato tale Crash, nessuno dimenticherà mai, cari membri dell'Academy, quello che siete riusciti a fare voi. Ancora e sempre, vergogna.

5 commenti:

MaRi ha detto...

il TUO spazio web!!!! :))))))))))))))))

Massimo ha detto...

Due cosette:

1) condivido con Marisa...

2) non mi metto a commentare perche' non mi basterebbe lo spazio...

Vittorio Guasti ha detto...

Per Massimo: ma infatti il tuo commento sarebbe del tutto superfluo, dato che ribadiresti quello che mi vai dicendo da vent'anni!!! Piuttosto utilizza il TUO spazio web per fare una cosa simile: mi incuriosirebbe moltissimo leggere la tua classifica!
Tieni però presente che io ci ho impiegato TANTISSIMO tempo, quindi devi veramente averne voglia...

Milo ha detto...

D'accordissimo su tutto tranne Nicolas Cage.. è vero è un cane ma Via da Las Vegas è un capolavoro

Vittorio Guasti ha detto...

Beh innanzitutto mi fa davvero piacere (e un po' mi sorprende) che tu, Milo, sia d'accordo su tutto!!!
Comunque ti posso dare atto che Via da Las Vegas possa essere più che un discreto film, ma personalmente non me la sentirei proprio di chiamarlo capolavoro...
Cmq grazie ancora del tuo commento!