Raperonzolo, o meglio Rapunzel, non doveva nascere, troppo male stava la madre Regina durante le doglie. Fortunatamente però i soldati sguinzagliati dal padre Re in tutto il regno avevano trovato il fiore dai poteri taumaturgici sbocciato da una goccia di sole caduta sulla Terra, e l'infuso con esso realizzato la curò. Nacque così una bambina dalla folta chioma che ereditò i poteri della pianta che l'aveva aiutata a nascere. Quello che i regnanti non sapevano era che il fiore era stato fino a quel momento usato da una donna malvagia, la quale da centinaia d'anni se ne serviva per tornare giovane ad ogni segno d'invecchiamento. Proprio lei, non rassegnata ad invecchiare senza il potere del fiore, rapì Rapunzel e la chiuse in un torre nascosta nel bosco, luogo conosciuto solo a lei, in cui poter evocare indisturbata e ad ogni esigenza il potere ringiovanente dei capelli della bimba. Il giorno del suo diciottesimo compleanno però Rapunzel decide che è ora di smettere di seguire i consigli di quella che crede essere sua madre e di lasciare la torre per andare a vedere il mondo, in compagnia di un ladruncolo (Flynn Ryder) casualmente capitato nella sua gabbia dorata.Il cinquantesimo cartone animato di casa Disney, ispirato molto liberamente alla fiaba dei fratelli Grimm e realizzato con il decisivo apporto di alcune menti della Pixar (tra cui il vate John Lasseter), centra finalmente il bersaglio dell'entertainment puro e si può tranquillamente definire come decisamente gradevole e splendidamente realizzato.
Era davvero ora.
Dopo una serie imbarazzante di prodottucoli spacciati per "classici" (tra cui il noiosissimo e francamente invedibile La principessa e il ranocchio), Rapunzel coglie infatti nel segno: diverte, emoziona, commuove. Dal bello script ai simpaticissimi personaggi, il cartoon non ha un momento di pausa, riuscendo persino nell'intento di rendere piacevoli gli intermezzi canori. Alcuni character, poi, sono indimenticabili: il camaleonte, più pacato e riflessivo, e il cavallo Maximus, più focoso e passionale, strappano più di una risata, mentre i protagonisti Rapunzel e Flynn non sono semplici caricature ma autentici esseri "viventi" dotati di "reale" trasporto emotivo. La cattivissima madre Gothel, poi, è un capolavoro: alcuni primi piani sui suoi sguardi sono davvero strabilianti e da soli interpretano, e bene, l'intera scena.
Eh sì, tecnicamente i duecentosessanta milioni di dollari spesi sono stati ben impiegati, anche se si fatica a credere che il film possa essere costato così tanto, e soprattutto non aver soddisfatto i produttori al botteghino (in totale poco più di 310 milioni di dollari worldwide): una volta tanto, se posso permettermi, una nota di critica la indirizzerei ai titolisti d'oltreoceano che, anzichè chiamare il film come in quasi tutti i paesi europei, hanno scelto il discutibile "Tangled" (intrecciato) per un presunto doppio senso a mio parere del tutto inutile in una fiaba come questa. Ah, e poi bocche cucite sull'orrenda locandina scelta: a mio avviso, un piatto di spaghetti con due visi al centro...
Comunque fortunatamente tutto ciò non ha inficiato il valore artistico della pellicola, assolutamente da non perdere per gli amanti (e non) del genere.
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