29 ottobre 2008

Solo un padre

La vita di Carlo (Luca Argentero), dermatologo trentenne, è sempre stata perfetta: genitori premurosi, una carriera avviata, buoni amici. Un’esistenza “regolare” la sua, quasi ovattata, con poco spazio per i sentimenti. Ma un evento improvviso la sconvolgerà e Carlo si troverà solo ad accudire sua figlia Sofia, una bimba di dieci mesi capace di assorbire tutte le sue energie fisiche e mentali e di far vacillare ogni sua certezza. Per questo ragazzo padre – inesperto e apprensivo – non sembra esserci spazio per nient’altro. Almeno fino a quando non incontrerà Camille (Diane Fleri), una giovane ricercatrice francese. Di fronte alla sua solarità e ai suoi modi appassionati e incerti, Carlo si sentirà rinascere. E, a poco a poco, comincerà anche a capire il senso profondo dell’essere padre.
In poche parole, il sunto di un film in apparenza convenzionale, in realtà godibile, divertente e sicuramente interessante, più che altro per il tanto sospirato sdoganamento di Luca Argentero in quanto attore di spessore.
Bravi anche i comprimari (Fleri e Fabio Troiano in testa, quest'ultimo decisamente sottosfruttato nel panorama cinematografico di casa nostra), ben scritta la sceneggiatura (anche se un po' ridondante nel pre-finale) e splendida la fotografia di Manfredo Archinto, che ci restituisce un'immagine di Torino a metà tra l'alienante e l'affascinante.
Nelle sale tra circa un mese, Solo un padre è una boccata d'ossigeno nel saturato panorama italiano, in cui (troppo) pochi caratteristi interpretano troppi ruoli nei (troppi) soliti film.

06 ottobre 2008

Penelope

Per via di una maledizione che grava sulla sua famiglia, Penelope nasce con un terribile difetto fisico sul suo dolcissimo viso. Tutti quelli che la vedono scappano spaventati alla vista di quello che considerano un mostro, e solo l'incontro di un "imprecisato" amore della sua stessa specie (Penelope è di sangue nobile) potrà finalmente liberarla dalla maledizione che si porta dietro...
Trama risaputa e un po' iettatoria, ma risultato assolutamente godibile per quest'opera prima di Mark Palansky, bravo nell'evitare le trappole della melassa e nel gestire un cast davvero eterogeneo: l'ex-ribelle Christina Ricci, a metà tra Casper e La famiglia Addams; il talento emergente James McAvoy; il premio Oscar Reese Witherspoon e la scatenata, irresistibile caratterista Catherine O'Hara (fenomenale in Beetle Juice).
Brava anche la sceneggiatrice Leslie Caveny, che, pur non architettando un plot interessantissimo, riesce a sorprendere con un finale diverso dalle "solite" fiabe ricolme di sorrisi, principi e insopportabili animaletti.
Ancora una volta, da fucilazione l'atteggiamento della distribuzione di casa nostra: completamente snobbata, la pellicola è uscita direttamente in DVD pochi giorni fa, nel generale anonimato.
Chiudo con un sagace pensiero di Beth Accomando, blogger di Cinema Junkie, con il quale concordo al 100%: "Penelope is adorable and easy to watch thanks to the charms of its leads Ricci and McAvoy. But it's too much a mainstream Hollywood product and not enough of a spunky indie spirit to really win audiencces over. One of the tag lines for the film is "What makes us different makes us beautiful." But in the end the problem with the film is that it doesn't really believe that. Differences are okay if they are on the inside. But differences on the outside - especially if they make you unattractive - really aren't acceptable. Just as the movie version of William Steig's Shrek made the ogres into a cute kind of ugly, Penelope isn't really willing to give us a true ugly duckling and it definitely doesn't want to embrace an ugly duckling that stays ugly."
Comunque, da vedere.

Lezioni di cioccolato

Sciocchezzuola (o pastiche, come direbbe qualche "scritico") pseudo-moralista made in Italy, Lezioni di cioccolato è un prodotto che non convince, non diverte, non decolla.
Retto sulla dubbia espressività di Luca Argentero (altro bello senz'anima?), il film descrive le vicende di Mattia, cinico imprenditore edile umbro votato alla fede del "risparmio come massimo guadagno". Dopo aver rinunciato a costruire i ponteggi di sicurezza per il suo cantiere, si ritrova improvvisamente a far fronte ai ricatti di Kamal, uno sfortunato operaio egiziano caduto da un tetto e costretto al gesso dalla vita in su. Ragione del ricatto, un concorso da cioccolataio da frequentare sotto mentite spoglie – quelle di Kamal appunto, impossibilitato a partecipare – in cambio di una non denuncia per le condizioni disumane del cantiere...
Sgangherato, semplicistico nelle varie denunce (immigrazione selvaggia, razzismo, clandestinità, sfruttamento), sbagliato nel cast e svogliato nella regia: da vedere, se capita, in televisione.
Ma proprio se capita.

04 ottobre 2008

Mamma Mia!

Per la prima volta cito integralmente la sapiente critica del web-recensore a mio avviso più affine ai gusti del sottoscritto, Andrea D'Addio dal sito FilmUp.com: "La versione cinematografica di uno dei musical recenti di maggior successo (nato nel 1999 a Londra, ha già superato per numero di repliche a Broadway un mostro sacro come "Tutti assieme appassionatamente") attira prima di tutto per la sua protagonista, Meryl Streep. Che sia una delle più grandi attrici della storia del cinema era fuor di dubbio, ma che si calasse nel ruolo di una mamma che canta e saltella come una dodicenne su di un letto, era difficile immaginarlo. E’ proprio questa però la grandezza della due volte premio Oscar: il riuscire a rendere credibile e sempre adeguato qualsiasi personaggio che si trovi ad interpretare. Una forza che di riflesso si spande su tutto questo film. La storia è presto detta: la giovane Anna, vissuta in Grecia da quando la mamma americana ha deciso di stabilirsi in un’isoletta a gestire una pensione, non sa chi sia il proprio padre. Per il suo matrimonio invita così i tre partner che la mamma ebbe venti anni prima, esattamente quando fu concepita, per conoscerli e capire di chi sia figlia. L’intrigo familiare diventa ben presto il pretesto per mettere in bocca a tutti i personaggi diversi grandissimi successi degli Abba. Messe una dietro l’altra, le canzoni della celebre band svedese diventano così il filo narrante di una vicenda leggera e allegra. Certo, è un film costruito per "piacere": le immagini della Grecia sullo sfondo sono ricalcate sul classico approccio americano alla cultura mediterranea, quello che divide i villici in pescatori e massaie e ogni volta che inquadra il mare si preoccupa di fotografare una cartolina che faccia venire voglia di prendere il primo aereo e partire, ma la palese autoironia alla base smorza un pò questa critica. Si può così soprassedere sui rallenti dei corpi scultorei dei giovani isolani al tramonto o su qualche altra scelta semi-trash che in un altro contesto sarebbero ingiustificabili. Dal personaggio della Streep a quello dei suoi ex tre spasimanti, tutti giocano il proprio ruolo quasi sorridendo allo spettatore (al quale si rivolgono direttamente nei titoli di coda) proprio come se si stesse a teatro.Il cast ben nutrito ed i begli arrangiamenti delle canzoni degli Abba riescono ad espandere quell’atmosfera di festa, che al di là dei limiti, non si può che apprezzare."