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29 marzo 2012

My Oscar moments: PRIMO POSTO

ROBERTO BENIGNI
LA VITA E' BELLA (1999)
FILM IN LINGUA STRANIERA
ATTORE PROTAGONISTA

Fonte: llaurenti, utente DailyMotion

Alzi la mano chi non si è commosso, anche solo con una lacrimuccia, alla visione della Sofia (o Sophia) nazionale che urla "Robbberto!" annunciando il vincitore del Miglior Film in Lingua Straniera, il 21 marzo del 1999.
Ritengo che quei pochi minuti, rimbalzati su tutte le emittenti a macchia d'olio (che hanno tra le altre cose generato documentari e speciali), abbiano riempito d'orgoglio ogni singolo cittadino italiano, ovunque e al di là di ogni retorica. L'abbraccio tra Sofia (napoletana doc) e Roberto (toscanaccio altrettanto doc), caldo, sincero, affettuoso, è stata, diciamolo, una sferzata a tutte le differenze, i pregiudizi e le discriminazioni. Per un attimo ci siamo davvero sentiti tutti vincitori, presenti sul palco, partecipanti in prima persona a una peraltro storica affermazione hollywoodiana di tutta la settima arte di casa nostra.
Sinceramente, non mi stanco mai di rivedere il suddetto filmato: e, in ogni singola occasione, un paio di lacrime scendono spontaneamente. E' vero, questo premio era annunciatissimo, ma la naturalezza un po' naïf della Loren, mixata con la strabordante esuberanza di Benigni (non a caso, e forse un po' a sorpresa, votata dagli americani un paio d'anni fa come Oscar Favorite Moment di ogni epoca) che cammina sulle sedie della platea, lo hanno trasformato in un evento eccezionale. A conti fatti, posso dire di essere più che orgoglioso di aver assistito a un momento storico dell'arte cinematografica (e non) italiana.


Momento che è proseguito con un secondo Oscar per Benigni (il terzo per La vita è bella), quello del Miglior Attore, sorprendente ma non troppo (Roberto aveva appena vinto il SAG Award); l'attore toscano salì sul palco e fece letteralmente esplodere l'audience con un esilarante esordio di speech: "I think this is a terrible mistake because I used up all my English!".
Insomma, un trionfo. Sotto tutti i punti di vista.
E pensare che, udite udite, a me il film di Benigni non interessava. Non avendo apprezzato appieno nessuna delle sue precedenti pellicole, temevo l'ennesimo film sull'Olocausto reinterpretato senza gusto e in modo pecoreccio da un artista di casa nostra. Fu il mio amico Massimo, residente negli USA da poco più di un anno (giusto, Massimo?), che mi spinse con inconsueta veemenza, ritenendolo un assoluto capolavoro. Ovviamente pensai che si fosse già fatto abbindolare dai giudizi d'oltreoceano, dove il film stava ottenendo un successo senza precedenti per un prodotto sottotitolato.
Alla fine cedetti, incalzato dal mio caro amico e ulteriormente "costretto" dal fatto che il film avesse ottenuto sette nomination agli Academy Award (l'imperativo, in occasione della visione della cerimonia live, è quello di aver visto tutte le pellicole candidate), ma, devo confessarlo, lo feci controvoglia l'ultimo giorno disponibile, cioè proprio domenica 21 marzo. Vidi dapprima La sottile linea rossa di Malick in matinée, per poi chiudere con La vita è bella allo spettacolo preserale: fu una visione folgorante, in cui più volte persi completamente il controllo di me stesso; in occasione della scena finale, poi, il crollo, protrattosi ai titoli di coda, durante i quali fui soccorso da due attempate signore ultrasettantenni che mi offrirono un kleenex, impietosite dai miei continui e incontrollati singhiozzii.
In macchina verso casa, annientato dalla potenza emotiva di questo capolavoro, mi augurai che dagli Stati Uniti arrivasse qualche sorpresa nel corso della lunga nottata. Arrivarono. E fu la consacrazione per un artista che continuo a non apprezzare nella sua totalità ma che ritengo una delle persone più intelligenti dell'etere (e non). E La vita è bella è, senza dubbi di sorta, uno dei più incredibili colpi di genio che la cinematografia italiana abbia mai portato alla luce.

27 marzo 2012

My Oscar moments: secondo posto

Meryl Streep
The Iron Lady (2012)
Attrice protagonista


Esattamente un mese fa, ero fuori di me: la sola e unica Meryl Streep vinceva il suo terzo Oscar, contro ogni aspettativa e qualsiasi pronostico. Ho già scritto di tutto e ancor di più sulla fatidica serata e sulle fortissime emozioni provate, pertanto mi limiterei a un ulteriore aneddoto.
Negli ultimi vent'anni o più, salvo pochissime eccezioni, l'attore protagonista che vince l'Oscar lo consegna l'anno successivo all'attrice (stessa cosa, ovviamente, a parti invertite): quello che faccio io, in maniera del tutto priva di senso, è una sorta di prova, immaginando come suonerebbero in bocca al presentatore i nominativi delle cinque candidate. Lo so, è totalmente meaningless, ma ognuno avrà pur le sue fissazioni...
Quest'anno, ovviamente sapendo che sarebbe stato Colin Firth a consegnare l'Oscar, dopo diverse "simulazioni" ho deciso, limitatamente a quest'idiozia, che no, il nome di Viola Davis non sarebbe potuto uscire dalla sua bocca: quello di Meryl, associato all'interpretazione di una figura iconica degli anni ottanta, per giunta britannica come Firth, era il nome giusto. E suonava divinamente...
Fa ridere, vero? In effetti sì, ma questi giochetti a volte servono a tener viva la speranza, che per quanto riguarda la terza statuetta di Meryl non è mai venuta meno. Era solo questione di (poco) tempo: che è fortunatamente arrivato.

My Oscar moments: terzo posto

Kate Winslet
The Reader - A voce alta (2009)
Attrice protagonista


Lista cronologica dei film più rappresentativi di Kate, che a mio avviso rappresenta un curriculum eccezionale dovesse ben concludersi ora:
1994: Creature del cielo
1996: Ragione e sentimento - Nomination
1996: Jude
1997: Titanic - Nomination
2001: Iris-Un amore vero - Nomination
2004: Eternal Sunshine of the Spotless Mind* - Nomination
2004: Neverland-Un sogno per la vita
2006: Little Children** - Nomination
2008: Revolutionary Road
2008: The Reader-A voce alta - Oscar
2011: Mildred Pierce (TV)
2011: Carnage
*il titolo italiano è Se mi lasci ti cancello, che rappresenta uno dei punti più bassi mai raggiunti dai titolisti di casa nostra, quindi ho preferito lasciarlo in originale
**ad oggi non ha ancora trovato un distributore italiano, ergo non ne esiste copia nella nostra lingua

Kate Winslet non ha ancora trentasette anni.
A neanche trentadue era già stata nominata cinque volte all'Oscar (in circa tredici anni di carriera).
A nemmeno trentaquattro lo ha vinto (alla sesta nomination).
A detta di (quasi) tutta la critica cinematografica worldwide è l'unica vera (e degna) erede dell'inarrivabile Meryl Streep.
Il 2008 non poteva che essere il suo anno, con un binomio di interpretazioni monstre in due bellissime pellicole: e così è stato. Un Oscar più che annunciato, ma non per questo meno gradito. Troppe le delusioni patite in passato, a cominciare da Titanic giù giù fino al meraviglioso Little Children, che, come indicato sopra, non è ancora stato acquistato, doppiato e di conseguenza distribuito dagli insipienti dinosauri di casa nostra.
Kate è, a mio modesto parere, il futuro della recitazione (Carnage lo dimostra): la speranza è che le altalenanti vicende sentimentali (due mariti, due divorzi, un figlio per marito) continuino a non condizionare le (finora) ottime scelte della talentuosissima attrice inglese originaria del Berkshire.

26 marzo 2012

My Oscar moments: quarto posto

Nicole Kidman
The Hours (2003)
Attrice protagonista


Nel 2003, forse per l'impasse dovuta all'acquisizione di Tele+ da parte di Sky, la cerimonia degli Oscar venne eccezionalmente trasmessa in chiaro da Mediaset: non rendendosi pertanto necessaria la mia presenza in Piemonte, ne approfittai e decisi di godermi la nottata più glam dell'anno nel mio appartamento di Milano. Ricordo che predisposi tutto con la consueta precisione: snack e bibite, files stampati con previsioni del sottoscritto e degli amici (la competizione non scema mai...), plaid flanellato in caso di freddo improvviso, tabacco e soprattutto cuffie wireless per non disturbare la mia flatmate Luisa.
La cornice era inconsueta, e tutto sommato neanche troppo gradevole (blindato nel salotto, nessuna possibilità di interloquire con chicchessia), ma non mi condizionò affatto: quell'anno, con lo scontatissimo Oscar a Chicago in qualità di Miglior Film, l'attenzione era interamente rivolta alle categorie recitative principali, analogamente a quest'anno. Tra gli attori la spuntò, come già raccontato in precedenza, l'allora semisconosciuto Adrien Brody, mentre la lotta per la statuetta al femminile era essenzialmente ristretta a due contendenti: la mia adorata Nicole Kidman, splendida Virginia Woolf in quel quasi capolavoro che è The Hours, e la brava Renée Zellweger, protagonista del musical diretto da Rob Marshall.
Nicole si era aggiudicata il Golden Globe (attrice drammatica) e il BAFTA, mentre la Zellweger aveva vinto il Golden Globe (attrice commedia o musical) e il SAGA: all'incirca come un mese fa, gli ultimissimi sondaggi pendevano dalla parte di chi aveva vinto lo Screen Actors Guild Award. Io, però, non ci stavo: in cuor mio sentivo che Nicole era in forte credito con l'Academy per il mancato riconoscimento dell'anno precedente (quello di Moulin Rouge!, per intenderci), e non volevo credere che sarebbe stata nuovamente sconfitta.
Nonostante le mie presunte certezze, e dopo aver dovuto ingoiare l'amaro boccone della colonna sonora (vinta dalla dozzinale Frida anzichè dalla geniale partitura di Philip Glass per The Hours), quando Denzel Washington salì sul palco per effettuare la premiazione, ero fuori di me: all'atto della presentazione della clip delle cinque candidate, notai che l'unica con il viso talmente contrito da non riuscire ad abbozzare un sorriso era la Zellweger, mentre Nicole era radiosa. Inspiegabilmente, mi tranquillizzai.
Poi, l'annuncio di Denzel: "...and the Oscar goes to... mmm mmm... by a nose... Nicole Kidman!" (Il naso era ovviamente la protesi indossata per assomigliare alla Woolf, che non era certo nota per la bellezza...)
Iniziai a saltare, poi a battere i pugni sulla poltrona, naturalmente a piangere, finchè, in ginocchio e stremato dalla tensione accumulata, ascoltai il commosso discorso di Nicole, ebbro di gioia (riuscendo anche nell'intento di non svegliare Luisa...).
Fu l'unico Oscar della serata per The Hours, ma è ancora poderosamente presente nella mia memoria e nel mio cuore.

22 marzo 2012

My Oscar moments: quinto posto

Dame Judi Dench
Shakespeare in Love (1999)
Attrice non protagonista


Ancora il 1999. Ancora la settantunesima cerimonia degli Academy Awards. Ancora una gioia. E che gioia.
Dame Judi Dench.
La mia Judi, l'attrice che nominavo a tutti gli amici in tempi non sospetti e che nessuno puntualmente conosceva. La donna che a partire da Camera con vista mi ha fatto comprendere appieno la parola "recitare". L'artista che, con classe cristallina e algida eleganza, mi ha aperto gli occhi sul "talento".
Un pilastro, un cardine nel mio personale universo di celluloide.
Il 21 marzo di quell'anno, quando Robin Williams pronunciò il suo nome, ero ovviamente felicissimo.
Ma proprio in quell'occasione, mi piange davvero il cuore riconoscerlo, il premio all'amata Judi coincise con uno dei più perversi e oltraggiosi atti di compensazione mai messi in scena dall'Academy.
Per comprenderlo, bisogna risalire all'anno prima e all'infamante, ignominioso, offensivo Oscar assegnato alla men che mediocre Helen Hunt (per il fastidioso e ruffiano Qualcosa è cambiato) quando tra le candidate c'era proprio Dame Judi Dench (per il magnifico La mia regina, diretto da John Madden, regista di Shakespeare in Love), superlativa nel ritratto di una regina Vittoria inedita e sorprendente.
La stampa tutta (soprattutto quella europea, ma anche le frange più indipendenti di quella statunitense) sottolineò il fatto ancor prima dell'assegnazione del premio, portando l'immeritevole Hunt ad una sorta di "atto di autodifesa" durante lo speech di ringraziamento ("non credo di aver vinto perchè sono l'unica attrice americana tra le cinque candidate"), che ratificò, in pratica, l'ingiustizia appena perpetrata nei confronti di Judi Dench.
Si subodorava quindi che se Judi avesse interpretato lo stipite di una porta l'anno successivo, sarebbe stata candidata e molto probabilmente avrebbe vinto. E così fu. Otto minuti sullo schermo, in un ruolo peraltro cucitole addosso in modo impeccabile (la regina Elisabetta), le bastarono. Tutto ciò però ai danni dell'attrice più meritoria, la straordinaria, compianta Lynn Redgrave di Demoni e dei, che fu sacrificata sull'altare dello sporchissimo gioco architettato machiavellicamente dall'AMPAS.
Quello che rimane, fortunatamente, è che una delle più grandi attrici (teatrali, televisive e cinematografiche) di tutti i tempi sia stata insignita dell'Oscar, qualsiasi valore questa controversa statuetta possa avere.

21 marzo 2012

Musica da Oscar: Annie Lennox

Live dagli Academy Awards del 2004, la magnifica canzone premio Oscar tratta da Il signore degli anelli - Il ritorno del re, cantata dalla strabiliante Annie Lennox.


Sotto, l'annuncio della vittoria da parte di Jack Black e Will Ferrell.


Fonte: utente YT professorenol.

20 marzo 2012

My Oscar moments: dal 6° al 10°

10) Emma Thompson - Casa Howard (1993)
Attrice protagonista
Avevo ventidue anni ed ero nel bel mezzo di una fase durata un decennio in cui stravedevo per James Ivory e il suo cinema un po' rarefatto, basato sulla recitazione e sulla cura maniacale per il dettaglio artistico. Emma Thompson, interprete de L'altro delitto e Gli amici di Peter (entrambi diretti da Kenneth Branagh, ex-marito di Emma), era diventata nell'arco di un paio d'anni la mia nuova musa ispiratrice: potrete pertanto immaginare il mio tripudio quando seppi che la signora Thompson avrebbe recitato nel nuovo lavoro di Ivory, tratto dall'ennesimo romanzo di E.M. Forster, uno dei miei scrittori preferiti in assoluto. Dal momento in cui ebbi l'opportunità di vedere la pellicola, iniziai a desiderare in modo atavico la vittoria di Emma, che fortunatamente giunse. Ricordo perfettamente che all'epoca la cerimonia iniziava alle 4 del mattino ed era di lunedì, pertanto scelsi di coricarmi molto presto la sera prima: il risultato fu che, sveglissimo, cercai di non esultare ma, seppur soffocate, le urla uscirono e i miei flatmates si svegliarono entrambi! L'unico rammarico è che la grandissima attrice (e sceneggiatrice) britannica si vede ormai piuttosto di rado in sala: Emma, please come back...

9) Lizzy Gardiner e Tim Chappel - Priscilla, la regina del deserto (1995)
Costumi
Francamente, non saprei da dove iniziare. Forse da qui: Priscilla, la regina del deserto è senza alcun dubbio uno dei cinque film che mi porterei su un'ipotetica isola deserta, in mezzo al nulla. E' stato ed è tuttora un punto di arrivo e di partenza, un saldissimo crocevia nel mio percorso di celluloide, un irrinunciabile pezzo della mia vita non solo cinematografica. Avrete pertanto capito che l'Oscar (S-A-C-R-O-S-A-N-T-O) assegnato agli strabilianti costumi ultrakitsch di Lizzy e Tim non è altro che un pretesto per poter finalmente parlare, a tutto tondo, di una delle pellicole che più mi ha emozionato in trent'anni di passione per il grande schermo. Era l'autunno del 1994, Teatro Comunale di Alessandria, Sala Ferrero, dieci persone o poco più tra cui il mio amico Fabio ed io: ricordo ancora le inaudite risate, le inevitabili prese di coscienza, le lacrime e la mente che per un'ora e mezza ha vagato in un universo parallelo, mai riconnettendosi alla realtà. Priscilla, infatti, è un'esperienza che va ben al di là della mera visione, e non per lo scintillio dei costumi: è un carrozzone di sentimenti e situazioni che ti coinvolge, costringe a pensare e, alla fine, lascia in una sorta di limbo, indolenzito ma desideroso di un'ulteriore dose di questo esplosivo e trascinante mix. Scandalosamente snobbato dai giurati dell'Academy, ha comunque (e fortunatamente) lasciato tracce di sè grazie a Lizzy e Tim, ed è negli ultimi anni diventato uno dei musical più di successo a livello worldwide.
NB: prestate attenzione al materiale dell'abito di Lizzy nella foto...

8) Shakespeare in Love (1999)
Film
Durante la cerimonia di quell'anno, i principali candidati al titolo di Miglior Film arrivarono al clou dell'intera serata con, rispettivamente, sei (Shakespeare in Love) e cinque (Salvate il soldato Ryan) statuette vinte fino a quel momento: inutile dire che l'attesa era a dir poco spasmodica. Quando Harrison Ford salì sul palco per l'annuncio decisivo, le chance erano distribuite in maniera assolutamente equa: se si fosse dovuto indicare un lievissimo favorito, il film di Steven Spielberg, che si era appena aggiudicato il premio per la Miglior Regia, pareva essere avanti di un'incollatura. Stremati da una campagna marketing pre-Oscar tra le più combattute di tutti i tempi, i fratelli Weinstein (Miramax) e lo stesso Spielberg (DreamWorks) attendevano in silenzio e con il viso tiratissimo che indicava una più che palpabile tensione: all'annuncio da parte di Mr.Indiana Jones, preceduto da un interminabile attimo d'esitazione, ricordo un'esultanza vista pochissime altre volte nella mia personale storia degli Academy Awards. Scatti in piedi, urla ed espressioni che si liberavano in una gioia contagiosa ed incontenibile, fatta eccezione per il clan DreamWorks. Personalmente fui felicissimo perchè, seppur notevole, la pellicola di Spielberg (strepitosa nella prima mezz'ora, noiosetta nel prosieguo) non era assolutamente paragonabile al fantasmagorico mix del capolavoro di John Madden.

7) Bill Condon - Demoni e dei (1999)
Sceneggiatura adattata
Ancora una volta in questione la cerimonia condotta dalla meravigliosa Whoopi Goldberg il 21 marzo 99. Tra le tante pellicole di cui mi ero nel frattempo invaghito c'era anche il bellissimo film di Bill Condon (molti anni prima di approdare, purtroppo, alla regia della saga di Twilight). Data la tematica scomoda e anacronistica, mai mi sarei aspettato che riuscisse nell'impresa di vincere la statuetta: invece, tra lo stupore generale, l'allora sconosciuto quarantatreenne newyorchese baciò il suo compagno e salì sul palcoscenico a ritirare il premio, osannato da Ian McKellen, dalla compianta Lynn Redgrave e da Brendan Fraser, ovvero il cast della sua creatura. Il suo discorso non fu dei più toccanti, ma mi colpì per la lucidità. Di lì a poco Condon diresse ancora il bel Kinsey, il più che discreto Dreamgirls per poi piombare nella melma commerciale della quale preferirei non parlare. Per chi non l'avesse visto, comunque, Demoni e dei è un prodotto assolutamente da recuperare.

6) Il signore degli anelli - Il ritorno del re (2004)
En plein (11 Oscar / 11 candidature)
La trilogia più di successo di tutti i tempi. Un'opera mastodontica, sconcertantemente bella e trasposta dall'opera-fiume di J.R.R. Tolkien in modo esemplare. Un cast straordinario, sottoposto a mesi e mesi di fatiche incomparabili ad una "regolare" produzione cinematografica. Una partitura musicale che è stata capace di aggiudicarsi tre statuette in altrettanti anni (due per la colonna sonora e una per la magnifica canzone cantata da Annie Lennox). Un apparato tecnico fantasmagorico. Una serie di location indovinatissime scovate dal grande Peter Jackson nella natia Nuova Zelanda. Una vicenda che appassiona dal primo all'ultimo minuto di ogni singolo film. Uno sconvolgimento emotivo continuo ma bilanciato. Uno script che non tralascia nulla e che abbraccia tutti i generi, allargando i confini delle tre pellicole all'audience più vasta possibile. Un giustissimo trionfo planetario. Un'onda emozionale che mi è entrata nel cuore fin dai primissimi fotogrammi de La compagnia dell'anello, per non andarsene più. Un'irripetibile esperienza che, quando finisce, lascia senza fiato. Il ritorno del re conquistò undici Oscar su undici nomination e fu clean sweep, ma non dimentichiamoci che la trilogia ne conquistò in tutto diciassette (quattro il primo capitolo, due il secondo). Comunque, troppo pochi.

15 marzo 2012

My Oscar moments: dall'11° al 15°

15) Frances McDormand - Fargo (1997)
Attrice protagonista
Fargo, a mio avviso, è stato e rimane il più riuscito film dei fratelli Coen: un quasi insostenibile ma più che geniale mix di umorismo nerissimo, inasprito dal fatto che si tratta di una (seppur romanzata) vicenda realmente accaduta. Il personaggio principale, Marge Gunderson, è una poliziotta placida ma tutta d'un pezzo, che non arretra di fronte a quella che si rivelerà come una delle più incredibili ed efferate catene di omicidi mai perpetrate per motivi apparentemente futili. L'interprete di questo character un po' fuori dal tempo è la strepitosa Frances McDormand, che ha cucito sulla signora Gunderson una delle performance più memorabili degli ultimi vent'anni: era sacrosanto che si aggiudicasse la statuetta, celebrata dal pubblico in sala con una spontanea standing ovation e un calorosissimo applauso. Lo speech di Frances, poi, è stato splendido: ha ringraziato le case di produzione indipendenti per "the choice, not just the opportunity" di ruoli femminili sempre più interessanti e profondi, concludendo con una menzione ai tre uomini della sua vita (il cognato Ethan, "who made an actress of me", il marito Joel, "who made a woman of me", e il figlio Pedro, "who made a mother of me"). Uno degli Oscar più incontestabilmente meritati della storia recente.

14) Kevin Spacey - American Beauty (2000)
Attore protagonista
Le prime parole di Lester Burnham alias Spacey, voce off, un uomo nudo dietro il vetro opaco della doccia: "look at me, jerking off in the shower... This will be the high point of my day; it's all downhill from here." Le sue ultime, pronunciate sempre in voce off, il suo viso riverso in una pozza di sangue: "I had always heard your entire life flashes in front of your eyes the second before you die. First of all, that one second isn't a second at all, it stretches on forever, like an ocean of time... For me, it was lying on my back at Boy Scout camp, watching falling stars... And yellow leaves, from the maple trees, that lined our street... Or my grandmother's hands, and the way her skin seemed like paper... And the first time I saw my cousin Tony's brand new Firebird... And Janie... And Janie... And... Carolyn. I guess I could be pretty pissed off about what happened to me... but it's hard to stay mad, when there's so much beauty in the world. Sometimes I feel like I'm seeing it all at once, and it's too much, my heart fills up like a balloon that's about to burst... And then I remember to relax, and stop trying to hold on to it, and then it flows through me like rain and I can't feel anything but gratitude for every single moment of my stupid little life... You have no idea what I'm talking about, I'm sure. But don't worry... you will someday." Un personaggio indimenticabile, un attore che buca letteralmente lo schermo. Non serve aggiungere altro.

13) Nicola Piovani - La vita è bella (1999)
Colonna sonora - Film drammatico
Stephen Warbeck - Shakespeare in Love (1999)
Colonna sonora - Commedia o musical
Solamente quattro anni è durato lo sdoppiamento della colonna sonora. Purtroppo, aggiungo io. Ma, incredibile a dirsi, in quell'anno si è verificato l'insperato: le due soundtrack che idolatravo e che ero in grado di ascoltare fino allo sfinimento, riuscirono nell'impresa di vincere entrambe. Stentavo a crederci, un paio di premi ed ero già ebbro di gioia: non sapevo, ovviamente, che la cerimonia del 1999 si sarebbe rivelata la più carica di emozioni della mia personale storia legata agli Academy Award.

12) Anthony Hopkins - Il silenzio degli innocenti (1992)
Attore protagonista
Diciotto minuti sullo schermo, un personaggio diventato leggenda, un'intensità e un'aderenza al ruolo ormai entrate nel mito: Anthony Hopkins è e sarà sempre, per tutti, il solo ed unico Hannibal Lecter. Non c'è molto altro da dire, in questo caso: Il silenzio degli innocenti è una pellicola che non è eccessivo definire capolavoro, e Sir Hopkins ne è stato il degno interprete, nonostante la brevissima presenza scenica. Ricordo che vidi il film dopo la cerimonia, e durante la stessa stentavo a comprendere l'accorato entusiasmo dell'audience per ogni premio assegnatogli: dopo un paio di settimane riuscii a recuperarlo, e capii. E la battuta "A census taker once tried to test me. I ate his liver with some fava beans and a nice chianti.", accompagnata dal satanico ghigno di Lecter/Hopkins, non la dimenticherò mai.

11) Christopher McQuarrie - I soliti sospetti (1996)
Sceneggiatura originale
Un genio. Quest'uomo è un genio. La sua mente è stata in grado di partorire il più bel thriller degli ultimi trent'anni e, una volta tanto, anche i dinosauri dell'Academy se ne sono resi conto, premiandolo con una delle statuette più meritorie mai assegnate. Alzi la mano infatti chi, a partire da quell'anno in poi, non ha sentito nominare almeno una volta il terribile Keyser Söze, l'assassino degli assassini che nessuno aveva mai visto, l'essere vivente più temuto al mondo nonostante non ci fosse prova della sua esistenza. Anche il meno dotto tra i cinefili si ricorderà della camminata da storpio di Verbal Kint o della strepitosa ultima scena nell'ufficio del detective Kujan. E anche il meno informato tra gli amanti della settima arte rammenterà le celeberrime parole pronunciate dallo zoppo: "Who is Keyser Soze? He is supposed to be Turkish. Some say his father was German. Nobody believed he was real. Nobody ever saw him or knew anybody that ever worked directly for him, but to hear Kobayashi tell it, anybody could have worked for Soze. You never knew. That was his power. The greatest trick the Devil ever pulled was convincing the world he didn't exist. And like that, poof. He's gone." Se non vi dovesse sovvenire nulla dopo aver letto tutto ciò, vuol dire che vi siete persi una delle pietre miliari degli anni novanta... Signor McQuarrie, lo ripeto: lei è un genio.

13 marzo 2012

My Oscar moments: dal 16° al 20°

20) Kathy Bates - Misery non deve morire (1991)
Attrice protagonista
Un thriller strepitoso (forse il più bello tratto da Stephen King), un soggetto morbosamente coinvolgente, una protagonista all'epoca sconosciuta ma assolutamente straordinaria: questo fu l'esordio con il botto di una grandissima caratterista, la sessantaquattrenne Kathy Bates. Per me fu amore a prima vista: nonostante la favorita fosse Anjelica Huston per Rischiose abitudini (The Grifters), sperai fino all'ultimo che questa carneade un po' paffutella ce la facesse. E ce la fece. E con estrema classe ringraziò in modo tenero e compassato il regista e i suoi genitori, dando il via ad una luminosa carriera. Grande Kathy.

19) Adrien Brody - Il pianista (2003)
Attore protagonista
Una delle più grosse sorprese della recente storia degli Academy Award ebbe luogo il 23 marzo del 2003, quando Halle Berry pronunciò il nome di un totale underdog, tra l'incredulità e il lieto stupore di gran parte dei candidati e della platea. Mi ricordo perfettamente che, non avendo vinto nessun premio (Golden Globe a Jack Nicholson, SAG a Daniel Day-Lewis), il giovane Adrien non era assolutamente indicato nemmeno in qualità di terzo incomodo, ruolo rivestito da Nicolas Cage. E rammento che con i miei amici continuavo a ripetere che la statuetta al miglior attore non mi convinceva, avendo i tre teorici favoriti già vinto in passato, e che fosse stato per me avrei sicuramente premiato il protagonista de Il pianista. La reazione di Brody fu indimenticabile: sconcertato, salì dinoccolato sul palco e schioccò un sonoro bacio sulla bocca alla spriritosissima Halle Berry e si profuse in un discorso disarticolato ma decisamente toccante. La mia reazione fu altrettanto particolare: restai per almeno dieci secondi a bocca aperta prima di realizzare e godermi appieno, e finalmente, una vittoria basata esclusivamente sul merito.

18) Rachel Portman - Emma (1997)
Colonna sonora - Commedia o musical
Rachel Portman da sempre è una delle miei compositrici preferite: da Monteriano a Sirene, da Chocolat a Mona Lisa Smile, da La stanza di Marvin a Le regole della casa del sidro, da La leggenda di Bagger Vance alla stessa partitura vincitrice del suo unico Oscar, la signora Portman è stata capace di regalarmi indimenticabili emozioni in musica. Emma, seppur notevole, non è forse il suo lavoro migliore, ma la statuetta (da me festeggiata con una congrua dose di lacrime) l'ho ritenuta sacrosanta per l'apporto dato da questa straordinaria musicista al movimento artistico delle soundtrack. Rachel, ti adoro.

17) Marion Cotillard - La vie en rose (2008)
Attrice protagonista
Quell'anno, senza un'apparente ragione, seguii con meno interesse l'award season pre-Oscar. Forse perchè la favorita sembrava essere Julie Christie, simpatica attrice dell'old generation protagonista di un film mediocre, forse perchè vidi i principali film all'ultimissimo istante, forse per qualche altro motivo. Fatto sta che l'Oscar alla Cotillard, l'unico piuttosto a sorpresa dell'intera cerimonia, mi rese particolarmente felice nonostante non fossi un accanito fan dell'attrice francese, letteralmente strepitosa nel biopic su Edith Piaf, e assolutamente meritevole del riconoscimento più importante. Quasi scioccata all'annuncio del suo nome, Marion si rese protagonista di uno speech conciso ma molto sentito, un po' come la sua esile figura, e mi conquistò con la leggerezza e l'apparente candore.

16) Andrew Lloyd Webber e Tim Rice - Evita (1997)
Canzone originale (You Must Love Me)
E' vero, se non l'avesse cantata Madonna probabilmente non l'avrei nemmeno considerata. Ma la signora Ciccone non ha solo interpretato una canzone sul palcoscenico dell'Oscar: ha dato una magnifica prova di recitazione (canora, soprattutto) nel bel film di Alan Parker, ha vinto un Golden Globe in qualità di Migliore Attrice (Commedia o musical) e si è per la prima volta tolta qualche soddisfazione con i critici cinematografici tutti. Snobbata dai giurati dell'Academy, si è quindi presa la sua personale rivincita vincendo il suo secondo Oscar "virtuale" in qualità di interprete, dopo Sooner or later tratta da Dick Tracy. E lo ha fatto con classe e stile, arrivando senza clamori, eseguendo la canzone in maniera (quasi) impeccabile e uscendo tra i fragorosi applausi dell'audience. Hail Madonna, the one and only.

09 marzo 2012

Musica da Oscar: 2010 e 2011



Con The Social Network e The Artist chiudiamo questa appassionante carrellata di clip che ci hanno permesso di (ri)ascoltare tutte le soundtrack vincitrici del premio Oscar, dalle origini ai giorni nostri.
Ancora una volta, grazie all'utente di YouTube Winduct, che ha assemblato tutti questi magnifici filmati, sincero tributo alle partiture per la settima arte.
E grazie a Massimo per la grande scoperta.

Musica da Oscar: 2000-2009

Musica da Oscar: 1990-1999



Dal 1995 al 1998 la categoria di Miglior Colonna Sonora venne scissa in Comedy/Musical e Drama.
Nel filmato soprastante, i film drammatici; in quello sottostante, le commedie.

Musica da Oscar: 1980-1989

Musica da Oscar: 1970-1979

Musica da Oscar: 1960-1969

Musica da Oscar: 1950-1959

Musica da Oscar: 1940-1949

Musica da Oscar: 1934-1939

Grazie ad una fantastica scoperta del mio amico Massimo, posticipo temporaneamente la celebrazione delle mie personali soddisfazioni legate alla statuetta più ambita per pubblicare i filmati che raccolgono tutte le colonne sonore che hanno trionfato agli Academy Awards, dal 1934 ad oggi.
Complimenti all'autore, un utente YouTube di nome Winduct, per l'idea e la pazienza.
Buon ascolto.

07 marzo 2012

Quando l'Oscar scalda il cuore...


Poco più di un anno fa, l'acredine o meglio l'insoddisfazione provata negli ultimi anni durante la cerimonia degli Academy Awards, mi fece produrre un post in cui vomitai letteralmente le venti maggiori nefandezze compiute dai giurati dal 1985 (anno in cui ho iniziato fattivamente a seguire questo importantissimo premio) al 2011.
"And the Oscar goes to..." era diventata infatti una frase ormai quasi indigesta.

Poi, qualche giorno fa, il cambio di rotta e atteggiamento che attendevo: la terza agognatissima statuetta alla sola e unica Meryl Streep ha fatto sì che prendessi la sospirata decisione di cimentarmi nella scelta di quelli che sono stati, a mio personale e insindacabile giudizio, i venti momenti più emozionanti, commoventi o semplicemente graditi della storia dell'Oscar, dal 1985 al 2012.
Inutile dire che è stata un'elettrizzante cernita (sono partito addirittura da trentotto papabili "greatest moments"), culminata con la Top 20 (divisa in quattro post) che pubblicherò a seguire (lavoro permettendo).
A prestissimo, quindi, con i winners che mi hanno strappato più di una lacrima...

26 febbraio 2012

83 anni di Miglior Film agli Oscar

In questo splendido montaggio da parte dell'utente MarkmBonner di YouTube, ottantre anni di Best Picture agli Academy Awards.
Da gustare in assoluto silenzio.