16 luglio 2006

Prime

Se lei ha 37 anni e lui 23, può esserci futuro? E se la psicoterapeuta di lei è la madre di lui (per giunta yiddish e molto legata alle tradizioni)? Questi sono i due principali interrogativi che il bel film di Ben Younger si pone, dando risposte convincenti e, una volta tanto, intelligenti.
Inutile dire che gran parte del merito della riuscita di Prime va senz'altro attribuito a Uma Thurman e Meryl Streep (anche se la seconda recita un po' troppo con il pilota automatico), credibili e sincere nel dar vita a due personaggi che, loro malgrado, si trovano a ruotare attorno alla figura del figlio dell'analista, un bravo Bryan Greenberg, al suo primo ruolo di rilievo.
Ben scritto, grazie a una sceneggiatura agile e pungente, il film sembra scivolare via verso la conclusione più scontata, salvo poi sorprendere lo spettatore con un finale sicuramente più europeo che americano.
Da vedere, per ridere (sicuramente), per piangere (forse), ma soprattutto per pensare.

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