12 dicembre 2006

Shortbus


Chiacchieratissimo. Spiazzante. Divertente. Intenso. Dissacrante. Disperato.
In questi sei discordanti aggettivi c'è l'essenza di Shortbus, scomodissima seconda regia dell'istrionico John Cameron Mitchell, autore ed interprete del fracassone (e sopravvalutato) Hedwig and the Angry Inch.
Il soggetto del film è semplice: storie di vita di ragazzi newyorchesi (eterosessuali, omosessuali, bisessuali, etc.), del loro rapporto con il Sesso e del locale dove i loro destini si incrociano, lo "Shortbus" appunto.
Il modo in cui queste storie sono raccontate è tutt'altro che semplice, a partire dall'incredibile spensieratezza con cui viene mostrato il sesso meno censurato che si sia mai visto in una pellicola non intesa per il mercato hardcore; si passa infatti dallo spasso all'afflizione con un dinamismo a tratti destabilizzante, e dalla risata alla lacrima in un batter d'occhio.
Pregio? Difetto? Francamente non l'ho ancora capito...
Quello che posso dire è che non si tratta di un film per il grande pubblico e probabilmente neanche per quello medio, ma di un prodotto fresco, coraggioso e soprattutto concepito per esprimere un'idea e non per autocompiacimento.
Da vedere, anche solo per qualche strepitosa chicca comica o per sapere il vero nome di Severin, uno dei personaggi principali...

1 commento:

Anonimo ha detto...

:-) se si potesse scrivere una grossa risata questo sarebbe il mio commento, come ben sai visto che eravamo insieme a vederlo me ne sono fatte parecchio di risate... assolutamente un film divertentissimo con importanti spunti di riflessione... uno specchio di una realtà che ci circonda ma che forse in pochi riescono a vedere...