21 aprile 2008

Enchanted

Un'occasione persa o un prodotto per bambini e pre-adolescenti ben al di sopra della media?
Enchanted è un film bifronte, a seconda della prospettiva dalla quale lo si può guardare ed interpretare.
Nel secondo caso, è un film arguto, divertente e godibile, mentre con gli occhi di un adulto si fa davvero fatica a reggere la melassa che trasuda fin dall'inizio della pellicola.
Il fatto oggettivamente incontestabile è che la protagonista Amy Adams sia indubbiamente talentuosa e capace di rendere in modo perfetto l'incantato (appunto) candore di una principessa delle fiabe.
Per il resto, si può dire che il cast tecnico si difenda bene e che i numeri musicali siano accettabili.
In sostanza da vedere solo con figli (o nipoti) o se si è ancora patologicamente affetti dalla sindrome di Peter Pan...

David di Donatello 2008: i vincitori

Grande sorpresa venerdì sera alla 53esima cerimonia di premiazione dei David di Donatello: è stato il film La ragazza del lago di Andrea Molaioli a vincere ben dieci statuette, mentre ha fortemente deluso il superfavorito Caos calmo che si è attestato a sole tre statuette (mentre era addirittura in corso per 18 riconoscimenti). Bene invece I Vicerè di Roberto Faenza che ha ottenuto quattro David, e ottimo risultato per Giorni e nuvole di Soldini, premiato con le statuette alle attrici protagonista e non.
Per quanto riguarda il film straniero e il film UE, statuette a Non è un paese per vecchi, già premiato con l'Oscar, ed a Irina Palm: una volta tanto, una piccola pellicola realmente degna di riconoscimento vede in effetti premiate le proprie indubbie qualità artistiche.
Di seguito i vincitori di tutte le categorie.

Miglior film
LA RAGAZZA DEL LAGO
regia di : Andrea MOLAIOLI

Migliore regista
Andrea MOLAIOLI
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore regista esordiente
Andrea MOLAIOLI
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore sceneggiatura
Sandro PETRAGLIA
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore produttore
Francesca CIMA (INDIGO FILM) -- Nicola GIULIANO
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore attrice protagonista
Margherita BUY
per il film : GIORNI E NUVOLE

Migliore attore protagonista
Toni SERVILLO
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore attrice non protagonista
Alba ROHRWACHER
per il film : GIORNI E NUVOLE

Migliore attore non protagonista
Alessandro GASSMAN
per il film : CAOS CALMO

Migliore direttore della fotografia
Ramiro CIVITA
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore musicista
Paolo BUONVINO
per il film : CAOS CALMO

Migliore canzone originale
"L'AMORE TRASPARENTE" di Ivano FOSSATI
per il film : CAOS CALMO

Migliore scenografo
Francesco FRIGERI
per il film : I VICERE’

Migliore costumista
Milena CANONERO
per il film : I VICERE’

Migliore truccatore
Gino TAMAGNINI
per il film : I VICERE’

Migliore acconciatore
Maria Teresa CORRIDONI
per il film : I VICERE’

Migliore montatore
Giogiò FRANCHINI
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore fonico di presa diretta
Alessandro ZANON
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliori effetti speciali visivi
Paola Trisoglio e Stefano Marinoni per VISUALOGIE
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Miglior documentario di lungometraggio
MADRI
regia di : Barbara CUPISTI

Miglior cortometraggio
UOVA
regia di : Alessandro CELLI

David giovani
Silvio MUCCINO
per il film : PARLAMI D'AMORE

Miglior film dell'Unione Europea
IRINA PALM
regia di : Sam GARBARSKI

Miglior film straniero
NON E' UN PAESE PER VECCHI
regia di : Joel e Ethan COEN

15 aprile 2008

Non pensarci

"Non pensarci di Gianni Zanasi fa l'effetto di un bicchiere d'acqua fresca in una giornata estiva. Ambientazione e trama non sono certo originali e rimandano a tanto cinema di insoddisfazioni e nevrosi familiari, per non parlare della crisi esistenziale del protagonista, già vista in mille declinazioni. Eppure due elementi riscattano il film dalla banalità e dalla "carineria" per farne un'opera a tratti ingenua ma sincera, divertente senza spocchiose ambizioni di spaccato sociale: il primo è la semplicità puntuale con cui è ritratta la vita di provincia, più vera ma perennemente in bilico sul baratro della noia e della disperazione; il secondo è l'ottima prova degli attori, dal tenero nevrotico Giuseppe Battiston allo scombinato Valerio Mastandrea, che non ha ancora perso il gusto di ribellarsi di Tutti giù per terra."
In queste parole di Paola De Rosa (da MyMovies.it) c'è tutto, ma proprio tutto, quello che potrei decidere di sintetizzare in poche righe.
Non è pertanto necessario aggiungere altro.
Per la visione, decidete voi: io attenderei l'uscita in DVD per gustarmelo in poltrona, senza fretta.

Lars e una ragazza tutta sua

La solitudine. Uno stato, una condizione, un modo di essere o di scegliere di essere. Un male ma anche uno scudo. Se ne può parlare in modo ponderato, documentato, medico o, ancora, e meglio, ironico.
Questa è appunto la via scelta dalla sceneggiatrice Nancy Oliver nel descrivere il "mal de vivre" di un tranquillo impiegato di provincia che, incapace di interagire fino alla mal sopportazione del contatto fisico, decide di assurgere al ruolo di fidanzata una ...bambola gonfiabile. Il tutto secondo i dettami del suo carattere quieto e un po' naïf, al punto che i famigliari e la cittadina tutta assecondano la strana "relazione" con risvolti inequivocabilmente esilaranti, seppur destabilizzanti e francamente spiazzanti.
In ogni caso, lode all'idea, allo sviluppo del plot e agli attori, assolutamente perfetti. Una menzione in particolare per Emily Mortimer, bravissima nel dipingere una cognata sinceramente preoccupata e una moglie devotissima e profondamente innamorata.
Dal sito FilmUp.com, ecco il giudizio dell'immancabile, e puntualissimo, Andrea D'Addio: "Il cambiamento del protagonista, il suo vivere un rapporto di plastica, avviene seguendo le tappe del tempo e non degli eventi e la sua rappresentazione, il suo cercare di farsi capire anche dallo spettatore, è rinchiuso in piccole scelte di regia, negli sguardi fugaci fatti alla collega di lavoro da dietro un pannello di cartongesso, da un dito posato su di un braccio capace di un brivido, da una stretta di mano in serata e da camice via via più colorate e dai quadrati più larghi. Non c’è la voglia di fare di Lars l’emblema della società e seppur si possa fare un parallelismo tra la sua difficoltà di vivere a contatto con gli altri e questo mondo sempre più ricco di telecomunicazioni, ma avaro di abbracci e baci che non siano virtuali, questo non sarebbe altro che piegare una storia ad un’analisi che partirebbe da ben altre basi. Quella qui raccontata è la storia di un uomo e della sua comunità, la vicenda di una persona che può essere di oggi come di ieri, un ventisettenne che ha avuto paura per molti anni della vita come tanti l’hanno avuta per tutta la propria esistenza."
Un sunto profondo e competente, che chiarisce in modo assolutamente cristallino la genialità di Lars and the Real Girl (questo il titolo originale), prodotto di nicchia da scoprire (o riscoprire) per più di una ragione.

Come tu mi vuoi

Rovistando nel calderone degli strombazzati ma assolutamente vacui prodotti generazionali, ho deciso di tentare la visione di quest'opera prima di Volfango De Biasi per un'unica ragione: la presenza dei due attori protagonisti, simpatici e sommariamente dotati di talento, Cristiana Capotondi e Nicolas Vaporidis.
Alla fine, non ho avuto torto. Non dico di esser stato premiato con un film godibile, ma almeno ho potuto apprezzare le indubbie qualità recitative della Capotondi, credibile e decisamente accattivante.
Sospendo il mio giudizio, invece, su Vaporidis, troppo macchiettistico e teatrale.
Dovendo sintetizzare la mia personale opinione sulla pellicola, approfitto della recensione di Marzia Gandolfi dal sito MyMovies.it: "Come tu mi vuoi, neanche a dirlo ma è bene dirlo, conferma una standardizzazione drammaturgica e formale tesa ad agganciare e ad aggredire un pubblico di giovanissimi/e. A questo punto la critica può scegliere di porsi come ultimo anello di una catena di promozione e consenso o come ultimo baluardo (forse romantico e probabilmente snobistico) contro un cinema che parla a se stesso, blandendo e impigrendo. Poco credibile sul piano della denuncia che intenderebbe documentare (la noia e i vizi di una gioventù bruciata, lo squallido rituale della droga chic, la rappresentazione dei luoghi dei neo-ricchi spregiudicati), Come tu mi vuoi rimane una prova sfilacciata di una vicenda che si vorrebbe emblematica di una società opulenta ma viziata. L'opera prima di De Biasi cerca le ragioni della diversità mettendo in scena una ragazza bruttina che baratta la propria anima con una presunta accettazione. Il risultato è alla fine ambiguo e l'integrazione viene convertita in omologazione. Il guardare oltre le apparenze richiede un lungo e faticoso tirocinio a cui nessuno, in questo film, sembra davvero disposto."
In sostanza, lasciate perdere se avete più di diciotto anni e non volete ...sperimentare.