30 marzo 2009

In Memoriam: Maurice Jarre (1924-2009)

Uno dei più illustri compositori di partiture cinematografiche di ogni tempo ci ha lasciati.
Il grandissimo Maurice Jarre, autore di celeberrime colonne sonore come quella del "Dottor Živago", e' morto a causa di un tumore all'età di 84 anni a Los Angeles.
Jarre, durante la sua prolifica carriera (più di 150 soundtrack) aveva vinto tre premi Oscar: oltre che per l'epocale "Tema di Lara", che aveva venduto milioni di copie, l'eclettico musicista francese si era aggiudicato la statuetta anche per le colonne sonore di "Lawrence d'Arabia" e di "Passaggio in India". Stabilitosi dall'inizio degli anni '60 negli Stati Uniti, Jarre aveva accompagnato con le sue composizioni produzioni di registi del calibro di John Huston, Luchino Visconti e Alfred Hitchcock.

29 marzo 2009

Il club di Jane Austen (The Jane Austen Book Club)

Opera prima della sceneggiatrice Robin Swicord, Il club di Jane Austen è uno sguardo gradevolmente naïf al mondo dei club letterari domestici, solitamente femminili e generalmente incentrati su autori o autrici da (ri)scoprire. Con conseguenti, ingenue, ma simpatiche commistioni tra vita reale e fiction letteraria.
Ottimamente interpretata da un cast più o meno famoso, la pellicola inanella una discreta serie di luoghi comuni e/o eccessi romantici o situazionali (com'è possibile che una delle protagoniste, gay dichiarata, incontri con facilità disarmante presunte anime gemelle a profusione?), ma con grazia e soprattutto senza alcuna pretesa di intellettualismo. Certo, chi non conosce la scrittrice inglese farà inizialmente un po' di fatica a calarsi nei personaggi, ma in seguito la trama si concentra di meno sul supposto lato colto degli interpreti per trasformarsi in un trattato, lieve e sussurrato, sulle differenti sfaccettature dell'Amore.
Come dicevo, brave le caratteriste (su tutte la "Giudice" Amy Brenneman) e decisamente azzeccati i protagonisti maschili (dalla sorpresa Hugh Dancy al redivivo Jimmy Smits), che non fanno da semplici counterpoint alla necessaria predominanza di sesso femminile.
Chiudo con il pensiero di Ilaria Ferri dal sito FilmUp, che sostanzialmente la pensa alla mia stessa maniera su tutta la linea: "I libri di Jane Austen diventano un tramite tra uomini e donne per comunicare: una volta che gli uomini accettano di leggere questi romanzi, riescono ad entrare in contatto profondo con le loro compagne. Sebbene dell’opera della Austen sia preso in considerazione per lo più il lato romantico, dimenticando del tutto quello ironico e pacatamente sovversivo, il film è comunque un prodotto godibile, romantico ma al contempo divertente, probabilmente apprezzato più dalle signore o da fan sfegatati della scrittrice."
Cosa aspettate a correre in libreria?

19 marzo 2009

In Memoriam: Natasha Richardson (1963-2009)

Dopo un'agonia di due giorni in cui era stata anche dichiarata morta a livello cerebrale, è mancata in maniera tragica ed improvvisa l'attrice inglese Natasha Richardson, vittima di una caduta sugli sci tre giorni fa in Canada.
Figlia dell’attrice britannica Vanessa Redgrave e del regista Tony Richardson, era nata a Londra l’11 maggio 1963, per poi naturalizzarsi statunitense. Nel 1998 aveva vinto un Tony Award (l'Oscar del teatro) per la migliore attrice nel musical Cabaret.
Ha recitato in diversi film di Hollywood tra cui «Genitori in trappola» (1998) al fianco di un’allora 11enne Lindsay Lohan. Natasha aveva sposato l'attore Liam Neeson nel 1994 dopo averlo conosciuto sul set del film «Nell».
Mi piace ricordarla in «Blow Dry» del 2001, in cui interpreta l'ex-moglie, diventata nel frattempo lesbica, di un famoso hairdresser. Un ruolo a metà tra il malinconico e l'ironico, un po' come la sua bellissima espressione, radiosa seppur vagamente imbronciata.
Addio, Natasha.

18 marzo 2009

Dedicato a...

Dedicato a chi continua a chiedersi perchè è successo proprio a lei o a lui.
Dedicato a chi ogni giorno scopre di avere un grammo di pazienza in più, e per questo piange di gioia.
Dedicato a mio zio, che ha perso la sua personale battaglia, ma che è riuscito a farmi ridere con le ultime parole che mi ha detto.
Dedicato a chi passa da un raggio X a un letto d'ospedale e non dimentica mai di portare con sè l'ultimo romanzo di grido, perchè l'importante è essere up-to-date.
Dedicato a chi tossisce, vomita, impreca, maltratta, perchè lo farà ancora e ancora, ma alla fine troverà la forza di ripensarci e sorridere.
Dedicato a tutti quelli che ci sono stati o ci stanno vicini in questi momenti indicibili, perchè la loro presenza è il nostro pane.
Dedicato a tutti quelli che ce l'hanno fatta e che ce la faranno.
Dedicato a me stesso.
Dedicato a G.
Dedicato a mia zia.

14 marzo 2009

Rachel sta per sposarsi (Rachel Getting Married)

Come si può giungere al paradosso che un film si riveli così realista da sembrare ...troppo vero? Forse grazie all'idea di un regista premio Oscar (Jonathan Demme, autore del meraviglioso Il silenzio degli innocenti) che assolda un nugolo di caratteristi provenienti dal teatro off (a parte due delle attrici protagoniste) e affida la realizzazione della pellicola ad un cast tecnico pressochè sconosciuto: in una parola, dimostra di volersi cimentare con una dote ormai passata di moda, l'umiltà.
E il risultato, a dirla tutta, è folgorante.
Cinepresa a spalla, riprese cariche di significato emotivo che non vanno a premiare solo gli sguardi degli interpreti o le scene-madri, totale assenza di staticità: per un film quasi esclusivamente ambientato in interni è un risultato sorprendente.
In poche parole, il plot: quando Kym (Anne Hathaway) torna a casa della famiglia per il matrimonio della sorella Rachel (Rosemarie DeWitt), porta con sé una lunga storia di crisi personali, conflitti familiari e tragedie. La grande quantità di amici presenti al matrimonio della coppia si è riunita per un felice weekend di feste, musica ed amore, ma Kym, con le sue taglienti frasi secche e un’inclinazione naturale a provocare dei drammi, rappresenta un catalizzatore per le tensioni a lungo sopite nelle dinamiche familiari.
Assolutamente straordinaria, per adesione al ruolo e capacità espressiva, Anne Hathaway: già semiseria in Becoming Jane, la simpaticissima protagonista de Il diavolo veste Prada merita di stra-meritare la nomination all'Oscar e si candida per il futuro ad interprete bivalente di assoluto valore.
Bravissime anche Rosemarie DeWitt e Debra Winger, quest'ultima capace di rendere con una recitazione in quasi costante sottrazione la figura di una madre assente ed irresponsabile.
Insomma, un piccolo piccolo film reso un gioiello da pochi essenziali elementi, senza dimenticare il fatto che un'ora e quaranta minuti sono una durata più che sufficiente per trasmettere autenticità. Peccato che i distributori italiani abbiano preferito tenere le pizze originali della pellicola in cantina: ancora una volta, grazie alla loro insipienza, quasi nessuno ha potuto vedere Rachel sta per sposarsi.