30 dicembre 2011

Tanti auguri di Buon Anno, amici miei!

Omaggio alla regina Meryl


Era il 4 dicembre quando è andata in scena la trentaquattresima edizione dei Kennedy Center Honors, cerimonia che annualmente premia personalità di spicco in ambito artistico: tra i cinque "vincitori" del 2011, c'era anche sua maestà Meryl Streep, omaggiata da un fantastico parterre de roi: Robert De Niro, Mike Nichols, Stanley Tucci, Emily Blunt, Kevin Kline, Anne Hathaway e Tracey Ullman.
A prescindere dalle malelingue che hanno dipinto quest'onorificenza verso la più grande attrice vivente come una sorta di (ulteriore) campagna promozionale nella corsa all'Oscar, mi auguro di tutto cuore che non sia altro che un ottimo auspicio verso l'agognata terza statuetta, ormai attesa da troppo, troppo tempo.

28 dicembre 2011

Midnight in Paris


Gil Pender (Owen Wilson), in vacanza nella capitale transalpina con la futura sposa (Rachel McAdams) e i genitori di lei, è uno scrittore di sceneggiature inquieto e insicuro, che vivrà una serie di incredibili avventure allo scoccare della mezzanotte di ogni serata trascorsa a passeggiare, a ritroso nel tempo e a confronto con tutti i suoi miti letterari (e non). Che gli cambieranno la vita.
Più di 145 milioni di dollari incassati a livello planetario (di cui 56 negli USA, record di Woody Allen in patria) e lodi sperticate un po' da tutte le tipologie di audience, dallo spettatore profano al critico più navigato, per quest'ultima fatica di uno dei cineasti più sui generis di tutto il panorama mondiale della settima arte.
Inutile dire che attendevo con un certo grado di curiosità questa specie di miracolo alleniano, capace di entusiasmare oltre ogni aspettativa critica e pubblico nordamericani: ebbene, anche se preannunciato dal mio amico Fabio, da sempre adoratore (ma anche giusto detrattore) del buon Woody, Midnight in Paris si è rivelato un inesplicabile, vacuo, inconcludente fallimento.
E le domande sono ovviamente sorte più che spontanee: record di pubblico oltreoceano? Allen rinato? Personaggi memorabili? Film gradevolissimo???
A mio avviso, infatti, escludendo il solito impeccabile cast tecnico (più convincente nella piccola parte della Belle Epoque rispetto agli anni venti), si tratta di un prodotto che lascia a bocca aperta per inconsistenza e autoreferenzialità: al signor Allen, infatti, sarebbe bastato dire durante un'intervista che aveva una spiccata predilezione per gli anni venti. Punto.
Invece no. Sobillati da una critica che sembra sempre più cieca e/o votata a trovare il genio per giustificare la propria professione, noi malcapitati (il mio amico e io, perlomeno...) ci siamo dovuti sorbire uno script rabbrividente con dialoghi da cinepanettone recitati da un cast imbarazzante, a cominciare dal pessimo Owen Wilson, più insopportabile macchietta che alter-ego del regista.
Allen rinato? Fuori dal coro, dico: assolutamente no.
Lasciate perdere.

25 dicembre 2011

The Artist

 

1927: George Valentin (Jean Dujardin) è uno degli attori hollywoodiani più famosi nell'ambito del cinema muto. L'avvento del sonoro, l'incontro con una ragazza (Bérénice Bejo) e il suo orgoglio cambieranno per sempre la sua esistenza.


I critici: un omaggio. Un tributo. Una ventata d'aria fresca e nuova. Un colpo di genio. Nulla a che vedere con le solite spocchiose pellicole tipiche del cinema transalpino, decisamente autoreferenziale. Spettatori rapiti. Risate e applausi.
Sarà vero?



Settantacinque chilometri percorsi per andare a soddisfare una curiosità che mi attanagliava ormai da settimane. Proiezione delle 17,40 in un multiplex dell'hinterland torinese: nessuno. Tutta la sala per me. Inizia la visione.



In un'ora e quaranta minuti mi sono emozionato come poche volte nella mia vita in una sala cinematografica: ero lì, piangevo, ridevo, commentavo in totale solitudine, scuotevo la testa e continuavo a dirmi "no, non è possibile...".



The Artist è un esperienza, non è un film. Non c'è una parola per un'ora e trentanove minuti. La musica è un personaggio, una sceneggiatura, una partitura. Gli attori sembra siano nati con il cinema muto. E non si sente la mancanza di alcun dialogo, anzi.
Non dirò altro.
Quando ho introdotto il sistema di voto riassuntivo del mio giudizio ho preso in considerazione anche le cinque stelle, pensando che non le avrei MAI usate: sbagliavo.

CAPOLAVORO.

22 dicembre 2011

The Help


Tre storie: quelle di Aibileen (Viola Davis), colf di colore presso la famiglia Leefolt, Skeeter (Emma Stone), anticonformista ragazza bianca desiderosa di sfondare nel campo del giornalismo, e Minny (Octavia Spencer), anche lei colf, nonchè amica del cuore di Aibileen e vittima quotidiana di violenze domestiche. Le loro vicende si incroceranno in modo cruciale quando Skeeter deciderà di scrivere un doculibro sulle continue vessazioni a cui sono sottoposte le "help" (collaboratrici domestiche) del titolo, dando inedita voce a chi non aveva mai avuto il privilegio di esprimere la propria opinione.
Ambientato in Mississippi all'inizio degli anni sessanta, un momento storico e particolarmente rappresentativo di lotta interrazziale (basti pensare a Martin Luther King), The Help è un film d'altri tempi: trama piuttosto telefonata (da un libro, appena letto, godibile ma tutt'altro che memorabile), cliché da consumato drammone (il marito nero violento, la landlady strega e cattivissima, la madre che ha perso l'unico figlio, l'emarginata dal cuore d'oro) e dosaggio d'emozioni puntuale e calcolato. Il tutto, però, funziona alla grande e, nonostante le numerose situazioni troppo edulcorate, il ritmo risulta scorrevole fino al bel finale.
Il merito, inutile nasconderlo, è a mio avviso da attribuirsi in grandissima parte allo strepitoso cast, decisamente in stato di grazia: da una Viola Davis mai così intensa ad un'esplosiva Octavia Spencer, dalla rivelazione Jessica Chastain alla perfida Bryce Dallas Howard, tutte risultano completamente in parte, sia nell'esternazione che nella sottrazione emotiva dei loro personaggi.
Peccato per la schematica e femminista descrizione della componente maschile del ghetto colored, e per la totale omissione dell'abuso più grave verosimilmente perpetrato all'interno delle mura domestiche verso le colf di colore: lo stupro (probabilmente reiterato).
Ultima nota agrodolce degna di menzione è quella sulla partitura del pur bravo Thomas Newman, in netta crisi creativa: gli eccessivi richiami ai suoi precedenti lavori gridano infatti vendetta...
In definitiva un prodotto ruffiano ma ben confezionato, per nulla urlato e anche un po' in controtendenza: doti non da poco nel panorama attuale della settima arte.

La conversazione (The Conversation)


Harry Caul (Gene Hackman) è un esperto in tecniche d'intercettazione che conduce un'esistenza solitaria e paranoide: durante un lavoro su commissione apparentemente di routine, intuisce che i nastri da lui registrati potrebbero portare a un omicidio. Da quel momento, nulla sarà più ciò che sembra.
Nel 1974 avevo quattro anni, stava per nascere mio fratello e probabilmente non avevo nemmeno ancora visto un film a cartoni animati; nel mentre, l'incommensurabile Francis Ford Coppola usciva con due film che hanno fatto la storia della settima arte, seppur in maniera diametralmente opposta: Il Padrino - Parte II e, appunto, la pellicola in questione, lo splendido La conversazione. Il primo, infatti, è universalmente conosciuto e riconosciuto come il più bel capitolo di una delle migliori saghe cinematografiche di tutti i tempi, mentre il secondo è stato fagocitato dalla gloria e dai successi dei Corleone e non è riuscito a far breccia nel pubblico, travolto per l'appunto dall'onda siculo-americana.
La conversazione non è però passato inosservato agli occhi della critica e dell'audience del vecchio continente, aggiudicandosi la Palma d'Oro a Cannes e conducendo gli esperti ad affermare che Coppola aveva ulteriormente affinato il suo talento portando il thriller a nuovi confini di sperimentazione e pathos.
Personalmente, ritengo che il film in oggetto, che desideravo vedere da moltissimo tempo, riesca a creare pura tensione con un semplice piano sequenza, l'estemporaneità di una parola o un effetto sonoro, e, con il dovuto sforzo d'immedesimazione in una pellicola che ha quasi quarant'anni (ma non li dimostra affatto), può indubbiamente essere ritenuto un caposaldo del giallo non sanguinolento: un agghiacciante ritratto di lucida paranoia, che sfocia in uno dei finali più belli mai visti nel genere.
Da segnalare poi la gigantesca prova di Gene Hackman, vergognosamente dimenticato dall'Oscar, e la bellissima partitura di David Shire.
Assolutamente da non perdere per chi a distanza di trentasette anni non avesse ancora avuto il piacere di vederlo...

21 dicembre 2011

Lo Hobbit: Un viaggio inaspettato - Il primo teaser trailer


A distanza di un anno dall'uscita, il primo, attesissimo teaser trailer di due minuti abbondanti della prima parte del nuovo dittico cinematografico di Peter Jackson.
Inutile dire che l'hype è già alle stelle...

15 dicembre 2011

Golden Globes 2012: le candidature


A distanza di ventiquattr'ore dai SAG Awards, sono state annunciate circa due ore fa le candidature ai prossimi Golden Globes, universalmente riconosciuti quali anticamera degli Academy Award (ovvero gli Oscar, per i profani...) ormai da diversi anni.
Come per le nominees del sindacato attori, poche sorprese: su tutte, la peraltro sorprendente esclusione di Spielberg in qualità di Miglior Regista e la doppia presenza di Scorsese sia nella categoria di Miglior Film Drammatico che in quella di director.
In prospettiva Oscar, sembra ormai profilarsi un duello Clooney vs. The Artist, con l'attore americano forte della spinta di due film (Le idi di marzo e The Descendants) e la pellicola francese che ha ottenuto il massimo (sei nomination su sei possibili). A seguire nel favore dei pronostici il grandissimo Woody Allen per l'acclamatissimo Midnight in Paris. Perdono quota, invece, il film-sensazione The Help e, come detto prima, l'epopea bellica di Spielberg, War Horse, anche se non è semplice ipotizzare futuri sviluppi seguendo le indicazioni di un premio che utilizza ancora lo sdoppiamento del genere (Drammatico / Commedia o Musical).
Un paio di note conclusive: ancora una volta l'Italia non ce la fa ad entrare nella cinquina del Miglior Film straniero, mentre the one and only Lady Ciccone alias Madonna porta a casa entrambe le candidature musicali per il suo omaggio a Wallis Simpson (W.E.).
Qui tutte le nominations, di seguito quelle cinematografiche.

Best Motion Picture - Drama

The Help (2011)
Hugo Cabret (2011/II)
War Horse (2011)

Best Motion Picture - Musical or Comedy

The Artist (2011)
50/50 (2011)

Best Actor in a Motion Picture - Drama


Best Actress in a Motion Picture - Drama


Best Actor in a Motion Picture - Musical or Comedy


Best Actress in a Motion Picture - Musical or Comedy


Best Actor in a Supporting Role in a Motion Picture

Albert Brooks for Drive (2011)

Best Actress in a Supporting Role in a Motion Picture


Best Director - Motion Picture


Best Screenplay - Motion Picture


Best Original Song - Motion Picture

Albert Nobbs (2011): Brian Byrne, Glenn Close ("Lay Your Head Down")
Machine Gun Preacher (2011): Chris Cornell ("The Keeper")
Edward e Wallis: Il mio regno per una donna (2011): Madonna, Julie Frost, Jimmy Harry ("Masterpiece")

Best Original Score - Motion Picture


Best Animated Film

Cars 2 (2011)
Rango (2011)

Best Foreign Language Film

Una separazione (2011) (Iran)
La pelle che abito (2011) (Spain)

14 dicembre 2011

Screen Actors Guild Awards 2012: le candidature


Poco meno di un'ora fa sono state annunciate a Los Angeles le nomination ai prossimi SAG Awards, i premi del sindacato attori d'America, da sempre considerati indicatore più significativo e prestigioso dei Golden Globes nella corsa all'Oscar: nessuna grossa sorpresa, se si esclude l'estromissione di Michael Fassbender a favore dello sconosciutissimo attore messicano Demián Bichir, protagonista dell'ancor più sconosciuto film di Chris Weitz "A Better Life". Null'altro di eclatante da segnalare.
Qui tutte le candidature dei premi che verranno assegnati il prossimo 29 gennaio.
Di seguito quelle cinematografiche.

Outstanding Performance by a Male Actor in a Leading Role
DEMIÁN BICHIR / Carlos Galindo - “A BETTER LIFE”
GEORGE CLOONEY / Matt King - "THE DESCENDANTS”
LEONARDO DiCAPRIO / J. Edgar Hoover - "J. EDGAR"
JEAN DUJARDIN / George - "THE ARTIST"
BRAD PITT / Billy Beane - "MONEYBALL"

Outstanding Performance by a Female Actor in a Leading Role
GLENN CLOSE  / Albert Nobbs - "ALBERT NOBBS”
VIOLA DAVIS / Aibileen Clark - “THE HELP”
MERYL STREEP / Margaret Thatcher - “THE IRON LADY”
TILDA SWINTON / Eva - “WE NEED TO TALK ABOUT KEVIN”
MICHELLE WILLIAMS / Marilyn Monroe - “MY WEEK WITH MARILYN”

Outstanding Performance by a Male Actor in a Supporting Role
KENNETH BRANAGH / Sir Laurence Olivier - “MY WEEK WITH MARILYN”
ARMIE HAMMER / Clyde Tolson - "J. EDGAR"
JONAH HILL / Peter Brand - "MONEYBALL"
NICK NOLTE / Paddy Conlon - “WARRIOR”
CHRISTOPHER PLUMMER / Hal - “BEGINNERS”

Outstanding Performance by a Female Actor in a Supporting Role
BÉRÉNICE BEJO / Peppy - "THE ARTIST"
JESSICA CHASTAIN / Celia Foote - “THE HELP”
MELISSA McCARTHY / Megan - “BRIDESMAIDS”
JANET McTEER / Hubert Page - "ALBERT NOBBS”
OCTAVIA SPENCER / Minny Jackson - “THE HELP”

Outstanding Performance by a Cast in a Motion Picture

THE ARTIST
BÉRÉNICE BEJO / Peppy
JAMES CROMWELL / Clifton
JEAN DUJARDIN / George
JOHN GOODMAN / Al Zimmer
PENELOPE ANN MILLER / Doris

BRIDESMAIDS
ROSE BYRNE / Helen
JILL CLAYBURGH / Annie’s Mom
ELLIE KEMPER / Becca
MATT LUCAS  / Gil
MELISSA McCARTHY / Megan
WENDI McLENDON-COVEY / Rita
CHRIS O’DOWD / Rhodes
MAYA RUDOLPH / Lillian
KRISTEN WIIG / Annie

THE DESCENDANTS
BEAU BRIDGES / Cousin Hugh
GEORGE CLOONEY / Matt King
ROBERT FORSTER / Scott Thorson
JUDY GREER  / Julie Speer
MATTHEW LILLARD  / Brian Speer
SHAILENE WOODLEY  / Alexandra King

THE HELP
JESSICA CHASTAIN / Celia Foote
VIOLA DAVIS / Aibileen Clark
BRYCE DALLAS HOWARD / Hilly Holbrook
ALLISON JANNEY / Charlotte Phelan
CHRIS LOWELL / Stuart Whitworth
AHNA O’REILLY / Elizabeth Leefolt
SISSY SPACEK / Missus Walters
OCTAVIA SPENCER / Minny Jackson
MARY STEENBURGEN / Elaine Stein
EMMA STONE / Skeeter Phelan
CICELY TYSON / Constantine Jefferson
MIKE VOGEL / Johnny Foote

MIDNIGHT IN PARIS
KATHY BATES / Gertrude Stein
ADRIEN BRODY / Salvador Dali
CARLA BRUNI / Museum Guide
MARION COTILLARD / Adriana
RACHEL McADAMS / Inez
MICHAEL SHEEN / Paul
OWEN WILSON / Gil

21 novembre 2011

The Iron Lady: il trailer ufficiale UK

Non poteva durare per sempre...


Come ampiamente anticipatomi in tempi non sospetti dal mio amico Massimo, residente negli USA, Cars 2, l'ultimo lungometraggio della fantasmagorica Pixar, aveva raccolto giudizi men che tiepidi e critiche tutt'altro che entusiastiche: mai, però, dalla grandissima casa produttrice dei più accattivanti, arguti e visivamente splendidi cartoon digitali degli ultimi quindici anni, mi sarei aspettato un'idiozia simile.
Anzi, una parziale idiozia.
Eh sì. Perchè, incredibile ma vero, dopo circa quaranta minuti di noia imperante, di effetti visivi stucchevoli e reiterati e, soprattutto, di dialoghi IMBARAZZANTI per illogicità e assenza di verve, i miei amici ed io abbiamo interrotto la visione della pellicola. Con un output unanime: (l'incipit di) Cars 2 è il prodotto Pixar più incredibilmente brutto della gloriosa storia della compagnia americana, e uno dei più spocchiosi in assoluto degli ultimi anni. Ma è anche un attestato di disistima nei confronti della stessa major, che ha volgarmente ceduto alle leggi del merchandising nel tentativo di replicare il successo del (per nulla eccezionale) primo capitolo, partorendo una sceneggiatura vergognosa con personaggi offensivi più che stereotipati, cioè l'esatto contrario a cui ci aveva abituati la stessa Pixar.
Ma tant'è... Non poteva durare per sempre...
Però quanto fa male una prima delusione di questa portata...

11 novembre 2011

Omaggio al grande ritorno di Billy

Entusiasta per il ritorno di Billy Crystal dopo otto anni di assenza dal palco di presentatore degli Oscar, vorrei omaggiarlo con questo estratto chiamato "What the stars are thinking about", in cui il grandissimo Mr. Crystal interpreta a suo modo i pensieri di alcuni mostri sacri di Hollywood durante l'ultima cerimonia da lui presentata.
E-s-i-l-a-r-a-n-t-e!!!

Elektra Luxx


Un giorno nella vita della fittizia pornostar Elektra Luxx (Carla Gugino, molto brava), ritiratasi dalle scene perchè incinta: incontri, scontri, opportunità, visioni, ma soprattutto il raggiungimento di un'apparentemente impossibile coscienza di sè e dei propri mezzi.
Il regista venezuelano Sebastian Gutierrez riprende il personaggio, sempre interpretato dalla Gugino, già visto nella pellicola Women in Trouble del 2009, lo amplifica, lo approfondisce e lo circonda di variopinti personaggi un po' sciroccati, riuscendo a plasmare un prodotto gradevole e assai più interessante di moltissimi film tronfi e pseudo-festivalieri che inflazionano ormai da anni il mercato di celluloide.
Elektra Luxx non è una pellicola perfetta, ci mancherebbe, ma è scritta con passione e autoironia, interpretata da un cast davvero in forma e diretta con la giusta verve da un cineasta pressochè sconosciuto ai più (l'unico suo lavoro degno di nota è Judas Kiss del 1998, con nientepopodimeno che Emma Thompson): in questo contesto tutto sommato lusinghiero, svetta poi il cameo della grandissima Julianne Moore nel ruolo della Vergine Maria (!!!).
Un film da riscoprire, quindi, visto grazie alle sporadiche intuizioni di Sky Cinema dopo una distribuzione del tutto inesistente nelle sale.

Billy is back!!!


Con immenso piacere ho appena letto che sarà il grandissimo Billy Crystal a presentare la prossima cerimonia degli Oscar: dopo le recenti dichiarazioni, dimissioni e speculazioni, la scelta dello strepitoso comico americano, già otto volte sul palco degli Academy Award, mi sembra decisamente la più logica e sensata.
Congratulazioni Billy!!!

10 novembre 2011

Scompiglio nell'Academy


Si dice che a Hollywood può succedere di tutto.
Ma, a poco più di tre mesi e mezzo dalla messa in onda dell'84ma edizione degli Oscar, nessuno avrebbe pensato che il producer designato, Brett Ratner, se ne uscisse con l'infelicissima (e smaccatamente fuori luogo) espressione "rehearsal is for fags" (letteralmente, "le prove sono per checche") nel corso di una conferenza stampa.
Risultato? Auto-esclusione (più che suggerita dall'opinione pubblica) e immediata defezione anche del presentatore scelto dallo stesso Ratner, e cioè Eddie Murphy.
In pratica nell'arco di due giorni l'Academy si è trovata senza le due figure di spicco della cerimonia più seguita al mondo inerente il mondo di celluloide.
Ma oltreoceano, si sa, non si può perdere tempo. In un batter d'occhio Don Mischer e Brian Grazer hanno firmato per sostituire Ratner, con l'immediato improbo compito di trovare un host in tempo zero.
Si accettano scommesse su chi se la sentirà di subentrare...

03 novembre 2011

Tanti auguri, Monica


Monica Vitti (nome d'arte di Maria Luisa Ceciarelli) compie oggi ottant'anni.
Assente dai rotocalchi e da ogni tipo di news o gossip da più di dieci anni e dalle scene da più di venti, purtroppo affetta dal morbo di Alzheimer, è stata una delle più grandi e talentuose attrici a cui il Belpaese ha dato i natali.
Ringraziando la mia cara amica Silvana per avermi ricordato quest'importante ricorrenza, mi piace citare, tra tutti gli aforismi della signora Vitti, forse la battuta più famosa: "le attrici - diciamo - bruttine che oggi hanno successo in Italia lo devono a me. Sono io che ho sfondato la porta."
Peraltro alzi la mano chi la trovava "bruttina"...
Signora Ceciarelli, tanti tanti auguri di buon compleanno.

31 ottobre 2011

Mildred Pierce (TV)


Nella Los Angeles dei primi anni trenta, stritolata dalla grande depressione post-crack del '29, la divorziata e madre Mildred Pierce (Kate Winslet) deve fare i conti con due preoccupanti realtà: cercare di investire negli affari sfruttando le sue doti domestiche, e venire a patti con un eccessivo attaccamento all'ingrata e mefistofelica figlia Veda (Morgan Turner adolescente, Evan Rachel Wood adulta).
Tratta dal bellissimo romanzo omonimo di James M. Cain, già trasposto sul grande schermo da Michael Curtiz nel 1945 (film che permise a Joan Crawford di vincere l'unico Oscar in carriera), Mildred Pierce è una miniserie HBO in cinque parti appena trasmessa in Italia, sull'onda del successo primaverile ottenuto oltreoceano.
Vincitrice di cinque premi Emmy (gli "Oscar" della televisione) e presumibile protagonista ai prossimi Golden Globe, la vicenda della signora Pierce per il piccolo schermo è, in una parola, un gioiello.
Diretta da un esperto in ricostruzioni d'epoca, il bravo Todd Haynes di Lontano dal paradiso, la miniserie ha un solo difetto: il lento incedere (ed eccessivo indugiare su alcuni dettagli) nella parte centrale; per il resto, ritmo, scorrevolezza ed emozioni sono dosati con rara sapienza ed equilibrio quasi algebrico.
La messa in scena è a dir poco sontuosa, e nessuno credo si sia accorto che l'intera serie, seppur ambientata sulla West Coast, è stata girata nello stato di New York (a Long Island, soprattutto); i costumi, del premio Oscar Ann Roth, lasciano letteralmente a bocca aperta per la ricercatezza e la cura del minimo dettaglio; le musiche, del grandissimo Carter Burwell (tanto caro ai fratelli Coen), colpiscono nel segno fin dai bellissimi opening titles.
Quasi impossibile poi descrivere la bravura del cast, a cominciare da una Winslet per cui iniziano realmente a mancare gli aggettivi: è disarmante la facilità con cui regge le quasi cinque ore sempre in scena, e ancor più sconcertante l'espressività che la contraddistingue in ogni singola scena, per non parlare del puro e semplice distillato recitativo che ne consegue. In poche parole, la più grande attrice vivente della sua generazione.
Il resto del cast, comunque, non sta a guardare: sono infatti bravissimi nei loro ruoli Guy Pearce, Melissa Leo e Mare Winningham; la Wood, infine, stupisce per aderenza al ruolo e trasposizione assolutamente azzeccata di un carattere ribelle ma ancor prima senza un singolo scrupolo emozionale.
In sintesi, un prodotto assolutamente da vedere (o recuperare), e una conferma da sottolineare, come se ce ne fosse ancora bisogno: la HBO è semplicemente un passo avanti.

Pirati dei Caraibi: oltre i confini del mare


Inutile soffermarsi sulla pretestuosa trama di questo insulso quarto installment della fortunatissima (almeno al botteghino) saga dei Pirati della Disney: basti sapere che l'ormai noto Jack Sparrow (un Johnny Depp fastidiosamente innocuo) va alla ricerca della fonte della giovinezza insieme a una presunta ex-fiamma (una salvabile Penélope Cruz) e ad altri ex-compari. Punto.
Tralasciando la messa in scena (ottima nella prima parte, ridondante nella seconda), stupisce l'incaponimento della produzione nel propinare ridicoli duelli, dialoghi arci-masticati e situazioni fotocopia dei precedenti episodi: se la parte centrale, infatti, riesce quasi a salvarsi, il lunghissimo prologo londinese e l'inevitabile resa finale dei conti mettono alla prova pazienza e resistenza del più tenace degli spettatori.
Sperando calorosamente che la presente abilissima operazione di merchandising finisca qui, di questa pellicola vale la pena segnalare la godibile scena della comparsa delle sirene e il divertentissimo cameo di Dame Judi Dench (trenta secondi circa) in un ruolo comicamente atipico.
Lasciate perdere.

26 ottobre 2011

Tre film da non perdere

Inizio col dire che per queste pellicole non si sa ancora la presunta data d'uscita in Italia: sperando non facciano la fine del bellissimo Precious (uscito un anno dopo) o, peggio, dello strepitoso Little Children (mai neanche doppiato), andiamo a conoscere meglio tre prodotti che, personalmente, attendo con particolare impazienza.

WEEKEND
di Andrew Haigh, con Tom Cullen e Chris New
Russell e Glen si conoscono in un locale, passano la notte insieme, ma quello che dovrebbe essere il classico one-night stand si trasforma in qualcosa di ben più profondo nell'arco di sole quarantott'ore.
Trama lineare e apparentemente molto sfruttata per questo ritratto di gay romance dipinto dalla critica come uno dei più ben scritti, realistici e coinvolgenti film d'amore degli ultimi anni.


50/50
di Jonathan Levine, con Joseph Gordon-Levitt, Seth Rogen e Anna Kendrick
Già segnalata nelle possibili sorprese in previsione Oscar, questa dramedy ispirata alla vera vicenda di un ventisettenne alle prese con un cancro appena diagnosticatogli, ha letteralmente stregato gli esperti a stelle e strisce e conquistato un più che eterogeneo pubblico.
Personalmente, sono piuttosto curioso di vedere il bravo Levitt in un simile ruolo.


TYRANNOSAUR
di Paddy Considine, con Peter Mullan e Olivia Colman
Ritratto dell'Inghilterra più cruda ma forse più vera nel rapporto tra una donna picchiata dal marito e un perdigiorno che sfoga la sua rabbia proprio usando le mani: uno spaccato umano (ma anche sociale) che ha il suo punto di forza nella prestazione dei protagonisti, al punto che per la Colman si potrebbero addirittura aprire le porte di una nomination ai prossimi Academy Award, come segnalato nel precedente post.

25 ottobre 2011

Oscar 2012: Miglior Attrice


Glenn Close (Albert Nobbs).
Viola Davis (The Help).
Elizabeth Olsen (Martha Marcy May Marlene).
Meryl Streep (The Iron Lady).
Michelle Williams (My Week with Marilyn).

Anche in questo caso ritratto di gruppo e previsioni dal sito dell'esperto Julian Stark per una categoria che presenta però un quadro ben più arzigogolato dell'analoga al maschile.

Un nome, infatti, emerge ormai da diverso tempo su tutti, e quest'anno sembra destinato a resistere fino alla fine: quello della più grande attrice vivente, Queen Meryl Streep, capace di collezionare, fino ad ora, 16 nomination all'Oscar (due vittorie, l'ultima però nel 1983), 12 nomination ai BAFTA, gli "Oscar" britannici (una vittoria, nell'82), 25 nomination ai Golden Globe (sette vittorie), 8 nomination ai SAG Award (due vittorie) e 3 nomination agli Emmy, gli "Oscar" della televisione (due vittorie). Tra pochi mesi l'intero (o quasi) pianeta assisterà, con tutta probabilità, al terzo sospiratissimo, attesissimo, agognatissimo, ultrameritatissimo terzo Oscar per la "one and only" Mrs. Streep, alias Margaret Thatcher.
Dietro alla regina della settima arte troviamo un altro nome assolutamente da capogiro, la grandissima Glenn Close che, dopo 5 candidature agli Academy Award ottenute negli anni ottanta e un ventennio da protagonista sul piccolo schermo, torna prepotentemente in corsa per l'Oscar vestendo i panni maschili di un maggiordomo nell'Irlanda di fine ottocento: inutile dire che il presente confronto tra titani fa quasi paura.
In costante ascesa secondo le previsioni dei bookmakers, ma ancora dietro alle due regine della settima arte, troviamo Viola Davis, seguita a una certa distanza da Michelle -Marilyn- Williams, mentre ad occupare il quinto slot della cinquina di stelle non sarebbe più la Olsen, ma Rooney Mara (The Girl with the Dragon Tattoo), che ha da poco operato il sorpasso nei confronti dell'interprete di Martha Marcy May Marlene.
Da tenere d'occhio, infine, Charlize Theron (Young Adult), Tilda Swinton (We Need to Talk About Kevin) e Olivia Colman (Tyrannosaur).

Come per la categoria maschile, appuntamento al 14 dicembre con le nomination ai SAG Award per le prime conferme e/o smentite.

24 ottobre 2011

Oscar 2012: Miglior Attore


George Clooney (The Descendants).
Leonardo DiCaprio (J. Edgar).
Jean Dujardin (The Artist).
Michael Fassbender (Shame oppure A Dangerous Method).
Brad Pitt (Moneyball).

Cinquina già decisa? Secondo le previsioni più accurate e gettonate del web, sembrerebbe di sì. Anche l'esperto Julian Stark, al quale ho "rubato" l'utilissimo collage soprastante, tra azzardi e preferenze personali finisce per direzionarsi sempre e comunque verso questi cinque nomi.
E allora giù il cappello di fronte a tanta sicurezza: memorizzate le suddette candidature e tra pochi mesi, con moltissima probabilità, farete un figurone con i vostri amici appassionati di settima arte...
Tutto qui? Ovviamente no.
Premesso che Hollywood riesce sempre a rimescolare le carte nell'imminenza dell'evento, quasi si divertissero gli addetti ai lavori a estrarre qualche nuovo nominativo dal cilindro di celluloide all'ultimo momento, diamo un'occhiata agli odds odierni di presupposta vittoria: Clooney è il momentaneo favorito, seguito da un Dujardin in costante ascesa; DiCaprio, già dato per sicuro vincitore fino a un mesetto fa, occupa attualmente la terza posizione, seguito da Brad Pitt. E giusto per farvi capire quanto in realtà siano aleatori questi pronostici, proprio in questi giorni Fassbender ha perso quotazioni a vantaggio di Gary Oldman, la spia di Tinker Tailor Soldier Spy, che di conseguenza l'avrebbe già scalzato dai magnifici cinque...
Inutile nominare gli eventuali altri, in quanto troppo indietro nelle previsioni rispetto ai sei caratteristi appena descritti.
Visto? Nell'arco di un solo post sono già cambiate le carte in tavola...

In ogni caso appuntamento al 14 dicembre con le nomination del Sindacato degli attori: solo in quell'occasione potremo iniziare a tirare le prime serie conclusioni...

20 ottobre 2011

Oscar 2012: Miglior Attrice non Protagonista


Come nel caso dell'analoga categoria al maschile, un nome sembra già emergere su tutti: è quello di Octavia Spencer, la pepata co-protagonista del melodrammone interrazziale The Help, a cui non sfuggirà per certo la candidatura e, forse, addirittura la statuetta.
Le contendenti più pericolose sembrano essere, al momento, la grandissima Vanessa Redgrave (Coriolanus, il film di Ralph Fiennes in cui interpreta Volumnia) e la sconosciuta ventenne Shailene Woodley (The Descendants, in cui interpreta il ruolo della figlia di Clooney).
Un gradino più sotto troviamo l'incommensurabile, grandiosa, gigantesca Judi Dench, madre di Hoover-DiCaprio in J. Edgar di Eastwood e l'emergente Jessica Chastain per The Tree of Life di Malick.
Infine, il "gruppone" da cui è sempre difficile pescare uno o più nomi; come nel post precedente, ne faccio alcuni seguendo la pura casualità: Janet McTeer in Albert Nobbs, Bérénice Bejo nell'attesissimo The Artist e Melissa McCarthy, divertentissima in Le amiche della sposa.
Inutile che ribadisca l'assurda, ingiustificabile, imperdonabile assenza della sola e unica Kate Winslet, ancora e sempre per il film di Polanski.

Oscar 2012: Miglior Attore non Protagonista


Ottant'anni, una lunga e onorata carriera alle spalle, due Emmy vinti, ma fino a due anni fa nemmeno una nomination all'Oscar: Christopher Plummer ha colmato questa lacuna nel 2010, e quest'anno potrebbe addirittura centrare la vittoria. L'attore canadese è infatti il nettissimo favorito nella categoria dei supporter per un ruolo tragicomico che ha già conquistato tutta la critica specializzata: un distinto padre ultrasettantenne che improvvisamente informa il figlio di essere ammalato di cancro e di avere un amante... maschio. Il film in questione è Beginners, in uscita in Italia all'inizio di dicembre.
A seguire, ma molto distaccato nelle previsioni degli esperti, un poker di caratteristi di indubbia fama e indiscutibile talento: Albert Brooks per Drive, Kenneth Branagh per My Week with Marilyn, Jim Broadbent per The Iron Lady e Max Von Sydow per Extremely Loud and Incredibly Close.
Nella cosiddetta terza fascia troviamo poi un foltissimo gruppo di attori dal quale sceglierei, più per intuito personale che per scelta documentata, i nomi di Viggo Mortensen (A Dangerous Method), David Thewlis (War Horse) e Philip Seymour Hoffman (Le idi di marzo).
Anche in questo caso mi permetto di dire che l'esclusione a priori di John C. Reilly (e Christoph Waltz, ovviamente) per Carnage di Roman Polanski suona sempre più come un ottuso gesto politico perpetrato, in questo caso, ai danni di un grandissimo performer.

18 ottobre 2011

Oscar 2012: Miglior Regista


Seguendo le indicazioni degli esperti (che raramente in questi ultimi anni hanno sbagliato) e prendendo in considerazione il lotto delle pellicole già praticamente sicure della candidatura, per la Miglior Regia sembrerebbero certi i nomi di Steven Spielberg (War Horse), Alexander Payne (The Descendants), Michel Hazanavicius (The Artist) e Clint Eastwood (J. Edgar); a questo punto resterebbe un solo slot libero, per il quale battaglierebbero almeno sei o sette nomi...
Francamente, a metà ottobre, trovo quantomeno eccessiva la sicurezza con la quale la stragrande maggioranza dei siti specializzati USA elenca i nominativi di quattro registi candidati su cinque, ma tant'è: Spielberg, Payne, Hazanavicius e Eastwood faranno parte della cinquina. Punto.
Concentriamoci quindi sui favoriti a ricoprire, al momento attuale, il ruolo di quinto incomodo: in pole position(s) l'eterno Woody Allen (Midnight in Paris), il sempre sottovalutato Stephen Daldry (Extremely Loud and Incredibly Close) e il visionario David Fincher (The Girl with the Dragon Tattoo); meno probabile l'inserimento in questa categoria di Terrence Malick (nonostante la Palma d'Oro vinta a Cannes con The Tree of Life), George Clooney (Le idi di marzo) o Bennett Miller (Moneyball).
In chiusura, una nota fortemente polemica: supera abbondantemente lo scandalo la nomination che Roman Polanski NON otterrà per il meraviglioso Carnage.

13 ottobre 2011

Le amiche della sposa (Bridesmaids)


Annie (Kristen Wiig), single e al verde, viene scelta come damigella d'onore dalla migliore amica Lillian (Maya Rudolph): tra una cena brasiliana e una prova del vestito, un disastroso addio al nubilato e un'ancor più disastrosa festa pre-matrimoniale, dovrà cercare di tenere a bada un inconsueto gruppo di damigelle, ma soprattutto sè stessa e le sue proverbiali sventure.
Autentico boom al botteghino USA (170 milioni di dollari d'incasso a fronte di meno di 33 spesi), il film diretto da Paul Feig e prodotto da Judd Apatow, nuovo Re Mida della commedia americana, è stato lanciato come una sorta di incrocio tra Una notte da leoni (The Hangover), 2 single a nozze (Wedding Crashers) e un'altra dozzina di "bromance-movies" (brothers + romance): in realtà Le amiche della sposa, pur avendo qualche digressione volgarotta, scatologica e "machista", non è altro che l'ennesimo chick flick mascherato da film alternativo.
Scritto in più di quattro anni (!!!) dalla protagonista Kristen Wiig, star del Saturday Night Live, assieme alla collega Annie Mumolo (che si ritaglia la parte della passeggera terrorizzata dal volo aereo), questo prodotto leggero leggero non ha alcun senso del ritmo, è slegato, approssimativo e francamente prevedibile, e le poche gag riuscite sono completamente decontestualizzate.
Anche la recitazione lascia piuttosto a desiderare: la Wiig non ha né la fisicità né i tempi comici richiesti, la Rudolph è decisamente ingessata e Rose Byrne è completamente sprecata, e il suo personaggio difetta di (auto)ironia. Bravi, invece, i comprimari: spassoso Jon Hamm che interpreta un incallito seduttore, divertentissime Melissa McCarthy e Wendi McLendon-Covey nei loro improbabili ruoli di damigelle; una punta di tristezza, infine, nell'assaporare gli ultimi momenti sul grande schermo della grande Jill Clayburgh, mancata poco dopo la fine delle riprese.
In buona sostanza: una pellicola discontinua, troppo lunga, divertente a (pochi) tratti.
Se ne può tranquillamente attendere il passaggio in televisione.

Mordimi (Vampires Suck)


Alcune volte la ricettività cerebrale va in letargo: anzichè discernere con raziocinio un determinato prodotto, finisce per farci passivamente subire ciò che il piccolo schermo trasmette.
Nel caso di questa parodia vampiresca, che prende di mira i primi due capitoli della saga di Twilight, il tutto è avvenuto con la complicità di un paio di azzeccate battute iniziali che mi hanno "invogliato" a proseguire.
Grandissimo errore.
Il film, infatti, dopo una ventina di minuti si sgonfia come un pallone da spiaggia per finire nella noia più mortifera, vero e reiterato problema di tutti gli spoof degli ultimi dieci anni.
Null'altro da aggiungere, se non che la protagonista (la più che sconosciuta Jenn Proske) è decisamente più affascinante e quasi più credibile dell'insulsa e francamente bruttina Kristen Stewart, inspiegabilmente diventata una star grazie alla pellicola originale.

12 ottobre 2011

Oscar 2012: Miglior Film - Gli altri titoli


Dopo aver dettagliatamente analizzato i titoli più "caldi" (secondo gli esperti statunitensi) nella corsa ai prossimi Academy Award, passiamo in veloce rassegna tutte le altre pellicole, che per un motivo (un cast degno di nota) o un altro (una sceneggiatura impeccabile) potrebbero essere considerate, oltre a tutte quelle che, pur meritandolo, sembrano già escluse in partenza.

CARNAGE di Roman Polanski: già osteggiato alla più recente Mostra di Venezia e pur contando su un quartetto d'attori a dir poco strepitoso, non dovrebbe farcela ad entrare nei magnifici dieci (il che, a mio avviso, equivarrebbe a uno scandalo).

DRIVE di Nicolas Winding Refn: acclamato dalla critica tutta, ha qualche residua possibilità, spinto soprattutto dalla più che lodata prova di Ryan Gosling.

A DANGEROUS METHOD di David Cronenberg: sembrava un titolo già predestinato alla nomination, ma la tiepida accoglienza iniziale sembra aver raffreddato gli entusiasmi.

WE BOUGHT A ZOO di Cameron Crowe: dramedy intrigante e dal cast interessante (Matt Damon e Scarlett Johansson), è ancora in fase embrionale di lancio. Vedremo.

50/50 di Jonathan Levine: interpretata da Joseph Gordon-Levitt e Seth Rogen, una commedia agrodolce che proprio in questi ultimi giorni sta mandando in visibilio la critica USA.

SHAME di Steve McQueen: l'acclamatissima prestazione di Michael Fassbender (premiato a Venezia e praticamente sicuro della nomination in qualità di Miglior Attore) potrebbe trascinare il film verso lidi ben più "esotici" di una singola candidatura.

YOUNG ADULT di Jason Reitman: stesso discorso fatto per il sopracitato film di Crowe; ancora in fase di studio da parte della critica d'oltreoceano, è interpretato da Charlize Theron e Patrick Wilson.

ALBERT NOBBS di Rodrigo García: non si sa ancora nulla della sua uscita, ma la più che sicura candidatura di Glenn Close come Miglior Attrice potrebbe spingere questo prodotto molto understated verso una considerazione globale e fruttifera.

MELANCHOLIA di Lars Von Trier: l'incauto (e stupido, aggiungo io) gesto all'ultimo Festival di Cannes presumo abbia azzerato le possibilità di questa pellicola del regista danese, peraltro interpretata da una Kirsten Dunst in stato di grazia.

CONTAGION di Steven Soderbergh: critiche non eccelse per uno dei registi più dichiaratamente controcorrente degli ultimi anni, che rischiano di vanificare il lavoro di un cast stellare.

THE IRON LADY di Phyllida Lloyd: sua maestà Meryl Streep che interpreta la lady di ferro Margaret Thatcher. Neanche questo "particolare" potrebbe bastare alla pellicola per essere presa in considerazione nella sua integrità.

BEGINNERS di Mike Mills: commedia dal cast stravagante e dal plot intrigante, potrebbe rivelarsi una sorpresa dell'ultim'ora. Nel cast Ewan McGregor e Christopher Plummer.

E con i suddetti dodici film si chiude l'intero lotto degli attuali pretendenti alla statuetta più ambita della settima arte. La cosa più bella? Che tutto (o quasi) potrebbe cambiare a poche settimane dal fatidico giorno dell'annuncio delle nomination...

10 ottobre 2011

Oscar 2012: Miglior Film - Gli outsider

Al momento attuale i film appartenenti a questo piccolo gruppo si possono definire "cani sciolti", e solo il tempo ci dirà se cadranno nell'anonimato o assurgeranno al ruolo di protagonisti nella corsa ai prossimi Academy Award: i critici e gli esperti, in ogni caso, li hanno già reputati degni di nota.

THE GIRL WITH THE DRAGON TATTOO
Regia: David Fincher
Interpreti: Rooney Mara, Daniel Craig e Stellan Skarsgård
Forse il (quasi) definitivo titolo italiano ("Millennium: Uomini che odiano le donne") risulterà più che chiarificatore: ebbene sì, si tratta della versione made in USA del primo capitolo della trilogia di Stieg Larsson, che tutti (o quasi) conoscono a menadito, essendo già stata trasposta sul grande schermo dai registi svedesi Arden Oplev e Alfredson.
Da Fincher lecito attendersi una confezione extra-lusso.
Uscita italiana: 27 gennaio 2012.


THE TREE OF LIFE
Regia: Terrence Malick
Interpreti: Brad Pitt, Sean Penn e Jessica Chastain
Vincitrice della Palma d'Oro a Cannes 2011 e amata/odiata da critica e pubblico, questa parabola sulla perdita dell'innocenza da parte di un ragazzino negli anni cinquanta potrebbe rientrare in lizza con un colpo di coda proprio in questi mesi, nonostante la tiepida accoglienza oltreoceano.
Uscita italiana: 9 novembre 2011 in homevideo, per chi l'avesse perso al cinema.


LE IDI DI MARZO (THE IDES OF MARCH)
Regia: George Clooney
Interpreti: Ryan Gosling, George Clooney e Philip Seymour Hoffman
Trama chiara ed essenziale: durante le primarie del Partito Democratico in Ohio, il portavoce di uno dei candidati rimane coinvolto nei tradimenti e negli inganni del mondo della politica.
Classico prodotto in cui il maggior "pro" è anche il principale "contro": la sovraesposizione (un po' ruffiana, aggiungo io) di Clooney, che alla lunga potrebbe stancare.
Uscita italiana: 28 dicembre 2011.


LA TALPA (TINKER TAILOR SOLDIER SPY)
Regia: Tomas Alfredson
Interpreti: Gary Oldman, Colin Firth e Tom Hardy
Durante la Guerra Fredda, un agente di spionaggio quasi in pensione viene richiamato per stanare una spia all'interno dell'organizzazione MI6.
Dall'emergente regista svedese e dalla penna di John Le Carré, un solidissimo thriller dall'aplomb britannico e con un cast da urlo.
Uscita italiana: 20 gennaio 2012.