23 luglio 2010

Terminator Salvation

Anno 2003. Marcus Wright (Sam Worthington) è detenuto nel Braccio della Morte in attesa di ricevere l'iniezione letale. Ha ucciso suo fratello e due poliziotti e vuole soltanto farla finita ma la dottoressa Serena Kogan (Helena Bonham Carter) ha deciso per lui un altro destino. Firmato un documento legale che consegna il suo corpo alla scienza e gli promette una seconda opportunità, Marcus viene ‘terminato'.
Anno 2018. John Connor (Christian Bale), leader ideale e carismatico del genere umano, partecipa alla Resistenza contro Skynet, il network di intelligenze artificiali, e il suo esercito di Terminator indistruttibili. Efficace e intraprendente, è deciso a sferrare un attacco mortale al nemico, a trovare suo padre Kyle Reese (Anton Yelchin) e a garantire un futuro all'umanità dopo l'apocalisse nucleare scatenata dalle macchine.
I loro destini, ovviamente, si incroceranno...
Dopo il terzo episodio della serie, un autentico disastro, era lecito essere più che prevenuti nei confronti di questo quarto capitolo, per giunta diretto da un regista neanche lontanamente vicino alla qualità di James Cameron, autore degli storici primi due.
Invece, Terminator Salvation è un prodotto che, pur non avendo le granitiche basi delle pellicole con Schwarzy, restituisce credibilità alla franchise; nulla di trascendentale, intendiamoci, ma un onesto film ben interpretato da attori dotati di fisicità e talento, con effetti visivi funzionali allo svolgimento della vicenda e almeno un paio di trovate diciamo "simpatiche": i moto-terminator e il cameo finale di un Arnold Schwarzenegger interamente digitalizzato.
Per carità, la trama in alcuni passaggi rimanda troppo ad alcune recenti pellicole del filone sci-fi horror e diversi dialoghi sono risibili, ma nel complesso il risultato si può dire accettabile.
Insomma, un godibile popcorn-movie da gustarsi senza pretesa alcuna.

10 luglio 2010

Toy Story 3 (RealD 3D)

Andy, il padroncino dei protagonisti di questa splendida saga targata Pixar, è in partenza per il college. Dovendo svuotare la sua stanza, la madre lo obbliga a scegliere che fare dei vecchi giocattoli. Woody, Buzz, Jessie e tutti gli altri, tra mille peripezie, dovranno nuovamente affrontare ogni genere di prova per restare insieme, come una vera famiglia...
Dato che sarei seriamente in difficoltà e risulterei prolisso e ripetitivo di fronte all'ennesimo C-A-P-O-L-A-V-O-R-O di quegli assoluti geni della Pixar, mi affido una volta tanto ai giudizi di alcune importanti testate web di casa nostra, che non la pensano molto diversamente dal sottoscritto...
La Repubblica.
Toy Story 3 è fatto per piacere in uguale misura ad adulti e bambini. Divertente e commovente dall’inizio alla fine, il film è particolarmente spassoso nelle scene con Barbie e Ken.
Il Corriere della Sera.
Se non è un capolavoro poco ci manca: un fuoco d’artificio di trovate e di colpi di scena che passano dalla commedia al dramma fino al melodramma, capaci di bruciare in poche sequenze materiali per almeno un’altra dozzina di film. C’è la capacità di passare da un cinema d’invenzione a uno di emozione a un’altro ancora di riflessione senza perdere mai di vista il piacere dell’avventura e della sorpresa.
Il Foglio.
Dopo Wall-E e Up, l’animazione Pixar non conosce limiti, né di tecnica (sublime) né di temi (universali). Dove lo trovate un altro film di un’ora e mezza furiosamente riscritto per un paio d’anni, fino all’assoluta perfezione? Applausi fino a spellarsi le mani.
ComingSoon.
Ancora una volta, la Pixar instaura con lo spettatore una complicità spontanea, che dribbla la ragione e abbatte le difese emotive: è la qualità fondamentale di un “autore”, al quale non si richiede tanto la perfezione, quanto la fedeltà a un modo di concepire l’arte e l’esistenza.
MoviePlayer.
La solita cura dei dettagli, dalle infinite citazioni, interne al mondo Pixar e non, un uso della terza dimensione funzionale alla storia, mai invasivo o stancante; la ormai scontata raffinatezza dell’aspetto tecnico, qui al suo meglio in sequenze che impressionano per il quantitativo di oggetti presenti in scena e mirabilmente animati nella definizione di un mondo mai realistico, ma assolutamente credibile, l’incredibile livello emotivo di un film che intrattiene i più giovani ed arriva a commuovere gli adulti in più di un’occasione. Tutto questo ha un nome: Pixar, uno studio che ormai non smette di sorprendere e che, probabilmente, non sbaglierà mai un film.
Per ogni residua considerazione, rimando alla recensione fatta per Up nell'ottobre 2009. Nulla è cambiato.
Anche Toy Story 3, pertanto, è un film ASSOLUTAMENTE da non perdere.

08 luglio 2010

X-Men le origini: Wolverine

Hugh Jackman, protagonista di questo spin-off della bella serie cinematografica dedicata ai mutanti, aveva detto, durante la campagna promozionale del film, testuali parole: "è un film d'azione diverso dagli altri, perchè alla base c'è un soggetto vero, una storia che riporta indietro ai classici film d'avventura".
Ora, fermo restando il fatto che durante le press-conference di lancio della pellicola chiunque parlerebbe del proprio prodotto come di un irrinunciabile masterpiece, arrivare a dire che alla base di Wolverine c'è la sceneggiatura è affermazione da corte marziale istantanea. E francamente dal signor Jackman, che apprezzo molto soprattutto per l'istrionica ed ironica vena tipica dello showman, non mi sarei mai aspettato una simile mercificazione della propria immagine.
Detto questo, la STORIA: Sulle montagne rocciose canadesi, Logan (Jackman) cerca la pace dopo un secolo di guerre e violenza. Kayla (Lynn Collins) lo ama e lo incoraggia a dar retta alla propria natura umana e a tenere a bada la forza sovrumana e mutante che è in lui, ma il brutale assassinio della donna da parte del fratello Victor (un INSOPPORTABILE Liev Schreiber), riporta inevitabilmente Logan nelle mani di William Stryker (Danny Huston), che vuole fare di lui l'Arma X, una macchina da guerra indistruttibile...
Prologo ed epiloghi da denuncia a parte, l'incedere del film è pari a quello di una testuggine che cerca di raggiungere uno scoglio su una spiaggia deserta, e le scene d'azione sono straviste; sorprende poi il fatto che neanche gli effetti visivi riescano ad essere convincenti fino in fondo, e che alcune caratterizzazioni sfiorino (e superino, in alcuni casi) il ridicolo.
Si salva il solo Ryan Reynolds in un doppio ruolo che affronta con la giusta dose di sarcasmo e di credibilità.
Da evitare senza dubbi di sorta.

05 luglio 2010

Watchmen

Dall'omonimo fumetto dei britannici Alan Moore e Dave Gibbons, in auge verso fine anni ottanta, Zack Snyder, autore dell'osannatissimo (ma a mio avviso inguardabile) 300, trae questo Watchmen, pellicola dal sapore acido e nostalgico, diretta con partecipazione e affetto, molto ben interpretata, ma che ha due grevi difetti: la durata (due ore e 43 minuti: per i non adepti, troppo) e lo sfilacciamento dello script a partire dalle scene ambientate in prigione, più o meno a metà dell'opera.
Per chi, come il sottoscritto, non aveva alcuna nozione del plot, ecco l'incipit: siamo nell'ottobre del 1985 e un uomo precipita dall'alto di un palazzo di New York e una goccia di sangue macchia per sempre un sorriso. Edward Blake (Jeffrey Dean Morgan), il Comico, è morto: Rorschach (Jackie Earle Haley) era un suo collega ed ora è inquieto. Si è convinto che Blake fosse solo il primo della lista e che qualcuno stia complottando contro gli avventurieri in costume, ridotti all'inattività. Jon Osterman, ovvero dottor Manhattan (Billy Crudup), la sua ragazza Laurie Spettro di Seta II (Malin Åkerman), il fedele amico Dan Gufo Notturno II (Patrick Wilson), e l'uomo più intelligente del mondo, Adrian - Ozymandias - Veidt (Matthew Goode), devono sapere e tornare in azione...
Iniziando dagli attori, non si può certo dire che l'intero cast non si sia impegnato nel tentativo di interpretare un gruppo di vigilantes mascherati caduti in disgrazia: chi ha steccato, infatti, è proprio il direttore d'orchestra, la mente dietro alla macchina da presa, ovvero il signor Snyder. Che si è sicuramente ridimensionato rispetto al fastidiosissimo autocompiacimento del sopracitato 300, ma continua ad essere troppo innamorato del ralenti, del dettaglio, del "parlare per immagini", del trendy a tutti i costi.
In ogni caso, la colonna sonora, anche se un po' ovvia, e i titoli di testa sono davvero splendidi, anche se non rappresentano da soli una valida ragione per voler vedere questa pellicola.

02 luglio 2010

Transformers - La vendetta del Caduto

Boiata lanciata ad arte dal successo del primo capitolo e da una solidissima e ben costruita campagna marketing, Transformers 2 non possiede nemmeno la caratteristica di potersi chiamare film.
La trama - attenzione agli spoiler - trascende ogni più basso concetto di stupidità, raggiungendo livelli inenarrabili di idiozia con: 1) il coinvolgimento dei genitori di Sam Witwicky nella 2) vicenda ricca di pathos della resurrezione di Optimus Prime in cui viene coinvolto 3) un Decepticon passato dalla parte dei buoni che si sacrifica per... per... per... 4) la prosecuzione della saga, con un ricattatorio e oltremodo ridicolo finale che vede fuggire ancora una volta il cattivissimo Megatron...
Il tutto condito da:
- una miriade di effetti visivi ripetitivissimi che dopo venti minuti hanno già steso anche i più irriducibili;
- una serie di attori nevrotici (Shia LaBeouf, fastidiosissimo), insopportabili (Megan Fox, truccata alla perfezione anche a 45 gradi Celsius all'ombra) o troppo caricaturali (John Turturro, un'improbabilissima macchietta);
- una sceneggiatura a cui interessa solo il product placement e, come già detto, arrivare alla fine delle due ore e passa per gettere le basi in modo ripugnante del terzo capitolo.
Ovviamente, nessuna sorpresa in questo giudizio: d'altronde ho atteso il passaggio su Sky per vederlo (e rapidamente dimenticarlo).