27 maggio 2012

Eurovision Song Contest 2012: vince la Svezia


Con una messe inaudita di punti (372 contro i 259 delle nonnine russe, seconde), la banshee svedese Loreen si è aggiudicata la presente edizione dell'Eurovision Song Contest, confermando le previsioni della vigilia.
Canzone orecchiabile, presenza scenica dell'interprete quasi onirica e qualità vocali discutibili ma accattivanti: un mix che ha permesso alla Svezia di ottenere la sua quinta affermazione (la prima avvenne nel 1974 con i mitici Abba e la leggendaria "Waterloo"), acquisendo il diritto di ospitare la prossima edizione del carrozzone musicale, presumibilmente a Stoccolma.
Come detto, al secondo posto le Buranovskiye Babushki e al terzo, a completamento del podio, l'elegante interprete serbo Zeljko Joksimovic. Male Nina Zilli, nona con 101 punti, che ha comunque eseguito una performance impeccabile.
Da segnalare infine la splendida esecuzione della spagnola Pastora Soler, che avrebbe sicuramente meritato miglior fortuna del decimo posto raggiunto con 97 punti: ma, come si sa, intrighi politici, diaspore, voti di comodo e dubbie qualità sono sempre state e sempre saranno il fondamento di questo concorso, amatissimo e al contempo odiatissimo.
Dandoci appuntamento al prossimo anno, andiamo comunque ad ascoltare la straordinaria voce dell'interprete iberica.

25 maggio 2012

Eurovision Song Contest 2012: chi vincerà?


Ci siamo: domani sera, con l'ingresso in gara delle Big Five (Francia, Germania, Inghilterra, Italia e Spagna) e del paese ospitante (l'Azerbaijan), l'Europa deciderà chi sarà il vincitore dell'Eurovision Song Contest 2012. Ventisei canzoni per un posto nel paradiso del kitsch e del camp, al quale però bene o male ambiscono tutti.
L'Italia, poi, si trova all'opposto dell'edizione 2011: se lo scorso anno infatti Raphael Gualazzi fece l'impresa di giungere secondo quando nessuno avrebbe scommesso un singolo euro sul suo brano jazzato, quest'anno Nina Zilli è data addirittura sul podio, dietro alla strafavorita Loreen, banshee svedese, e alle folcloristiche e sdentate nonnine russe, le Buranovskiye Babushki.
Possibili quarti incomodi lo chansonnier serbo Zeljko Joksimovic o il decano britannico Engelbert Humperdinck. Dietro, il baratro.
Personalmente, ritengo al momento scontatissima l'affermazione della cupa cantante scandinava (che paradossalmente canta "Euphoria"), dato che le simpatiche ultrasettantenni non godranno del supporto dei giovanissimi, al pari della nostra Zilli, che presenta la canzone in assoluto più ricercata dell'intera competizione. Possibili outsider: i vari bellocci (il norvegese su tutti) senz'anima o le scosciatone di turno (vedasi Cipro...), come ogni anno.
A livello di preferenze, il sottoscritto, una volta tanto e in controtendenza con il politically correct che generalmente sciorina, sceglie la canzone italiana, perchè, oggettivamente e di gran lunga, la più bella; sarei comunque felice vincessero le attempate nonne russe o il potente biondino d'Estonia, di cui ho parlato nel precedente post.
Comunque vada, forza Nina!

Eurovision Song Contest 2012 - Seconda semifinale


Livello medio sceso a livelli inaccettabili, presentatori incartapecoriti e totalmente fuori contesto, show fotocopia degli ultimi anni senza un'ombra di originalità, mise improponibili e un interval act francamente scadente: la seconda serata dello show più trucidamente sfavillante d'Europa si conferma come il trionfo dell'oggettivamente repellente e dell'incontestabilmente tamarro.
Ma a noi, patiti dell'Eurofestival, piace e piacerà sempre così.
In questo caldissimo giovedì di maggio sono emersi, nel nulla più desolante, la tronfia svedese Loreen, peraltro già la favoritissima dell'intero concorso, e il bell'estone Ott Lepland, dalla voce potente e dal song title quanto meno bizzarro, almeno nei paesi latini: "Kuula" (che in lingua locale peraltro significa "Ascolta"). Il resto non vale neanche la pena nominarlo.
In attesa della finale di sabato, andiamo ad ascoltare le canzoni appena descritte.


23 maggio 2012

Eurovision Song Contest 2012 - Prima semifinale


In Azerbaijan per la prima volta, il carrozzone musicale più trash, kitsch e di gusto favolosamente cattivo dell'intero globo terracqueo non ha deluso nemmeno durante la prima semifinale dell'edizione 2012, disputatasi ieri sera nell'avveniristica Crystal Hall di Baku.
Dieci le qualificate alla finale di sabato (su diciotto paesi che si sono esibiti), con un livello medio imbarazzante e un vincitore morale su tutti: le favolose Buranovskiye Babushki, nonnine russe ultrasettantenni che ci hanno deliziato scatenandosi con "Party For Everybody".
L'unica canzone che io personalmente avrei promosso per la qualità ("Unbreakable" degli svizzeri ticinesi Ivan e Gabriel Broggini, in arte Sinplus) non si è nemmeno qualificata, a dimostrazione che mostrare le proprie forme o sciorinare baracconate, in ambito Eurovision Song Contest, ha sempre il suo fascino e valore...
In ogni caso di seguito gustiamoci le due canzoni sopracitate: appuntamento a domani sera con la seconda semifinale e con altre imperdibili perle...


08 maggio 2012

Trailer: Magic Mike e Hope Springs

Diretto da Steven Soderbergh e interpretato da Channing Tatum, Matt Bomer, Alex Pettyfer, Matthew McConaughey e Joe Manganiello, Magic Mike uscirà il 29 giugno negli Stati Uniti e probabilmente a settembre in Italia.
Hope Springs di David Frankel (interpretato dalla sola e unica Meryl Streep) uscirà invece il 10 agosto oltreoceano (nessuna informazione sulla release italiana).
Stritolate da una miriade di supereroi, remake, sequel, spin-off, prequel e riedizioni varie, queste due pellicole rappresentano tutto ciò che potrebbe smuovere il mio interesse, dopo una sommaria occhiata alla Summer Season americana. A conti fatti, decisamente troppo poco.
Gustiamoci comunque entrambi i trailer.

Fonte: utente YT LionsgateFilmsUK

Fonte: utente YT ClevverMovies

06 maggio 2012

La ciliegina sulla torta


L'annata perfetta.
Meryl Streep si aggiudica l'agognata terza statuetta.
Carolina Kostner vince i Mondiali di pattinaggio su ghiaccio.
La Juventus, passione mai sopita, vince lo scudetto mettendo una squisita ciliegina su una già succulenta torta: che 2012!!!

02 maggio 2012

Crazy, Stupid, Love.


Cal (Steve Carell), tradito dalla moglie (Julianne Moore) con un collega di lei (Kevin Bacon), si affida agli esperti consigli del playboy Jacob (Ryan Gosling) e finisce per conoscere la scatenata Kate (Marisa Tomei); il figlio tredicenne di Cal, Robbie (Jonah Bobo), è perdutamente innamorato della babysitter diciassettenne Jessica (Analeigh Tipton), a sua volta invaghita di Cal; Hannah (Emma Stone), in procinto di terminare gli studi, è affettivamente legata all'ingessatissimo avvocato Richard (Josh Groban). In un finale esplosivo, tutto (o quasi) si risolverà per il meglio.
Acclamatissima commedia diretta da Glenn Ficarra e John Requa, già autori del poco considerato I Love You Phillip Morris, Crazy, Stupid, Love. è una romantic comedy che parte in sordina (e per un po' davvero non si capisce dove possa andare a parare), accelera improvvisamente e si chiude con un azzeccato finale, dove la bella struttura ad incastro trova la sua meritata catarsi.
Ben orchestrata e altrettanto ben scritta, la pellicola non ha mai un sensibile cedimento e, nonostante qualche teatralità di troppo da parte del pur encomiabile cast, si lascia apprezzare fino in fondo: merito di un Carell finalmente spogliato dei fastidiosi orpelli da comedian, di un Gosling mai così sexy e di una debordante Tomei, che ruba la scena a tutti i comprimari. Ma gli elogi vanno anche indirizzati a chi ha avuto l'idea di produrre un genere di film che non si faceva più da diversi anni, essendosi affermate le bromance, i chick flick e i filoni più pecorecci e parolacciari, dalla risata facile e immediata ma dal gusto insipido e tedioso.
Un prodotto gradevole e sul quale non aggiungo altro, lasciando a chi non l'avesse ancora visto il piacere di (ri)scoprire una commedia romantica equilibrata e intelligente.

L'alba del pianeta delle scimmie


Lo scienziato Will Rodman (James Franco), alla ricerca di un farmaco per curare la malattia del padre (John Lithgow), finisce per adottare un cucciolo di scimpanzè destinato alla soppressione. Ma il primate, una volta cresciuto e in seguito forzatamente abbandonato in una specie di zoo, dimostrerà una spiccata intelligenza frutto degli esperimenti effettuati sulla madre.
Sorta di prequel di una delle saghe più seguite (e mitizzate) degli ultimi quarant'anni, Rise of the Planet of the Apes (questo il titolo originale) è stato accolto molto positivamente sia dalla critica di settore che dall'audience: in linea di massima posso essere d'accordo, ma con alcune consistenti frenate agli (a mio parere) eccessivi slanci di entusiasmo nei confronti della pellicola.
Se da una parte, infatti, il plot tiene, gli effetti visivi colpiscono nel segno e l'empatia nei riguardi dello scimpanzé Cesare non è insincera, dall'altra lo scollamento tra le due parti risulta eccessivamente marcato, la scena finale è tirata troppo per le lunghe e gli attori (non tutti) si limitano svogliatamente al minimo sindacale.
Ne esce, a mio avviso, un film diseguale: ottimo nella crescente consapevolezza di Cesare verso le discrasie del genere umano, sbracato quando punta tutto sull'azione. E' infatti un peccato (probabilmente necessario) che il bellissimo primo tempo si risolva nel consueto reiterato scontro su un luogo simbolo degli USA (questa volta il Golden Gate).
Una precisazione: non sono mai stato e presumibilmente non sarò mai un fan di questo filone, quindi a mio sfavore potrebbe aver contribuito una totale assenza di partecipazione emotiva, paragonabile al senso di indifferenza (scusate l'azzardo) che ho sempre provato nei confronti della saga di Guerre Stellari.
Un unanime e incondizionato plauso va in ogni caso a Andy Serkis, la cui performance capture del nostro protagonista peloso è letteralmente immensa.
In definitiva un prodotto gradevole, da vedere senza fretta e da gustare con lo spirito appropriato.
Primo tempo
Secondo tempo