Mancano tre mesi alla cerimonia (il 25 febbraio è lontanissimo).Non sono ancora uscite le prime indicazioni, cioè le nomination ai Golden Globe Awards.
E' solamente un inutile azzardo e una gran perdita di tempo.
Ma è la cosa che da sempre tutti adorano fare: LE PREVISIONI DELLE CANDIDATURE AGLI OSCAR!
E allora diamoci dentro...
MIGLIOR FILM
In prima fila, sicuramente Dreamgirls (dal musical di Broadway, l'ascesa verso il successo di un trio femminile soul di black vocalist) e The Departed (non avendolo ancora visto, devo sospendere il mio giudizio), seguiti da The Queen (assolutamente da vedere) e Babel, videoracconto in quattro parti che poi finiscono per intersecarsi.
In seconda linea, una serie di film che hanno convinto ma non fino in fondo: l'apologo sulle baby reginette di bellezza Little Miss Sunshine; Flags of Our Fathers, nuova opera di Clint Eastwood; The Good German, mystery thriller diretto da Steven Soderbergh e interpretato da George Clooney; Volver di Almodóvar; Little Children di Todd Field, riflessione dolceamara sulla vita di alcune coppie ultratrentenni.
MIGLIOR REGISTA
Da sempre la nomination a miglior film equivale ad una susseguente candidatura come director: ecco pertanto spiegati i nomi, in rigoroso ordine di preferenza, di Martin Scorsese (che sia la volta buona?) per The Departed, Bill Condon (già vincitore di un Oscar per la sceneggiatura del bellissimo Demoni e dei) per Dreamgirls, Stephen Frears (regista del "mio" film per eccellenza Le relazioni pericolose) per The Queen, Alejandro González Iñárritu (suo l'angosciante ma strepitoso 21 grammi) per Babel, Clint Eastwood (ma ha appena vinto per Million dollar baby) per Flags of Our Fathers, Steven Soderbergh (ma ha vinto per Traffic qualche anno fa) per The Good German, Todd Field per Little Children e in fondo alla lista Pedro per Volver.
MIGLIOR ATTORE
Qui la lotta al momento sembra essere già limitata ai soli Forest Whitaker, interprete del brutale dittatore ugandese Idi Amin in The Last King of Scotland e Peter O'Toole nel ruolo di un veterano della recitazione alle prese con la verve di una scatenata teenager in Venus. Entrambi i film arriveranno in Italia solo alla fine dell'inverno.
Molto distanziati gli altri nomi: Will Smith per -udite udite- il film americano di Muccino, The Pursuit of Happyness, Leonardo DiCaprio per The Departed, Matt Damon, agente della CIA nel nuovo film di De Niro, The Good Shepherd, George Clooney (fresco vincitore per Syriana) per The Good German e Ryan Gosling per Half Nelson, film indipendente sull'inusuale amicizia tra un insegnante con qualche segreto di troppo e una studentessa di colore.
MIGLIOR ATTRICE
E allora diamoci dentro...
MIGLIOR FILM
In prima fila, sicuramente Dreamgirls (dal musical di Broadway, l'ascesa verso il successo di un trio femminile soul di black vocalist) e The Departed (non avendolo ancora visto, devo sospendere il mio giudizio), seguiti da The Queen (assolutamente da vedere) e Babel, videoracconto in quattro parti che poi finiscono per intersecarsi.
In seconda linea, una serie di film che hanno convinto ma non fino in fondo: l'apologo sulle baby reginette di bellezza Little Miss Sunshine; Flags of Our Fathers, nuova opera di Clint Eastwood; The Good German, mystery thriller diretto da Steven Soderbergh e interpretato da George Clooney; Volver di Almodóvar; Little Children di Todd Field, riflessione dolceamara sulla vita di alcune coppie ultratrentenni.
MIGLIOR REGISTA
Da sempre la nomination a miglior film equivale ad una susseguente candidatura come director: ecco pertanto spiegati i nomi, in rigoroso ordine di preferenza, di Martin Scorsese (che sia la volta buona?) per The Departed, Bill Condon (già vincitore di un Oscar per la sceneggiatura del bellissimo Demoni e dei) per Dreamgirls, Stephen Frears (regista del "mio" film per eccellenza Le relazioni pericolose) per The Queen, Alejandro González Iñárritu (suo l'angosciante ma strepitoso 21 grammi) per Babel, Clint Eastwood (ma ha appena vinto per Million dollar baby) per Flags of Our Fathers, Steven Soderbergh (ma ha vinto per Traffic qualche anno fa) per The Good German, Todd Field per Little Children e in fondo alla lista Pedro per Volver.
MIGLIOR ATTORE
Qui la lotta al momento sembra essere già limitata ai soli Forest Whitaker, interprete del brutale dittatore ugandese Idi Amin in The Last King of Scotland e Peter O'Toole nel ruolo di un veterano della recitazione alle prese con la verve di una scatenata teenager in Venus. Entrambi i film arriveranno in Italia solo alla fine dell'inverno.
Molto distanziati gli altri nomi: Will Smith per -udite udite- il film americano di Muccino, The Pursuit of Happyness, Leonardo DiCaprio per The Departed, Matt Damon, agente della CIA nel nuovo film di De Niro, The Good Shepherd, George Clooney (fresco vincitore per Syriana) per The Good German e Ryan Gosling per Half Nelson, film indipendente sull'inusuale amicizia tra un insegnante con qualche segreto di troppo e una studentessa di colore.
MIGLIOR ATTRICE
Un solo nome e -già- una logica favorita: l'incommensurabile Helen Mirren per lo straordinario ritratto della regina Elisabetta II in The Queen.
Quando però si verificano situazioni simili, i giurati dell'Academy adorano sovvertire il pronostico poco prima della consegna dei premi, pertanto diamo un'occhiata alle possibili alternative: la leggenda vivente Meryl Streep (2 Oscar e 13 nomination: serve aggiungere altro?) per Il diavolo veste Prada, Penélope Cruz per Volver, la magnifica Kate Winslet (già 4 nomination a soli 31 anni) per Little Children, la "mia" Judi Dench (5 nomination e 1 Oscar) per Notes on a Scandal (film che non mancherà di suscitare polemiche) e Cate Blanchett (che però ha appena vinto per The Aviator) per The Good German.
MIGLIOR FILM STRANIERO
Anche in questa categoria i nomi che ricorrono con insistenza sono sostanzialmente due: Volver di Almodóvar per la Spagna e la nuova opera di Guillermo del Toro, El Laberinto del Fauno, che rappresenta il Messico.
Piuttosto distanziati appaiono l'olandese Zwartboek (Black Book) di Paul Verhoeven (regista di Basic Instinct), il tedesco Das Leben der Anderen (The Lives of Others), il cinese Man cheng jin dai huang jin jia (Curse of the Golden Flower) del sempiterno Yimou Zhang, il canadese Water peraltro girato dalla regista indiana Deepa Mehta e l'algerino Indigènes (Days of Glory).
Ancor meno favorito, comunque presente nella lista dei bookmakers, Nuovomondo del nostro Emanuele Crialese.
Questo è quanto. Per il momento...
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