18 settembre 2007

Il mio miglior nemico

Mah...
Diciamo sempre che il cinema italiano è in crisi.
Ci lamentiamo delle solite facce, dei soliti registi, delle solite sceneggiature.
E poi?
Riutilizziamo alcune storiche gag di un Verdone che è stato grande, piazziamo la faccetta simpatica e un po' sbruffoncella dell'onnipresente Muccino junior e condiamo il tutto con uno script senza capo né coda, che fa il verso a Muccino senior e l'occhiolino a Virzì, ottenendo un prodotto scialbo, inconcludente e francamente incomprensibile, sempre a metà tra commedia e spaccato generazionale.
Peccato, perchè l'idea di partenza era buona (rovina la vita a chi ha rovinato la tua), Verdone fa veramente di tutto per rendere credibile il suo personaggio, e la freschezza di Ana Caterina Morariu per un po' cattura l'attenzione. Poi, il baratro.
Illudiamoci quindi che il cinema italiano non sia in crisi e che esistano nuove risorse: illudiamoci fino in fondo, magari arriveremo a crederci...

I Fantastici Quattro e Silver Surfer

Non credo di aver la forza di trovare aggettivi adatti ad un simile scempio cinematografico: questo film è infatti il nulla, parlando strettamente di settima arte.
Se lo si considera un (lungo e noioso) videoclip, allora potremmo affermare che il risultato si attiene alle aspettative di produttori e regista.
Inutile aggiungere che mai avrei visto questa pellicola, se non mi fosse stata gentilmente offerta da British Airways in qualità di "prima visione"...
In sostanza: lasciate perdere. E soprattutto lascino perdere i fan storici del fumetto.
Period.

Bobby

Semplice e intenso.
Due definizioni che sembrano stridere ma che vestono alla perfezione la bella pellicola di Emilio Estevez, dedicata ad uno dei possibili presidenti degli Stati Uniti d'America più amati di sempre, Robert Kennedy, ucciso in un folle attentato la sera del 6 giugno 1968 all'hotel Ambassador di Los Angeles.
E proprio durante questa tragica serata, in questo ormai tristemente noto hotel, è ambientata tutta la vicenda di Bobby, amaro spaccato d'altri tempi e alt(r)e speranze. Persone, tante persone, legate in qualche modo alla presenza del senatore nell'albergo, che si emozionano, che vengono tradite, che cercano ancora un'occasione, che sperimentano, che desiderano evitare l'incombente guerra in Vietnam o che semplicemente sfuggono alla routine d'ogni giorno: tutte, ognuna a suo modo, subiranno indelebilmente quell'assurdo omicidio.
Il principale merito di Estevez non sta però nella descrizione degli avvenimenti legati alla cronaca (ridondanti, stucchevoli ed eccessivamente oleografiche le immagini di repertorio), ma nel ritratto psicologico dei personaggi nei momenti immediatamente precedenti, pervasi da una sorta di latente pessimismo che inevitabilmente coinvolge lo spettatore fino alla mera ansia.
Più che meritevole il cast, se si eccettuano Hopkins e Belafonte, troppo macchiettistici, e un'irritante Demi Moore, che non riesce neanche più a dipingere il ritratto di un carattere che potrebbe essere il suo; strepitosa, invece, e aggiungo come di consueto quando si tratta di parti che contano, Sharon Stone.
Un film sicuramente da vedere, su cui riflettere, a cui manca quel quid per essere davvero considerato un prodotto di alto valore artistico.