26 ottobre 2010

Inception

Dom Cobb (Leonardo DiCaprio) possiede una qualifica speciale: è in grado di inserirsi nei sogni altrui per prelevare i segreti nascosti nel più profondo del subconscio. Viene contattato da Saito (Ken Watanabe), un potentissimo industriale di origine giapponese, il quale gli chiede di tentare l'operazione opposta. Non deve prelevare pensieri celati ma inserire un'idea che si radichi nella mente di una persona. Costui è Robert Fischer Jr. (Cillian Murphy) il quale, alla morte dell'anziano e dittatoriale genitore (Pete Postlethwaite), dovrà convincersi che l'unica cosa che può fare è distruggere l'impero ereditato. Saito avrà allora campo libero. In cambio offrirà a Cobb la possibilità di ...coronare il suo sogno. Cobb accetta e si fa affiancare da un team di super-esperti del virtuale, tra cui la giovane architetto Ariadne (Ellen Page) e i fidi collaboratori Arthur (Joseph Gordon-Levitt) ed Eames (Tom Hardy).
-Un piccolo warning: qua e là sono presenti spoiler sul film.-
Svelato agli addetti ai lavori con pochissimo e calcolatissimo anticipo rispetto all'uscita USA e worldwide, Inception, settima fatica dell'osannato regista Christopher Nolan (sull'ultimo numero di Ciak è stato addirittura indetto un sondaggio per consacrarlo - o meno - quale erede di Stanley Kubrick) è una pellicola preparata con cura maniacale, recitata in modo ineccepibile da un cast deluxe, scritta con puntiglio più che certosino e diretta senza l'ombra della benchè minima sbavatura.
I costanti richiami a Sigmund Freud, l'omaggio a James Bond, la dichiarata ispirazione alle paradossali incisioni di Maurits Cornelis Escher, le più che evidenti contaminazioni (anch'esse anticipatamente divulgate alla stampa) dalla saga di Matrix: dieci anni di lavoro per un progetto a cui lo stesso Nolan teneva in modo particolare, al punto da blindare il set per un tempo decisamente superiore alla media dei film di genere, creando così quell'hype che tanto va di moda per garantire e garantirsi ancor più presa sull'audience.
Il risultato, a mio avviso e in (quasi) totale controtendenza con la critica tutta, è contradditorio; se da un lato, infatti, si rimane stupefatti di fronte a tale abilità nell'incastrare ad arte e rendere comprensibile un plot come questo, in seconda analisi si finisce per esserne sopraffatti: "by convoluting the various planes of experience, by overlapping and obscuring ostensible realities and ostensible dreams, Mr. Nolan deprives us the opportunity of investing emotionally in any of it" (John Anderson, Wall Street Journal). Ed è proprio questo il punto: la privazione di una sincera partecipazione emotiva, sia nei confronti dello svolgersi globale degli avvenimenti, che dell'intera vicenda che coinvolge Cobb e la sua Mal (un'intensissima Marion Cotillard, che è forse la cosa più bella della pellicola).
Tralasciando l'aspetto emozionale (che per me, peraltro, ha sempre una valenza fondamentale), ci sono comunque almeno un paio di scene mozzafiato dal punto di vista visivo (anche se, visivamente, e qui susciterò le ire di gran parte degli estimatori del regista britannico, mi sarei aspettato di più...): l'esplosione degli oggetti nelle strade di Parigi con Cobb e Ariadne impassibili, e la lotta in assenza di gravità che coinvolge Arthur nell'hotel. Catartico e ben strutturato il finale aperto, che sostanzialmente lascia allo spettatore la facoltà di decidere per conto proprio il destino di Cobb.
In conclusione: nel panorama attuale Inception è una perla rara; nel contesto di almeno trenta/quarant'anni di film di genere, l'opera di Nolan è tecnicamente inappuntabile (cast compreso), ma, a mio avviso, l'eccessiva diligenza Nolan la paga, quasi naturalmente di conseguenza, con la quasi totale assenza di pura emozione (intesa come emotività).
Comunque, da vedere.

08 ottobre 2010

L'uomo che fissa le capre (The men who stare at goats)

Bob Wilton (Ewan McGregor) è un giornalista pavido e impacciato, abbandonato dalla moglie e a caccia dello scoop della vita. Inviato di guerra in Iraq nel tentativo disperato e maldestro di attirare l'attenzione della fedifraga consorte, Wilton incontra lo stralunato Lyn Cassady (George Clooney), soldato Jedi e monaco guerriero appartenente alla New Earth Army, un'unità sperimentale dell'esercito americano che vuole "combattere" le guerre col flower power. L'esercito hippy, fondato dallo stupefacente Bill Django (Jeff Bridges), accoglie tra le sue fila il giornalista, iniziandolo al lato nobile della Forza...
Tratto dall'omonimo romanzo di nonfiction del giornalista gallese Jon Ronson (tradotto in italiano con "Capre da guerra"), L'uomo che fissa le capre è un pamphlet abbastanza divertente con serissime tematiche presenti nel sottobosco dell'ironica sceneggiatura, che immediatamente ci svela che le vicende narrate nella pellicola, seppur poco credibili, sono molto più verosimili di quanto si possa pensare.
Discretamente interpretato e diretto, a mio avviso questo prodotto difetta però in interesse e appeal: più volte il ritmo cede, la satira è a dir poco telefonata e il cast si diverte più che divertire; l'impressione è infatti quella di un cinema di pseudodenuncia montato ad arte per le recitazioni istrioniche di grandi caratteristi che non fanno altro che scimmiottare i loro ruoli più celebri, e lo script in diverse circostanze è troppo studiato per non cadere nel retorico o nel fasullo.
Secondo il mio modesto parere, si tratta quindi di un'occasione mancata, e il fatto che il pubblico l'abbia pressochè snobbato dopo un'iniziale buona accoglienza lo dimostra.
Peccato.

Sex Movie in 4D (Sex Drive)

Intrappolato in un animo adolescente troppo gentile e sensibile, Ian (Josh Zuckerman) ha diciotto anni e una sessualità ancora immacolata. In famiglia è vessato sia da Rex (James Marsden), il fratello maggiore omofobo e razzista, che dal fratello minore che gli rinfaccia le sue conquiste, mentre al centro commerciale dove lavora, un goffo costume da ciambella messicana lo rende preda di insulti e scherni. Su internet, dove può fingersi un giocatore di football palestrato, riesce invece a conquistare la bella Ms. Tasty e, dopo l'ennesima delusione amorosa, decide di rubare la Pontiac d'epoca di Rex e di partire alla volta del Tennessee per incontrarla. Compagni di questo viaggio che si rivelerà una lunga e folle avventura sono gli amici di sempre Lance (Clark Duke), affabile conquistatore di giovani fanciulle, e Felicia (Amanda Crew), la vicina di casa punk di cui Ian è da sempre innamorato.
Sex Drive, INSPIEGABILMENTE titolato Sex Movie in 4D dai dementi distributori italiani, è una commedia sgangherata, poco originale e anche un po' volgarotta, ma ha un pregio su tutti, che le consente di stagliarsi spanne e spanne sopra ai film di genere: un cast. Un vero cast. Non un'accozzaglia di bonone tettute e fustacchioni mononeuronici, ma un gruppo di attori che perlomeno si impegna per risultare divertente.
Sia chiaro che non ho "voluto" vedere questa pellicola, ma ci sono inciampato nella classica serata di zapping compulsivo: il fatto stesso che sia riuscito a seguirla fino alla fine dimostra che tutto sommato riesce addirittura a rendersi godibile.

04 ottobre 2010

In Memoriam: Tony Curtis (1925-2010)

Solo oggi, a cinque giorni di distanza dalla sua morte, pubblico la notizia del decesso di una leggenda della Hollywood degli anni d'oro: il grandissimo Tony Curtis, protagonista di film cult come ad esempio "A qualcuno piace caldo".
Curtis, una delle star del botteghino degli anni 50 e grande playboy dell'epoca, è morto nel suo letto intorno alla mezzanotte del 29 settembre a Henderson, Nevada.
Curtis, all'anagrafe Bernard Schwartz, era nato a New York da immigrati ungheresi il 3 giugno 1925. Considerato un rubacuori, annoverò tra le sue fidanzate Marilyn Monroe e Natalie Wood. Si sposò sei volte. La sua ultima moglie, per la cronaca, aveva 45 anni meno di lui.
Tra i suoi figli, la più famosa è sicuramente Jamie Lee Curtis, che gli è stata lontana per la maggior parte della sua vita, tanto da fargli ammettere di essere stato un fallimento come padre.