16 luglio 2006

Proof

Tratto da un acclamatissimo testo teatrale di David Auburn (che ha molto ben adattato la sua pièce), Proof è un avvincente apologo sul labile confine tra genio e follia, splendidamente recitato dall'intero cast (Gwyneth Paltrow, che aveva interpretato la stessa parte anche sul palcoscenico, su tutti) e diretto in maniera impeccabile da John Madden, già regista del celeberrimo Shakespeare in Love e del bellissimo e sconosciuto ai più Mrs. Brown.
Non apprezzato dalla critica e accolto tiepidamente dal pubblico (amici compresi...), trovo invece che il film, senza strafare e senza alcun desiderio di stupire con voli pindarici di sceneggiatura, riesca a cogliere il segno sia nella descrizione dell'ingenua presa di coscienza della protagonista, sia nella costruzione della personalità dei quattro personaggi principali, ognuno mosso, a suo modo, da un proposito sincero, privo di secondi fini.
Come già detto, cast in stato di grazia: Gwyneth Paltrow è veramente in parte, quasi gliel'avessero cucita addosso (che peccato non averla potuta vedere a teatro), nel rendere la nevrosi tipica di chi si prende cura di qualcun altro sacrificando sé stesso (e il proprio talento...); Hope Davis (la sorella manager newyorchese) fa quasi tenerezza nel dimostrare comunque il profondo amore verso la sorella; Jake Gyllenhaal dipinge con grande naturalezza l'allievo entusiasta innamorato sia della matematica che della figlia dello scienziato pazzo; infine, Anthony Hopkins (il professor Robert Llewellyn, insigne matematico affetto da instabilità psichica), che ormai risulta talmente bravo che quasi ci si scorda di citarlo.
Per quanto riguarda il resto, merita menzione la coinvolgente partitura di Stephen Warbeck, soprattutto nella seconda parte del film, quando il plot (e, di conseguenza, la musica) si fa più intrigante.
Non per tutti, ma ugualmente da vedere.

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