24 luglio 2006

Volver

Dopo la provocazione, la passione, la trasgressione, i sentimenti e il dramma, "il" regista spagnolo per eccellenza firma un'opera dedicata all'intimismo e alla superstizione che piace ma non sconvolge, che convince ma non travolge. Gli argomenti trattati, peraltro, sono molteplici e così profondi che in alcuni contesti rischiano di perdersi e di non essere colti come meriterebbero; il limite del film, pertanto, è essenzialmente questo: argute considerazioni inerenti le sfaccettature dell'universo femminile almodovariano concentrate in un prodotto che troppo vuole comunicare allo spettatore.
C'è chi ha interpretato questa smania di comunicazione come "esaltazione della leggerezza dei sentimenti": io personalmente trovo che Almodóvar abbia sicuramente concepito un buon prodotto ma lo abbia contaminato con diverse carinerie per renderlo furbescamente perfetto per la giuria del Festival di Cannes. Purtroppo per lui, gli è andata male.
Nulla da dire, invece, sul cast: da Penélope Cruz, sanguigno esempio di femminilità pura, a Yohana Cobo, intensissima seppur giovanissima; da Lola Dueñas, ingenua e disincantata, alla sempreverde Carmen Maura, che torna a recitare con Almodóvar 18 anni dopo "Donne sull'orlo di una crisi di nervi".
In conclusione un film godibile, che fa pensare ma che non graffia.

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