Dopo i produttori e gli attori, ecco la volta dei registi.Nei giorni scorsi, infatti, il Directors Guild of America (DGA) ha diramato le sue (prevedibilissime) candidature: di seguito la lista completa.
Dopo i produttori e gli attori, ecco la volta dei registi.
Un doveroso tardivo omaggio ad uno dei più grandi produttori della cinematografia italiana, scomparso il 10 gennaio scorso all'età di 94 anni, può essere quello di ricordarlo attraverso tre "suoi" film e tre "sue" donne che hanno fatto la storia del Belpaese: il fascino aristocratico di Silvana Mangano in ANNA di Alberto Lattuada, il sorriso sghembo e proletario di Giulietta Masina ne LA STRADA di Federico Fellini, e ovviamente la prorompente fisicità della sua Sophia Loren ne LA CIOCIARA di Vittorio De Sica.
Ancora una volta, non c'è nulla fare. Nulla.
Parlare di sigarette è già di per sé controcorrente. Farlo parteggiando (ironicamente...) per esse è ancor più anacronistico. Ed è probabilmente questo il punto di maggior originalità del film di Jason Reitman: la storia di un esperto di persuasione verbale, Nick Naylor, vicepresidente della fantomatica Accademia di Studi sul Tabacco, che viene pagato semplicemente per parlare in difesa del fumo (e l'energia e la faccia tosta di Aaron Eckhart sono perfette per questo ruolo). Le complicazioni non tarderanno ad arrivare, ma Nick troverà sempre il modo, anche grazie a un po' di studiata fortuna, per farla franca, soprattutto davanti alle telecamere. Infatti, rispetto al libro dove Naylor è un personaggio integralmente negativo, qui il protagonista viene mostrato umano al punto da risultare un simpatico farabutto dal cuore d'oro.
SCREEN ACTORS GUILD (SAG) AWARDS
Performance by a Male Actor in a Leading Role
Leonardo DiCaprio / BLOOD DIAMOND
Ryan Gosling / HALF NELSON
Peter O’Toole / VENUS
Will Smith / THE PURSUIT OF HAPPYNESS
Forest Whitaker / THE LAST KING OF SCOTLAND
Performance by a Female Actor in a Leading Role
Penelope Cruz / VOLVER
Judi Dench / NOTES ON A SCANDAL
Helen Mirren / THE QUEEN
Meryl Streep / THE DEVIL WEARS PRADA
Kate Winslet / LITTLE CHILDREN
Performance by a Male Actor in a Supporting Role
Alan Arkin / LITTLE MISS SUNSHINE
Leonardo DiCaprio / THE DEPARTED
Jackie Earle Haley / LITTLE CHILDREN
Djimon Hounsou / BLOOD DIAMOND
Eddie Murphy / DREAMGIRLS
Performance by a Female Actor in a Supporting Role
Adriana Barraza / BABEL
Cate Blanchett / NOTES ON A SCANDAL
Abigail Breslin / LITTLE MISS SUNSHINE
Jennifer Hudson / DREAMGIRLS
Rinko Kikuchi / BABEL
Performance by a Cast in a Motion Picture
BABEL - Paramount Vantage
BOBBY - The Weinstein Company
THE DEPARTED - Warner Bros. Pictures
DREAMGIRLS - Paramount Pictures
LITTLE MISS SUNSHINE - Fox Searchlight Pictures
PRODUCERS GUILD of AMERICA (PGA) AWARDS
MAGNIFICO.
Non che mi aspettassi un capolavoro. Diciamo che il soggetto era interessante (la bizzarra amicizia tra un'anziana attrice e un diciassettenne tiranneggiato dalla madre) e il cast molto promettente (le grandissime Julie Walters e Laura Linney, affiancate dal "Ron" della saga di Harry Potter): premesse più che sufficienti alla visione di un qualsivoglia film.
Dopo un film magnifico (Batman Begins), una pellicola rivoluzionaria e osannata dalla critica di tutto il mondo (Memento) e un flop sonnolento, non solo per la trama (Insomnia), Christopher Nolan dirige la sua quarta fatica senza eccedere, senza strafare, senza convincere appieno, riuscendo tuttavia a coinvolgere lo spettatore e, ancora una volta, a far riflettere.
Dopo Kundun, capolavoro controcorrente firmato nel 1997, Scorsese ha inanellato una serie di pellicole poco fortunate (Bringing Out the Dead), un po' troppo oleografiche (Il mio viaggio in Italia), decisamente sbagliate (Gangs of New York) e del tutto inutili (The Aviator).
Adesso ditemi come si fanno a sprecare aggettivi quali "strepitoso" e "magnifico" per un simile film. E poi spiegatemi come questa pellicola abbia potuto fregiarsi del titolo di miglior film in lingua straniera per le associazioni dei critici di New York, Washington e San Francisco. Ma soprattutto vorrei capire come questo film possa aver influenzato a tal punto pubblico e critica.
Ennio Morricone riceverà l'Oscar alla carriera nel corso della cerimonia degli Academy Awards che si terrà il 25 febbraio prossimo a Los Angeles.
Mancano tre mesi alla cerimonia (il 25 febbraio è lontanissimo).
Nella giornata di ieri è morto a Los Angeles il grandissimo regista americano Robert Altman. Aveva 81 anni. Autore di molteplici capolavori che ormai fanno parte della storia del cinema (da Nashville ad America Oggi), Altman era nato a il 20 febbraio 1925 a Kansas City.
Dopo la riuscita trasposizione del bel romanzo di Jeffrey Eugenides (Il giardino delle vergini suicide) e il colpo di classe di Lost in translation, alla terza prova da regista, Sofia Coppola compie un mezzo passo falso con la sua Marie Antoinette, regina troppo incolore nonostante la profusione di nuance cromatiche utilizzate nel deludente film.
Non che sia un premio così riconosciuto, ma per la cronaca e gli archivi si può riportare che sono state annunciate le nomination ai prossimi European Film Awards, che verranno consegnati il 2 dicembre a Varsavia.
Una piccola ma più che doverosa divagazione dal consueto mondo di celluloide.
Un bicchiere d'acqua fresca.
Spiazzante.
A pezzi.
Avendola persa durante la primavera, ho strenuamente cercato di recuperare l'ultima fatica di Robert Altman per alcuni mesi, riuscendoci ieri sera, nell'unico cinema di Milano che ancora la proiettava.
L'uomo d'acciaio è tornato.
Non c'è nulla da fare.
Dopo la provocazione, la passione, la trasgressione, i sentimenti e il dramma, "il" regista spagnolo per eccellenza firma un'opera dedicata all'intimismo e alla superstizione che piace ma non sconvolge, che convince ma non travolge. Gli argomenti trattati, peraltro, sono molteplici e così profondi che in alcuni contesti rischiano di perdersi e di non essere colti come meriterebbero; il limite del film, pertanto, è essenzialmente questo: argute considerazioni inerenti le sfaccettature dell'universo femminile almodovariano concentrate in un prodotto che troppo vuole comunicare allo spettatore.
A volte capita di scoprire un film in una lista scritta un bel po' di tempo fa nei "titoli da vedere" (e io sono un fanatico di ogni genere di lista o classifica), di reperirlo, e finalmente di guardarlo (in lingua originale, perchè in Italia non è mai stato distribuito): se si è fortunati, può accadere quello che è successo a me, è cioè di esser veramente contenti di aver fatto un piccolo sforzo per un "semplice" prodotto cinematografico.
Tratto da un acclamatissimo testo teatrale di David Auburn (che ha molto ben adattato la sua pièce), Proof è un avvincente apologo sul labile confine tra genio e follia, splendidamente recitato dall'intero cast (Gwyneth Paltrow, che aveva interpretato la stessa parte anche sul palcoscenico, su tutti) e diretto in maniera impeccabile da John Madden, già regista del celeberrimo Shakespeare in Love e del bellissimo e sconosciuto ai più Mrs. Brown.
Se lei ha 37 anni e lui 23, può esserci futuro? E se la psicoterapeuta di lei è la madre di lui (per giunta yiddish e molto legata alle tradizioni)? Questi sono i due principali interrogativi che il bel film di Ben Younger si pone, dando risposte convincenti e, una volta tanto, intelligenti.
In poche parole, la storia: un giovane ebreo americano alla ricerca delle proprie radici europee in un film che è allo stesso tempo un delizioso viaggio nelle problematiche del mondo di oggi e una straziante testimonianza della distruzione di uno shtetl ucraino.
Non ho ancora visto questo film (in originale The Squid and the Whale), ma credo di sentirmi già sicuro nel consigliarne la visione.