Ancora una volta, non c'è nulla fare. Nulla.Pixar, da sempre sinonimo di altissima qualità nell'animazione digitale, sbaraglia nuovamente la concorrenza e si afferma come regina incontrastata di questo prolifico settore cinematografico.
Anche in questo caso, infatti, l'azienda fondata vent'anni fa dal genio di John Lasseter (che in quest'occasione torna alla regia sette anni dopo Toy Story 2) riesce a farci emozionare con una storia semplice semplice (la riscoperta degli antichi valori da parte di un bolide da corsa ambizioso e immaturo) ma realizzata in maniera tecnicamente magistrale. Il risultato è di conseguenza ancora una volta stupefacente, al punto che sembra quasi inutile soffermarsi sui sempre più sorprendenti traguardi raggiunti e ogni volta superati dalla tecnica d'animazione: gran senso di profondità, realistici riflessi di luce, ma più di tutto va lodata la non facile impresa di rendere "umani" bolidi scintillanti e vecchi camioncini scassati.
Come al solito eccezionali i doppiatori, sia nella versione americana (che ha richiamato nomi di grido, su tutti Paul Newman) che in quella italiana, dove il "personaggio" di Luigi, fan della Ferrari che in originale parla appunto con accento italiano, è stato intuitivamente reso con una forte inflessione emiliana.
Assolutamente geniali alcuni tocchi di classe della sceneggiatura, tra cui i trattori-mucca (esilaranti) e gli spezzoni di alcuni precedenti film Pixar reinterpretati dalle macchine nei titoli di coda.
Da vedere per una sola ragione a prescindere dalle ovvietà: la Pixar è l'unica società produttrice e ideatrice di cartoon digitali che ha sempre saputo rinnovarsi completamente, cambiando approccio e soggetto in maniera radicale da film a film. E non è certo pregio di poco conto.
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