18 dicembre 2006

The Departed

Dopo Kundun, capolavoro controcorrente firmato nel 1997, Scorsese ha inanellato una serie di pellicole poco fortunate (Bringing Out the Dead), un po' troppo oleografiche (Il mio viaggio in Italia), decisamente sbagliate (Gangs of New York) e del tutto inutili (The Aviator).
Finalmente, con The Departed, uno dei più grandi registi viventi di tutti i tempi firma un gran film, che riporta (in parte) ai fasti di Quei bravi ragazzi, straordinario ritratto della mafia statunitense del dopoguerra, che probabilmente resta una delle pietre miliari nella cinematografia di Scorsese e di tutti gli amanti del grande schermo.
Tornando al dunque, The Departed è davvero un bel film: magnificamente girato, sontuosamente recitato, ottimamente scritto (da William Monahan), ben musicato da Howard Shore e con un apporto tecnico di prim'ordine (un nome su tutti: Michael Ballhaus alla cinematography).
Stile altissimo e arrischiato, controluce ostinati, ritmo fluido e sincopato, Scorsese, con l'ausilio della montatrice Thelma Schoonmaker, confeziona un prodotto perfetto nel suo isterismo e nella sua disperazione, che cede lievemente nel finale, troppo lungo e in cui vengono scoperte tutte le carte, con buona pace di chi desidererebbe un po' di mistero in più.
Per quanto riguarda la recitazione, come spesso accade in questo genere di film, i comprimari (anche se è decisamente riduttivo chiamarli così) prendono il sopravvento sui protagonisti, peraltro bravi: Jack Nicholson è letteralmente strepitoso nel dipingere un disilluso capomafia (e fortunatamente gigioneggia senza eccessi); Mark Wahlberg è più che convincente nel suo ritratto di un detective duro, volgare e senza fronzoli; Vera Farmiga e Martin Sheen, diretti con maestria, danno vita a due personaggi sinceramente umani, mentre DiCaprio e Matt Damon si danno parecchio da fare e riescono a rendere credibili i difficili personaggi degli infiltrati nelle differenti ma similissime organizzazioni della polizia e della mafia.
Un film fortemente consigliabile, che suggella il ritorno dell'immenso Martin al cinema "vero".

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