13 dicembre 2007

Golden Globes 2008: le nominations

Qualche minuto fa, a cura dell'Hollywood Foreign Press Association, ente organizzatore del premio, sono state annunciate le nominations ai Golden Globe Awards 2008, da sempre considerati la più attendibile fonte di previsione dei premi Oscar.
Poche sorprese (l'esclusione di The Savages è sicuramente inaspettata) e soprattutto pochi titoli che sembrano realmente degni di tali riconoscimenti (era poi il caso di nominare ben sette film in qualità di miglior pellicola drammatica?).
Qui tutte le nomination (incluse quelle televisive); di seguito le categorie principali.

Best Motion Picture - Drama
American Gangster
Atonement
Eastern Promises
The Great Debaters
Michael Clayton
No Country for Old Men
There Will Be Blood

Best Performance by an Actress in a Drama
Cate Blanchett – Elizabeth: The Golden Age
Julie Christie – Away From Her
Jodie Foster – The Brave One
Angelina Jolie – A Mighty Heart
Keira Knightley – Atonement

Best Performance by an Actor in a Drama
George Clooney – Michael Clayton
Daniel Day-Lewis – There Will Be Blood
James McAvoy – Atonement
Viggo Mortensen – Eastern Promises
Denzel Washington – American Gangster

Best Motion Picture - Musical Or Comedy
Across The Universe
Charlie Wilson's War
Hairspray
Juno
Sweeney Todd

Best Performance by an Actress in a Musical or Comedy
Amy Adams – Enchanted
Nikki Blonsky – Hairspray
Helena Bonham Carter – Sweeney Todd
Marion Cotillard – La Vie En Rose
Ellen Page – Juno

Best Performance by an Actor in a Musical Or Comedy
Johnny Depp – Sweeney Todd
Ryan Gosling – Lars and the Real Girl
Tom Hanks – Charlie Wilson's War
Philip Seymour Hoffman – The Savages
John C. Reilly – Walk Hard: the Dewey Cox Story

Best Performance by an Actress In A Supporting Role in a Movie
Cate Blanchett – I'm Not There
Julia Roberts – Charlie Wilson's War
Saoirse Ronan – Atonement
Amy Ryan – Gone Baby Gone
Tilda Swinton – Michael Clayton

Best Performance by an Actor In A Supporting Role in a Movie
Casey Affleck – The Assassination Of Jesse James
Javier Bardem – No Country for Old Men
Philip Seymour Hoffman – Charlie Wilson's War
John Travolta – Hairspray
Tom Wilkinson – Michael Clayton

Best Animated Feature Film
Bee Movie
Ratatouille
The Simpsons

Best Foreign Languge Film
4 Months, 3 Weeks And 2 Days (Romania)
The Diving Bell And The Butterfly (France, United States)
The Kite Runner (United States)
Lust, Caution (Taiwan)
Persepolis (France)

Best Director - Motion Picture
Tim Burton – Sweeney Todd
Ethan & Joel Coen – No Country For Old Men
Julian Schnabel – The Diving Bell And The Butterfly
Ridley Scott – American Gangster
Joe Wright – Atonement

Best Screenplay - Motion Picture
Atonement - Written by Christopher Hampton
Charlie Wilson's War - Written by Aaron Sorkin
The Diving Bell And The Butterfly - Written by Ronald Harwood
Juno - Written by Diablo Cody
No Country For Old Men - Written by Ethan Coen, Joel Coen

Best Original Score - Motion Picture
Grace Is Gone - Composed by Clint Eastwood
The Kite Runner - Composed by Alberto Iglesias
Atonement - Composed by Dario Marianelli
Eastern Promises - Composed by Howard Shore
Into The Wild - Composed by E. Vedder, M. Vedder, K. Vedder

Best Original Song - Motion Picture
"Despedida" – Love In The Time Of Cholera
Music By: Shakira and Antonio Pinto - Lyrics By: Shakira
"Grace Is Gone" – Grace Is Gone
Music By: Clint Eastwood - Lyrics By: Carole Bayer Sager
"Guaranteed" – Into The Wild
Music & Lyrics By: Eddie Vedder
"That's How You Know" – Enchanted
Music & Lyrics By: Alan Menken
"Walk Hard" – Walk Hard: The Dewey Cox Story
Music & Lyrics By: J. Apatow, L. Kasdan, J. C. Reilly and M. Crenshaw

02 dicembre 2007

European Film Awards 2007 - I vincitori

Ieri a Berlino, tra la generale indifferenza degli addetti ai lavori, sono stati premiati i vincitori degli European Film Awards 2007.
Prevedibile ma non scontatissima vittoria del rumeno Mungiu e del suo 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni, già Palma d'Oro a Cannes.
Due statuette anche a The Queen (tra cui l'annunciatissima incoronazione di Helen Mirren).
Piccolissima consolazione per La sconosciuta, pellicola premiata dal pubblico in qualità di vincitore del People's Choice Award.
Di seguito i vincitori delle categorie principali.

EUROPEAN FILM 2007
4 LUNI, 3 SAPTAMINI SI 2 ZILE (Romania)
directed by Cristian Mungiu

AUF DER ANDEREN SEITE (Germany/Turkey)
directed by Fatih Akin
THE LAST KING OF SCOTLAND (UK)
directed by Kevin Macdonald
LA MÔME (France/Czech Republic/UK)
directed by Olivier Dahan
PERSEPOLIS (France)
directed by Marjane Satrapi & Vincent Paronnaud
THE QUEEN (UK/France/Italy)
directed by Stephen Frears

EUROPEAN DIRECTOR 2007
Fatih Akin for AUF DER ANDEREN SEITE
Roy Andersson for DU LEVANDE
Stephen Frears for THE QUEEN
Kevin Macdonald for THE LAST KING OF SCOTLAND
Cristian Mungiu for 4 LUNI, 3 SAPTAMINI SI 2 ZILE
Giuseppe Tornatore for LA SCONOSCIUTA

EUROPEAN ACTRESS 2007
Marion Cotillard in LA MÔME
Marianne Faithfull in IRINA PALM
Carice van Houten in ZWARTBOEK
Anamaria Marinca in 4 LUNI, 3 SAPTAMINI SI 2 ZILE
Helen Mirren in THE QUEEN
Ksenia Rappoport in LA SCONOSCIUTA

EUROPEAN ACTOR 2007
Sasson Gabai in BIKUR HATIZMORET
Elio Germano in MIO FRATELLO É FIGLIO UNICO
James McAvoy in THE LAST KING OF SCOTLAND
Miki Manojlovic in IRINA PALM
Michel Piccoli in BELLE TOUJOURS
Ben Whishaw in DAS PARFUM

EUROPEAN CINEMATOGRAPHER 2007
Anthony Dod Mantle for THE LAST KING OF SCOTLAND
Frank Griebe for DAS PARFUM
Mikhail Krichman for IZGNANIE
Fabio Zamarion for LA SCONOSCIUTA

EUROPEAN SCREENWRITER 2007
Fatih Akin for AUF DER ANDEREN SEITE
Eran Kolirin for BIKUR HATIZMORET
Peter Morgan for THE QUEEN
Cristian Mungiu for 4 LUNI, 3 SAPTAMINI SI 2 ZILE

EUROPEAN COMPOSER 2007
Alexandre Desplat for THE QUEEN
Alex Heffes for THE LAST KING OF SCOTLAND
Dejan Pejovic for GUCHA
Tom Tykwer, Johnny Klimek & Reinhold Heil for DAS PARFUM

23 novembre 2007

In memoria di Marco (1984-2007)

Marco era un ragazzo completamente fuori da ogni schema e da ogni contesto.
Quando, due anni fa circa, è venuto in azienda per il suo primo colloquio conoscitivo, aveva addosso un completo beige chiaro e una cravatta marrone. A noi è piaciuto subito, soprattutto perchè, al termine dell'intervista, ha chiesto se poteva vestirsi diversamente, per l'attività di tutti i giorni...
Marco arrivava in ritardo, non si ricordava le date dei meeting, ogni tanto rimaneva a casa e nessuno sapeva dove fosse finito.
Però al lavoro non c'era una persona che si lamentasse di Marco.
E nemmeno fuori.
E se in qualsiasi occasione Marco non c'era, la sua assenza era immediatamente notata.
Perchè Marco era un puro, un ragazzo che si comportava da ragazzo, una persona che sapeva divertirsi e far divertire, ed era impossibile non volergli bene.
Marco non c'è più.
Una maledetta fatalità ce l'ha portato via.
E io non riesco a darmi pace.
Marco, addio.

18 novembre 2007

Transformers

Dopo un'ora di film, stupito, mi sono permesso di chiedere al mio amico Fabio, amante come me della settima arte, di ricordarmi chi fosse il regista di questa mega-produzione. Perchè l'ho fatto? Davvero non avevo parole per definire quanto gradevole fosse il risultato fino a quel momento. La risposta è stata: Michael Bay. A quel punto orrende streghe del passato (The Rock, Armageddon, Pearl Harbor) hanno iniziato a volteggiare nei miei pensieri, fino all'inevitabile conseguenza: di lì a dieci minuti Transformers ha iniziato una discesa agli inferi così vertiginosa da piombare, scolasticamente parlando, da un lusinghiero 7,5 ad un catastrofico 4.
E al termine è scomparso anche il rimpianto di non aver saputo continuare sulla falsariga dei primi sessanta minuti: l'indole distruttiva di Bay ha colpito anche stavolta.
Cos'altro aggiungere: effetti visivi mirabolanti, un protagonista simpatico (Shia LaBeouf), una compagna d'avventure strepitosamente sexy (Megan Fox) e una dose elefantina di noia.
Michael, per cortesia passa ...all'hardcore.

The Bourne Ultimatum

Dal talento e dalla visionarietà di Paul Greengrass, regista di United 93, arriva il terzo (ed ultimo) capitolo della spy-saga di Jason Bourne, smemorato esecutore al soldo dei servizi segreti americani: un terzo episodio sicuramente girato con mestiere ed abilità, ma che non convince fino in fondo, nonostante la critica statunitense abbia tentato di farlo passare come "a knockout roller-coaster ride custom-made for adrenaline junkies, it’s easily the savviest and most satisfying spy movie in years, besting both of its preceding Bournes -- Identity and Supremacy" (Rex Reed, New York Observer) o addirittura "a great action movie, exhilarating and neatly crafted, the kind of picture that will still look good 20 or 30 years from now" (Stephanie Zacharek, Salon.com).
Mi fa comunque molto piacere che alcuni nomi di tutto rispetto la pensino esattamente come me; Paul Schrodt, Slant Magazine dice, in breve, che la pellicola è "with lots of hi-fi energy but, strangely, very little feeling", e non potrei essere più d'accordo.
Stephen Hunter del Washington Post rincara la dose asserendo che il film "is frenetic to the point of crazy while achieving a mark that barely exceeds mediocre"; ma la recensione tutta da leggere è quella di Steve Rhodes, Internet Reviews, da cui estrapolo ciò che rappresenta la mia esatta visione di questo prodotto: "if you do go to see this thinly scripted and very repetitive action film, bring your seasickness pills [because of the heavy use of the "shakycam"]".
In definitiva, non c'è molto altro da aggiungere: adrenalina a go-go, scene d'azione assolutamente strabilianti, attori credibili e tesi al punto giusto (menzione per Julia Stiles), cast tecnico eccellente. Eppure di questo rutilante montaggio di inseguimenti, sparatorie, scazzottate e omicidi rimane ben poco.
Meglio rivedersi il capitolo che ha dato il via alla serie e consigliare a Greengrass ciò che, saggiamente, suggerisce Danny Minton del Beaumont Journal: "will someone get this man a steadicam?"...
Per chi si accontenta.

12 novembre 2007

Good Bye Lenin!

Pellicola tedesca di quattro anni fa molto apprezzata dalla critica, Good Bye Lenin! è un prodotto sicuramente interessante, a tratti esilarante, indubbiamente originale ma anche un po' sopravvalutato e furbetto.
L'incipit: abbandonata dal marito fuggito all'Ovest, Christiane, fervente socialista berlinese, si dedica anima e corpo alla politica ed alla causa della DDR. Caduta in coma nel settembre 1989, si risveglia 8 mesi dopo, ma in questo lasso di tempo il mondo attorno a lei è cambiato: il paese si è riunificato, il muro di Berlino è caduto e il governo socialista non esiste più. Per evitarle il contraccolpo psicologico, ritenuto fatale dai medici, il figlio, confidando nel fatto che la madre deve restare a riposo per molto tempo,"ricrea" la DDR all'interno del proprio appartamento...
Come si può evincere, un plot sicuramente accattivante: peccato che, dopo una prima parte divertente e che vira decisamente sulla commedia, il regista punti dichiaratamente al melodramma vero e proprio, sconfessando parzialmente i buoni propositi dell'avvio.
Bravi comunque gli attori e credibile la ricostruzione dell'epoca.
Incompiuto, ma ugualmente da vedere.

04 novembre 2007

Elizabeth: the Golden Age

Squadra che vince non si cambia, si dice.
E così, a parte qualche (poco significativa) variazione, la produzione di questo secondo capitolo elisabettiano ha confermato regista, sceneggiatore, attori principali, montatore, direttore della fotografia e, più che giustamente, l'unico (meritatissimo) Oscar che il film del 1998 era riuscito ad aggiudicarsi, e cioè la truccatrice Jenny Shircore.
La scelta si è rivelata sostanzialmente azzeccata, anche se nell'insieme il risultato sembra essere piuttosto distante dai fasti dell'atto primo.
Per carità, Cate Blanchett è al solito bravissima (purtroppo mal supportata da un cast svogliato); le scenografie, i costumi e (nuovamente) il trucco sono in confezione lusso; la sceneggiatura, soprattutto nella seconda parte, regge. Quello che manca, probabilmente, è l'effetto sorpresa della prima pellicola: la stranita performance di una semi-sconosciuta attrice australiana, le strepitose musiche di David Hirschfelder (peraltro riprese da Craig Armstrong in quella che forse è la scena più bella del film) e la cruda, realistica, necessaria trasposizione storica (qui ridotta ad un paio di esecuzioni).
Cosa proprio non convince è il triangolo amoroso tra la monarca, Sir Walter Raleigh (uno spaesato Clive Owen) e la cortigiana Elizabeth Throckmorton (l'astro nascente Abbie Cornish), prediletta dalla sovrana: regista e screenwriter indugiano troppo sulle situazioni (velate o meno) che vedono sbocciare l'amore vero (tra il "pirata" e la cortigiana) e quello non corrisposto (tra Elisabetta e Sir Raleigh), e relegano alla mezz'ora finale l'epica sconfitta dell'Armada iberica, che avrebbe senza alcun dubbio meritato più spazio.
Più che riuscita invece la trasfigurazione di una regina che, pur desiderando disperatamente tornare ad essere una donna, riesce a realizzarsi come guerriera e regnante di un popolo che ama più di ogni istinto materno o sessuale.
In sostanza un film da vedere, senza aspettative troppo elevate, anche solo per godere della glaciale maestria di una delle migliori attrici del nostro tempo.

03 novembre 2007

European Film Awards 2007 - Le candidature

Dopo la colpevolissima dimenticanza del 2006, anno in cui ho pubblicato le nomination a questo premio ma ho clamorosamente mancato di segnalarne i vincitori, cercherò assolutamente di rifarmi, iniziando ovviamente dalle appena annunciate candidature inerenti l'anno 2007.
Poche sorprese e Italia finalmente presente, anche se non nel premio più ambito, e cioè quello per la miglior pellicola: Tornatore e il suo La sconosciuta portano a casa tre nominees, oltre ad Elio Germano che, un po' a sorpresa, è stato candidato quale miglior interprete per il suo ruolo in Mio fratello è figlio unico.
Le statuette saranno assegnate il prossimo 1° dicembre a Berlino.
Di seguito le categorie principali.

EUROPEAN FILM 2007
4 LUNI, 3 SAPTAMINI SI 2 ZILE (Romania)
directed by Cristian Mungiu
AUF DER ANDEREN SEITE (Germany/Turkey)
directed by Fatih Akin
THE LAST KING OF SCOTLAND (UK)
directed by Kevin Macdonald
LA MÔME (France/Czech Republic/UK)
directed by Olivier Dahan
PERSEPOLIS (France)
directed by Marjane Satrapi & Vincent Paronnaud
THE QUEEN (UK/France/Italy)
directed by Stephen Frears

EUROPEAN DIRECTOR 2007
Fatih Akin for AUF DER ANDEREN SEITE
Roy Andersson for DU LEVANDE
Stephen Frears for THE QUEEN
Kevin Macdonald for THE LAST KING OF SCOTLAND
Cristian Mungiu for 4 LUNI, 3 SAPTAMINI SI 2 ZILE
Giuseppe Tornatore for LA SCONOSCIUTA

EUROPEAN ACTRESS 2007
Marion Cotillard in LA MÔME
Marianne Faithfull in IRINA PALM
Carice van Houten in ZWARTBOEK
Anamaria Marinca in 4 LUNI, 3 SAPTAMINI SI 2 ZILE
Helen Mirren in THE QUEEN
Ksenia Rappoport in LA SCONOSCIUTA

EUROPEAN ACTOR 2007
Sasson Gabai in BIKUR HATIZMORET
Elio Germano in MIO FRATELLO É FIGLIO UNICO
James McAvoy in THE LAST KING OF SCOTLAND
Miki Manojlovic in IRINA PALM
Michel Piccoli in BELLE TOUJOURS
Ben Whishaw in DAS PARFUM

EUROPEAN CINEMATOGRAPHER 2007
Anthony Dod Mantle for THE LAST KING OF SCOTLAND
Frank Griebe for DAS PARFUM
Mikhail Krichman for IZGNANIE
Fabio Zamarion for LA SCONOSCIUTA

EUROPEAN SCREENWRITER 2007
Fatih Akin for AUF DER ANDEREN SEITE
Eran Kolirin for BIKUR HATIZMORET
Peter Morgan for THE QUEEN
Cristian Mungiu for 4 LUNI, 3 SAPTAMINI SI 2 ZILE

EUROPEAN COMPOSER 2007
Alexandre Desplat for THE QUEEN
Alex Heffes for THE LAST KING OF SCOTLAND
Dejan Pejovic for GUCHA
Tom Tykwer, Johnny Klimek & Reinhold Heil for DAS PARFUM

02 novembre 2007

Inverno alternativo al cinema

Con l'avvicinarsi dell'inverno, ecco qualche consiglio inerente la nuova stagione cinematografica off, quella cioè che non gode delle luci della ribalta e dei battage pubblicitari martellanti e fracassoni.

MARGOT AT THE WEDDING
Regia: Noah Baumbach
Interpreti: Nicole Kidman, Jennifer Jason Leigh
In breve: diretta dall'acclamato regista de Il calamaro e la balena, con un ottimo cast di comprimari quali Jack Black, John Turturro e Ciarán Hinds, è una dramedy d’ambientazione familiare, con due sorelle, la Kidman e la Leigh, molto diverse tra loro: una superattiva ed altoborghese con figlioletto a carico, l’altra placida e riflessiva con gravi problemi relazionali.

THE SAVAGES
Regia: Tamara Jenkins
Interpreti: Laura Linney, Philip Seymour Hoffman
In breve: due fratelli sono improvvisamente costretti ad occuparsi del padre anziano e malato, con cui non hanno rapporti da anni. E nessuno dei due sembra troppo allegro al pensiero.
Già apprezzatissimo dalla critica indipendente made in USA, sembra avvalersi di una Laura Linney strepitosa.

EVENING
Regia: Lajos Koltai
Interpreti: Claire Danes, Toni Collette, Patrick Wilson
In breve: un cast stellare per un dramma dal respiro romantico che in America non ha avuto alcun successo al botteghino (e che quasi sicuramente sarà apprezzato nel vecchio continente...).
Tra gli (altri) interpreti: Natasha Richardson, Vanessa Redgrave (!), Glenn Close (!!) e Meryl Streep (!!!). Da non perdere, comunque.

PENELOPE
Regia: Mark Palansky
Interpreti: Christina Ricci, James McAvoy, Reese Witherspoon
In breve: moderna fiaba offbeat sul desiderio d'amore di una ragazza affetta da una grave malformazione al viso, che sembra trovare il Principe Azzurro in un coetaneo non proprio accomodante...
Bloccato da svariate difficoltà distributive, dovrebbe finalmente uscire attorno a Natale, sia in America che in Europa.

THE JANE AUSTEN BOOK CLUB
Regia: Robin Swicord
Interpreti: Maria Bello, Emily Blunt, Amy Brenneman
In breve: cinque donne californiane (...e un ragazzo) e una passione comune che è più che altro un pretesto per vedersi e raccontarsi reciprocamente le proprie vite, che nel loro evolversi sembrano assomigliare sempre più a quelle dei personaggi creati dalla loro beniamina... Nel cast anche Kathy Baker e Kevin Zegers.

01 novembre 2007

Ratatouille

Francamente, non ho più parole.
La Pixar, ancora una volta, centra l'obiettivo dell'eccellenza e con Ratatouille riesce addirittura a superare vette di perfezione e nitidezza visive mai raggiunte in precedenza.
Saltando a piè pari i dettagli della trama, tutta da scoprire, mi affido alla sapiente opinione di Elisa Giulidori dal sito FilmUp.com, che ha saputo sintetizzare in modo esemplare il mio giudizio medesimo: "la vicenda del ratto che volle farsi cuoco ha un ritmo e una verve irresistibili, che faranno ridere moltissimo i bambini ma che conquisteranno anche gli adulti con una storia intelligente, originale e creativa. La sceneggiatura è scritta benissimo, e divertendo tocca temi non banali: la volontà di affermare sè stessi, l’importanza della famiglia, la discriminazione femminile, l’importanza di apprezzare ciò che ci circonda, non ingoiando distrattamente tutto ciò che ci viene dato, ma gustando e assaporando lentamente. Niente è inserito forzatamente nella narrazione, non ci sono momenti morti, né personaggi o avvenimenti inutili."
Per non parlare dell'aspetto tecnico: "la realizzazione della pellicola è impressionante. La colonia di ratti che deve scappare dalla casa che sta crollando è fin troppo realistica: i movimenti, i peli della pelliccia sono realizzati con una tale precisione che sconcertano. Le scene di inseguimento nella cucina con una visuale a livello topo sono fantastiche, con un ritmo incalzante e mozzafiato." Doveroso aggiungere anche una nota di commento sui fondali parigini, assolutamente strabilianti, da togliere il respiro.
Insomma, ancora una volta, un autentico gioiello animato da cineteca.
L'appuntamento è ora per il 27 giugno 2008, data americana della release di Wall-E, prossimo lungometraggio Pixar, che tornerà a parlare dei robot e della loro presunta anima...

Invasion

Poche, pochissime parole.
E un solo concetto: questo (inutile) remake non doveva neanche superare la fase progettuale.
Francamente non mi interessava né la storia né il genere, ma sono corso al cinema a vedere questa (ignobile) pellicola nei panni della più ingenua delle allodole di fronte al proprio specchietto per eccellenza: la "mia" Nicole.
Ebbene, neanche la sua presenza (purtroppo) è servita ad innalzare anche solo di un millimetro l'infimo livello raggiunto da questa porcheria di celluloide.
Plot risibile, attori svogliati (a parte la Kidman, che si danna l'anima per rendere credibile il suo personaggio), regia dilettantesca, incedere soporifero.
Una tragedia: lasciate perdere.

Stardust

Magico, pieno di incongruenze, divertentissimo, sfilacciato, appassionante, incompiuto e ...ancora magico.
Questo è, in sintesi, Stardust.
Un film che stenta un po' a decollare nonostante la bravura degli interpreti, ma che poi avvolge lo spettatore in un vorticoso susseguirsi di eventi più o meno spettacolari che alla fine servono da corollario al vero protagonista di questa fiaba, l'Amore. Già, perchè da qualsiasi angolazione la si guardi, la storia gravita sul sentimento per eccellenza e lo fa in maniera piacevole, originale e coinvolgente.
Ma andiamo con ordine.
In poche parole, l'incipit: Tristan, diciottenne innamorato, per conquistare il cuore della bella e superficiale Victoria, promette di portarle in dono una stella caduta. L'astro, toccato il suolo, è in realtà diventato una giovane e bellissima ragazza di nome Yvaine. Tristan troverà sì la stella, ma da quel momento dovrà fare i conti con una serie di malvagi personaggi che faranno di tutto per accaparrarsi la grazia e la giovinezza di Yvaine. Tra intrighi, fatture, disavventure e colpi di scena i giovani eroi finiranno anche per attraversare la strada del “terribile” pirata Capitan Shakespeare...
Come si può evincere dal breve riassunto iniziale, svariati erano i rischi (déjà vu, banalità, scarso interesse verso la pellicola); ebbene, a livello generale, posso tranquillamente affermare che tutte queste presunte trappole narrative sono state (più o meno) smarcate grazie all'inserimento di un fattore sicuramente poco sfruttato in questo genere cinematografico: l'ironia. A tratti irresistibile, è il vero sparring partner di tutti gli accadimenti, con buona pace di chi si era già affrettato a screditare il film per manifesta latenza di afflato epico.
Non c'è solo il divertimento, peraltro. Le poche situazioni drammatiche vengono affrontate con mestiere dal regista (e sceneggiatore) Matthew Vaughn (alla sua seconda fatica) e descritte con credibilità dalla co-sceneggiatrice Jane Goldman.
Capitolo a parte merita poi il cast, a dir poco stellare a cominciare dai protagonisti: Claire Danes è una Stella della Sera di raro splendore ed intensità, mentre il quasi esordiente Charlie Cox (Tristan) è un concentrato di energia ed espressività; ma sono i caratteristi di contorno a strappare i veri applausi: una perfida ed agghiacciante Michelle Pfeiffer, uno spassoso Rupert Everett, ma soprattutto un geniale Robert De Niro, ancora capace di sorprendere (e sorprendersi) nell'interpretazione di un pirata con più di uno scheletro nell'armadio...
Strepitoso il supporto tecnico ed adeguate le musiche di Ilan Eshkeri.
In chiusura, una piccola nota polemica: facendo seguito allo scarso successo al botteghino USA, alcuni (spocchiosi) critici d'oltreoceano hanno liquidato il film come "svogliato prodotto adolescenziale": se la pensano davvero così, a mio modesto avviso significa che è purtroppo vero che gli opinionisti made in USA ormai usano i complimenti solo ed esclusivamente per la ristretta cerchia dei registi e produttori ...sopra i 100 milioni di dollari. Che tristezza.

Lezioni di volo

Pollo e Curry, due adolescenti romani appena bocciati all'esame di maturità, per tentare una via di fuga dalla loro vita, troppo vuota e passiva, si inventano, agli occhi dei rispettivi genitori, che Curry (un ragazzo indiano adottato) è in crisi di identità e ha bisogno di tornare alla sua terra d'origine per scoprire le sue radici... Il viaggio, iniziato tra hotel di lusso e sguardi distaccati, viene stravolto dal furto di tutti i loro averi, documenti compresi. L'incontro con Chiara (un'intensissima Giovanna Mezzogiorno), assistente sanitaria di un'organizzazione internazionale, segnerà l'inizio di un nuovo viaggio che li porterà a spiccare il volo verso l'età adulta.
Trama senza particolari originalità in questa nuova pellicola di Francesca Archibugi, ma risultato sicuramente soddisfacente, nonostante un forte disequilibrio tra i vari contesti narrativi: la presa di coscienza di Curry, la relazione tra Pollo e Chiara e i rapporti tra i genitori rimasti a Roma. Se gli ultimi due sono infatti stereotipati ed anche un po' affrettati, il primo è descritto dalla regista romana con levità e realismo: l'India non è assolutamente da cartolina e neppure un girone dell'Inferno dantesco, bensì quello che ci si potrebbe attendere se la si guardasse con occhio attento e rispettoso.
Come già sottolineato, bravi la Mezzogiorno e Tom Angel Karumathy (Curry), mediocri gli altri interpreti. Ottimo il cast tecnico, un po' dozzinali le musiche.
Per una serata d'intrattenimento ...con riflessione.

La famiglia omicidi

Riconciliante.
In un semplice aggettivo l'essenza di questo gradevole film British-style d'altri tempi: ben recitato, piuttosto ben scritto, senza eccessi e senza fronzoli. Sì, forse un po' lento nell'incedere e nel direzionarsi verso un vero e proprio genere, tuttavia un prodotto davvero rigenerante.
Il pregio di Keeping Mum (questo il titolo originale) non sta infatti nel cercare ribalta fracassona (nonostante un cast d'eccellenza, su cui svetta una monumentale Maggie Smith), ma nel sottolineare la gioia dell'understatement, del controllo e dell'amabile (e un po' snob) comicità d'oltremanica.
Il plot è decisamente interessante: Walter Goodfellow (un sorprendente Rowan Atkinson, alias Mr. Bean), volenteroso vicario della parrocchia di Little Wallop, è così ossessionato dalla preparazione del sermone perfetto da non accorgersi che la sua vita familiare sta andando a rotoli. La moglie Gloria ha una relazione extraconiugale, la figlia Holly cambia un fidanzato a settimana, e il figlio Petey è il capro espiatorio dei bulli della scuola. Poi arriva Grace (la Smith), perfetta risposta alle preghiere della famiglia: la nuova governante è una dolce e vecchia signora dai capelli grigi che risolverà i vari impicci dei Goodfellow ...alla sua maniera.
Peccato per qualche lentezza di troppo ed un paio di personaggi totalmente fuori contesto: per il resto, come già detto, un altro bell'esempio di cinema medio, godibile ed altamente professionale.
Consigliato soprattutto agli estimatori dell'inarrivabile Dame Maggie.

23 ottobre 2007

Casalinghe disperate atto quarto

Colpevolmente in ritardo, colgo un'estemporanea occasione per sottolineare che la quarta stagione del tv show per eccellenza è finalmente iniziata sugli schermi USA.
A dicembre la vedremo anche in Italia, ovviamente sul satellite.
Good luck girls!

01 ottobre 2007

Addio Miss Moneypenny!

All'età di 80 anni, nell'ospedale australiano di Fremantle, è mancata l'attrice canadese Lois Maxwell, conosciuta in tutto il mondo come Miss Moneypenny, la solerte ed ironica segretaria di James Bond. Per più di vent'anni ha interpretato questo ruolo-simbolo nella serie cinematografica dell'agente segreto più famoso del pianeta, e possiamo tranquillamente affermare che 007 oggi è un po' più solo...

18 settembre 2007

Il mio miglior nemico

Mah...
Diciamo sempre che il cinema italiano è in crisi.
Ci lamentiamo delle solite facce, dei soliti registi, delle solite sceneggiature.
E poi?
Riutilizziamo alcune storiche gag di un Verdone che è stato grande, piazziamo la faccetta simpatica e un po' sbruffoncella dell'onnipresente Muccino junior e condiamo il tutto con uno script senza capo né coda, che fa il verso a Muccino senior e l'occhiolino a Virzì, ottenendo un prodotto scialbo, inconcludente e francamente incomprensibile, sempre a metà tra commedia e spaccato generazionale.
Peccato, perchè l'idea di partenza era buona (rovina la vita a chi ha rovinato la tua), Verdone fa veramente di tutto per rendere credibile il suo personaggio, e la freschezza di Ana Caterina Morariu per un po' cattura l'attenzione. Poi, il baratro.
Illudiamoci quindi che il cinema italiano non sia in crisi e che esistano nuove risorse: illudiamoci fino in fondo, magari arriveremo a crederci...

I Fantastici Quattro e Silver Surfer

Non credo di aver la forza di trovare aggettivi adatti ad un simile scempio cinematografico: questo film è infatti il nulla, parlando strettamente di settima arte.
Se lo si considera un (lungo e noioso) videoclip, allora potremmo affermare che il risultato si attiene alle aspettative di produttori e regista.
Inutile aggiungere che mai avrei visto questa pellicola, se non mi fosse stata gentilmente offerta da British Airways in qualità di "prima visione"...
In sostanza: lasciate perdere. E soprattutto lascino perdere i fan storici del fumetto.
Period.

Bobby

Semplice e intenso.
Due definizioni che sembrano stridere ma che vestono alla perfezione la bella pellicola di Emilio Estevez, dedicata ad uno dei possibili presidenti degli Stati Uniti d'America più amati di sempre, Robert Kennedy, ucciso in un folle attentato la sera del 6 giugno 1968 all'hotel Ambassador di Los Angeles.
E proprio durante questa tragica serata, in questo ormai tristemente noto hotel, è ambientata tutta la vicenda di Bobby, amaro spaccato d'altri tempi e alt(r)e speranze. Persone, tante persone, legate in qualche modo alla presenza del senatore nell'albergo, che si emozionano, che vengono tradite, che cercano ancora un'occasione, che sperimentano, che desiderano evitare l'incombente guerra in Vietnam o che semplicemente sfuggono alla routine d'ogni giorno: tutte, ognuna a suo modo, subiranno indelebilmente quell'assurdo omicidio.
Il principale merito di Estevez non sta però nella descrizione degli avvenimenti legati alla cronaca (ridondanti, stucchevoli ed eccessivamente oleografiche le immagini di repertorio), ma nel ritratto psicologico dei personaggi nei momenti immediatamente precedenti, pervasi da una sorta di latente pessimismo che inevitabilmente coinvolge lo spettatore fino alla mera ansia.
Più che meritevole il cast, se si eccettuano Hopkins e Belafonte, troppo macchiettistici, e un'irritante Demi Moore, che non riesce neanche più a dipingere il ritratto di un carattere che potrebbe essere il suo; strepitosa, invece, e aggiungo come di consueto quando si tratta di parti che contano, Sharon Stone.
Un film sicuramente da vedere, su cui riflettere, a cui manca quel quid per essere davvero considerato un prodotto di alto valore artistico.

31 luglio 2007

Il sipario si chiude per tre miti

Sono giorni decisamente mesti per il mondo di celluloide.
Nello spazio di pochi infausti giorni ci hanno infatti lasciato tre nomi che non meritano alcuna presentazione: l'incommensurabile Ingmar Bergman, l'eterno Michelangelo Antonioni e l'indimenticabile Michel Serrault.
Non credo sia il caso di aggiungere altro: per ricordarli come meritano, non resta altro che rispolverare i loro capolavori, girati e interpretati.

18 luglio 2007

Harry Potter e l'ordine della fenice

Ci risiamo.
Dopo uno splendido terzo capitolo ed un più che onorevole quarto adattamento, ecco ripiombare la saga del maghetto più famoso del mondo nel descrittivo, nell'ovvio e nel più insipido anonimato.
David Yates, sconosciuto director anglosassone, commette gli stessi errori del più collaudato Chris Columbus, regista dei primi due film, trasformando il quinto libro in un'accozzaglia di personaggi senza nerbo e di situazioni ripetitive e francamente puerili. Insomma, torna a fare il bravo e diligente traspositore d'immagini, sfrondando e tagliuzzando dettagli "scomodi" e ritraendo esclusivamente ciò che di più biecamente politically correct si poteva ipotizzare.
Il risultato, come già detto, è un prodotto che si lascia vedere (a stento), ma che non trasmette alcuna emozione, se non ai più piccoli, che altro non aspettano se non di vedere Harry, Ron e Hermione in carne ed ossa per un'altra avventura.
Svogliati anche gli attori, Daniel Radcliffe in testa, che non riescono mai ad essere coinvolgenti, e assolutamente di routine il supporto tecnico.
La speranza, a questo punto, è che per i capitoli conclusivi non ci si limiti a trasporre, ma si provi, nuovamente, ad interpretare.
Delusione.

01 luglio 2007

Il velo dipinto

Ogni tanto è rigenerante gustarsi una pellicola concepita senza alcun desiderio di stupire o entusiasmare, ma realizzata con il solo intento di trasporre in maniera fedele un (bel) romanzo del 1925 di uno degli autori più amati dal cinema d'ogni tempo, William Somerset Maugham.
Dalla sua penna sono infatti stati adattati diversi capolavori di celluloide interpretati dalle più grandi star di tutte le epoche: Gloria Swanson, Joan Crawford, Greta Garbo, Bette Davis, Tyrone Power, e, in tempi più recenti, Sean Penn e Annette Bening.
In ultimis, ecco la seconda versione de Il velo dipinto (dopo quella del 1934), struggente spaccato sulla natura dell'amore sullo sfondo della Cina antimperialista degli anni venti.
Il film di John Curran è ben diretto, splendidamente recitato, solidamente supportato da un cast tecnico di prim'ordine (originale e volutamente patinata la fotografia di Stuart Dryburgh) ed adattato con sapiente misura ed intelligenza da Ron Nyswaner.
Come appena detto, bravissimi gli interpreti Naomi Watts ed Edward Norton, autentico perno di tutta la prima parte del film, che si scatenano nella seconda dando vita ad alcune scene di rarà intensità emotiva, soprattutto per la veridicità con cui rendono la netta trasfigurazione psicofisica dei protagonisti.
Sulla trama è meglio non dire nulla: l'ideale sarebbe leggersi il libro e poi godersi questa bella messinscena. Basti sapere che, come già detto, l'Amore è il perno, il fulcro, il motore di questa storia: appassionata, sincera e disperata.

25 giugno 2007

Blood Diamond

Il plot, prima di tutto: Solomon Vandy (Djimon Hounsou), un uomo che è disposto a tutto pur di ritrovare suo figlio, scopre fortuitamente un raro diamante rosa che farà intrecciare il suo destino con quello di un cinico ex mercenario dello Zimbabwe, Danny Archer (Leonardo DiCaprio), che vede nel possesso di quella pietra l'occasione per riscattare tutta una vita e lasciare per sempre un paese (la Sierra Leone) e un tragico passato che lo ha visto complice nel sanguinario ciclo di corruzione e violenza.
Solido prodotto semi-hollywoodiano ben costruito e ancor meglio recitato, Blood Diamond è un film gradevole, senza fronzoli, necessariamente violento (soprattutto nella prima parte) e di grande impatto emotivo, anche se gli ultimi 40 minuti scivolano verso un finale telefonato e le situazioni si susseguono forse un po' troppo meccanicamente.
Resta il fatto che gli ottimi attori (strepitoso Hounsou) contribuiscono ad elevare ben al di sopra della media una pellicola che altrimenti non avrebbe sicuramente superato il limite del buon film d'azione con paesaggi africani cartolineschi a far da cornice.
Bravi anche gli attori provenienti dalla Mecca del cinema: DiCaprio si lascia definitivamente alle spalle l'abusato ruolo di idolo delle teenager originando un personaggio senza scrupoli e valori morali di alcun genere, mentre Jennifer Connelly non ricopre semplicemente la parte di sparring partner di coppia, ma tratteggia in maniera impeccabile un'accanita giornalista alla caccia di forti emozioni professionali.
Ottimo il cast tecnico, anche se le musiche e la fotografia sono un po' accademiche.
Un film che non si deve vedere a tutti i costi ma che, a conti fatti, è un peccato perdere.

18 giugno 2007

I figli degli uomini

Per cercare di comprendere questo particolarissimo film, mi faccio aiutare nell'incipit dall'immancabile Andrea D'Addio di FilmUp.com: "...siamo nel 2027 e il grande problema di tutto il pianeta è l'infertilità degli umani. Non si riescono a fare bambini, il più giovane è appena morto ed aveva già 18 anni. Ogni nazione cerca di salvaguardare i propri territori, le frontiere sono ipercontrollate e gli immigrati irregolari trattati alla stregua degli ultimi dei criminali. A Londra l'ex attivista e ormai triste burocrate Theo (Clive Owen) si trova però tra le mani la possibilità di dare nuova speranza all'intera umanità: una profuga con cui entra accidentalmente in contatto infatti è incinta…"
Una sorta di Apocalisse infanticida, quindi.
E la domanda che sorge spontanea, che è anche l'unico -pesante- neo del film è la seguente: ne avevamo bisogno? Era davvero necessario adattare l'omonimo romanzo della scrittrice inglese P.D. James, scritto peraltro quando l'autrice aveva 72 anni?
Personalmente, ritengo di no. Ma queste sono riflessioni che vanno al di là dell'esclusivo ambito cinematografico, pertanto mi limiterò al mero aspetto legato al lato "artistico" della pellicola, tralasciando le motivazioni che possono aver portato il bravissimo Alfonso Cuarón (suoi lo strepitoso Y tu mamá también e il terzo splendido capitolo della saga di Harry Potter) a girare un film così scomodo, duro e disturbante.
Come già anticipato, la regia è assolutamente di prim'ordine, nobilitata da una maestria non comune nell'utilizzo dei piani-sequenza (mozzafiato le scene dell'assalto nel bosco e dell'incursione dei militari nel campo profughi); la fotografia (di uno strepitoso Emmanuel Lubezki, scandalosamente scippato dell'Oscar) e le scenografie sono così aderenti al tema trattato da traformare Londra in una metropoli da incubo; le musiche, vagamente liriche, contribuiscono a rendere quasi poetiche alcune scene ad alto contenuto di pathos.
E gli attori? Tutti bravi, molto bravi, eccezion fatta per un Michael Caine troppo desideroso di sfondare in qualità di ex-hippie.
In ultimis, l'ineccepibile sceneggiatura, precisa e tagliente come un coltello ben affilato, che entra facile nel labile involucro dell'anima.
Una grande pellicola, pertanto, ma il tarlo del dubbio continua a rodermi: perchè un simile prodotto? Siamo davvero così disperati?

Spider-Man 3

Bistrattato dalla critica d'oltreoceano e snobbato anche dagli esperti di casa nostra, il terzo capitolo dell'uomo aracnide non eccelle sicuramente per ritmo (fiacco), dialoghi (banali) e recitazione (incolore, tranne James Franco alias New Goblin), ma si lascia comunque vedere per fluidità e consecutio temporum, oltre che per i sontuosi effetti visivi, dozzinali ma riusciti.
Più infantile e meno introspettivo del secondo capitolo, il film diverte soprattutto per l'alternarsi di situazioni ad alto contenuto adrenalinico con frammenti posati e di (blanda) riflessione sui valori morali dell'umanità, ed è forse il più "raimiano" dei tre.
Qualcosa sul cast: Maguire, la Dunst e Topher Grace (un incolore Venom) sono imbarazzanti per inespressività e svogliatezza, Haden Church (l'uomo di sabbia) se la cavicchia appena, mentre, come già detto, James Franco dimostra di non avere dalla sua solamente l'avvenenza fisica.
E qualcosa anche sul cast tecnico: le musiche di Christopher Young riprendono pedissequamente il bel tema originale di Danny Elfman, la fotografia e le scenografie risultano asetticamente perfette.
Insomma, forse meglio del secondo, ma decisamente lontano dalla prima pellicola.
Consigliato ai soli appassionati del fumetto e dello stile "un po' così" del regista.

14 giugno 2007

David di Donatello 2007: i vincitori


Tutto più o meno - e fortunatamente - secondo previsione.
La sconosciuta, splendido, durissimo noir di Giuseppe Tornatore, trionfa con i due riconoscimenti più prestigiosi (film e regia), a cui si aggiungono le vittorie di Ksenia Rappoport in qualità di Migliore Attrice (sacrosanto), Ennio Morricone per le musiche (sacrosanto bis) e Fabio Zamarion per la fotografia (sacrosanto ter).
Anche Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti porta a casa cinque statuette (da segnalare la sceneggiatura e l'attore protagonista, un bravissimo Elio Germano), ma non quella per Riccardo Scamarcio, sopravvalutato ed altezzoso attorucolo idolo delle teenager di casa nostra (e di certa critica non meglio precisata).
Un pizzico di delusione per Nuovomondo di Emanuele Crialese, fermatosi a quota tre, che si è aggiudicato i David per i costumi, le scenografie e gli effetti speciali.
Ottimo risultato invece per L'aria salata, piccolo film dell'esordiente Alessandro Angelini, capace di vincere due significativi premi quali l'attore non protagonista e la produzione.
Meritato il riconoscimento a Kim Rossi Stuart come Miglior Regista Esordiente e giuste vittorie de Le vite degli altri e Babel in qualità di Miglior Film UE e Miglior Film Straniero.
Unica nota di disappunto la necessità di premiare ex-aequo l'attrice non protagonista (la Angiolini per Saturno Contro e la Finocchiaro per Mio fratello è figlio unico): scegliere di non scegliere non è mai un vanto per una giuria.

Di seguito i vincitori delle categorie principali.

MIGLIOR FILM
"ANCHE LIBERO VA BENE"
RAICinema, Carlo Degli Esposti, Giorgio Magliulo, Andrea Costantini
"CENTOCHIODI"
Luigi Musini, Roberto Cicutto per CinemaUndici e RAICinema
"MIO FRATELLO E’ FIGLIO UNICO"
Cattleya
"NUOVOMONDO"
Fabrizio Mosca per Titti Film
"LA SCONOSCIUTA"
Medusa Film


MIGLIOR REGISTA
Marco BELLOCCHIO "Il regista di matrimoni"
Emanuele CRIALESE "Nuovomondo"
Daniele LUCHETTI "Mio fratello è figlio unico"
Ermanno OLMI "Centochiodi"
Giuseppe TORNATORE "La sconosciuta"

MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE
Francesco AMATO "Ma che ci faccio qui!"
Alessandro ANGELINI "L’aria salata"
Giambattista AVELLINO, FICARRA e PICONE "Il 7 e l’8"
Davide MARENGO "Notturno Bus"
Kim ROSSI STUART "Anche libero va bene"

MIGLIORE SCENEGGIATURA
L. FERRI, F. STARNONE, F. GIAMMUSSO, K. ROSSI STUART
"Anche libero va bene"
Ermanno OLMI "Centochiodi"
S. PETRAGLIA, S. RULLI, D. LUCHETTI "Mio fratello è figlio unico"
Emanuele CRIALESE "Nuovomondo"
Giuseppe TORNATORE "La sconosciuta"

MIGLIOR PRODUTTORE
Donatella BOTTI "L’aria salata"
Luigi MUSINI, Roberto CICUTTO "Centochiodi"
Cattleya "Mio fratello è figlio unico"
Fabrizio MOSCA "Nuovomondo"
Medusa Film "La sconosciuta"

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Margherita BUY "Saturno contro"
Donatella FINOCCHIARO "Il regista di matrimoni"
Giovanna MEZZOGIORNO "Lezioni di volo"
Laura MORANTE "Liscio"
Ksenia RAPPOPORT "La sconosciuta"

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Vincenzo AMATO "Nuovomondo"
Elio GERMANO "Mio fratello è figlio unico"
Michele PLACIDO "La sconosciuta"
Giacomo RIZZO "L’amico di famiglia"
Kim ROSSI STUART "Anche libero va bene"

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Ambra ANGIOLINI "Saturno contro"
Michela CESCON "L’aria salata"
Angela FINOCCHIARO "Mio fratello è figlio unico"
Sabrina IMPACCIATORE "N – Io e Napoleone"
Francesca NERI "La cena per farli conoscere"

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Giorgio COLANGELI "L’aria salata"
Ninetto DAVOLI "Uno su due"
Ennio FANTASTICHINI "Saturno contro"
Valerio MASTANDREA "N – Io e Napoleone"
Riccardo SCAMARCIO "Mio fratello è figlio unico"

MIGLIOR DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA
Luca BIGAZZI "L’amico di famiglia"
Agnés GODARD "Nuovomondo"
Fabio OLMI "Centochiodi"
Alessandro PESCI "N – Io e Napoleone"
Fabio ZAMARION "La sconosciuta"

MIGLIOR MUSICISTA
Ennio MORRICONE "La sconosciuta"
NEFFA (Giovanni Pellino) "Saturno contro"
Franco PIERSANTI "Mio fratello è figlio unico"
Teho TEARDO "L’amico di famiglia"
Fabio VACCHI "Centochiodi"

MIGLIORE SCENOGRAFO
Carlos CONTI "Nuovomondo"

Andrea CRISANTI "La masseria delle allodole"
Francesco FRIGERI "N – Io e Napoleone"
Giuseppe PIRROTTA "Centochiodi"
Tonino ZERA"La sconosciuta"

MIGLIORE COSTUMISTA
Maria Rita BARBERA "Mio fratello è figlio unico"
Nicoletta ERCOLE "La sconosciuta"
Maurizio MILLENOTTI "N – Io e Napoleone"
Lina NERLI TAVIANI "La masseria delle allodole"
Mariano TUFANO "Nuovomondo"

MIGLIOR MONTATORE
Francesca CALVELLI "Il regista di matrimoni"
Mirco GARRONE "Mio fratello è figlio unico"
Patrizio MARONE "Saturno contro"
Maryline MONTHIEUX "Nuovomondo"
Massimo QUAGLIA "La sconosciuta"

MIGLIOR FONICO DI PRESA DIRETTA
Marco GRILLO "Saturno contro"
Mario IAQUONE "Anche libero va bene"
Pierre-Yves LAVOUE "Nuovomondo"
Gilberto MARTINELLI "La sconosciuta"
Bruno PUPPARO "Mio fratello è figlio unico"

MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA
"NOTES ON A SCANDAL" di Richard Eyre
"MON MEILLEUR AMI" di Patrice Leconte
"THE QUEEN" di Stephen Frears
"DAS LEBEN DER ANDEREN" di Florian Henckel von Donnersmarck
"VOLVER" di Pedro Almodovar

MIGLIOR FILM STRANIERO
"BABEL" di Alejandro Gonzalez Inarritu
"THE DEPARTED" di Martin Scorsese
"LETTERS FROM IWO JIMA" di Clint Eastwood
"LITTLE MISS SUNSHINE" di Jonathan Dayton e Valerie Faris
"THE PURSUIT OF HAPPYNESS" di Gabriele Muccino

24 maggio 2007

Zodiac

A questo punto lo posso dire: David Fincher non è il mio regista.
Dopo i sopravvalutati Se7en e Fight Club, l'ex-regista di videoclip conferma, a cinque anni di distanza dal debolissimo Panic Room, di non avere il giusto appeal per il mio palato.
So benissimo che con queste affermazioni vado totalmente controcorrente, ma non posso far altro che rimarcare l'ennesima delusione dopo la visione di Zodiac.
E dire che Fincher aveva iniziato benissimo, firmando il tetro, riuscito ed incompreso terzo capitolo della saga di Alien.
Poi, la suddetta serie di film, che continua a non porre la parola "fine" al mio disappunto.
Zodiac è infatti un film sicuramente ben recitato (ottimi Gyllenhaal e Ruffalo, bravo Edwards), splendidamente messo in scena (costumi, scenografie, fotografia, location e trucco sono perfetti), ma che scivola via in un autocompiacimento piuttosto fastidioso man mano che il film procede verso un finale senza alcuna verve.
Lo script sembra infatti concepito più per un serial (o un tv show) che per una pellicola, e il risultato ne risente pesantemente, soprattutto nel secondo tempo. Complice il montaggio, rivisto più volte, e la durata, eccessiva e ingiustificabile (due ore e quaranta).
Tornando a Fincher, credo di aver raggiunto la conclusione che i suoi film, a mio avviso, sono pervasi da una spocchia e da un perfezionismo a stento tollerabili, e che sostanzialmente la forma prevalga sul contenuto.
In conclusione, un film da non evitare, ma sicuramente da non considerare come l'ennesimo "gioiellino" firmato da un cineasta un po' troppo innamorato del proprio ego.

23 maggio 2007

La vie en rose (La Môme)

"Non! Rien de rien... Non! Je ne regrette rien... Ni le bien qu'on m'a fait, ni le mal tout ça m'est bien égal! Non! Rien de rien... Non! Je ne regrette rien... C'est payé, balayé, oublié! Je me fous du passé!"
Con le parole di questa celeberrima canzone, emblema di una vita vissuta più che pericolosamente, si chiude La vie en rose, biopic struggente e francamente spietato di una delle più caratteristiche voci del secolo scorso, Édith Giovanna Gassion, meglio nota come Édith Piaf ("passerotto" nell'argot di Parigi).
Minata fin da piccola da una salute a dir poco cagionevole, condizionata da un'infanzia passata tra bordelli e saltimbanchi, segnata da una vita di eccessi e perseguitata da una dose di sfortuna capace di far diventare scaramantico anche l'ultimo degli illuministi, Édith è morta a a soli 48 anni (ma ne dimostrava 65) a causa di una broncopolmonite (o un cancro?).
Non privo di difetti, il film, che comunque non scade quasi mai nel retorico o nel ricattatorio, delinea in maniera fin troppo angosciante (il finale è un'autentica discesa agli inferi) le sventure della minuta cantante, ma non disdegna di dipingere con tratti di autentica poesia i momenti più felici o significativi della sua vita: la scena in cui il regista Dahan e la co-sceneggiatrice Sobelman hanno scelto di non far sentire la voce della protagonista proprio nel momento in cui si esibisce per la prima volta con un grande pubblico, sostituendola con un sottofondo stile carillon, è la più bella della pellicola.
Assolutamente strabiliante, per caratterizzazione e autenticità, la recitazione di Marion Cotillard, che si imbruttisce, incupisce, ingobbisce ed estrania fin quasi a non esser più riconoscibile come tale bensì come alter ego della Piaf stessa; se il film sarà saggiamente distribuito negli Stati Uniti, intravedo per lei una sacrosanta nomination ai prossimi Oscar.
Chiudo con una sintetica ma chiarissima analisi di Andrea D'Addio dal sito FilmUp.com: "Un film bello, ricco di trovate registiche interessanti, che evita di fare un'apologia (data l'importanza della Piaf in Francia era possibile cadere nella trappola), ma dando una precisa idea della donna che si celava dietro quella voce così ricca. Stona giusto un poco la scelta di fare vedere la morte della figlia solo a fine film, quando è chiaro che si è trattato di un evento che ha segnato ogni attimo della vita futura della Piaf, compresa la storia d'amore con il pugile Marcel Cerdan."
Da non perdere.

09 maggio 2007

Le candidature ai David di Donatello 2007

Ieri in Campidoglio sono state annunciate le nomination ai David di Donatello 2007, maggior riconoscimento cinematografico italiano, giunto alla 51ma edizione.
Con mia enorme soddisfazione La sconosciuta è stato il film che ha ottenuto più candidature (12), seguito da Nuovomondo e dalla sorpresa Mio fratello è figlio unico con 11.
Poche le sorprese, e sacrosante le esclusioni pressochè totali del secondo capitolo di Notte prima degli esami e Manuale d'amore.
I riconoscimenti verranno consegnati il 14 giugno al Gran Teatro di Tor di Quinto a Roma.
Di seguito le candidature delle principali categorie.

MIGLIOR FILM
"ANCHE LIBERO VA BENE"
RAICinema, Carlo Degli Esposti, Giorgio Magliulo, Andrea Costantini
"CENTOCHIODI"
Luigi Musini, Roberto Cicutto per CinemaUndici e RAICinema
"MIO FRATELLO E’ FIGLIO UNICO"
Cattleya
"NUOVOMONDO"
Fabrizio Mosca per Titti Film
"LA SCONOSCIUTA"
Medusa Film

MIGLIOR REGISTA
Marco BELLOCCHIO "Il regista di matrimoni"
Emanuele CRIALESE "Nuovomondo"
Daniele LUCHETTI "Mio fratello è figlio unico"
Ermanno OLMI "Centochiodi"
Giuseppe TORNATORE "La sconosciuta"

MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE
Francesco AMATO "Ma che ci faccio qui!"
Alessandro ANGELINI "L’aria salata"
Giambattista AVELLINO, FICARRA e PICONE "Il 7 e l’8"
Davide MARENGO "Notturno Bus"
Kim ROSSI STUART "Anche libero va bene"

MIGLIORE SCENEGGIATURA
L. FERRI, F. STARNONE, F. GIAMMUSSO, K. ROSSI STUART
"Anche libero va bene"
Ermanno OLMI "Centochiodi"
S. PETRAGLIA, S. RULLI, D. LUCHETTI "Mio fratello è figlio unico"
Emanuele CRIALESE "Nuovomondo"
Giuseppe TORNATORE "La sconosciuta"

MIGLIOR PRODUTTORE
Donatella BOTTI "L’aria salata"
Luigi MUSINI, Roberto CICUTTO "Centochiodi"
Cattleya "Mio fratello è figlio unico"
Fabrizio MOSCA "Nuovomondo"
Medusa Film "La sconosciuta"

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Margherita BUY "Saturno contro"
Donatella FINOCCHIARO "Il regista di matrimoni"
Giovanna MEZZOGIORNO "Lezioni di volo"
Laura MORANTE "Liscio"
Ksenia RAPPOPORT "La sconosciuta"

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Vincenzo AMATO "Nuovomondo"
Elio GERMANO "Mio fratello è figlio unico"
Michele PLACIDO "La sconosciuta"
Giacomo RIZZO "L’amico di famiglia"
Kim ROSSI STUART "Anche libero va bene"

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Ambra ANGIOLINI "Saturno contro"
Michela CESCON "L’aria salata"
Angela FINOCCHIARO "Mio fratello è figlio unico"
Sabrina IMPACCIATORE "N – Io e Napoleone"
Francesca NERI "La cena per farli conoscere"

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Giorgio COLANGELI "L’aria salata"
Ninetto DAVOLI "Uno su due"
Ennio FANTASTICHINI "Saturno contro"
Valerio MASTANDREA "N – Io e Napoleone"
Riccardo SCAMARCIO "Mio fratello è figlio unico"

MIGLIOR DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA
Luca BIGAZZI "L’amico di famiglia"
Agnés GODARD "Nuovomondo"
Fabio OLMI "Centochiodi"
Alessandro PESCI "N – Io e Napoleone"
Fabio ZAMARION "La sconosciuta"

MIGLIOR MUSICISTA
Ennio MORRICONE "La sconosciuta"
NEFFA (Giovanni Pellino) "Saturno contro"
Franco PIERSANTI "Mio fratello è figlio unico"
Teho TEARDO "L’amico di famiglia"
Fabio VACCHI "Centochiodi"

MIGLIORE SCENOGRAFO
Carlos CONTI "Nuovomondo"
Andrea CRISANTI "La masseria delle allodole"
Francesco FRIGERI "N – Io e Napoleone"
Giuseppe PIRROTTA "Centochiodi"
Tonino ZERA"La sconosciuta"

MIGLIORE COSTUMISTA
Maria Rita BARBERA "Mio fratello è figlio unico"
Nicoletta ERCOLE "La sconosciuta"
Maurizio MILLENOTTI "N – Io e Napoleone"
Lina NERLI TAVIANI "La masseria delle allodole"
Mariano TUFANO "Nuovomondo"

MIGLIOR MONTATORE
Francesca CALVELLI "Il regista di matrimoni"
Mirco GARRONE "Mio fratello è figlio unico"
Patrizio MARONE "Saturno contro"
Maryline MONTHIEUX "Nuovomondo"
Massimo QUAGLIA "La sconosciuta"

MIGLIOR FONICO DI PRESA DIRETTA
Marco GRILLO "Saturno contro"
Mario IAQUONE "Anche libero va bene"
Pierre-Yves LAVOUE "Nuovomondo"
Gilberto MARTINELLI "La sconosciuta"
Bruno PUPPARO "Mio fratello è figlio unico"

MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA
"NOTES ON A SCANDAL" di Richard Eyre
"MON MEILLEUR AMI" di Patrice Leconte
"THE QUEEN" di Stephen Frears
"DAS LEBEN DER ANDEREN" di Florian Henckel von Donnersmarck
"VOLVER" di Pedro Almodovar

MIGLIOR FILM STRANIERO
"BABEL" di Alejandro Gonzalez Inarritu
"THE DEPARTED" di Martin Scorsese
"LETTERS FROM IWO JIMA" di Clint Eastwood
"LITTLE MISS SUNSHINE" di Jonathan Dayton e Valerie Faris
"THE PURSUIT OF HAPPYNESS" di Gabriele Muccino

01 maggio 2007

Maggio al cinema

In ordine di uscita, cinque consigli che esulano dalle solite produzioni sempre più fracassone e sempre meno vicine al concetto di cinema come settima arte.

4 maggio
LA VIE EN ROSE (LA MÔME)
Regia di Olivier Dahan
Con Marion Cotillard, Sylvie Testud
Trama: la vita della straordinaria cantante transalpina Edith Piaf e le difficoltà che ha incontrato sin da bambina, quando fu costretta a crescere nel bordello gestito dalla nonna paterna. Scoperta dal proprietario di un night, ben presto la sua voce e le sue canzoni la resero famosa da una parte all'altra dell'oceano Atlantico...

11 maggio
LE VERITÀ NEGATE (IRRESISTIBLE)
Regia di Ann Turner
Con Susan Sarandon, Sam Neill, Emily Blunt
Trama: Sophie é convinta che la giovane e bella collega del marito stia cercando non solo di conquistarlo, ma anche di impossessarsi della sua vita. Sono solo ossessioni come crede la gente che sta intorno a Sophie, oppure dietro tutto quello che sta accadendo si nasconde qualcosa che neanche Sophie avrebbe potuto mai immaginare?

18 maggio
ZODIAC (Id.)
Regia di David Fincher
Con Jake Gyllenhaal, Robert Downey Jr., Mark Ruffalo
Trama: è la storia di un pericoloso serial killer, soprannominato Zodiac, che terrorizzò San Francisco negli anni '60, con una serie di crudeli omicidi e la cui identità rimane ancora ignota.

25 maggio
BREAKFAST ON PLUTO (Id.)
Regia di Neil Jordan
Con Cillian Murphy, Liam Neeson
Trama: Patrick é un ragazzo irlandese, abbandonato dalla madre, che cresce in una famiglia adottiva. Ben presto scopre le sue preferenze verso i trucchi ed i vestiti della sorella maggiore e crescendo si troverà sempre più in disaccordo con le autorità e gli abitanti della cittadina confinante con l'Irlanda del Nord, che reputa esageratamente bigotta, decidendo di trasferirsi nella più libera e permissiva Londra.

THE HISTORY BOYS (Id.)
Regia di Nicholas Hytner
Con Richard Griffiths, Samuel Anderson
Trama: Alcuni alunni particolarmente dotati e molto affascinanti fanno parte di una classe molto affiatata ma estremamente indisciplinata...

23 aprile 2007

Le vite degli altri

Circa un anno fa, Le vite degli altri sbancò i Deutscher Filmpreis (gli Oscar tedeschi) aggiudicandosi sette riconoscimenti su undici candidature. Essendo una kermesse di stampo nazionale, il fatto non ebbe alcun tipo di eco sulla scena europea e tantomeno mondiale.
A dicembre la pellicola vinse, non proprio da favorita, l'European Film Award come miglior film, aggiudicandosi altri due award su un totale di sei nomination. Dato che il suddetto premio non ha ancora alcun credito nell'ambiente cinematografico, la vittoria passò del tutto inosservata.
Due mesi fa, tra sguardi attoniti di sorpresa, l'opera prima di Florian Henckel von Donnersmarck vinse l'Oscar come Miglior Film Straniero e conquistò finalmente l'attenzione degli addetti ai lavori, o perlomeno di quelli che non si erano ancora disturbati a considerare questo film degno di attenzione.
34 premi vinti su un totale di 44 possibili (non sto ad elencare l'incredibile serie di festival cinematografici in cui il film ha trionfato).
Cifre impressionanti. Per un film davvero impressionante.
Diretto, come già detto, dal talentuoso regista di Colonia (ma da genitori fuggiti dalla Germania Est), il film è sostanzialmente uno sguardo realistico e un po' rétro alla DDR pochi anni prima della caduta del muro di Berlino. Il tutto attraverso gli occhi di un agente della Stasi (la terribile polizia segreta del regime socialista) che vedrà vacillare il proprio credo politico e sociale in occasione di un compito apparentemente di routine: tenere sotto controllo (con microfoni e telecamere) la vita di una coppia di artisti.
Trama d'altri tempi, verrebbe da pensare, ed in effetti il film, ben costruito e molto ben recitato, ricorda piuttosto da vicino le pellicole "vecchio stile" che ormai non vengono più realizzate da almeno una ventina d'anni. L'incedere, senza fronzoli, è infatti assolutamente consequenziale e lo script non si preoccupa minimamente dell'effetto sorpresa (alcuni sviluppi risultano addirittura prevedibili), quanto del modo di descrivere i fatti con accurata precisione e misurata partecipazione.
Attori e regia (un po' scolastica, ma davvero efficace) fanno il resto.
Qualche parola di Andrea D'Addio dal sito FilmUP.com: "...Un film profondo, intenso, importante tanto a livello storico quanto artistico, che si avvale delle grandi performance del terzetto di protagonisti. Su tutti Ulrich Mühe: intenso, duro e al contempo fragile nel suo lento cambiamento. La sua seconda moglie fu, al tempo, una collaboratrice della Stasi. In Germania, alla presentazione del film, gli hanno chiesto come si fosse preparato per il suo personaggio. La sua risposta è stata: 'Ho semplicemente ricordato'".
C'è bisogno di aggiungere altro?

16 aprile 2007

La sconosciuta

Senza indugio, lo scarno plot: in una Trieste mascherata da cittadina veneta giunge Irena, una giovane donna ucraina che, in breve tempo, trova un appartamento in cui vivere e un lavoro come domestica in una famiglia benestante. La "sconosciuta" vive segretamente con fantasmi e incubi del passato di cui teme l'improvviso ritorno. Ciò, però, non la distoglierà dall'obiettivo ultimo di riprendersi la propria vita...
E non serve sapere altro, in modo da godersi appieno l'intricato ed appassionante evolversi della pellicola, autentico colpo di genio di Giuseppe Tornatore, a diciotto anni di distanza dall'Oscar per Nuovo Cinema Paradiso e a sei dalla sua ultima fatica, il non fortunatissimo Malèna.
I meriti di questo grandissimo affresco dell'anima sono davvero molteplici, e risulta quindi arduo elencarne i meriti in modo equamente ripartito.
Riprendendo il tema appena sottolineato, ritengo sacrosanto lodare in primo luogo la regia d'alta scuola di Tornatore, che passa da raffinate geometrie sceniche a viscerali ritratti emotivi con maestria e naturalezza, dirigendo al contempo un cast stellare in modo sublime. E così facendo dimostra ancora una volta di essere davvero baciato da un talento non comune.
Tutti gli attori, come appena detto, sono in stato di grazia: la "sconosciuta" (almeno in Italia) Kseniya Rappoport, affermata attrice teatrale russa fortemente voluta dal regista siciliano, perfetta nel ruolo della protagonista; Michele Placido, immenso nella rappresentazione del suo personaggio più diabolicamente nauseabondo; i grandissimi Claudia Gerini, Alessandro Haber, Piera Degli Esposti e Pierfrancesco Favino (che adotta un credibilissimo accento veneto); l'esordiente Clara Dossena, di un'espressività disarmante; infine Margherita Buy e Angela Molina, che regalano camei d'eccezione.
Doveroso il commento sulla splendida partitura del solo ed unico Ennio Morricone, capace di costruire tre diseguali ed ugualmente efficaci temi musicali, modulati a seconda degli stati d'animo e delle situazioni in cui versa la protagonista.
Infine, poche parole d'encomio per la strepitosa fotografia di Fabio Zamarion, che ritrae tre mondi a parte scindendoli in maniera netta ed inequivocabile, grazie all'utilizzo di indovinatissime saturazioni di colore portate al limite monocromatico.
In sostanza "un film d'autore di grande carattere e di forte coinvolgimento emotivo, privo di sbavature e, anche per questo, vicino alla perfezione".
Assolutamente da non perdere, in attesa delle nomination ai David di Donatello che usciranno il prossimo 8 maggio.

Diario di uno scandalo

Un film può essere di differente impostazione registica o dissimile approccio visivo, ma non può assolutamente prescindere dalla recitazione.
Alcune volte, poi, gli interpreti raggiungono vette artistiche così elevate da diventare gli unici protagonisti della pellicola: sono quegli attori e quelle attrici che riescono a plasmare un personaggio con un impercettibile sorriso o un "come stai?" detto con il fuoco dentro.
Judi Dench (Oscar per Shakespeare in Love) e Cate Blanchett (Oscar per The Aviator) fanno parte di questo ristrettissimo gruppo di eletti ed elette della cinematografia mondiale.
E rendono angosciosamente appassionante un film difficile, girato con piglio un po' asettico da Richard Eyre e scritto un po' troppo frettolosamente dal pur lodevole Patrick Marber.
Il plot è apparentemente convenzionale: Sheba Hart (Blanchett) è la nuova insegnante d'arte in un liceo di Londra. Il suo magnetismo e il suo modo di fare serafico attirano l'attenzione di tutti, studenti e professori. Anche quella dell'anziana professoressa Barbara Covett (Dench) che quando scoprirà la relazione segreta tra la giovane insegnante e uno studente di appena quindici anni, non tarderà ad usarla a suo vantaggio per ricattare la donna e formare con lei un ambiguo e malato rapporto di complicità.
Il risultato, grazie alle due straordinarie protagoniste, è accattivante, fortemente disturbante e morbosamente angosciante. L'incedere è veloce (troppo), lo script è teso (con qualche esagerazione e/o estremizzazione), alcune scelte di montaggio lasciano perplessi, ma il film, non c'è nulla da fare, cattura e ipnotizza lo spettatore.
Grazie, lo ripeto ancora una volta, alla sconvolgente perfidia e lacerante solitudine dipinte sul volto di Dame Judi, o all'estatico candore misto a sotterranea pulsione sessuale da parte di Cate Blanchett.
Un film quindi da non perdere e preferibilmente da apprezzare in lingua originale per cogliere ogni minima sfumatura regalataci dalle due regali interpreti. Che spereremmo di poter vedere sempre più spesso in produzioni simili, senza fronzoli, effetti speciali o altri elementi distraenti.
Perchè quando una di queste due regine dello schermo recita, non è lecito distogliere l'attenzione da ogni parola che viene proferita dai loro personaggi.

Scrivimi una canzone

A volte mi chiedo come due smorfie, un aggrottamento della fronte e qualche mossetta ben congegnata possano trasformare Hugh Grant in un personaggio "istrionicamente autoironico e contagiosamente simpatico". O, ancora, mi chiedo come una serie imbarazzante di tic, un po' di imbranataggine e una mise fintamente sciatta possano trasformare Drew Barrymore in una "formidabile caratterista dalla femminilità un po' maldestra".
Ma per favore.
Perchè questa (purtroppo) numerosa schiera di critici continua a proliferare senza ritegno alcuno? Quando finiranno i tempi dello scrivere per sentito dire?
E perchè questa acredine da parte mia? Perchè Scrivimi una canzone è un film brutto, noioso, fintamente arguto, infarcito di melassa (abilmente nascosta da una fin troppo patinata nostalgia delle hit degli anni '80) e mal interpretato da due attori che desiderano terribilmente risultare simpatici. E mai tentativo da parte di entrambi è stato più vano.
La trama? Alex Fletcher (Grant) negli anni '80 era il leader di una band di successo, ma ormai è ridotto a lavorare per un pubblico di nostalgici alle fiere e nei parchi di divertimento. Quando gli viene proposto di comporre una canzone per la popstar del momento capisce che è la sua grande occasione per tornare alla ribalta. Dal momento che ha solo due giorni di tempo e la sua vena creativa si è inaridita, si affida a Sophie Fisher (Barrymore), una giovane scrittrice con un talento naturale per le parole.
Originale, vero?
Lasciate perdere...

13 aprile 2007

Onore a Nicole

L'immensa Nicole Kidman, che tuttora conserva la doppia cittadinanza australiana e statunitense, riceve in questa foto l'onorificenza dell'Ordine d'Australia dal governatore generale Michael Jeffery alla Casa del Governo di Canberra.
Il riconoscimento, il più alto in Australia in ambito civile, le è stato dato in considerazione dei propri meriti artistici che hanno contribuito a tenere alto il nome dell'australianità nel mondo.
Nicole è attualmente impegnata nella pre-produzione del film di prossima uscita "Australia", diretto da Baz Luhrmann, nel quale interpreterà il ruolo di una aristocratica inglese, Lady Sarah Ashley.

06 aprile 2007

In Memoriam: Luigi Comencini (1916-2007)

All'età di 90 anni si è spento il regista Luigi Comencini. Lo ha annunciato la famiglia, "dopo una lunga malattia sopportata con grande coraggio e discrezione".
Nato a Salò l'8 giugno 1916, è stato uno dei padri della commedia all'italiana, insieme a Risi, Monicelli e Scola. E di quello che è stato definito il neorealismo rosa. Ha diretto i più importanti attori italiani, come Vittorio de Sica e Gina Lollobrigida in Pane, amore e fantasia, del 1953, ma anche Sordi, Manfredi, Mastroianni, Tognazzi. Aveva cominciato, nel 1946, con Bambini in città e ha idealmente chiuso la carriera col remake di Marcellino pane e vino (1991) che cercava di restituire il piccolo santo cattolico a una dimensione laica e non lacrimosa. L'etichetta di "regista dei bambini" gli rimase sempre addosso, attraverso quasi tutte le fasi della sua carriera, da Proibito rubare (1948), La finestra sul Luna Park (1957), Incompreso (1967), Le avventure di Pinocchio (1972), Voltati Eugenio (1980), fino al Cuore per la tv del 1986.
"Io non sono un artista - ribatteva con forza a chi lo criticava - mi considero un buon artigiano e non è detto che il mio cinema non raggiunga per questo l'artisticità del risultato". Solo negli anni '70 la critica gli avrebbe reso merito, facilitata anche dal grande successo ottenuto in Francia e dalla rivalutazione della commedia all'italiana che con il suo Tutti a casa segna uno dei suoi momenti più alti. Lavoratore instancabile, burbero all'apparenza, curioso come i suoi occhi sempre in movimento dimostravano bene, ha vissuto da patriarca illuminato in una famiglia tutta di donne, favorendone con l'esempio l'inserimento in quel mondo del cinema che non aveva mai mitizzato. Negli ultimi anni della sua carriera ha inoltre tenuto a battesimo gli esordi nella regia delle figlie Francesca e Cristina.