23 maggio 2007

La vie en rose (La Môme)

"Non! Rien de rien... Non! Je ne regrette rien... Ni le bien qu'on m'a fait, ni le mal tout ça m'est bien égal! Non! Rien de rien... Non! Je ne regrette rien... C'est payé, balayé, oublié! Je me fous du passé!"
Con le parole di questa celeberrima canzone, emblema di una vita vissuta più che pericolosamente, si chiude La vie en rose, biopic struggente e francamente spietato di una delle più caratteristiche voci del secolo scorso, Édith Giovanna Gassion, meglio nota come Édith Piaf ("passerotto" nell'argot di Parigi).
Minata fin da piccola da una salute a dir poco cagionevole, condizionata da un'infanzia passata tra bordelli e saltimbanchi, segnata da una vita di eccessi e perseguitata da una dose di sfortuna capace di far diventare scaramantico anche l'ultimo degli illuministi, Édith è morta a a soli 48 anni (ma ne dimostrava 65) a causa di una broncopolmonite (o un cancro?).
Non privo di difetti, il film, che comunque non scade quasi mai nel retorico o nel ricattatorio, delinea in maniera fin troppo angosciante (il finale è un'autentica discesa agli inferi) le sventure della minuta cantante, ma non disdegna di dipingere con tratti di autentica poesia i momenti più felici o significativi della sua vita: la scena in cui il regista Dahan e la co-sceneggiatrice Sobelman hanno scelto di non far sentire la voce della protagonista proprio nel momento in cui si esibisce per la prima volta con un grande pubblico, sostituendola con un sottofondo stile carillon, è la più bella della pellicola.
Assolutamente strabiliante, per caratterizzazione e autenticità, la recitazione di Marion Cotillard, che si imbruttisce, incupisce, ingobbisce ed estrania fin quasi a non esser più riconoscibile come tale bensì come alter ego della Piaf stessa; se il film sarà saggiamente distribuito negli Stati Uniti, intravedo per lei una sacrosanta nomination ai prossimi Oscar.
Chiudo con una sintetica ma chiarissima analisi di Andrea D'Addio dal sito FilmUp.com: "Un film bello, ricco di trovate registiche interessanti, che evita di fare un'apologia (data l'importanza della Piaf in Francia era possibile cadere nella trappola), ma dando una precisa idea della donna che si celava dietro quella voce così ricca. Stona giusto un poco la scelta di fare vedere la morte della figlia solo a fine film, quando è chiaro che si è trattato di un evento che ha segnato ogni attimo della vita futura della Piaf, compresa la storia d'amore con il pugile Marcel Cerdan."
Da non perdere.

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