Senza indugio, lo scarno plot: in una Trieste mascherata da cittadina veneta giunge Irena, una giovane donna ucraina che, in breve tempo, trova un appartamento in cui vivere e un lavoro come domestica in una famiglia benestante. La "sconosciuta" vive segretamente con fantasmi e incubi del passato di cui teme l'improvviso ritorno. Ciò, però, non la distoglierà dall'obiettivo ultimo di riprendersi la propria vita...E non serve sapere altro, in modo da godersi appieno l'intricato ed appassionante evolversi della pellicola, autentico colpo di genio di Giuseppe Tornatore, a diciotto anni di distanza dall'Oscar per Nuovo Cinema Paradiso e a sei dalla sua ultima fatica, il non fortunatissimo Malèna.
I meriti di questo grandissimo affresco dell'anima sono davvero molteplici, e risulta quindi arduo elencarne i meriti in modo equamente ripartito.
Riprendendo il tema appena sottolineato, ritengo sacrosanto lodare in primo luogo la regia d'alta scuola di Tornatore, che passa da raffinate geometrie sceniche a viscerali ritratti emotivi con maestria e naturalezza, dirigendo al contempo un cast stellare in modo sublime. E così facendo dimostra ancora una volta di essere davvero baciato da un talento non comune.
Tutti gli attori, come appena detto, sono in stato di grazia: la "sconosciuta" (almeno in Italia) Kseniya Rappoport, affermata attrice teatrale russa fortemente voluta dal regista siciliano, perfetta nel ruolo della protagonista; Michele Placido, immenso nella rappresentazione del suo personaggio più diabolicamente nauseabondo; i grandissimi Claudia Gerini, Alessandro Haber, Piera Degli Esposti e Pierfrancesco Favino (che adotta un credibilissimo accento veneto); l'esordiente Clara Dossena, di un'espressività disarmante; infine Margherita Buy e Angela Molina, che regalano camei d'eccezione.
Doveroso il commento sulla splendida partitura del solo ed unico Ennio Morricone, capace di costruire tre diseguali ed ugualmente efficaci temi musicali, modulati a seconda degli stati d'animo e delle situazioni in cui versa la protagonista.
Infine, poche parole d'encomio per la strepitosa fotografia di Fabio Zamarion, che ritrae tre mondi a parte scindendoli in maniera netta ed inequivocabile, grazie all'utilizzo di indovinatissime saturazioni di colore portate al limite monocromatico.
In sostanza "un film d'autore di grande carattere e di forte coinvolgimento emotivo, privo di sbavature e, anche per questo, vicino alla perfezione".
Assolutamente da non perdere, in attesa delle nomination ai David di Donatello che usciranno il prossimo 8 maggio.
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