Per cercare di comprendere questo particolarissimo film, mi faccio aiutare nell'incipit dall'immancabile Andrea D'Addio di FilmUp.com: "...siamo nel 2027 e il grande problema di tutto il pianeta è l'infertilità degli umani. Non si riescono a fare bambini, il più giovane è appena morto ed aveva già 18 anni. Ogni nazione cerca di salvaguardare i propri territori, le frontiere sono ipercontrollate e gli immigrati irregolari trattati alla stregua degli ultimi dei criminali. A Londra l'ex attivista e ormai triste burocrate Theo (Clive Owen) si trova però tra le mani la possibilità di dare nuova speranza all'intera umanità: una profuga con cui entra accidentalmente in contatto infatti è incinta…"Una sorta di Apocalisse infanticida, quindi.
E la domanda che sorge spontanea, che è anche l'unico -pesante- neo del film è la seguente: ne avevamo bisogno? Era davvero necessario adattare l'omonimo romanzo della scrittrice inglese P.D. James, scritto peraltro quando l'autrice aveva 72 anni?
Personalmente, ritengo di no. Ma queste sono riflessioni che vanno al di là dell'esclusivo ambito cinematografico, pertanto mi limiterò al mero aspetto legato al lato "artistico" della pellicola, tralasciando le motivazioni che possono aver portato il bravissimo Alfonso Cuarón (suoi lo strepitoso Y tu mamá también e il terzo splendido capitolo della saga di Harry Potter) a girare un film così scomodo, duro e disturbante.
Come già anticipato, la regia è assolutamente di prim'ordine, nobilitata da una maestria non comune nell'utilizzo dei piani-sequenza (mozzafiato le scene dell'assalto nel bosco e dell'incursione dei militari nel campo profughi); la fotografia (di uno strepitoso Emmanuel Lubezki, scandalosamente scippato dell'Oscar) e le scenografie sono così aderenti al tema trattato da traformare Londra in una metropoli da incubo; le musiche, vagamente liriche, contribuiscono a rendere quasi poetiche alcune scene ad alto contenuto di pathos.
E gli attori? Tutti bravi, molto bravi, eccezion fatta per un Michael Caine troppo desideroso di sfondare in qualità di ex-hippie.
In ultimis, l'ineccepibile sceneggiatura, precisa e tagliente come un coltello ben affilato, che entra facile nel labile involucro dell'anima.
Una grande pellicola, pertanto, ma il tarlo del dubbio continua a rodermi: perchè un simile prodotto? Siamo davvero così disperati?
1 commento:
Sto leggendo il libro. Poi vedrò il film....Bha il libro è un tantino lento.
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