18 settembre 2007

Bobby

Semplice e intenso.
Due definizioni che sembrano stridere ma che vestono alla perfezione la bella pellicola di Emilio Estevez, dedicata ad uno dei possibili presidenti degli Stati Uniti d'America più amati di sempre, Robert Kennedy, ucciso in un folle attentato la sera del 6 giugno 1968 all'hotel Ambassador di Los Angeles.
E proprio durante questa tragica serata, in questo ormai tristemente noto hotel, è ambientata tutta la vicenda di Bobby, amaro spaccato d'altri tempi e alt(r)e speranze. Persone, tante persone, legate in qualche modo alla presenza del senatore nell'albergo, che si emozionano, che vengono tradite, che cercano ancora un'occasione, che sperimentano, che desiderano evitare l'incombente guerra in Vietnam o che semplicemente sfuggono alla routine d'ogni giorno: tutte, ognuna a suo modo, subiranno indelebilmente quell'assurdo omicidio.
Il principale merito di Estevez non sta però nella descrizione degli avvenimenti legati alla cronaca (ridondanti, stucchevoli ed eccessivamente oleografiche le immagini di repertorio), ma nel ritratto psicologico dei personaggi nei momenti immediatamente precedenti, pervasi da una sorta di latente pessimismo che inevitabilmente coinvolge lo spettatore fino alla mera ansia.
Più che meritevole il cast, se si eccettuano Hopkins e Belafonte, troppo macchiettistici, e un'irritante Demi Moore, che non riesce neanche più a dipingere il ritratto di un carattere che potrebbe essere il suo; strepitosa, invece, e aggiungo come di consueto quando si tratta di parti che contano, Sharon Stone.
Un film sicuramente da vedere, su cui riflettere, a cui manca quel quid per essere davvero considerato un prodotto di alto valore artistico.

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