18 gennaio 2010

Golden Globes 2010: i vincitori

Piccole sorprese e grandi conferme in nottata a Los Angeles, in occasione dell'assegnazione dei Golden Globes, premio consegnato annualmente dalla stampa straniera di Hollywood, che, in linea di massima, viene considerato una sorta di anticamera dell'Oscar.
Avatar, in maniera sacrosanta, si impone sia nella categoria del Miglior Film Drammatico che in quella di Miglior Regista: tributo doveroso alla pellicola di James Cameron che mi auguro davvero faccia incetta di riconoscimenti ai prossimi Academy Award.
Attesi e puntualmente elargiti i premi ai due attori non protagonisti e a Meryl Streep, che troverà una degna avversaria agli Oscar in Sandra Bullock (l'avremmo mai detto???), acclamatissima per la pellicola The Blind Side.
Tra gli attori, sorprendente l'affermazione di Robert "Sherlock" Downey, Jr. e davvero significativo il riconoscimento attribuito a Jeff Bridges, country singer con più di un problema in Crazy Heart.
Per quanto riguarda l'Italia, Baarìa ovviamente non ce l'ha fatta, a vantaggio del superfavorito Il nastro bianco, già trionfatore agli European Film Award.
Up, infine, oltre alla scontatissima statuetta in qualità di Miglior Film Animato, si aggiudica il premio per la Miglior Colonna Sonora.
Di seguito tutti i vincitori delle categorie cinematografiche (qui anche quelle televisive).

Best Motion Picture - Drama
Avatar (2009)
The Hurt Locker (2008)
Inglourious Basterds (2009)
Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009)
Up in the Air (2009/I)

Best Motion Picture - Musical or Comedy
(500) Days of Summer (2009)
The Hangover (2009)
It's Complicated (2009)
Julie & Julia (2009)
Nine (2009)

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Drama
Jeff Bridges for Crazy Heart (2009)
George Clooney for Up in the Air (2009/I)
Colin Firth for A Single Man (2009)
Morgan Freeman for Invictus (2009)
Tobey Maguire for Brothers (2009/I)

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Drama
Emily Blunt for The Young Victoria (2009)
Sandra Bullock for The Blind Side (2009)
Helen Mirren for The Last Station (2009)
Carey Mulligan for An Education (2009)
Gabourey 'Gabby' Sidibe for Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009)

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Musical or Comedy
Matt Damon for The Informant! (2009)
Daniel Day-Lewis for Nine (2009)
Robert Downey Jr. for Sherlock Holmes (2009)
Joseph Gordon-Levitt for (500) Days of Summer (2009)
Michael Stuhlbarg for A Serious Man (2009)

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Musical or Comedy
Sandra Bullock for The Proposal (2009/I)
Marion Cotillard for Nine (2009)
Julia Roberts for Duplicity (2009)
Meryl Streep for It's Complicated (2009)
Meryl Streep for Julie & Julia (2009)

Best Performance by an Actor in a Supporting Role in a Motion Picture
Matt Damon for Invictus (2009)
Woody Harrelson for The Messenger (2009/I)
Christopher Plummer for The Last Station (2009)
Stanley Tucci for The Lovely Bones (2009)
Christoph Waltz for Inglourious Basterds (2009)

Best Performance by an Actress in a Supporting Role in a Motion Picture
Penélope Cruz for Nine (2009)
Vera Farmiga for Up in the Air (2009/I)
Anna Kendrick for Up in the Air (2009/I)
Mo'Nique for Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009)
Julianne Moore for A Single Man (2009)

Best Director - Motion Picture
Kathryn Bigelow for The Hurt Locker (2008)
James Cameron for Avatar (2009)
Clint Eastwood for Invictus (2009)
Jason Reitman for Up in the Air (2009/I)
Quentin Tarantino for Inglourious Basterds (2009)

Best Screenplay - Motion Picture
District 9 (2009): Neill Blomkamp, Terri Tatchell
The Hurt Locker (2008): Mark Boal
Inglourious Basterds (2009): Quentin Tarantino
It's Complicated (2009): Nancy Meyers
Up in the Air (2009/I): Jason Reitman, Sheldon Turner

Best Original Song - Motion Picture
Crazy Heart (2009): "The Weary Kind"
Everybody's Fine (2009): "(I Want To) Come Home"
Nine (2009): "Cinema Italiano"
Brothers (2009/I): "Winter"
Avatar (2009): "I See You"

Best Original Score - Motion Picture
The Informant! (2009): Marvin Hamlisch
Up (2009): Michael Giacchino
Where the Wild Things Are (2009): Carter Burwell, Karen Orzolek
Avatar (2009): James Horner
A Single Man (2009): Abel Korzeniowski

Best Animated Film
Cloudy with a Chance of Meatballs (2009)
Coraline (2009)
Fantastic Mr. Fox (2009)
The Princess and the Frog (2009)
Up (2009)

Best Foreign Language Film
Los abrazos rotos (2009)
Das weisse Band - Eine deutsche Kindergeschichte (2009)
La nana (2009)
Un prophète (2009)
Baarìa (2009)

15 gennaio 2010

Brothers

Sam (Tobey Maguire) è un marine pluridecorato, una persona seria e affidabile che ha sposato Grace (Natalie Portman), la sua fidanzata sin dai tempi del liceo, con cui ha due bambine. Tommy (Jake Gyllenhaal), invece, il più piccolo dei due, è uno sbandato appena uscito di prigione, praticamente l’opposto di Sam.
Sam viene inviato in Afghanistan e viene dichiarato morto dopo che il suo elicottero è stato abbattuto sulle montagne. Da quel momento Tommy decide di prendersi cura della famiglia di suo fratello...
Remake dell'omonimo film di Susanne Bier del 2004 (che in Italia venne intitolato Non desiderare la donna d'altri) e diretto dal regista irlandese Jim Sheridan, Brothers è, a mio avviso, un buon prodotto che per una serie di motivi non riesce a fare il cosiddetto salto di qualità.
Partiamo dalla sceneggiatura: scarna ed essenziale, non è sicuramente il personaggio principale della pellicola; fondamentale il fatto che, essendo stata riadattata dal testo della stessa Bier, risenta degli influssi scandinavi che, a mio parere, mal si adattano ad una trasposizione made in USA.
La recitazione dell'intero cast è inappuntabile, con un unico grave difetto: alcuni attori (Portman e Gyllenhaal), pur non potendo definirli fuori parte, sono difficilissimi da immaginare nei ruoli che interpretano, mentre Maguire, non certo famoso per la grande espressività, risulta credibile solo nei quindici minuti finali; quello che voglio dire è che per alcune caratterizzazioni, seppur in mano ad attori oggettivamente ed incontestabilmente bravi, non bastano atteggiamenti, ammiccamenti o cipigli imbronciati: ci vuole il classico "physique du role", che in questo caso non appartiene a nessuno dei tre.
Tecnicamente, invece, il film è davvero rimarchevole, a cominciare dalle belle riprese in Afghanistan (in realtà si tratta del New Mexico) e dalla cupa fotografia di Frederick Elmes.
In buona sostanza, una pellicola gradevole con almeno una scena da antologia (la cena che riunisce tutti), ma con un sottofondo di irrisolto che davvero stenta ad andarsene.
Rimane a questo punto la curiosità di ripescare l'originale, con la magnifica Connie Nielsen nel ruolo interpretato dalla Portman.

11 gennaio 2010

La musica da film è arte cristallina

Dalla colonna sonora del film The Orphanage, già recensito su questo blog, il brano "Reunión y Final" del compositore Fernando Velázquez: uno dei più emozionanti excerpt musicali composti appositamente per la settima arte negli ultimi anni, che dovevo assolutamente pubblicare. Le immagini non sono parte integrante del film, ma contribuiscono sicuramente alla splendida riuscita di questo montage.
Mettetevi un paio di buone cuffie insonorizzate e ascoltatelo in assoluto silenzio.
Da brividi.

In Memoriam: Eric Rohmer (1920-2010)

Eric Rohmer, pseudonimo di Jean Marie Maurice Scherer, si è spento oggi a Parigi.
Tra i padri e massimi esponenti della Nouvelle Vague, movimento cinematografico che fondò all'inizio degli anni Cinquanta in Francia insieme ad altri famosissimi registi d'oltralpe, Eric Rohmer nacque il 4 aprile 1920 a Nancy, nella regione della Lorena, da una famiglia di origini alsaziane. Nel 1951 fondò i Cahiers du cinema che divennero la culla della Nouvelle Vague: gran parte dei critici che scrissero sulla rivista esordirono alla regia tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta. Il successo di critica e di pubblico arrivò nel 1967 con La collezionista che vinse l'Orso d'Argento a Berlino, mentre di due anni dopo è La mia notte con Maud, forse la sua opera piu' felice. Autore dello splendido ciclo dei 'Racconti delle quattro stagioni', Rohmer ricevette il Leone d'Oro alla carriera nel 2001.

Cameron e il suo Avatar continuano a sbalordire

Incasso box-office USA: 430,5 milioni di dollari (record 2009).
Incasso box-office resto del mondo: 910,5 milioni di dollari.
Incasso box-office totale: 1 miliardo e 341 milioni di dollari.
Posizione classifica all-time USA: settima.
Posizione classifica all-time resto del mondo: seconda.
Posizione classifica all-time totale: seconda.
Quarto weekend USA: 50,5 milioni di dollari (record).
Titanic è ancora lontanuccio, è vero, ma alcune conclusioni si possono già trarre: Avatar dovrebbe superare senza grossissimi problemi i 533 milioni di dollari al box-office USA di The Dark Knight e con pari certezza dovrebbe raggiungere e superare il miliardo e mezzo di dollari worldwide. Il resto sono solo ipotesi fantascientifiche, che peraltro James Cameron è abituato a trasformare in realtà...
A questo punto non resta altro da dire se non che Cameron è davvero l'assoluto Re Mida della cinematografia mondiale: farà anche un film ogni 7 anni, ma come biasimarlo?

08 gennaio 2010

The Hurt Locker

Baghdad, Iraq. Il nuovo sergente James (Jeremy Renner) assume il comando dell’unità speciale esperta in disarmo di bombe nel bel mezzo di un violento conflitto e sorprende fin da subito i due soldati della sua unità, Sanborn ed Eldridge (Anthony Mackie e Brian Geraghty), lanciandosi inesorabilmente in un gioco mortale di guerriglia urbana. James sembra essere indifferente alla morte. Mentre i soldati lottano per controllare la follia del loro nuovo capo, in città esplode il caos e ogni singolo individuo è un potenziale kamikaze...
La "hurt locker" è, in gergo militare americano, la "cassetta del dolore", cioè il contenitore degli effetti personali dei soldati deceduti, pronto al rimpatrio. Solitamente quadrata, in legno e metallo di colore neutro, simboleggia la guerra stessa: arida, asettica, angosciante oltre ogni umana immaginazione.
Nel film di Kathryn Bigelow, la cassetta del dolore è quella che ogni essere umano si porta dentro, indipendentemente dal fatto che il dolore sia provocato dalla guerra stessa. E così l'uomo reagisce in modo ingiudicabile e assolutamente personale di fronte alla possibilità di morire in ogni istante.
The Hurt Locker non è un film facile: scomodo ed ansiogeno, basato sulle testimonianze del reporter di guerra Mark Boal, interpretato da un ottimo cast e diretto con piglio sicuro dalla regista californiana (tra i favoriti ai prossimi Oscar), non brilla per originalità ma eccelle sicuramente nella tecnica e nel ritmo.
Un docudrama potente e rabbioso, con qualche caduta di tono nel finale, ma che vale comunque la pena di vedere anche in previsione dei possibili premi cinematografici made in USA che il film potrebbe vincere nelle prossime settimane.

05 gennaio 2010

Avatar: ancora record

68 milioni di dollari nel terzo weekend al box-office USA: record stracciato.
352 milioni di dollari in 17 giorni, sempre al botteghino USA: seconda posizione all-time.
673 milioni di dollari in 17/19 giorni nel resto del mondo.
1 miliardo e 25 milioni di dollari in totale: 4° incasso di tutti i tempi.
Dati veramente strabilianti: non ci sono più parole per descrivere il successo di pubblico di Avatar, che si avvia tranquillamente a piazzarsi al secondo posto all-time dietro all'irraggiungibile Titanic. E mancano ancora alcuni paesi in cui il film sta uscendo in questi giorni o uscirà prossimamente (l'Italia, ad esempio).
A questo punto, il commento che sorge spontaneo è uno solo: James Cameron nel 1997 ottenne (e sforò) un budget di quasi 200 milioni di dollari (cifra astronomica per l'epoca) per la realizzazione di Titanic e ne incassò nove volte tanto in tutto il mondo, stabilendo un record finora nemmeno sfiorato; 12 anni dopo, ancora James Cameron ha ottenuto senza particolari difficoltà un budget di circa 280 milioni per la realizzazione di Avatar, che in 17 giorni ha già incassato quattro volte tanto la spesa.
Conclusione: scommettiamo che James Cameron non avrà MAI più alcun problema ad ottenere qualsiasi cifra per realizzare qualunque sua idea?

La principessa e il ranocchio (The Princess and the Frog)

Ambientato nella magnifica città americana di New Orleans e tra le mistiche paludi della Louisiana, il film é una versione moderna di un racconto classico che vede protagonista una bella ragazza afroamericana di nome Tiana, un principe ranocchio che vuole disperatamente tornare un umano e un bacio del destino che li porta entrambi a vivere un'avventura incredibile...
Diretto dai registi John Musker e Ron Clements, autori vent'anni fa della rinascita Disney grazie a La sirenetta, e prodotto dal fondatore della Pixar John Lasseter, La principessa e il ranocchio è stato unanimemente salutato come il ritorno dei Disney Animation Studios ai fasti di un tempo.
Personalmente, il film mi ha lasciato del tutto indifferente, sia dal punto di vista narrativo che di puro entertainment.
Vado quindi controcorrente, cercando di argomentare in modo lucido e coerente il mio giudizio.
La principessa e il ranocchio è stato realizzato in 2D, quasi senza l'ausilio del digitale, mirato ad un pubblico decisamente under 10 e concepito di conseguenza, sia nella creazione dei personaggi che nella stesura dello script. Pertanto, il risultato non può che essere condizionato da questi aspetti, nel bene e nel male.
La ragione fondamentale del mio scarso gradimento, però, può essere ricondotta al valore che ho sempre attribuito alla Disney e ai suoi cartoon: opere di autentica magia, versatili e adatte a tutti i tipi di audience. Con l'avvento della Pixar e del cartone animato (digitale) più "raffinato" e ricco di citazioni, la mia attenzione si è definitivamente concentrata su questo nuovo stile animativo: mi risulta pertanto difficile riuscire ancora ad emozionarmi per un prodotto onesto ma decisamente troppo semplicistico come La principessa e il ranocchio.
E' un mio limite, lo riconosco. Ma sfido chiunque, previa visione di questa pellicola, a trovare anche un lontano paragone con Il re leone o La bella e la bestia.
In chiusura, mi sento di lodare a pieni voti il doppiaggio italiano e soprattutto un comico/caratterista che non mi ha mai fatto impazzire: Luca Laurenti. Dall'ingresso in scena della lucciola Ray, da lui strepitosamente doppiata, il film guadagna quei pochi rari momenti di divertimento e commozione.
A voi la scelta, fan del disegno animato; se però c'è la Pixar nel vostro cuore, attenzione alla delusione dietro l'angolo.

Gli abbracci spezzati (Los abrazos rotos)

Mateo Blanco è stato un regista. Oggi non lo è più. È un non vedente che ha deciso di tagliare i ponti con il passato cambiando anche nome. Ora firma romanzi, soggetti e sceneggiature con lo pseudonimo Harry Caine. È ancora un uomo affascinante che ha deciso di prendere dalla vita quello che gli può ancora dare ma, al contempo, che sa di avere un grande bisogno dell'assistenza della produttrice Judit e di suo figlio Diego. La donna conosce perfettamente il tragico triangolo che ha visto coinvolto Mateo, il ricco Ernesto Martel e l'affascinante Lena. Harry deciderà di narrarlo anche a Diego.
Questo l'incipit dell'ultima fatica del regista spagnolo per eccellenza, Pedro Almodóvar: una pellicola su quello che poteva essere e non è stato, sulle sfaccettature ossessive della passione e soprattutto sulla nostalgia del passato.
Un film irrisolto, fine a sè stesso, poco originale e decisamente narcisista.
Dato che è parecchio tempo che non lo faccio, cito in toto la splendida recensione di Giona A. Nazzaro dal sito Film.Tv.It, con la quale concordo dalla prima all'ultima parola: "Smarrito (definitivamente?) quel suo peculiare equilibrio fra commedia, tragedia e melodramma, Pedro, all’indomani di Tutto su mia madre, film nel quale, nonostante la sua riuscita, è possibile rintracciare il principio d’involuzione formale che lo affligge oggi, non è più riuscito a realizzare un film all’altezza de Il fiore del mio segreto. Con Legami! - e in particolare con Kika - il cinema almodovariano aveva già conosciuto battute d’arresto. Ma si trattava di eccessi di generosità. Gli abbracci spezzati, invece, è tutto calato nel segno di una poetica cimiteriale inerte che tenta di smarrirsi nei meandri di uno script pretestuoso. Tristemente autoreferenziale, proprio come il film perduto di Harry che cita Donne sull’orlo di una crisi di nervi. Né Cukor, né Wilder, né Hitchcock né tantomeno Sirk, Pedro rimpiange il passato vagheggiando l’arte con la maiuscola. Atteggiamento paradossale per un cineasta che ha trovato la sua peculiare classicità e dignità nel rifiuto di ogni nostalgia. Segno di un cinema che è diventato sistema smarrendo per strada le sue motivazioni poetiche, Gli abbracci spezzati è un film normativo che scimmiotta tristemente amori e furori che ormai sono solo un lontano ricordo." E' il caso di aggiungere altro?

04 gennaio 2010

Twilight

Lo so, ci sono caduto anch'io.
Lo so, avevo detto che non l'avrei mai visto (soprattutto dopo due tentativi andati a vuoto).
Lo so, mi sono quasi rimangiato la parola.
Ma su Sky, a quell'ora e in totale relax, non c'era altro che mi interessasse. Davvero.
E così ho ceduto. Ho ceduto ad un prodotto di cui in linea generale conoscevo già il valore, e che sostanzialmente ha confermato le mie aspettative.
Twilight, primo capitolo della saga tratta dai lavori di Stephenie Meyer sulla storia d'amore tra un vampiro ed una ragazza (entrambi teenager), è un film che sostanzialmente non delude il pubblico a cui è rivolto (quindi non al sottoscritto).
Tecnicamente povero (gli effetti visivi sono risibili), scritto in modo diretto ma troppo approssimativo, e recitato da attori acerbi ma efficaci (brava Kristen Stewart, penetrante ed azzeccato Robert Pattinson), il film diretto da Catherine Hardwicke ha comunque un pregio: si lascia seguire con facilità, senza annoiare in modo eccessivo.
Le cadute di tono sono comunque parecchie per considerarla una pellicola realmente adulta: dagli eventi che a volte accadono in modo inspiegabile ad alcune scene troppo insistite (l'incontro tra Bella ed Edward nella foresta è davvero al limite del ridicolo involontario), dal finale troppo veloce e girato malissimo all'introduzione di personaggi totalmente inutili.
In ogni caso, se l'avete perso e siete appassionati di vampire story, guardatelo.
Altrimenti, lasciate perdere.

The Women

Personalmente non credevo che la prima scelta del 2010 cadesse sul remake del classico del 1939 firmato da Sua Maestà George Cukor.
Per due ragioni: 1) non avevo alcun interesse verso questo rifacimento, 2) non volevo, per mera statistica, che il primo film dell'anno nuovo mi deludesse.
Purtroppo, avevo ragione su entrambi i fronti.
The Women, diretto da Diane English, è un'insipiente, zuccherosa, scontatissima, fastidiosa e soprattutto inutile pellicola, recitata da un cast decisamente fuori forma (e troppo teatrale) e scritta in modo rabbrividente dalla stessa regista, che evidentemente era solo interessata a riunire un gruppo di brave attrici ed approfittare del battage pubblicitario da esso derivante. Le è andata male al botteghino (26 milioni di dollari al mercato nordamericano) ed ancor peggio a livello di critica (13% di recensioni positive su Rotten Tomatoes, 4.8 su IMDb).
Insomma, meglio dimenticare in fretta questo prodottucolo senza arte né parte e, come già detto, rifugiarsi nel meraviglioso originale, che, seppur con settant'anni sul groppone, risulta infinitamente più arguto e godibile.

29 dicembre 2009

Avatar: è già record

Dopo aver decantato ieri le lodi al botteghino della nuova pellicola di James Cameron, ecco che arrivano i dati ufficiali del box-office USA: con 75,6 milioni di dollari ottenuti nel secondo fine settimana di programmazione, Avatar infrange il record detenuto da The Dark Knight, che aveva incassato "solo" 75,2 milioni di dollari, a fronte però di un calo superiore al 50% rispetto al primo weekend di programmazione (158,4 milioni di dollari, record attuale dell'opening weekend), mentre Avatar è sceso solamente del 2% (da 77 a 75,6).
Impressionante, poi, il dato del botteghino worldwide (USA e Canada esclusi): 410,8 milioni di dollari in totale, e mancano ancora Argentina e Uruguay (uscirà il 1° gennaio), Cina (2 gennaio) e, fanalino di coda, l'Italia, dove, come già ampiamente e aspramente criticato, la pellicola uscirà il 15 gennaio per dar spazio in questi giorni ai cinepanettoni e ai cartoon natalizi. Il totale generale di Avatar è pertanto ad oggi di 623,8 milioni di dollari in circa 10 giorni di programmazione in tutto il mondo: risultato veramente strabiliante.
Fermo restando che Cameron ancora una volta ha avuto ragione (si vocifera di un budget produttivo superiore ai 300 milioni di dollari), vedremo se Avatar sarà in grado di emulare Titanic, che partì in sordina (28 milioni di dollari nell'opening weekend) per poi incassare una media costante di 30 milioni di dollari nei successivi 10 weekend, unico caso nella storia del cinema.
Inutile dire che, a questo punto, il nome di James Cameron è più che una garanzia al botteghino: non dimentichiamo infatti che Avatar non è l'adattamento di un libro, non fa parte di trilogie o saghe, non è un prequel, non è un sequel, non è un remake, non è uno spin-off, non è tratto da un fumetto o altra pubblicazione analoga e soprattutto non annovera nessun attore o attrice realmente famosi, se si eccettua la grandissima Sigourney Weaver (peraltro assente dalle scene da parecchi anni).
Più che ovviamente, non vedo l'ora di vederlo...

28 dicembre 2009

Il primo trailer ufficiale di Sex and the City 2

Avatar già protagonista al box-office USA

Ancora una volta James Cameron e la sua settima fatica, l'attesissimo Avatar, colpiscono e affondano il box-office americano alla maniera di ...Titanic, che aveva stupito tutti più sulla lunga distanza che sull'exploit iniziale al botteghino.
Dopo un inizio peraltro decisamente positivo (77 milioni di dollari nel primo weekend di programmazione), infatti, Avatar è sceso SOLAMENTE del 3% nel secondo fine settimana, incassando 75 milioni di dollari (dato non ufficiale) e attestandosi alla già più che ragguardevole quota di 212 milioni di dollari in soli 10 giorni di programmazione.
Che sia l'inizio di una nuova possible ascesa verso il transatlantico più famoso della storia? Staremo a vedere...

20 dicembre 2009

Bastardi senza gloria (Inglourious Basterds)

La trama è ormai nota: nella Francia occupata dai nazisti, Shosanna Dreyfus assiste all’uccisione di tutta la sua famiglia per mano del colonnello nazista Hans Landa, ma riesce a sfuggire miracolosamente alla morte... Altrove in Europa, il tenente Aldo Raine mette assieme una squadra speciale di soldati ebrei: noti come "The Basterds", i soldati vengono incaricati dai loro superiori di agire come cani sciolti sul territorio uccidendo ogni soldato tedesco che incontrano prendendogli lo scalpo...
Meglio fermarci a questi due slegati incipit per non incorrere nell'errore di tanti (troppi) siti che nella sinossi del film svelano praticamente tutto il plot...
Ispirato ad uno dei cult-movie per eccellenza di Quentin Tarantino, Quel maledetto treno blindato (in originale The Inglorious Bastards) di Enzo G. Castellari, Inglourious Basterds è, ancora una volta, una pellicola che merita di essere vista per infinite ragioni.
La più ovvia è la tematica: riscrivere gli eventi ironizzando sul periodo più buio della storia contemporanea era un terreno più che spinoso; ma, come sappiamo, Tarantino fa della parola "difficile" il suo humus personale. Infatti, non solo l'evolversi degli eventi (seppur un po' lento in alcuni frangenti) è assolutamente plausibile, ma la catarsi finale all'interno della sala cinematografica parigina spazzia via tutte le possibili critiche e/o incongruenze.
Un'altra fondamentale ragione per vederlo è il cast, che va citato (quasi) in toto: Brad Pitt è assolutamente invasato e letalmente comico (da urlo la conversazione in italiano); l'attore austriaco Christoph Waltz, sconosciuto da noi, è assolutamente straordinario e merita senza ombra di dubbio una nomination all'Oscar (se non il premio...); il regista ebreo bostoniano Eli Roth e i suoi occhi (nella scena finale) resteranno impressi nella memoria per moltissimo tempo; Diane Kruger (appena nominata ai SAGA) è finalmente convincente dopo alcuni ruoli forse non adeguati; Mélanie Laurent (una determinatissima Shosanna) è una piacevole scoperta francese; Daniel Brühl è bravissimo nel ruolo dell'ambiguo soldato-attore Zoller; da menzionare infine i "bastardi" Michael Fassbender, Til Schweiger e BJ Novak, e il buon signor LaPadite (Denis Menochet) che fa da counterpoint al terribile colonnello Landa nella primissima (splendida) scena della pellicola.
L'ultima ragione è l'umorismo: alcune scene, in tutta la loro drammaticità, sono veramente esilaranti; a questo proposito, è consigliabile la visione del film in lingua originale per non perdere il quadrilinguismo di Waltz, il bilinguismo di quasi tutti gli attori e soprattutto per godere appieno dell'autenticità dello spaccato storico.
Da vedere, senz'appello.

17 dicembre 2009

Screen Actors Guild Awards 2010: le nominations

Circa due ore fa sono state annunciate, a due giorni di distanza dai Golden Globes, le nominations ai prossimi Screen Actors Guild Awards, premio assegnato annualmente dal sindacato attori, che verranno assegnati il 23 gennaio a Los Angeles.
Anche in questo caso, nessuna eclatante esclusione: sostanziale conferma, quindi, che le previsioni della vigilia da parte dei blog specializzati erano assolutamente azzeccate.
Di seguito tutte le candidature cinematografiche.

Outstanding Performance by a Male Actor in a Leading Role
JEFF BRIDGES / Bad Blake - "CRAZY HEART"
GEORGE CLOONEY / Ryan Bingham - "UP IN THE AIR"
COLIN FIRTH / George Falconer - "A SINGLE MAN"
MORGAN FREEMAN / Nelson Mandela - "INVICTUS"
JEREMY RENNER / Staff Sgt. William James - "THE HURT LOCKER"

Outstanding Performance by a Female Actor in a Leading Role
SANDRA BULLOCK / Leigh Anne Tuohy - "THE BLIND SIDE"
HELEN MIRREN / Sofya - "THE LAST STATION"
CAREY MULLIGAN / Jenny - "AN EDUCATION"
GABOUREY SIDIBE / Precious - "PRECIOUS: BASED ON THE NOVEL ‘PUSH' BY SAPPHIRE"
MERYL STREEP / Julia Child - "JULIE & JULIA"

Outstanding Performance by a Male Actor in a Supporting Role
MATT DAMON / Francois Pienaar - "INVICTUS"
WOODY HARRELSON / Captain Tony Stone - "THE MESSENGER"
CHRISTOPHER PLUMMER / Tolstoy - "THE LAST STATION"
STANLEY TUCCI / George Harvey - "THE LOVELY BONES"
CHRISTOPH WALTZ / Col. Hans Landa - "INGLOURIOUS BASTERDS"

Outstanding Performance by a Female Actor in a Supporting Role
PENÉLOPE CRUZ / Carla - "NINE"
VERA FARMIGA / Alex Goran - "UP IN THE AIR"
ANNA KENDRICK / Natalie Keener - "UP IN THE AIR"
DIANE KRUGER / Bridget Von Hammersmark - "INGLOURIOUS BASTERDS"
MO'NIQUE / Mary - "PRECIOUS: BASED ON THE NOVEL ‘PUSH' BY SAPPHIRE"

Outstanding Performance by a Cast in a Motion Picture
AN EDUCATION (Sony Pictures Classics)
THE HURT LOCKER (Summit Entertainment)
INGLOURIOUS BASTERDS (The Weinstein Company/Universal Pictures)
NINE (The Weinstein Company)
PRECIOUS: BASED ON THE NOVEL "PUSH" BY SAPPHIRE (Lionsgate)

A Serious Man

Midwest, 1967. Il professore di fisica Larry Gopnik sta attraversando il suo annus horribilis: viene lasciato dalla moglie Judith che si è innamorata di un suo collega, riceve lettere minatorie che minacciano di compromettere la sua carriera all'università, e un suo studente prima lo corrompe e poi lo ricatta. Distrutto e tormentato, Larry si rivolge a tre diversi rabbini: chi di loro sarà in grado di ridargli speranza e dignità rispondendo ai suoi quesiti?
Il quattordicesimo lungometraggio dei fratelli Ethan e Joel Coen inizia con un prologo ambientato in uno shtetl polacco, dove un uomo, una donna e un ipotetico dybbuk (un'anima posseduta) interagiscono in yiddish in quello che sembra l'incipit di un film horror.
A partire da questa particolarissima ouverture, i più famosi cineasti di Minneapolis trasmettono chiaro il primo messaggio di A Serious Man: destabilizzare lo spettatore medio. Spettatore medio che continuerà ad essere costantemente irriso e spiazzato dalle soluzioni via via più ironicamente, lucidamente e spietatamente amare che si susseguono impietose fino al finale, che, come ci hanno abituato i Coen, finale non è affatto.
Francamente, non so che giudizio farmi e che parere esprimere su questa pellicola realizzata in modo tecnicamente cristallino (splendide fotografia ed ambientazione) ed interpretata magnificamente da un cast pressochè sconosciuto (bravissimo il protagonista Michael Stuhlbarg), pertanto scelgo la strada della doppia interpretazione.

Prima interpretazione: il film è un capolavoro. Il messaggio è quindi chiaro: non c'è inizio e non c'è fine, in ogni esperienza, in ogni cosa, in ogni situazione. E non c'è risposta alle domande che Larry Gopnik (Stuhlbarg, appunto) pone ai rabbini, perchè non c'è verità assoluta, se non quella della rettitudine. Appena si varca la soglia del "peccato", la punizione arriva beffarda e inesorabile.
Il merito principale dei Coen è quindi quello di mostrare in modo lucidissimo l'ineluttabilità del fato e la consequenzialità degli eventi senza dare sfogo ad inutili virtuosismi, a stelle cinematografiche di prima grandezza o a tecnicismi sbalorditivi.

Seconda interpretazione: il film è pretestuoso, pretenzioso e presuntuoso, e francamente troppo egoriferito. In alcuni casi, fare un film troppo personale e che non bada al box office equivale al NON fare, al NON dire, al NON voler comunicare alcunchè; e tutte le scelte tanto osannate da alcuni critici (l'indugiare sul particolare, la cura maniacale di ogni scena) non sono altro che meri esercizi di stile da parte di chi probabilmente vuole fortissimamente essere originale a tutti i costi (e non ci riesce).

Sinceramente, non so decidermi.
Non mi capita mai, quindi una cosa è certa: A Serious Man non è un film che lascia indifferenti.

15 dicembre 2009

Golden Globes 2010: le nominations

Sono state annunciate poco più di un'ora fa le nomination ai prossimi Golden Globes, che verranno consegnati il 17 gennaio a Los Angeles.
Nessuna particolare sorpresa, con Up in the Air nella categoria dei film drammatici, e Nine in quella delle commedie o musical, a farla da padroni.
Soddisfazione anche per l'Italia, che piazza Baarìa nella cinquina del film straniero.
Di seguito tutte le candidature delle categorie cinematografiche.

Best Motion Picture - Drama
Avatar (2009)
The Hurt Locker (2008)
Inglourious Basterds (2009)
Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009)
Up in the Air (2009/I)

Best Motion Picture - Musical or Comedy
(500) Days of Summer (2009)
The Hangover (2009)
It's Complicated (2009)
Julie & Julia (2009)
Nine (2009)

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Drama
Jeff Bridges for Crazy Heart (2009)
George Clooney for Up in the Air (2009/I)
Colin Firth for A Single Man (2009)
Morgan Freeman for Invictus (2009)
Tobey Maguire for Brothers (2009/I)

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Drama
Emily Blunt for The Young Victoria (2009)
Sandra Bullock for The Blind Side (2009)
Helen Mirren for The Last Station (2009)
Carey Mulligan for An Education (2009)
Gabourey 'Gabby' Sidibe for Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009)

Best Performance by an Actor in a Motion Picture - Musical or Comedy
Matt Damon for The Informant! (2009)
Daniel Day-Lewis for Nine (2009)
Robert Downey Jr. for Sherlock Holmes (2009)
Joseph Gordon-Levitt for (500) Days of Summer (2009)
Michael Stuhlbarg for A Serious Man (2009)

Best Performance by an Actress in a Motion Picture - Musical or Comedy
Sandra Bullock for The Proposal (2009/I)
Marion Cotillard for Nine (2009)
Julia Roberts for Duplicity (2009)
Meryl Streep for It's Complicated (2009)
Meryl Streep for Julie & Julia (2009)

Best Performance by an Actor in a Supporting Role in a Motion Picture
Matt Damon for Invictus (2009)
Woody Harrelson for The Messenger (2009/I)
Christopher Plummer for The Last Station (2009)
Stanley Tucci for The Lovely Bones (2009)
Christoph Waltz for Inglourious Basterds (2009)

Best Performance by an Actress in a Supporting Role in a Motion Picture
Penélope Cruz for Nine (2009)
Vera Farmiga for Up in the Air (2009/I)
Anna Kendrick for Up in the Air (2009/I)
Mo'Nique for Precious: Based on the Novel Push by Sapphire (2009)
Julianne Moore for A Single Man (2009)

Best Director - Motion Picture
Kathryn Bigelow for The Hurt Locker (2008)
James Cameron for Avatar (2009)
Clint Eastwood for Invictus (2009)
Jason Reitman for Up in the Air (2009/I)
Quentin Tarantino for Inglourious Basterds (2009)

Best Screenplay - Motion Picture
District 9 (2009): Neill Blomkamp, Terri Tatchell
The Hurt Locker (2008): Mark Boal
Inglourious Basterds (2009): Quentin Tarantino
It's Complicated (2009): Nancy Meyers
Up in the Air (2009/I): Jason Reitman, Sheldon Turner

Best Original Song - Motion Picture
Crazy Heart (2009): "The Weary Kind"
Everybody's Fine (2009): "(I Want To) Come Home"
Nine (2009): "Cinema Italiano"
Brothers (2009/I): "Winter"
Avatar (2009): "I See You"

Best Original Score - Motion Picture
The Informant! (2009): Marvin Hamlisch
Up (2009): Michael Giacchino
Where the Wild Things Are (2009): Carter Burwell, Karen Orzolek
Avatar (2009): James Horner
A Single Man (2009): Abel Korzeniowski

Best Animated Film
Cloudy with a Chance of Meatballs (2009)
Coraline (2009)
Fantastic Mr. Fox (2009)
The Princess and the Frog (2009)
Up (2009)

Best Foreign Language Film
Los abrazos rotos (2009)
Das weisse Band - Eine deutsche Kindergeschichte (2009)
La nana (2009)
Un prophète (2009)
Baarìa (2009)

12 dicembre 2009

Star Trek

James Tiberius Kirk è nato tra le stelle ed è cresciuto nell'Iowa: ribelle e ostinato vuole conoscere il nome della bella Uhura, onorare la memoria del padre, servire una causa, esplorare nuovi mondi e arrivare là dove nessun uomo è giunto prima. Spock è nato sul pianeta Vulcano da madre umana e padre vulcaniano: razionale e controllato pratica la disciplina del Kolinahr per purificarsi dalle emozioni, ama con virtuoso trasporto Uhura, domina la sua metà umana e si arruola nella Flotta Stellare. È sull'Enterprise, prestigiosa nave spaziale governata dal Capitano Christopher Pike, che i due giovani si incontrano e si scontrano per affrontare un temibile nemico venuto dal futuro...
Non sono un fan della celeberrima serie, ma, spinto dalle entusiastiche critiche d'oltreoceano e dalle comunque positive recensioni continentali, ero davvero curioso di vedere questa sorta di prequel (che poi prequel non è) della famosa saga fantascientifica nata dalla fantasia di Gene Roddenberry.
Il risultato non è deludente: cast spiritoso e sufficientemente autoironico, effetti visivi tutto sommato gradevoli, bella colonna sonora di Michael Giacchino; lungi dall'essere considerato, però, una ventata di aria nuova nel saturato panorama dei blockbuster in computer graphic. Probabilmente i seguaci dell'epopea della USS Enterprise saranno stati in grado di cogliere molti aspetti che a me sono sfuggiti, ma una pellicola di questo genere, a mio parere, dovrebbe essere concepita in modo da poter risultare realmente godibile per un'audience più allargata.
Comunque, un prodotto di puro entertainment che alla fine riesce nel suo intento: intrattenere, appunto.

10 dicembre 2009

Chéri

Parigi, inizio del Ventesimo secolo. Uno degli elementi catalizzatori delle nuove energie sono (come peraltro in passato) le cosiddette cortigiane. Prostitute di alto livello, partecipano della vita delle classi più elevate. Tra di loro ha un ruolo particolare Léa (Michelle Pfeiffer) che, ancora assolutamente attraente, si è ritirata a vita privata senza alcun rimpianto. Un giorno Madame Peloux (Kathy Bates, sempre più pingue), un tempo seducente collega e ora donna priva di fascino, le presenta il figlio (Rupert Friend) che non sembra avere altro nome se non l'appellativo materno "Chéri". Il giovane è inesperto e Léa dovrebbe, per così dire, 'svezzarlo'. Ma lo svezzamento si trasforma in ben altro...
Tratto da due novelle di Colette, adattato da Christopher Hampton e diretto da Stephen Frears (di nuovo insieme dopo quel capolavoro assoluto che è Le relazioni pericolose), Chéri è un film che, nonostante il risaputissimo plot, non delude.
ll merito, a mio parere, va equamente diviso in tre parti ben distinte: la durata, lo script e Michelle Pfeiffer.
Innanzitutto, la durata: trasporre due noiosetti romanzi di Colette concentrandoli in un'ora e mezza è, di questi tempi, un pregio assolutamente da non trascurare; qualche discutibile sforbiciata c'è stata (il finale è davvero un po' troppo raffazzonato), ma il risultato è di una scorrevolezza inappuntabile.
Poi, lo script: Hampton, letteralmente magistrale nella già citata trasposizione di Choderlos de Laclos, si conferma autentico buongustaio nella scelta dei più piccoli particolari verbali per descrivere anche le situazioni più comuni o trascurabili (vedi la giovanissima moglie di Chéri).
Infine, lei: Michelle Pfeiffer. A 51 anni, ancora di una bellezza quasi imbarazzante, catalizza l'attenzione dello spettatore con l'aggrottamento di un sopracciglio o l'accenno di una risata. Da Madame de Tourvel a Léa de Lonval il tempo per lei davvero non sembra passato.
In sintesi, una pellicola godibile, intelligente e un po' rétro, che sarebbe meglio non perdere.

District 9

Gli alieni sbarcarono sulla terra circa trent’anni fa. Gli umani riuscirono a contenerne l’invasione, confinando le creature extraterrestri in una zona del Sud Africa ribattezzata District 9, per poi stabilire tolleranza zero nei loro confronti. Una cinica multinazionale vorrebbe sfruttare commercialmente le loro armi, ma per farlo necessita di materiale genetico alieno. La tensione tra le due specie sale ulteriormente quando un uomo viene infettato da un virus sconosciuto. Solo la tecnologia aliena nel Distretto 9 potrà aiutarlo...
Peter Jackson produce e affida al bravo Neill Blomkamp un fanta-docu-splatter-drama che, lanciato da una fin troppo invasiva campagna di viral marketing sul web, finisce per implodere e rivelarsi un prodotto furbetto, poco originale e soprattutto troppo votato ai rimandi civili e sociali (se il Distretto 9 è quello in cui vengono segregati gli alieni, il Distretto 6 era il sobborgo dei neri di Johannesburg ai tempi dell'apartheid).
Per carità, il primo tempo si lascia seguire (bella creazione dell'attesa) e le scene verso il finale all'interno del distretto stesso sono girate con mestiere, ma si ha davvero l'impressione che il giocattolo sia rimasto a corto di batterie già a metà film, con il riciclaggio fin troppo pedissequo di idee tratte dai vari La Mosca, Independence Day e Cloverfield.
Peccato, perchè gli attori sono molto credibili e il protagonista Sharlto Copley è davvero convincente (per non parlare degli ottimi effetti visivi).
Sorprendente il successo planetario (30 milioni di dollari di costo per un incasso mondiale che ha superato i 200), ma davvero ingiustificate le pecorecce lodi che sono giunte da tutti i continenti. A questo proposito leggete la sagace critica di Mauro Gervasini dal sito FilmTV: semplicemente illuminante.
Un film che si può vedere, ma sul quale si può anche soprassedere.

09 dicembre 2009

The Orphanage (El Orfanato)

Laura (Belén Rueda) ha trascorso gli anni più felici della sua infanzia in un orfanotrofio vicino al mare, accudita dal personale e dagli altri bambini orfani che lei ha amato come fossero fratelli e sorelle. Trent’anni dopo, torna in quel luogo con suo marito Carlos (Fernando Cayo) e il figlio Simón (Roger Príncep) di sette anni, con il sogno di ristrutturare e riaprire l’orfanotrofio, a lungo chiuso e abbandonato, per farne una dimora per bambini disabili. Il mistero che aleggia nella nuova magione non tarderà a presentarsi sotto forma di presenze invisibili, assistenti sociali dalle dubbie intenzioni e sparizioni eclatanti, come quella del piccolo Simón...
Meglio fermarsi qui per non farmi odiare da chi detesta le trame che rivelano troppo (ad esempio quelle della più famosa rovina-film della storia, Lietta Tornabuoni), e volgere l'attenzione agli aspetti che hanno caratterizzato l'abbastanza sorprendente successo di questo thriller iberico di due anni fa, diretto in modo impeccabilmente diligente da Juan Antonio Bayona e interpretato in modo davvero convincente dall'intero cast (Rueda in testa).
Come detto, Bayona sa sicuramente il fatto suo, soprattutto nella creazione della suspense (da brividi la scena della medium) e nella direzione degli attori; diventa però troppo scolastico quando indugia in panoramiche insistite della casa del mistero, porte che sbattono, giostrine che cigolano e tutto il campionario del genere.
Peccato, perchè il finale vira sulla riconciliazione dei presunti spiriti e sulla pace interiore della protagonista scegliendo la via più poetica possibile, nobilitando così un prodotto che poteva essere considerato "una gradevole variazione sul tema" a metà tra The Haunting e The Others. Grandissimo merito va in ogni caso attribuito alla strepitosa partitura di Fernando Velázquez, immancabile protagonista di tutta la pellicola, che in alcune varianti (vedi l'estratto "Reunion") si erge addirittura a carattere principale creando, da sola, tutta l'atmosfera necessaria.
Attenzione quindi al cinema ispanico di questo nuovo millennio, sicuramente da (ri)scoprire.
Come questo gradevolissimo film.

500 Giorni Insieme ((500) Days of Summer)

E' vero, potrebbe essere accusato di faciloneria ruffiana.
E' vero, in alcuni dialoghi e/o situazioni i rimandi alla Sundance generation sono smaccatamente chiari.
E' vero, può essere considerato una versione riveduta e corretta di Juno.
Ma è altrettanto vero che le sopracitate considerazioni sono le uniche note "negative" di un film altrimenti coinvolgente, intelligente, differente. Insomma, e non esagero, bellissimo.
In poche parole il plot: Tom, con una laurea da architetto, lavora presso un editore di biglietti augurali. Un giorno viene assunta come segretaria del suo capo Summer (Sole in italiano), la quale ha come filosofia di vita la regola di non volere un rapporto duraturo. Tom se ne innamora timidamente ma follemente, e lei, apparentemente, lo contraccambia. Il film ci racconta, in un continuo andirivieni, i 500 giorni della loro storia a due.
Etichettato un po' troppo frettolosamente come commedia romantica, 500 Giorni Insieme è più che altro uno spassoso e melanconico spaccato sull'amore, inteso come desiderio (oppure no) di costruire un'autentica relazione. La vera (geniale) novità è che la vittima dell'amour fou non è Summer (una bravissima Zooey Deschanel), ma il sognatore Tom (uno strepitoso Joseph Gordon-Levitt), con tutte le conseguenze del caso.
A partire dall'esilarante scritta che compare sullo schermo ad inizio film, fino all'ultimissima scena (il colloquio di lavoro), il film alterna momenti divertentissimi ad altri più introspettivi e curiosi, senza mai (s)cadere nell'ovvio o nel risaputo. Merito dell'arguto soggetto, e delle abilità registiche dell'esordiente Marc Webb, di cui sentiremo parlare parecchio negli anni a venire.
Un film assolutamente da vedere e rivedere, che spero possa essere considerato, anche in minima parte, dall'imminente messe di premi cinematografici.

04 dicembre 2009

Facebook, addio

Non che c'entri molto con la settima arte, ma avevo il desiderio di esprimere la mia gioia per essermi liberato del più subdolo, voyeuristico ed invasivo strumento di spionaggio civile in modo definitivo!
Ieri sera alle 19.44, dopo aver cancellato gli album fotografici e i link, eliminato le partecipazioni ai gruppi e le fan pages, rimosso i tag dalle foto non pubblicate da me e ovviamente dopo aver svuotato il mio intero profilo personale, ho preso la fatidica decisione e, come tanti altri in questi ultimi mesi, ho cliccato su "disattiva account".
Mi sento nuovamente in possesso della mia privacy e del mio senso critico, finalmente.
Vita un po' scarna, direte voi, se basta un episodio del genere a rendermi soddisfatto. Io rispondo solamente: provate e crederete...

16 novembre 2009

Kung Fu Panda

Po è un giovane panda il cui padre (un volatile) gestisce un piccolo ristorante la cui specialità sono i noodles. Po fa il cameriere ma intanto sogna di poter essere un eroe del kung fu. Finchè un giorno, in seguito a una predizione che lo vedrebbe come l'eletto Guerriero Dragone, viene associato alla scuola del Maestro Shifu. Ha così modo di incontrare i suoi idoli, non particolarmente felici di vederlo in questa veste...
Scritto in modo inappuntabile, animato impeccabilmente e con uno stile visivo immediato ed accattivante, a tratti divertente anche per i più grandi: gli ingredienti per una buona pellicola ci sono tutti, eppure per quanto mi riguarda Kung Fu Panda è un film irrisolto che si lascia vedere più che coinvolgere, che diverte di riflesso e non per convinzione propria.
L'idea di fondo è davvero apprezzabile (l'anacronistico uso dell'onestà e della valorizzazione di sè stessi in quanto tali), il modo di realizzarla non altrettanto: nessuna magia, nessuna vera emozione, nessuna lacrima, nessuna fragorosa risata.
E poi vorrei davvero capire la scelta di Fabio Volo come doppiatore di Po... A mio avviso, un fallimento. Oltretutto, dando un'occhiata ai doppiatori USA, si impallidisce ancora di più: Jack Black, Dustin Hoffman, Angelina Jolie, Jackie Chan, Lucy Liu...
Conclusione: per quanto la Dreamworks possa sforzarsi e puntualmente riesca anche ad ottenere incassi stratosferici al box office (che peraltro quasi mai sono andati di pari passo con la qualità dei film), non riuscirà mai ad avvicinarsi neanche a livello infinitesimale alle vette della Pixar...

11 novembre 2009

"Scontro di Titani" dal 1981 al 2010

Nel 1982, a quasi 12 anni, fui letteralmente sopraffatto dalla magia di un film che troppo poche volte mi è capitato di rivedere: Scontro di Titani (Clash of the Titans), la storia del mitico Perseo e della sua epopea per salvare la bella Andromeda.
Il plot, il cast di prim'ordine e soprattutto gli effetti speciali di Ray Harryhausen colpirono in modo indelebile la mia fantasia di ragazzino e segnarono una delle tappe fondamentali nella nascita del mio smisurato amore per la settima arte.
Con un po' di vivida nostalgia mi fa davvero piacere riproporre il trailer originale.

A distanza di 29 anni, nel 2010, uscirà il remake di questo grande classico mitologico.
Inutile dire che temo, e non poco, il risultato...
Anche in questo caso, gustiamoci comunque le prime immagini.

Il nuovo FENOMENALE trailer di Avatar

23 ottobre 2009

Up (3D)

1995: Toy Story (191 M$ USA + 170 M$ Mondo)
1998: A Bug's Life (162 M$ + 200 M$)
1999: Toy Story 2 (245 M$ + 239 M$)
2001: Monsters & Co. (255 M$ + 269 M$)
2003: Alla ricerca di Nemo (339 M$ + 525 M$)
2004: The Incredibles (261 M$ + 370 M$)
2006: Cars (244 M$ + 218 M$)
2007: Ratatouille (206 M$ + 417 M$)
2008: WALL-E (223 M$ + 297 M$)
2009: Up (293 M$ + 214 M$)

Prossimamente:
Toy Story 3 (2010)
John Carter of Mars (2011 o 2012)
1906 (2012)

Potrei non aggiungere altro, limitandomi a dire che, a parte Cars (7.5, sul quale sono d'accordo) e A Bug's Life (7.3, sul quale NON sono assolutamente d'accordo), le restanti otto perle della Pixar sono sopra il voto globale di 8.0 sull'Internet Movie Database, il più importante ed autorevole website dedicato alla settima arte.
Come indicato sopra, anche gli incassi sono ormai una garanzia che dura da quasi quindici anni, con significative differenze di apprezzamento tra il mercato nordamericano e il resto del mondo: infatti, a parte l'exploit de Alla ricerca di Nemo, incasso-monstre vicino ai 900 milioni di dollari, è interessante notare che i due Toy Story e Cars, apprezzatissimi oltreoceano, non hanno avuto altrettanto successo worldwide; al contrario, WALL-E e soprattutto Ratatouille, lievemente sotto le aspettative negli USA, hanno davvero colpito l'audience degli altri continenti. Cosa significa tutto ciò? Che, seppur con alternanze di gusti, i soli ed unici geni dell'animazione della Pixar riescono sempre a colpire nel segno. E che, lasciando da parte qualsiasi considerazione, non esiste una simile striscia positiva di critica e pubblico in termini di studios cinematografici fin dalla produzione del loro primo cortometraggio, datato 1984, in piena era pioneristica in ambito CGI.
Perchè la Pixar abbia un riscontro così entusiasta è presto spiegato: livelli animativi di perfezione tecnico-stilistica senza paragone, campagne marketing perfettamente mirate, eterogeneità dei soggetti proposti e soprattutto sceneggiature che non hanno nulla da invidiare alle altre categorie di celluloide.
Ad esempio, lo sapevate che per adattare il soggetto di Up ad una sceneggiatura che fosse veramente adeguata, Bob Peterson, Pete Docter e Thomas McCarthy ci hanno messo quasi due anni? E che tutta la casa di produzione è già al lavoro per ideare e realizzare i progetti dei prossimi dieci anni?
Ecco, questa è la Pixar: i soli ed unici rappresentanti della nuova frontiera del cartoon.
E Up è la loro ultima, fenomenale creatura, presentata per la prima volta con tecnologia 3D.
Con un inizio spiazzante e quasi totalmente privo di dialoghi (analogamente a WALL-E), Up si distingue immediatamente dal filone più strettamente legato agli stereotipi del cartoon per l'infanzia (filo conduttore un po' di tutti e dieci i prodotti), proiettandoci immediatamente nelle varie sfaccettature del reale, per poi condurci in una sorta di "mondo a parte" popolato da cani parlanti e creature quasi mitologiche: tutto ciò con la consueta leggerezza e un'immancabile dose di genuina commozione.
Assolutamente inutile dilungarci sulle stratosferiche caratteristiche tecniche della pellicola, presentata (e da me vista) in 3D: meglio concentrarsi (ancora una volta) sull'innovativo approccio della trama, che erge a protagonisti un quasi ottantenne con una "missione impossibile" e uno scout cino-americano che suo malgrado lo accompagnerà in questa appassionante avventura.
I sogni, il rapporto generazionale, la smitizzazione dell'idolo, il bisogno di calore umano, il messaggio ambientalista, i sentimenti più puri: Up è questo e molto altro ancora.
Un film da vedere e rivedere, possibilmente in 3D, con un pensiero ai prossimi traguardi che la Pixar ci permetterà sicuramente di raggiungere e superare.

19 ottobre 2009

Avatar spostato al 15 gennaio

Ancora una volta la distribuzione cinematografica italiana si distingue come la peggiore al mondo, al pari della commissione che sceglie i titoli nostrani dei film stranieri (l'ultimo caso, "The Time Traveler's Wife" diventato -orrore- "Un amore all'improvviso").
Senza alcuna ragione apparente, e in controtendenza rispetto a TUTTO il resto del mondo, Avatar, il ritorno alla regia di James Cameron dopo 12 anni, uscirà il 15 gennaio, in ritardo di circa un mese rispetto al lancio worldwide.
Non ci sono davvero più parole per commentare l'ennesima scelta distributiva INAUDITA da parte di una major in Italia: la cosa irritante è che il tutto ormai viene commesso senza nemmeno la minima ombra di giustificazione.
Le ragioni potrebbero essere: la scarsa disponibilità di sale 3D durante il periodo natalizio, lo scetticismo (ma di chi???) sul risultato al boxoffice della pellicola, soprattutto contro avversari quali i cartoon e i cinepanettoni, la possibilità di utilizzare nel lancio promozionale eventuali nomination raccolte ai prossimi Golden Globes.
Fatto sta che, ancora una volta, noi poveri derelitti dello stivale dovremo attendere fino a dopo le feste per vedere l'ATTESISSIMO rientro alla settima arte del regista di Titanic.
Io non ho più parole.

16 ottobre 2009

Basta che funzioni (Whatever Works)

Woody Allen, dal 1966 al 2009, ha girato in tutto 40 film per il grande schermo: a conti fatti, poco meno di uno all'anno.
In totale ne ho visti 12, che rappresentano, incredibile a dirsi, neanche un terzo della sua produzione.
Per fare un paragone, James Cameron, il celeberrimo regista dell'altrettanto celeberrimo Titanic, ha diretto 8 film (di cui uno non ancora in sala) in 31 anni. Li ho visti tutti, e sono 7...
Fare cinema, quindi, è sostanzialmente una questione d'approccio al prodotto che vuoi realizzare e ai messaggi che vuoi trasmettere. E Woody Allen, in quest'ultimo campo, non ha probabilmente eguali, sia in termini di attualità che di originalità.
Il più famoso regista ebreo newyorchese ha attraversato diverse fasi artistiche nella sua quarantennale carriera, tutte strettissimamente legate ai discussi avvenimenti che hanno caratterizzato la sua non convenzionale esistenza.
Sintomatico il fatto che le pellicole di Allen che hanno maggiormente catturato la mia attenzione al punto dal trascinarmi al cinema, a parte qualche classico (Manhattan, Amore e guerra, Commedia sexy...), si collocano nei primi anni 90 (fino al '95 circa) e poi a partire dal 2005 e dallo strepitoso Match Point.
Ovvio constatare che nel periodo più buio della sua vita (la separazione da Mia Farrow e tutto il resto), Allen era attraversato da idee confuse e un po' fini a loro stesse, che puntualmente si ripercuotevano nei suoi lavori (uno su tutti, il brutto e noiosissimo Celebrity).
Negli ultimi cinque anni sembra che il più famoso regista di Brooklyn abbia realizzato l'importanza di trasmettere messaggi meno di nicchia e più rivolti al grande pubblico (sempre con certe limitazioni, ovviamente), sciorinando una versatilità di soggetti mai vista prima.
Dal già citato Match Point (dramma teso e rabbioso) all'angosciantissimo Sogni e delitti (Cassandra's Dream) passando per il nostalgico Vicky Cristina Barcelona (che non ho particolamente apprezzato), giungiamo quindi fino alla sua ultima, esilarante opera: Basta che funzioni (Whatever Works).
Interpretata dal sarcastico comico americano Larry David, nuovo alter ego di Allen, la pellicola inizia in modo ostico (un lungo monologo del protagonista con sguardo rivolto al pubblico in sala), si schiude lentamente con l'entrata in scena dell'ochetta Evan Rachel Wood, per poi esplodere nella parte centrale e soprattutto nel bellissimo finale, molto più profondo ed intriso di significati (come al solito) di quanto non possa sembrare a prima vista.
Strepitosi gli attori (magistralmente diretti ancora una volta da Allen), a cominciare dall'antipaticissimo David (decisamente più indisponente ed egoriferito dell'Allen dei tempi d'oro), autore ed interprete dell'acclamata serie tv Curb Your Enthusiasm, fino a Evan Rachel Wood, rivelazione di Thirteen e Across the Universe, capace di risultare credibile e davvero divertente nel suo primo ruolo importante in una commedia.
Ancora una volta, fenomenale la strepitosa caratterizzazione bifronte di Patricia Clarkson, attrice assolutamente sottostimata, che meriterebbe un riconoscimento importante più che dovuto e meritato.
Molto ricercate (nonostante l'apparenza) le scenografie del grandissimo Santo Loquasto e veramente mozzafiato alcuni scorci di New York, che solo il regista americano è in grado di cogliere.
Cos'altro aggiungere? Che vale davvero la pena correre al cinema a vederlo: alcune battute valgono l'intero prezzo del biglietto.

Buon compleanno signora Fletcher!

Angela Lansbury, meglio nota come Jessica Fletcher, la "signora in giallo" di Murder, She Wrote, compie oggi 84 anni.
Tanti auguri, quindi, ad una delle più grandi caratteriste viventi, capace di interpretare più di 80 film e di creare il sopracitato personaggio cult, impersonato per 13 anni in una delle serie televisive più di successo nella storia del piccolo schermo.
La signora Lansbury è già stata capace di vincere 6 Golden Globe e di ottenere tre nomination all'Oscar, oltre agli altri innumerevoli riconoscimenti (anche teatrali) conquistati.
Happy Birthday, pertanto, alla più simpatica ed arguta signora del crimine!

13 ottobre 2009

Trailer: Bright Star

Anche se mancano ancora circa cinque mesi ai prossimi Academy Award, è giunto il momento di assaporare il primo assaggio di alcuni potenziali candidati.
Iniziamo con l'ultima fatica della grandissima regista neozelandese.

Regia: Jane Campion.
Con: Ben Whishaw, Abbie Cornish, Kerry Fox.
Note: dalla regista di uno dei film più intensi ed emozionanti degli ultimi 20 anni (Lezioni di piano), la storia d'amore tra lo sfortunato poeta John Keats e la sua musa.

Trailer: Up In The Air

Regia: Jason Reitman.
Con: George Clooney, Vera Farmiga, Melanie Lynskey.
Note: dal regista di "Thank You for Snoking" e "Juno" un nuovo attualissimo ritratto dei nostri tempi in chiave ironicamente agrodolce.

Trailer: A Single Man

Regia: Tom Ford.
Con: Colin Firth, Julianne Moore, Matthew Goode.
Note: dal fashion creator Tom Ford un'opera decisamente acclamata all'ultima Mostra del Cinema di Venezia.

Trailer: Nine

Regia: Rob Marshall.
Con: Daniel Day-Lewis, Penélope Cruz, Nicole Kidman.
Note: in aggiunta ai nomi monstre indicati sopra, credo basti citare Marion Cotillard, Sophia Loren, Judi Dench, Kate Hudson ed i nostri Elio Germano e Valerio Mastandrea...

Trailer: An Education

Regia: Lone Scherfig.
Con: Carey Mulligan, Peter Sarsgaard, Emma Thompson.
Note: sceneggiata da Nick Hornby, una pellicola in forte odore d'Oscar.

L'inaspettato successo italiano di Ice Age 3

I dati parlano chiaro: uscito il 28 agosto, L’era glaciale 3 - L’alba dei di­nosauri ha scalato velocissi­mamente le classifiche degli incassi italiani, piazzandosi sorprendentemente al terzo posto assoluto.
Dopo i 42 mi­lioni di euro (62 milioni di dollari) di Titanic e i 31 (46 in USD) de La vita è bella ecco il film d’animazione dello scoiattolo all’eterna ricerca della sua ghianda (insieme ai mastodonti Manny ed Ellie, al bradipo Sid e alla tigre Diego): con l’ul­timo weekend è arrivato alla somma di 29 milioni 402 mila euro d’in­casso (43 milioni 500mila USD). E tutti scommettono che la barriera dei 30 milioni sarà sicuramente raggiunta prima della sua definitiva uscita dagli schermi italiani.
La spiegazione di questo successo, parzialmente inaspettato, non sarebbe corretta se non svelas­simo l’«arma segreta» che il cartoon della Fox ha messo in campo, l’effetto 3D, le cui con­seguenze, se non sono ancora certe sul richiamo del pubbli­co, sono però certissime sui va­lori del botteghino. Perché un biglietto di una sala 3D co­sta mediamente il 30 per cen­to in più di un ingresso nor­male.
Peraltro, se le classifiche dei film fossero fatte (come in Francia) solo sulle presen­ze, L’era glaciale 3 con i suoi 4 milioni e 11 mila spettatori non sarebbe così in alto. At­tualmente sarebbe «solo» al dodicesimo posto, molto lontano dai 7 milioni e 921 mila di Titanic o i 5 milio­ni e 727 de La vita è bella.
Dal "Corriere della Sera" di oggi.

29 settembre 2009

Baarìa scelta italiana per gli Oscar

Sarà Baarìa di Giuseppe Tornatore il candidato italiano all'Oscar per il miglior film straniero. L'Anica, in qualità di rappresentante dell'Academy of Motion Pictures Arts and Sciences, ha deciso così la pellicola che ci rappresenterà oltreoceano.
«Baarìa» ha prevalso su altri quattro film candidati dalle società di produzione: «Fortapasc» di Marco Risi, «Il Grande Sogno» di Michele Placido, «Si può fare» di Giulio Manfredonia e «Vincere» di Marco Bellocchio, e dovrà ora superare altre due selezioni per ottenere la nomination.
La nomina delle cinque pellicole che si contenderanno la statuetta - spiega l'Anica - sarà effettuata il 2 febbraio 2010, mentre la cerimonia di consegna degli 82esimi Oscar si svolgerà il 7 marzo al Kodak Theatre di Los Angeles.

22 settembre 2009

12 minuti per far grande il cinema

Documentario girato dal regista australiano Patrick Hughes e vincitore del Cyber Lion a Cannes, Signs è un vivido esempio di come bastino pochissimi mezzi e una bellissima idea per amare, davvero, il cinema.
Gustiamocelo insieme.

18 settembre 2009

Trailer HD: Avatar

Per chi non l'avesse ancora apprezzato, ecco il trailer ufficiale in HD dell'evento cinematografico più atteso dell'anno 2009.
Ammiriamolo insieme...

15 settembre 2009

In Memoriam: Patrick Swayze (1952-2009)

Come dimenticare la prova di ballo finale in Dirty Dancing, momento in cui Johnny (alias il compianto Patrick) solleva Baby (alias Jennifer Grey) tra gli schiamazzi del pubblico e la soddisfazione dell'audience cinematografica?
Come dimenticare la monetina che il fantasma Patrick fa scorrere sulla porta di casa della disperata Demi Moore, incredula all'altro capo dell'uscio, in Ghost?
Patrick Swayze è e rimarrà nell'immaginario collettivo e nei ricordi di celluloide di tutti noi sostanzialmente per questi due ruoli, nonostante la sua carriera cinematografica sia stata molto più diversificata e ricca di ruoli drammatici o autoironici.
Patrick ci lascia a 57 anni, sconfitto da un cancro al pancreas diagnosticato nel gennaio del 2008: questo tumore è uno dei più letali, con soltanto un malato su dieci che riesce a sopravvivere a cinque anni dalla diagnosi.
Patrick non ce l'ha fatta.
Addio per sempre, Johnny Boy.