05 gennaio 2010

Gli abbracci spezzati (Los abrazos rotos)

Mateo Blanco è stato un regista. Oggi non lo è più. È un non vedente che ha deciso di tagliare i ponti con il passato cambiando anche nome. Ora firma romanzi, soggetti e sceneggiature con lo pseudonimo Harry Caine. È ancora un uomo affascinante che ha deciso di prendere dalla vita quello che gli può ancora dare ma, al contempo, che sa di avere un grande bisogno dell'assistenza della produttrice Judit e di suo figlio Diego. La donna conosce perfettamente il tragico triangolo che ha visto coinvolto Mateo, il ricco Ernesto Martel e l'affascinante Lena. Harry deciderà di narrarlo anche a Diego.
Questo l'incipit dell'ultima fatica del regista spagnolo per eccellenza, Pedro Almodóvar: una pellicola su quello che poteva essere e non è stato, sulle sfaccettature ossessive della passione e soprattutto sulla nostalgia del passato.
Un film irrisolto, fine a sè stesso, poco originale e decisamente narcisista.
Dato che è parecchio tempo che non lo faccio, cito in toto la splendida recensione di Giona A. Nazzaro dal sito Film.Tv.It, con la quale concordo dalla prima all'ultima parola: "Smarrito (definitivamente?) quel suo peculiare equilibrio fra commedia, tragedia e melodramma, Pedro, all’indomani di Tutto su mia madre, film nel quale, nonostante la sua riuscita, è possibile rintracciare il principio d’involuzione formale che lo affligge oggi, non è più riuscito a realizzare un film all’altezza de Il fiore del mio segreto. Con Legami! - e in particolare con Kika - il cinema almodovariano aveva già conosciuto battute d’arresto. Ma si trattava di eccessi di generosità. Gli abbracci spezzati, invece, è tutto calato nel segno di una poetica cimiteriale inerte che tenta di smarrirsi nei meandri di uno script pretestuoso. Tristemente autoreferenziale, proprio come il film perduto di Harry che cita Donne sull’orlo di una crisi di nervi. Né Cukor, né Wilder, né Hitchcock né tantomeno Sirk, Pedro rimpiange il passato vagheggiando l’arte con la maiuscola. Atteggiamento paradossale per un cineasta che ha trovato la sua peculiare classicità e dignità nel rifiuto di ogni nostalgia. Segno di un cinema che è diventato sistema smarrendo per strada le sue motivazioni poetiche, Gli abbracci spezzati è un film normativo che scimmiotta tristemente amori e furori che ormai sono solo un lontano ricordo." E' il caso di aggiungere altro?

1 commento:

Anonimo ha detto...

E' vero, Pedro Almodovar non ha eguagliato molti dei suoi precedenti lavori, è vero che a Cannes e in madrepatria è passato quasi inosservato ed è vero, infine, che la trama è a tratti un po’ forzosa e non efficace. Detto questo Gli abbracci spezzati resta, dal mio punto di vista, un film vero, emozionante e perfetto dal punto di vista stilistico (le fotografie,soprattutto nella splendida isola di Lanzarote, i doppiatori, i dialoghi, la cura per i particolari di arredamento e di ambientazione). Gli attori e la regia, come sempre asciutta, rendono la storia vivida e credibile. E' certamente un Almodovar cambiato (forse più maturo?): sembra affrontare i sentimenti forti e le debolezze dell'animo umano con maggiore distacco e con minore brutalità. Tuttavia riesce ugualmente a trasmettermi le emozioni tipicamente umane della passione amorosa, della gelosia e del desiderio.
Insomma, anche questo, dal mio punto di vista, resta un gran film e Almodovar si riconferma regista di grande stile e originalità. Infine voglio citare le ottime interpretazioni dei due attori non protagonisti: Blanca Portillo e José Luis Gómez ai quali auguro di non essere dimenticati in vista delle prossime candidature agli oscar.

Francesco