05 gennaio 2010

La principessa e il ranocchio (The Princess and the Frog)

Ambientato nella magnifica città americana di New Orleans e tra le mistiche paludi della Louisiana, il film é una versione moderna di un racconto classico che vede protagonista una bella ragazza afroamericana di nome Tiana, un principe ranocchio che vuole disperatamente tornare un umano e un bacio del destino che li porta entrambi a vivere un'avventura incredibile...
Diretto dai registi John Musker e Ron Clements, autori vent'anni fa della rinascita Disney grazie a La sirenetta, e prodotto dal fondatore della Pixar John Lasseter, La principessa e il ranocchio è stato unanimemente salutato come il ritorno dei Disney Animation Studios ai fasti di un tempo.
Personalmente, il film mi ha lasciato del tutto indifferente, sia dal punto di vista narrativo che di puro entertainment.
Vado quindi controcorrente, cercando di argomentare in modo lucido e coerente il mio giudizio.
La principessa e il ranocchio è stato realizzato in 2D, quasi senza l'ausilio del digitale, mirato ad un pubblico decisamente under 10 e concepito di conseguenza, sia nella creazione dei personaggi che nella stesura dello script. Pertanto, il risultato non può che essere condizionato da questi aspetti, nel bene e nel male.
La ragione fondamentale del mio scarso gradimento, però, può essere ricondotta al valore che ho sempre attribuito alla Disney e ai suoi cartoon: opere di autentica magia, versatili e adatte a tutti i tipi di audience. Con l'avvento della Pixar e del cartone animato (digitale) più "raffinato" e ricco di citazioni, la mia attenzione si è definitivamente concentrata su questo nuovo stile animativo: mi risulta pertanto difficile riuscire ancora ad emozionarmi per un prodotto onesto ma decisamente troppo semplicistico come La principessa e il ranocchio.
E' un mio limite, lo riconosco. Ma sfido chiunque, previa visione di questa pellicola, a trovare anche un lontano paragone con Il re leone o La bella e la bestia.
In chiusura, mi sento di lodare a pieni voti il doppiaggio italiano e soprattutto un comico/caratterista che non mi ha mai fatto impazzire: Luca Laurenti. Dall'ingresso in scena della lucciola Ray, da lui strepitosamente doppiata, il film guadagna quei pochi rari momenti di divertimento e commozione.
A voi la scelta, fan del disegno animato; se però c'è la Pixar nel vostro cuore, attenzione alla delusione dietro l'angolo.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Caro Vittorio condivido in linea di massima il tuo commento anche se lo trovo troppo "buonista". Io mi sono semplicemente annoiato a morte a vedere questo cartone animato per bambini piccoli e nel cinema ho avuto la sensazione che anche i bambini presenti si annoiassero! Per provare un minimissimo di emozione bisogna aspettare gli ultimi 5/6 minuti, quelli di un finale abbastanza scontato che ti dice che l'amore vince sempre.
Per chi come me fatica molto a vedere i cartoni animati al cinema questo film rischia di essere un vero ko: una sorta di musical-cartoon asettico, che non stupisce nemmeno dal punto di vista tecnico e grafico e non è nemmeno in 3D.
Peccato....un Walt Disney senza magia!

Francesco