08 gennaio 2010

The Hurt Locker

Baghdad, Iraq. Il nuovo sergente James (Jeremy Renner) assume il comando dell’unità speciale esperta in disarmo di bombe nel bel mezzo di un violento conflitto e sorprende fin da subito i due soldati della sua unità, Sanborn ed Eldridge (Anthony Mackie e Brian Geraghty), lanciandosi inesorabilmente in un gioco mortale di guerriglia urbana. James sembra essere indifferente alla morte. Mentre i soldati lottano per controllare la follia del loro nuovo capo, in città esplode il caos e ogni singolo individuo è un potenziale kamikaze...
La "hurt locker" è, in gergo militare americano, la "cassetta del dolore", cioè il contenitore degli effetti personali dei soldati deceduti, pronto al rimpatrio. Solitamente quadrata, in legno e metallo di colore neutro, simboleggia la guerra stessa: arida, asettica, angosciante oltre ogni umana immaginazione.
Nel film di Kathryn Bigelow, la cassetta del dolore è quella che ogni essere umano si porta dentro, indipendentemente dal fatto che il dolore sia provocato dalla guerra stessa. E così l'uomo reagisce in modo ingiudicabile e assolutamente personale di fronte alla possibilità di morire in ogni istante.
The Hurt Locker non è un film facile: scomodo ed ansiogeno, basato sulle testimonianze del reporter di guerra Mark Boal, interpretato da un ottimo cast e diretto con piglio sicuro dalla regista californiana (tra i favoriti ai prossimi Oscar), non brilla per originalità ma eccelle sicuramente nella tecnica e nel ritmo.
Un docudrama potente e rabbioso, con qualche caduta di tono nel finale, ma che vale comunque la pena di vedere anche in previsione dei possibili premi cinematografici made in USA che il film potrebbe vincere nelle prossime settimane.

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