Midwest, 1967. Il professore di fisica Larry Gopnik sta attraversando il suo annus horribilis: viene lasciato dalla moglie Judith che si è innamorata di un suo collega, riceve lettere minatorie che minacciano di compromettere la sua carriera all'università, e un suo studente prima lo corrompe e poi lo ricatta. Distrutto e tormentato, Larry si rivolge a tre diversi rabbini: chi di loro sarà in grado di ridargli speranza e dignità rispondendo ai suoi quesiti?Il quattordicesimo lungometraggio dei fratelli Ethan e Joel Coen inizia con un prologo ambientato in uno shtetl polacco, dove un uomo, una donna e un ipotetico dybbuk (un'anima posseduta) interagiscono in yiddish in quello che sembra l'incipit di un film horror.
A partire da questa particolarissima ouverture, i più famosi cineasti di Minneapolis trasmettono chiaro il primo messaggio di A Serious Man: destabilizzare lo spettatore medio. Spettatore medio che continuerà ad essere costantemente irriso e spiazzato dalle soluzioni via via più ironicamente, lucidamente e spietatamente amare che si susseguono impietose fino al finale, che, come ci hanno abituato i Coen, finale non è affatto.
Francamente, non so che giudizio farmi e che parere esprimere su questa pellicola realizzata in modo tecnicamente cristallino (splendide fotografia ed ambientazione) ed interpretata magnificamente da un cast pressochè sconosciuto (bravissimo il protagonista Michael Stuhlbarg), pertanto scelgo la strada della doppia interpretazione.
Prima interpretazione: il film è un capolavoro. Il messaggio è quindi chiaro: non c'è inizio e non c'è fine, in ogni esperienza, in ogni cosa, in ogni situazione. E non c'è risposta alle domande che Larry Gopnik (Stuhlbarg, appunto) pone ai rabbini, perchè non c'è verità assoluta, se non quella della rettitudine. Appena si varca la soglia del "peccato", la punizione arriva beffarda e inesorabile.
Il merito principale dei Coen è quindi quello di mostrare in modo lucidissimo l'ineluttabilità del fato e la consequenzialità degli eventi senza dare sfogo ad inutili virtuosismi, a stelle cinematografiche di prima grandezza o a tecnicismi sbalorditivi.
Seconda interpretazione: il film è pretestuoso, pretenzioso e presuntuoso, e francamente troppo egoriferito. In alcuni casi, fare un film troppo personale e che non bada al box office equivale al NON fare, al NON dire, al NON voler comunicare alcunchè; e tutte le scelte tanto osannate da alcuni critici (l'indugiare sul particolare, la cura maniacale di ogni scena) non sono altro che meri esercizi di stile da parte di chi probabilmente vuole fortissimamente essere originale a tutti i costi (e non ci riesce).
Sinceramente, non so decidermi.
Non mi capita mai, quindi una cosa è certa: A Serious Man non è un film che lascia indifferenti.
2 commenti:
Rispondo all'appello! Ecco il mio commento, anche se sai già cosa ne penso.
Trovo che sia un spaccato di vita non facilmente dimenticabile, una parentesi della vita di un uomo all'apparenza mediocre. Dopo i primi 5 minuti stavo già soffrendo con il protagonista le sue pene....troppo scontato pensare ad una reazione alla Bukowski , visto il contesto sociale-religioso e la connessa propensione a subire? Sono scontata forse....ciao.
Angela
Mi ha incuriosito, appena visto lascerò il mio commento.
Nilde
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