23 gennaio 2007

Oscar 2007: le candidature

Colpevolmente in ritardo per importanti ragioni familiari, mi occupo finalmente dell'argomento principe dell'anno, che per la prima volta ho seguito in diretta televisiva: le nomination agli Oscar 2007 (non so come mai si chiamino così, dato che si riferiscono all'anno precedente, ma tant'è...).
Di seguito la lista delle categorie principali.
A breve (... meglio dopo gli Screen Actors Guild Awards, che verranno assegnati nella notte di domenica 28 gennaio) seguirà un post con commenti e curiosità varie.

Best motion picture of the year
BABEL
THE DEPARTED
LETTERS FROM IWO JIMA
LITTLE MISS SUNSHINE
THE QUEEN

Achievement in directing
Alejandro González Iñárritu - BABEL
Martin Scorsese - THE DEPARTED
Clint Eastwood - LETTERS FROM IWO JIMA
Stephen Frears - THE QUEEN
Paul Greengrass - UNITED 93

Performance by an actor in a leading role
Leonardo DiCaprio - BLOOD DIAMOND
Ryan Gosling - HALF NELSON
Peter O'Toole - VENUS
Will Smith - THE PURSUIT OF HAPPYNESS
Forest Whitaker - THE LAST KING OF SCOTLAND

Performance by an actress in a leading role
Penélope Cruz - VOLVER
Judi Dench - NOTES ON A SCANDAL
Helen Mirren - THE QUEEN
Meryl Streep - THE DEVIL WEARS PRADA
Kate Winslet - LITTLE CHILDREN

Performance by an actor in a supporting role
Alan Arkin - LITTLE MISS SUNSHINE
Jackie Earle Haley - LITTLE CHILDREN
Djimon Hounsou - BLOOD DIAMOND
Eddie Murphy - DREAMGIRLS
Mark Wahlberg - THE DEPARTED

Performance by an actress in a supporting role
Adriana Barraza - BABEL
Cate Blanchett - NOTES ON A SCANDAL
Abigail Breslin - LITTLE MISS SUNSHINE
Jennifer Hudson - DREAMGIRLS
Rinko Kikuchi - BABEL

Adapted screenplay
BORAT: CULTURAL LEARNINGS OF AMERICA...
CHILDREN OF MEN
THE DEPARTED
LITTLE CHILDREN
NOTES ON A SCANDAL

Original screenplay
BABEL
EL LABERINTO DEL FAUNO
LETTERS FROM IWO JIMA
LITTLE MISS SUNSHINE
THE QUEEN

Best animated feature film of the year
CARS
HAPPY FEET
MONSTER HOUSE

Best foreign language film of the year
EFTER BRYLLUPPET - Denmark
INDIGÈNES - Algeria
EL LABERINTO DEL FAUNO - Mexico
DAS LEBEN DER ANDEREN - Germany
WATER - Canada

21 gennaio 2007

Little Miss Sunshine vince il PGA Award!!!

Incredibile.
La pellicola meno quotata è riuscita nell'impresa di vincere il Producers Guild Award, da tutti considerato l'anticamera dell'Oscar per la categoria di Miglior Film, essendo il premio assegnato dal sindacato americano dei produttori cinematografici.
Che dire, a questo punto? Che mai come quest'anno la lotta per il titolo di Best Picture 2006 agli Academy Awards sarà clamorosamente imprevedibile, dato che tutti e cinque i film nominati ai PGA Awards partono più o meno dallo stesso punto di partenza...
Per saperne di più, rimando al bellissimo articolo di Tom O'Neil del Los Angeles Times di cui riporto un interessantissimo estratto: "Or perhaps the reason "Little Miss Sunshine" won was because it was a producer's ultimate dream come true — offering a bonanza return on investment. Produced for only $8 million, "Sunshine" burned up $58 million in ticket sales domestically, plus $27 million overseas. "The Crying Game' was a similar indie behometh back in 1992, beating "Unforgiven" and "A Few Good Men" for the best-picture prize at the producers' guild, which didn't have any TV members back then. "Crying Game" later lost at the Oscars, however. Is that a bad omen for "Sunshine"?"
Ora occhi puntati sulle 15 italiane di martedì 23 gennaio: it's nominations day!

19 gennaio 2007

Casino Royale

Non sono mai stato un fanatico di Ian Fleming, di 007, di James Bond, di Miss Moneypenny e di tutti gli incredibili gadget sciorinati dall'agente segreto più famoso del mondo.
Nel passato avrò guardato sì e no tre o quattro film della saga più longeva del cinema.
Dopo Sean Connery, non ho mai reputato all'altezza gli attori che si sono avvicendati nell'impersonare il mitico Bond.
Poco prima che uscisse questo Casino Royale (non quello del 1967, versione parodistica interpretata da David Niven e Peter Sellers), non avevo la benché minima ombra di stimolo a spingermi al cinema per vederlo.
Poi, le prime (positivissime) critiche, i primi (entusiastici) passaparola, gli (ottimi) incassi, ma soprattutto un'aggettivo che era sulla bocca di tutti: diverso.
Al che, senza documentarmi più di tanto, ho deciso di compiere il passo. E il risultato è stato folgorante.
Casino Royale non solo stravolge gli (apparentemente intoccabili e francamente stanchi) canoni della serie, ma ridisegna il personaggio principale della saga dipingendone la nascita professionale in maniera dura e accattivante (Ian Fleming scrisse infatti questo libro per primo).
Se i precedenti agenti erano icone dell'aplomb britannico, questo muscolosissimo Bond è rozzo, sbrigativo e manesco. Se i vari 007 erano supportati da una miriade di futuristici gadget, il primo James usa quasi esclusivamente le mani e poco altro. Se i vari Connery, Moore e Brosnan avevano le caratteristiche del perfetto (e un po' ingessato) gentleman, Daniel Craig ha l'aspetto del pugile e i modi del seduttore senza ritegno.
Insomma, un James Bond differente: più sanguigno, più simpatico e per il quale si fa molto più volentieri il tifo. E il già citato Daniel Craig lo interpreta in maniera impeccabile, dando prova di una fisicità e di un carisma non comuni.
Quello che vale la pena dire è che, a prescindere da queste considerazioni, il film è davvero bello, avvincente, tecnicamente straordinario (i forsennati inseguimenti sono incredibili) e molto ben interpretato da tutto il cast.
Alcuni critici si sono sbilanciati nel ritenerlo addirittura il più riuscito della serie: io non posso pronunciarmi in merito, ma credo valga assolutamente la pena fare il possibile per vederlo, ovviamente al cinema.

18 gennaio 2007

Babel

Quattro storie. Quattro ritratti quasi del tutto privi di speranza. Esseri umani alle prese con le conseguenze delle loro pulsioni e dei loro atti. Un film corale magistralmente diretto e interpretato, ideale per essere considerato dall'Academy come possibile favorito ai prossimi Oscar.
Babel è tutto ciò e molto di più, compresa una latente ma persistente furbizia nell'elaborare a tutti i costi una trama che colpisca (e affondi) al cuore lo spettatore.
Alejandro González Iñárritu era già riuscito a stravolgere l'audience mondiale con 21 grammi, spietato ed angosciante spaccato di vita americana che non concedeva alcuno stralcio di redenzione ai personaggi e al pubblico; con questa sua seconda fatica di respiro internazionale affina il suo stile ma elabora una storia, assieme al fido Guillermo Arriaga, forse un po' troppo artificiosa per essere davvero coinvolgente. Insomma, un po' fredda.
Questo aspetto, del tutto personale, non toglie comunque nulla all'intrinseco valore del film, assolutamente indiscutibile. La perizia con cui le quattro vicende vengono intrecciate e la profondità con la quale i caratteri dei personaggi vengono delineati sono opera di una grande mente cinematografica che conosce alla perfezione i ritmi e i tempi del mondo di celluloide.
Meglio non spendere neanche una parola sulla trama, che conviene scoprire passo passo, mentre è assolutamente d'obbligo esaltare le doti di un magnifico cast internazionale: la messicana Adriana Barraza, che dipinge con umiltà il delicato ritratto di una governante generosa ed ingenua; la giapponese Rinko Kikuchi, spiazzante e disorientata ragazza sordomuta che sembra "sopravvivere" ad una Tokyo catatonica; il marocchino Boubker Ait El Caid, di una bravura quasi irreale, capace di dare autentico spessore al personaggio di un ragazzino autore per gioco di un supposto terribile crimine.
Babel pertanto è un film che si "deve" vedere, a prescindere dai propri gusti, per cogliere la coralità della vicenda e per il messaggio che ne consegue: in fondo, il dolore, la sofferenza e la redenzione non hanno confini di sorta e possono scaturire da una fatalità o da un brutale scherzo del destino. Niente di particolarmente originale, ma da quando in qua (seguendo il pensiero del regista) le nostre vite possono definirsi tali?

Little Miss Sunshine

Cito immediatamente il pensiero di Andrew Sarris del New York Observer, che riassume in maniera esemplare quello che posso pensare anch'io di questo piccolo grandissimo film: "The funniest and most gracefully written, acted and directed dysfunctional-American-family farce comedy of this year thus far".
Ed è proprio così. Little Miss Sunshine è sicuramente una commedia, ma sottintende un molteplice universo di significati e di interpretazioni che contribuiscono a renderlo un film complesso e profondo, anche se genialmente esilarante.
La storia è presto detta: una scombinata famiglia della provincia americana decide di partire in blocco su uno scassato furgoncino per accompagnare in California la figlioletta di 7 anni ad un concorso di bellezza per baby Miss. Gli esiti saranno imprevedibili, divertenti, amari e sorprendenti. E il road trip si trasformerà, per ognuno dei membri di questo strampalato nucleo familiare, in una maggior presa di coscienza di sè, dei propri sentimenti e dei propri limiti.
Bravi i registi (esordienti), ma strepitosi lo script (di Michael Arndt) ed il cast, a cominciare dal fantastico nonno fanatico del porno (un bravissimo Alan Arkin) e dalla bimba cicciottella fissata con i beauty contest (Abigail Breslin, disincantata e simpaticissima), senza dimenticare il fratello di lei (un convincente Paul Dano), una delle figure più autentiche e sincere del film.
Poco altro da aggiungere, perchè Little Miss Sunshine è un film da gustare e interpretare per conto proprio.
A breve usciranno le nomination ai prossimi Oscar, e sarebbe davvero un colpaccio se questa pellicola, prodotta senza alcun appoggio delle major, si aggiudicasse la candidatura a Miglior Film.
Incrociamo le dita.

Flags of Our Fathers

Adesso basta. Basta.
Come ho letto da qualche parte, siamo stanchi che ogni anno Clint Eastwood ci propini un film splendidamente realizzato, ottimamente recitato e soprattutto magistralmente diretto... Quest'anno poi ne ha diretti due speculari, quasi a farsi concorrenza da solo!
Eh sì, Clint è davvero uno dei talenti cinematografici più autentici del nostro tempo, dotato di una grazia registica che lascia veramente esterrefatti.
Anche in questo Flags of Our Fathers, vicenda "dietro le quinte" di una delle foto più famose della recente storia bellica, il modo in cui descrive la spregevole speculazione da parte delle alte sfere militari nei confronti dei soldati protagonisti della foto è reale, viscerale, senza fronzoli.
Diciamo la verità: rispetto a Mystic River (e parzialmente anche nei confronti di Million Dollar Baby) è stato fatto un passo indietro, ma credo sia da imputare al cast, diretto sapientemente da Clint ma non all'altezza delle precedenti pellicole.
Tecnicamente, ci troviamo nuovamente di fronte alla pura perfezione: l'atmosfera opprimente della guerra è magnificamente resa dalla fotografia di Tom Stern, che porta il colore al limite della neutralità e quindi del bianco e nero; la musica (dello stesso regista) è come al solito poco invasiva e totalmente in linea con l'evolversi della trama; le scenografie sono impressionanti senza alcun bisogno d'essere imponenti.
Ma, lo ripeto ancora una volta, quello che lascia a bocca aperta è la regia. Non ci sono parole per descrivere la prima ora del film, incentrata sull'atto bellico vero e proprio, che fa impallidire anche i bellissimi 25 minuti iniziali di Salvate il soldato Ryan. Senza esagerare con il grand guignol o con gli effetti speciali, infatti, Eastwood ci fa sentire il gusto acre e sanguigno del combattimento fine a sè stesso in una escalation (al contrario) verso ciò che è realmente inumano, e cioè il comportamento degli alti gradi dell'esercito americano.
Insomma, ancora una volta un film da non perdere, in attesa del fratello giapponese (girato sempre da Eastwood ma in lingua nipponica, appunto, e dal punto di vista del paese del Sol Levante), dal titolo Letters from Iwo Jima, che uscirà in Italia a marzo e che è stato giudicato (basta!) nettamente superiore a questo, al punto da aggiudicarsi qualche giorno fa il Golden Globe come Miglior Film in Lingua Straniera.
Che noia, un'altro capolavoro in arrivo.
Basta, Clint, basta.

16 gennaio 2007

Commenti sui Golden Globes e previsioni Oscar

Pochissime sorprese, qualche disappunto (Little Children, ma poteva vincere solo lo script), tante conferme.
Di seguito il dettaglio dei miei pensieri.

MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Scelta prevedibile, dato che le quotazioni di Babel erano in rialzo. In previsione Oscar, uno dei favoriti assieme a Dreamgirls, The Departed e The Queen, che ormai sembrano strasicuri della nomination a Miglior Film.

MIGLIOR ATTRICE DRAMMATICA
Non vi erano dubbi: è stata la migliore e doveva vincere. Ma Helen Mirren ha fatto di più: ha portato a casa ben due Golden Globes, il secondo dei quali per il meraviglioso ritratto della regina Elisabetta I nell'omonimo tv movie.
La strafavorita per gli Oscar, con Meryl Streep distanziatissima.

MIGLIOR ATTORE DRAMMATICO
Non pensavo che Forest Whitaker potesse farcela, ma ho visto un breve trailer di The Last King of Scotland e ne sono rimasto impressionato. Credo che a questo punto diventi il logico favorito per gli Oscar, ma aspetterei i SAG Awards prima di pronunciarmi definitivamente.
Leo dovrebbe aggiudicarsi una nomination, come pure Peter O'Toole, le cui quotazioni sono comunque in netto ribasso. Will Smith è un'incognita: bolla di sapone o sorpresa?

MIGLIOR FILM - COMMEDIA O MUSICAL
Annunciatissimo, anche se messo in discussione all'ultimo momento dall'avanzata di Little Miss Sunshine (che a questo punto è il vero deluso della serata).
Con tre premi in totale, sarà un sicuro protagonista della serata dell'Academy.

MIGLIOR ATTRICE - COMMEDIA O MUSICAL
Meryl non poteva non farcela, dato che i critici sono letteralmente impazziti per lei. Agli Oscar sarà invece quasi impossibile contrastare il probabilissimo (ed eventualmente meritatissimo) premio ad Helen Mirren.

MIGLIOR ATTORE - COMMEDIA O MUSICAL
Io lo avevo preannunciato in tempi non sospetti: Baron Cohen potrebbe fare il colpaccio. E infatti è riuscito nell'impresa. A questo punto "Borat" appare sempre più vicino ad un'incredibile candidatura al più importante premio cinematografico al mondo!

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Per quanto mi riguarda, quando la Pixar realizza un film non dovrebbero nemmeno istituire questo premio data la manifesta superiorità dei suoi prodotti.
Niente da dire, vittoria strameritata e probabile bis agli Academy Awards.

MIGLIOR FILM IN LINGUA STRANIERA
Questa è l'unica categoria della serata che mi porta a polemizzare un po'. Non con il vincitore, per carità: Clint non si tocca. Più che altro con la scelta dell'HFPA di assegnare un premio ad un film americano, seppur recitato in giapponese. So benissimo, infatti, che la dicitura corretta della candidatura è "Miglior Film in LINGUA STRANIERA", ma se si inizia questo trend, allora ho la vaga sensazione che si rischi di escludere in futuro ottimi prodotti stranieri a vantaggio di mediocri produzioni americane recitate in altra lingua che non sia l'inglese. Forse sto esagerando, ma questa sensazione non mi abbandona...
Tornando a Clint, niente da dire: non ho ancora visto il film, ma se la bella versione dal punto di vista americano, a detta dei critici, è inferiore a questa, allora ho il netto presentimento che ci troviamo di fronte ad un altro capolavoro.

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Vittoria annunciata per l'esordiente Hudson, che ha dichiarato di non sentirsi quasi nemmeno un'attrice (prima di ricevere questo premio, ovviamente...).
In previsione Oscar, diventa forse la favorita. Restano forti le candidature delle attrici di Babel mentre perde quota la Blunt. Anche in questo caso preferirei attendere i SAG Awards per dire la mia ultima parola.

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Avrei cambiato il nome a cui avevo pensato un mese fa (Brad Pitt) come probabile vincitore cinque minuti dopo averlo scritto, ma volevo capire se l'HFPA osava premiare il bello dei belli. Mi sono sbagliato. Eddie Murphy ha (meritatamente?) vinto al suo quinto tentativo ed ora parte (suppongo) in pole position agli Oscar.
Nicholson può ancora dargli fastidio, per il resto vedremo se spuntano nuove idee...

MIGLIOR REGISTA
Riporto l'esatta frase che avevo già scritto: Martin, Martin, Martin! E basta! Questo sarà il suo anno senza alcun dubbio...
Per il momento un premio su tre (Golden Globe, DGA e Oscar) è in cassaforte, e non credo che avrà il benché minimo problema a vincere i restanti due.
Con Helen Mirren, l'Oscar già assegnato ancor prima che escano le nomination.

Le nomination ai WGA Awards

Dopo attori, produttori e registi, è giunto anche il momento del sindacato degli sceneggiatori che, riuniti nel Writers Guild of America (WGA), hanno diramato le loro candidature, non senza qualche sorpresa. Su tutte, l'esclusione dalle due categorie di Dreamgirls, recente super-protagonista ai Globi d'Oro.
Ma andiamo nel dettaglio.

WRITERS GUILD of AMERICA (WGA) AWARDS
THE NOMINEES

ORIGINAL SCREENPLAY
Babel
Written by Guillermo Arriaga
Little Miss Sunshine
Written by Michael Arndt
The Queen
Written by Peter Morgan
Stranger Than Fiction
Written by Zach Helm
United 93
Written by Paul Greengrass

ADAPTED SCREENPLAY
Borat: Cultural Learnings of America for Make Benefit Glorious Nation of Kazakhstan
Screenplay by Sacha Baron Cohen & Anthony Hines & Peter Baynham & Dan Mazer, Story by Sacha Baron Cohen & Peter Baynham & Anthony Hines & Todd Phillips, Based on a Character Created by Sacha Baron Cohen
The Departed
Screenplay by William Monahan, Based on the Motion Picture Infernal Affairs, Written by Alan Mak and Felix Chong
The Devil Wears Prada
Screenplay by Aline Brosh McKenna, Based on the Novel by Lauren Weisberger
Little Children
Screenplay by Todd Field & Tom Perrotta, Based on the Novel by Tom Perrotta
Thank You for Smoking
Screenplay by Jason Reitman, Based on the Novel by Christopher Buckley

Le nomination ai DGA Awards

Dopo i produttori e gli attori, ecco la volta dei registi.
Nei giorni scorsi, infatti, il Directors Guild of America (DGA) ha diramato le sue (prevedibilissime) candidature: di seguito la lista completa.

DIRECTORS GUILD of AMERICA (DGA) AWARDS
THE NOMINEES
Babel
Alejandro González Iñárritu
The Departed
Martin Scorsese
Dreamgirls
Bill Condon
Little Miss Sunshine
Jonathan Dayton, Valerie Faris
The Queen
Stephen Frears

Golden Globes 2007: i vincitori


BEST MOTION PICTURE – DRAMA
BABEL

Anonymous Content/Zeta/Central; Paramount Pictures

BOBBY
Bold Films; The Weinstein Company
THE DEPARTED
Warner Bros. Pictures
LITTLE CHILDREN
New Line Cinema
THE QUEEN
A Granada Production; Miramax Films

BEST ACTRESS IN A MOTION PICTURE – DRAMA
PENÉLOPE CRUZ in VOLVER
JUDI DENCH in NOTES ON A SCANDAL
MAGGIE GYLLENHAAL in SHERRYBABY
HELEN MIRREN in THE QUEEN
KATE WINSLET in LITTLE CHILDREN

BEST ACTOR IN A MOTION PICTURE – DRAMA
LEONARDO DiCAPRIO
in BLOOD DIAMOND
LEONARDO DiCAPRIO in THE DEPARTED
PETER O’TOOLE in VENUS
WILL SMITH in THE PURSUIT OF HAPPYNESS
FOREST WHITAKER in THE LAST KING OF SCOTLAND

BEST MOTION PICTURE – COMEDY OR MUSICAL
BORAT: CULTURAL LEARNINGS...
One America; Twentieth Century Fox
THE DEVIL WEARS PRADA
Twentieth Century Fox

DREAMGIRLS
DreamWorks Pictures; Paramount Pictures
LITTLE MISS SUNSHINE
Big Beach/Bonafide Productions; Fox Searchlight Pictures
THANK YOU FOR SMOKING
Room 9/David O. Sacks/Content; Fox Searchlight Pictures

BEST ACTRESS IN A MOTION PICTURE – COMEDY OR MUSICAL
ANNETTE BENING in RUNNING WITH SCISSORS
TONI COLLETTE in LITTLE MISS SUNSHINE
BEYONCÉ KNOWLES in DREAMGIRLS

MERYL STREEP in THE DEVIL WEARS PRADA
RENÉE ZELLWEGER in MISS POTTER

BEST ACTOR IN A MOTION PICTURE – COMEDY OR MUSICAL
SACHA BARON COHEN in BORAT: CULTURAL LEARNINGS...
JOHNNY DEPP in PIRATES OF THE CARIBBEAN: DEAD MAN’S CHEST
AARON ECKHART in THANK YOU FOR SMOKING
CHIWETEL EJIOFOR in KINKY BOOTS
WILL FERRELL in STRANGER THAN FICTION


BEST ANIMATED FEATURE FILM
CARS
Walt Disney/Pixar; Buena Vista

HAPPY FEET
Kingdom Pictures, LLC; Warner Bros. /Village Roadshow
MONSTER HOUSE
Columbia Pictures; Sony Pictures Releasing


BEST FOREIGN LANGUAGE FILM
APOCALYPTO (USA)
LETTERS FROM IWO JIMA (USA/JAPAN)
DAS LEBEN DER ANDEREN (GERMANY)
EL LABERINTO DEL FAUNO (MEXICO)
VOLVER (SPAIN)


BEST ACTRESS IN A SUPPORTING ROLE IN A MOTION PICTURE
ADRIANA BARRAZA in BABEL
CATE BLANCHETT in NOTES ON A SCANDAL
EMILY BLUNT in THE DEVIL WEARS PRADA

JENNIFER HUDSON in DREAMGIRLS
RINKO KIKUCHI in BABEL

BEST ACTOR IN A SUPPORTING ROLE IN A MOTION PICTURE
BEN AFFLECK
in HOLLYWOODLAND
EDDIE MURPHY in DREAMGIRLS
JACK NICHOLSON in THE DEPARTED
BRAD PITT in BABEL
MARK WAHLBERG in THE DEPARTED


BEST DIRECTOR – MOTION PICTURE
CLINT EASTWOOD
for FLAGS OF OUR FATHERS
CLINT EASTWOOD for LETTERS FROM IWO JIMA
STEPHEN FREARS for THE QUEEN
ALEJANDRO GONZALEZ IÑÁRRITU for BABEL

MARTIN SCORSESE for THE DEPARTED

BEST SCREENPLAY – MOTION PICTURE
GUILLERMO ARRIAGA for BABEL
TODD FIELD & TOM PERROTTA for LITTLE CHILDREN
PATRICK MARBER for NOTES ON A SCANDAL
WILLIAM MONAHAN for THE DEPARTED

PETER MORGAN for THE QUEEN

BEST ORIGINAL SCORE – MOTION PICTURE
ALEXANDRE DESPLAT
for THE PAINTED VEIL
CLINT MANSELL for THE FOUNTAIN
GUSTAVO SANTAOLALLA for BABEL
CARLO SILIOTTO for NOMAD
HANS ZIMMER for THE DA VINCI CODE


BEST ORIGINAL SONG – MOTION PICTURE
A FATHER’S WAY” — THE PURSUIT OF HAPPYNESS
Music by: Seal and Christopher Bruce / Lyrics by: Seal
LISTEN” — DREAMGIRLS
Music & Lyrics by: Henry Krieger, Anne Preven, Scott Cutler and Beyoncé Knowles
NEVER GONNA BREAK MY FAITH” — BOBBY
Music & Lyrics by: Bryan Adams, Eliot Kennedy and Andrea Remanda

THE SONG OF THE HEART” — HAPPY FEET
Music & Lyrics by: Prince Rogers Nelson

TRY NOT TO REMEMBER” — HOME OF THE BRAVE
Music & Lyrics by: Sheryl Crow

15 gennaio 2007

In Memoriam: Carlo Ponti (1912-2007)

Un doveroso tardivo omaggio ad uno dei più grandi produttori della cinematografia italiana, scomparso il 10 gennaio scorso all'età di 94 anni, può essere quello di ricordarlo attraverso tre "suoi" film e tre "sue" donne che hanno fatto la storia del Belpaese: il fascino aristocratico di Silvana Mangano in ANNA di Alberto Lattuada, il sorriso sghembo e proletario di Giulietta Masina ne LA STRADA di Federico Fellini, e ovviamente la prorompente fisicità della sua Sophia Loren ne LA CIOCIARA di Vittorio De Sica.
Andiamo a rivederli, e avremo un'idea concreta di quanto grande è stato questo piccolo uomo.

Addio, Carlo.

08 gennaio 2007

Cars

Ancora una volta, non c'è nulla fare. Nulla.
Pixar, da sempre sinonimo di altissima qualità nell'animazione digitale, sbaraglia nuovamente la concorrenza e si afferma come regina incontrastata di questo prolifico settore cinematografico.
Anche in questo caso, infatti, l'azienda fondata vent'anni fa dal genio di John Lasseter (che in quest'occasione torna alla regia sette anni dopo Toy Story 2) riesce a farci emozionare con una storia semplice semplice (la riscoperta degli antichi valori da parte di un bolide da corsa ambizioso e immaturo) ma realizzata in maniera tecnicamente magistrale. Il risultato è di conseguenza ancora una volta stupefacente, al punto che sembra quasi inutile soffermarsi sui sempre più sorprendenti traguardi raggiunti e ogni volta superati dalla tecnica d'animazione: gran senso di profondità, realistici riflessi di luce, ma più di tutto va lodata la non facile impresa di rendere "umani" bolidi scintillanti e vecchi camioncini scassati.
Come al solito eccezionali i doppiatori, sia nella versione americana (che ha richiamato nomi di grido, su tutti Paul Newman) che in quella italiana, dove il "personaggio" di Luigi, fan della Ferrari che in originale parla appunto con accento italiano, è stato intuitivamente reso con una forte inflessione emiliana.
Assolutamente geniali alcuni tocchi di classe della sceneggiatura, tra cui i trattori-mucca (esilaranti) e gli spezzoni di alcuni precedenti film Pixar reinterpretati dalle macchine nei titoli di coda.
Da vedere per una sola ragione a prescindere dalle ovvietà: la Pixar è l'unica società produttrice e ideatrice di cartoon digitali che ha sempre saputo rinnovarsi completamente, cambiando approccio e soggetto in maniera radicale da film a film. E non è certo pregio di poco conto.

Thank You for Smoking

Parlare di sigarette è già di per sé controcorrente. Farlo parteggiando (ironicamente...) per esse è ancor più anacronistico. Ed è probabilmente questo il punto di maggior originalità del film di Jason Reitman: la storia di un esperto di persuasione verbale, Nick Naylor, vicepresidente della fantomatica Accademia di Studi sul Tabacco, che viene pagato semplicemente per parlare in difesa del fumo (e l'energia e la faccia tosta di Aaron Eckhart sono perfette per questo ruolo). Le complicazioni non tarderanno ad arrivare, ma Nick troverà sempre il modo, anche grazie a un po' di studiata fortuna, per farla franca, soprattutto davanti alle telecamere. Infatti, rispetto al libro dove Naylor è un personaggio integralmente negativo, qui il protagonista viene mostrato umano al punto da risultare un simpatico farabutto dal cuore d'oro.
Il film è godibile, ben interpretato, acquista ritmo con il dipanarsi della trama e tutto sommato intriga, anche se si ha sempre il sospetto che si tratti di un giochino tirato un po' troppo per le lunghe (in un film del genere è poi troppo politically correct che non si veda nemmeno una sigaretta accesa...).
Un prodotto carino, di nicchia, per tutti i palati ma con un gusto un po' neutro.

Le candidature ai SAG e PGA Awards

Rieccoci.
Dopo le candidature ai Golden Globes, tutte le varie associazioni statunitensi di critica cinematografica e i sindacati ("guild") rappresentativi di tutti i mestieri dello spettacolo stanno facendo altrettanto, presentando le proprie nomination per l'anno passato.
I primi due sindacati a rendere pubblici i preziosissimi nominativi sono stati quelli degli attori (Screen Actors Guild) e dei produttori (Producers Guild of America).
Ma andiamo nel dettaglio con alcuni brevi commenti introduttivi alle candidature stesse.
SAG Awards: nessuna grandissima sorpresa, se si eccettuano le esclusioni dalla categoria di Best Cast di Little Children (peccato) e The Queen. Calcolatrice e opinabile la scelta della Warner di far concorrere DiCaprio come Non Protagonista per The Departed in modo che abbia più chance di vincere.
PGA Awards: purtroppo anche in questo caso a pagarla è Little Children, che a questo punto ha ben poche speranze di concorrere ai prossimi Oscar. Prevedibili gli altri nominativi.
Di seguito la lista delle categorie principali dei due premi.

SCREEN ACTORS GUILD (SAG) AWARDS

Performance by a Male Actor in a Leading Role
Leonardo DiCaprio / BLOOD DIAMOND
Ryan Gosling / HALF NELSON
Peter O’Toole / VENUS
Will Smith / THE PURSUIT OF HAPPYNESS
Forest Whitaker / THE LAST KING OF SCOTLAND

Performance by a Female Actor in a Leading Role
Penelope Cruz / VOLVER
Judi Dench / NOTES ON A SCANDAL
Helen Mirren / THE QUEEN
Meryl Streep / THE DEVIL WEARS PRADA
Kate Winslet / LITTLE CHILDREN

Performance by a Male Actor in a Supporting Role
Alan Arkin / LITTLE MISS SUNSHINE
Leonardo DiCaprio / THE DEPARTED
Jackie Earle Haley / LITTLE CHILDREN
Djimon Hounsou / BLOOD DIAMOND
Eddie Murphy / DREAMGIRLS

Performance by a Female Actor in a Supporting Role
Adriana Barraza / BABEL
Cate Blanchett / NOTES ON A SCANDAL
Abigail Breslin / LITTLE MISS SUNSHINE
Jennifer Hudson / DREAMGIRLS
Rinko Kikuchi / BABEL

Performance by a Cast in a Motion Picture
BABEL - Paramount Vantage
BOBBY - The Weinstein Company
THE DEPARTED - Warner Bros. Pictures
DREAMGIRLS - Paramount Pictures
LITTLE MISS SUNSHINE - Fox Searchlight Pictures

PRODUCERS GUILD of AMERICA (PGA) AWARDS

Producer of the Year Award in Motion Pictures
BABEL
Alejandro González Iñárritu, Steve Golin, Jon Kilik
THE DEPARTED
Graham King
DREAMGIRLS
Laurence Mark
LITTLE MISS SUNSHINE
M. Turtletaub, D.T. Friendly, P. Saraf, A. Berger, R. Yerxa
THE QUEEN
Andy Harries, Christine Langan, Tracey Seaward

Producer of the Year Award in Animated Motion Pictures
CARS
Darla K. Anderson
FLUSHED AWAY
Cecil Kramer, Peter Lord
HAPPY FEET
Doug Mitchell, George Miller, Bill Miller
ICE AGE: THE MELTDOWN
Lori Forte
MONSTER HOUSE
Steve Starkey, Jack Rapke

01 gennaio 2007

Little Children

MAGNIFICO.
Dopo delusioni, parziali insoddisfazioni, qualche bella sorpresa e ancora delusioni, finalmente un film che farà parlare parecchio di sè (uscirà in Italia a febbraio) e dei suoi protagonisti, davanti e dietro alla macchina da presa. Per una sola ragione: Little Children è straordinario, unico, definitivo.
E non è certo facile capire da dove iniziare a descrivere questa pellicola, di gran lunga la migliore opera cinematografica americana dell'anno appena conclusosi.
Potrei iniziare parlando dei due ideatori, il regista e sceneggiatore Todd Field e l'autore dell'omonimo libro Tom Perrotta. Entrambi sono alla seconda fatica cinematografica dopo uno splendido esordio: Field ha diretto nel 2001 lo struggente In the Bedroom, candidato a cinque Oscar, mentre Perrotta ha scritto nel 1998 "Election", che l'anno successivo è diventato l'omonimo bellissimo film diretto da Alexander Payne. Era quindi auspicabile che un simile connubio desse vita a un prodotto di valore, ma mai avrei pensato che il risultato potesse essere così intenso ed emozionante. Aggettivi che non riescono ad esprimere nemmeno in parte l'incredibile susseguirsi di sentimenti e situazioni che catapultano lo spettatore, nell'arco di pochi secondi, da una scena incredibilmente divertente alla riflessione e al dramma: "The film is very, very funny, but audiences are afraid to laugh at a lot of the humor. After all, how funny are cheating and perversion and mean-spiritedness and outright stupidity? Very funny. But it's a Kubrickian humor… tough and more than a little shocking." (David Poland, Movie City News)
Il colpo di genio? L'utilizzo di una voce narrante spiazzante e un po' didascalica, che alla fine riconosciamo come parte integrante del plot e non solo come sostegno vocale: "For one thing, it features a voice-over narration, rare in films of this kind, especially since its tone is often boldly ironic. Yes, it distances us a little from the inevitable banalities of the action. But it also somehow encourages a kind of sardonic sympathy for the film's rather grimly fated players." (Richard Schickel, Time Magazine)
Ma non mettiamo troppo da parte i meriti di Todd Field in qualità di direttore d'attori (assolutamente bravissimi), che il giovane regista californiano ha saputo dirigere magistralmente. Su tutti, l'intensissima Kate Winslet, che sembra migliorarsi ad ogni film e che non teme di esporre ancora una volta le sue procaci grazie: "A never-better Kate Winslet goes so deep into her character you can almost feel her nerve endings." (Peter Travers, Rolling Stone)
Molto sofferta e volutamente infantile la recitazione di un credibilissimo Patrick Wilson (già bravissimo in Angels in America): "Mr. Wilson’s most striking characteristic in his film roles so far has been an appealing blankness, which he and Mr. Field have the wit to acknowledge and to subvert. Brad, his character, is so obviously blessed by nature and circumstances that he seems almost unreal, which has the effect of increasing his isolation. How could anyone feel sorry for this guy, or believe that his inner life was speckled with unhappiness, or even imagine that he has an inner life? You feel sympathy for Brad precisely because it’s impossible to feel truly sorry for him." (A.O. Scott, New York Times)
Il resto del cast non è comunque da meno: Jackie Earle Haley (il realistico, disturbato ma coscientissimo "schizzato" del film), Phyllis Somerville (la protettiva, rassicurante ma castrante madre di Haley) e Noah Emmerich (il rissoso ma profondamente infelice "amico" di Wilson) offrono prestazioni indimenticabili, al pari degli encomiabili figli dei protagonisti, bambini veritieri, simpatici e, ancora una volta, splendidamente diretti. Ah sì, c'è anche Jennifer Connelly (Oscar per A Beautiful Mind), la moglie di Wilson: per quanto abbia potuto documentarmi, non se n'è accorto nessuno.
Per quanto riguarda le musiche, si può unicamente dire che Thomas Newman (7 nomination all'Oscar, tra cui American Beauty e Alla ricerca di Nemo) sia un'assoluta certezza in ogni genere di film per cui s'impegna: questa partitura è infatti lieve e sottotono ma allo stesso tempo insidiosa, un po' come l'infelicità (o la consapevolezza di essa) che giace nel cuore di ognuno dei protagonisti.
Superba prova anche da parte del cast tecnico: su tutti la conturbante, pastosa, opprimente e cupa (anche nelle assolate e calde giornate estive) fotografia di Antonio Calvache, che riesce a far percepire la ricca provincia del Massachusetts come triste e desolata periferia urbana.
Un (quasi) capolavoro da vedere assolutamente e cercare di apprezzare in ogni sua infinitesimale parte.

Driving Lessons - In viaggio con Evie

Non che mi aspettassi un capolavoro. Diciamo che il soggetto era interessante (la bizzarra amicizia tra un'anziana attrice e un diciassettenne tiranneggiato dalla madre) e il cast molto promettente (le grandissime Julie Walters e Laura Linney, affiancate dal "Ron" della saga di Harry Potter): premesse più che sufficienti alla visione di un qualsivoglia film.
Ebbene, il risultato è stato francamente sconfortante.
L'evolversi della trama è risibilmente banale e man mano sempre più noioso; gli attori, dopo un buon avvio, si innamorano di loro stessi e assumono vesti caricaturali; la regia, anche qui dopo un incoraggiante inizio, diventa scolastica e si rifugia in discutibili paesaggi da cartolina.
Il maggior disappunto, a mio avviso, è la recitazione di Rupert Grint: se in Harry Potter non gli è concesso moltissimo spazio (ma quel poco che fa, lo fa in maniera gradevole), nel suo primo vero ruolo da protagonista dimostra tutti i suoi punti deboli, limitandosi a tre o quattro espressioni malriuscite e sbagliando continuamente postura. Vorrei sbagliarmi, ma credo che alla fine della saga del maghetto più famoso del mondo, non potrà più dimostrare molto...
In conclusione, un film leggero leggero che si può tranquillamente vedere in TV se e quando capiterà l'occasione. A patto di accontentarsi. E parecchio.

29 dicembre 2006

The Prestige

Dopo un film magnifico (Batman Begins), una pellicola rivoluzionaria e osannata dalla critica di tutto il mondo (Memento) e un flop sonnolento, non solo per la trama (Insomnia), Christopher Nolan dirige la sua quarta fatica senza eccedere, senza strafare, senza convincere appieno, riuscendo tuttavia a coinvolgere lo spettatore e, ancora una volta, a far riflettere.
Con questo film infatti Nolan conferma di essere diventato "autore". A prescindere dal giudizio che si potrà avere sul film, il suo cinema, infatti, comincia ad avere un'identità ben precisa, riconoscibile. E questo è un grande merito da attribuire all'ancora giovane talento londinese.
La storia è tanto semplice quanto drammatica: due giovani illusionisti entrano in una spirale di vendette e controvendette che hanno l'unico esito di distruggere entrambi. Letteralmente.
E qui, cioè nel vorticoso rincorrersi dei due maghi, sta probabilmente il punto debole del film: troppa preparazione, eccessiva lentezza (nella prima parte), colpi di scena abbastanza prevedibili (nel finale). Ma, come ho già detto, il risultato nel complesso risulta piuttosto fluido e sufficientemente godibile fino all'agognato scontro finale (ovviamente a sorpresa).
Nulla da dire, invece, sulle prove degli attori e sul cast tecnico: se i due protagonisti svolgono onestamente il loro compito, Michael Caine emerge ancora una volta come attore di incommensurabile talento e straordinaria presenza scenica; la fotografia di Wally Pfister e le scenografie di Nathan Crowley contribuiscono in maniera essenziale alla creazione di un ambiente cupo ed opprimente; le claustrofobiche musiche di David Julyan sottintendono in modo esemplare un mondo fatto d'inganni e di bugie.
Insomma, un film non perfetto ma apprezzabile, intelligente e discretamente originale, obbligatorio per tutti i fan di Nolan.

18 dicembre 2006

The Departed

Dopo Kundun, capolavoro controcorrente firmato nel 1997, Scorsese ha inanellato una serie di pellicole poco fortunate (Bringing Out the Dead), un po' troppo oleografiche (Il mio viaggio in Italia), decisamente sbagliate (Gangs of New York) e del tutto inutili (The Aviator).
Finalmente, con The Departed, uno dei più grandi registi viventi di tutti i tempi firma un gran film, che riporta (in parte) ai fasti di Quei bravi ragazzi, straordinario ritratto della mafia statunitense del dopoguerra, che probabilmente resta una delle pietre miliari nella cinematografia di Scorsese e di tutti gli amanti del grande schermo.
Tornando al dunque, The Departed è davvero un bel film: magnificamente girato, sontuosamente recitato, ottimamente scritto (da William Monahan), ben musicato da Howard Shore e con un apporto tecnico di prim'ordine (un nome su tutti: Michael Ballhaus alla cinematography).
Stile altissimo e arrischiato, controluce ostinati, ritmo fluido e sincopato, Scorsese, con l'ausilio della montatrice Thelma Schoonmaker, confeziona un prodotto perfetto nel suo isterismo e nella sua disperazione, che cede lievemente nel finale, troppo lungo e in cui vengono scoperte tutte le carte, con buona pace di chi desidererebbe un po' di mistero in più.
Per quanto riguarda la recitazione, come spesso accade in questo genere di film, i comprimari (anche se è decisamente riduttivo chiamarli così) prendono il sopravvento sui protagonisti, peraltro bravi: Jack Nicholson è letteralmente strepitoso nel dipingere un disilluso capomafia (e fortunatamente gigioneggia senza eccessi); Mark Wahlberg è più che convincente nel suo ritratto di un detective duro, volgare e senza fronzoli; Vera Farmiga e Martin Sheen, diretti con maestria, danno vita a due personaggi sinceramente umani, mentre DiCaprio e Matt Damon si danno parecchio da fare e riescono a rendere credibili i difficili personaggi degli infiltrati nelle differenti ma similissime organizzazioni della polizia e della mafia.
Un film fortemente consigliabile, che suggella il ritorno dell'immenso Martin al cinema "vero".

15 dicembre 2006

Il labirinto del fauno

Adesso ditemi come si fanno a sprecare aggettivi quali "strepitoso" e "magnifico" per un simile film. E poi spiegatemi come questa pellicola abbia potuto fregiarsi del titolo di miglior film in lingua straniera per le associazioni dei critici di New York, Washington e San Francisco. Ma soprattutto vorrei capire come questo film possa aver influenzato a tal punto pubblico e critica.
Per quanto mi riguarda si è trattato di un'autentica, cocente delusione.
Storia poco interessante e mal orchestrata, incedere noioso e prevedibile, la tanto decantata visionarietà del regista ridotta a un paio di simbologie peraltro ritrite, recitazione sopra le righe e musica fin troppo epica.
Insomma, un disastro.
A questo punto, e mai avrei creduto di dire una cosa simile, rimpiango la leggerezza e la spontaneità del precedente film di Del Toro, Hellboy, che almeno non aveva pretese troppo seriose ed era interpretato da attori simpatici ed autoironici.
Secondo la mia opinione, totalmente controcorrente, un film da evitare: tronfio, pretenzioso e sbagliato.

14 dicembre 2006

Commenti sulle nomination ai Golden Globes

Innanzitutto, questo è il sito in cui visionare la lista completa di tutte le candidature (incluse quelle televisive).
Ora i miei commenti inerenti le categorie più significative.

MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Assolutamente ingiustificata l'esclusione di Flags of Our Fathers, soprattutto considerato che Eastwood ha ricevuto DUE nomination come miglior regista. Piuttosto sorprendente la candidatura di Bobby, pellicola sull'assassinio di Bob Kennedy nel 1968.
Prevedibili tutte le altre nominee.
Favorito: Babel, seguito da The Departed.

MIGLIOR ATTRICE DRAMMATICA
Unica grossa sorpresa Maggie Gyllenhaal, protagonista del film d'esordio della regista indipendente Laurie Collyer.
Assolutamente nelle previsioni gli altri nomi.
Favorita, anzi favoritissima: Helen Mirren.

MIGLIOR ATTORE DRAMMATICO
Di fronte a un doppio Leo, cosa si può dire? Che l'Hollywood Foreign Press Association lo ama davvero... Ma saprà giungere a premiarlo? Vedremo.
In questa categoria nessuna grossa sorpresa.
Favorito: Peter O'Toole, ma Leo potrebbe farcela.

MIGLIOR FILM - COMMEDIA O MUSICAL
Poche sorprese e poco reale valore cinematografico in questo lotto di concorrenti, a parte l'annunciatissimo Dreamgirls.
Favorito: l'ho appena detto, Dreamgirls.

MIGLIOR ATTRICE - COMMEDIA O MUSICAL
Un mostro sacro, tre bravissime attrici e una cantante per questo gruppo di attrici decisamente eterogeneo. Sorprendente la candidatura della Zellweger per un film piccolo piccolo.
Favorita: ovviamente Meryl, ma attenzione a Beyoncé.

MIGLIOR ATTORE - COMMEDIA O MUSICAL
Categoria un po' "pazza", dato che non è assolutamente facile pronosticare un vincitore. Nessuna chance per Depp ed Ejiofor, quasi sullo stesso piano i restanti tre.
Favorito: proviamo ad azzardare... Sacha Baron Cohen.

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Cars è una scelta sicura, ma forse alla fine potrebbero spuntarla i pinguini di Happy Feet. Poche chances per il primo horror animato mai realizzato, Monster House.
Favorito: Cars, di un'incollatura.

MIGLIOR FILM IN LINGUA STRANIERA
Scelte ovvie e scontate nella categoria che ha escluso l'Italia.
Non è molto facile azzardare, anche se Almodóvar sembra nuovamente favorito con il suo Volver. Outsider assoluto e possibile sorpresa il tedesco Das Leben der Anderen, che ha trionfato ai recenti European Film Award, proprio insieme a Volver.
Favorito: Volver.

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
In questa bella categoria la lotta è probabilmente a due, tra la rivelazione Kikuchi e la scatenata Hudson. Pochissime probabilità per le altre.
Favorita: Jennifer Hudson, comunque.

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Nomi ultracelebri in questo lotto, e potrebbe essere la volta buona -udite, udite- per Brad Pitt o addirittura Eddie Murphy. Poche chances per gli altri, a cominciare da Affleck, vincitore a Venezia 2006.
Favorito: Brad Pitt!!!

MIGLIOR REGISTA
Martin, Martin, Martin! E basta! Questo sarà il suo anno senza alcun dubbio...
Favorito: devo ancora ripeterlo?

Le nomination ai Golden Globes 2007


BEST MOTION PICTURE – DRAMA
BABEL

Anonymous Content/Zeta/Central; Paramount Pictures
BOBBY
Bold Films; The Weinstein Company
THE DEPARTED
Warner Bros. Pictures
LITTLE CHILDREN
New Line Cinema
THE QUEEN
A Granada Production; Miramax Films

BEST ACTRESS IN A MOTION PICTURE – DRAMA
PENÉLOPE CRUZ in VOLVER
JUDI DENCH in NOTES ON A SCANDAL
MAGGIE GYLLENHAAL in SHERRYBABY
HELEN MIRREN in THE QUEEN
KATE WINSLET in LITTLE CHILDREN

BEST ACTOR IN A MOTION PICTURE – DRAMA
LEONARDO DiCAPRIO
in BLOOD DIAMOND
LEONARDO DiCAPRIO in THE DEPARTED
PETER O’TOOLE in VENUS
WILL SMITH in THE PURSUIT OF HAPPYNESS
FOREST WHITAKER in THE LAST KING OF SCOTLAND

BEST MOTION PICTURE – COMEDY OR MUSICAL
BORAT: CULTURAL LEARNINGS...
One America; Twentieth Century Fox
THE DEVIL WEARS PRADA
Twentieth Century Fox
DREAMGIRLS
DreamWorks Pictures; Paramount Pictures
LITTLE MISS SUNSHINE
Big Beach/Bonafide Productions; Fox Searchlight Pictures
THANK YOU FOR SMOKING
Room 9/David O. Sacks/Content; Fox Searchlight Pictures

BEST ACTRESS IN A MOTION PICTURE – COMEDY OR MUSICAL
ANNETTE BENING in RUNNING WITH SCISSORS
TONI COLLETTE in LITTLE MISS SUNSHINE
BEYONCÉ KNOWLES in DREAMGIRLS
MERYL STREEP in THE DEVIL WEARS PRADA
RENÉE ZELLWEGER in MISS POTTER

BEST ACTOR IN A MOTION PICTURE – COMEDY OR MUSICAL
SACHA BARON COHEN in BORAT: CULTURAL LEARNINGS...
JOHNNY DEPP in PIRATES OF THE CARIBBEAN: DEAD MAN’S CHEST
AARON ECKHART in THANK YOU FOR SMOKING
CHIWETEL EJIOFOR in KINKY BOOTS
WILL FERRELL in STRANGER THAN FICTION

BEST ANIMATED FEATURE FILM
CARS
Walt Disney/Pixar; Buena Vista
HAPPY FEET
Kingdom Pictures, LLC; Warner Bros. /Village Roadshow
MONSTER HOUSE
Columbia Pictures; Sony Pictures Releasing

BEST FOREIGN LANGUAGE FILM
APOCALYPTO (USA)
LETTERS FROM IWO JIMA (USA/JAPAN)
DAS LEBEN DER ANDEREN (GERMANY)
EL LABERINTO DEL FAUNO (MEXICO)
VOLVER (SPAIN)

BEST ACTRESS IN A SUPPORTING ROLE IN A MOTION PICTURE
ADRIANA BARRAZA in BABEL
CATE BLANCHETT in NOTES ON A SCANDAL
EMILY BLUNT in THE DEVIL WEARS PRADA
JENNIFER HUDSON in DREAMGIRLS
RINKO KIKUCHI in BABEL

BEST ACTOR IN A SUPPORTING ROLE IN A MOTION PICTURE
BEN AFFLECK
in HOLLYWOODLAND
EDDIE MURPHY in DREAMGIRLS
JACK NICHOLSON in THE DEPARTED
BRAD PITT in BABEL
MARK WAHLBERG in THE DEPARTED

BEST DIRECTOR – MOTION PICTURE
CLINT EASTWOOD
for FLAGS OF OUR FATHERS
CLINT EASTWOOD for LETTERS FROM IWO JIMA
STEPHEN FREARS for THE QUEEN
ALEJANDRO GONZALEZ IÑÁRRITU for BABEL
MARTIN SCORSESE for THE DEPARTED

BEST SCREENPLAY – MOTION PICTURE
GUILLERMO ARRIAGA for BABEL
TODD FIELD & TOM PERROTTA for LITTLE CHILDREN
PATRICK MARBER for NOTES ON A SCANDAL
WILLIAM MONAHAN for THE DEPARTED
PETER MORGAN for THE QUEEN

BEST ORIGINAL SCORE – MOTION PICTURE
ALEXANDRE DESPLAT
for THE PAINTED VEIL
CLINT MANSELL for THE FOUNTAIN
GUSTAVO SANTAOLALLA for BABEL
CARLO SILIOTTO for NOMAD
HANS ZIMMER for THE DA VINCI CODE

BEST ORIGINAL SONG – MOTION PICTURE
A FATHER’S WAY” — THE PURSUIT OF HAPPYNESS
Music by: Seal and Christopher Bruce / Lyrics by: Seal
LISTEN” — DREAMGIRLS
Music & Lyrics by: Henry Krieger, Anne Preven, Scott Cutler and Beyoncé Knowles
NEVER GONNA BREAK MY FAITH” — BOBBY
Music & Lyrics by: Bryan Adams, Eliot Kennedy and Andrea Remanda
THE SONG OF THE HEART” — HAPPY FEET
Music & Lyrics by: Prince Rogers Nelson
TRY NOT TO REMEMBER” — HOME OF THE BRAVE
Music & Lyrics by: Sheryl Crow

Oscar alla carriera a Ennio Morricone

Ennio Morricone riceverà l'Oscar alla carriera nel corso della cerimonia degli Academy Awards che si terrà il 25 febbraio prossimo a Los Angeles.
Per il compositore italiano, che ha creato musiche per più di 300 film, si tratta della prima statuetta nonostante le cinque candidature ricevute in quarantacinque anni di attività. Era stato nominato nel 1979 per I giorni del cielo, otto anni dopo per Mission, nel 1988 per la colonna sonora de Gli Intoccabili di Brian De Palma, nel '92 per Bugsy e nel 2001 per Malèna di Giuseppe Tornatore, ma la memoria di tutti è segnata dalle musiche degli spaghetti-western di Sergio Leone.
L'elenco dei film di cui Morricone è stato compositore è davvero lungo e spazia da Il vizietto con Ugo Tognazzi e Michel Serrault, a Nuovo cinema Paradiso, il film di Tornatore che nel 1990 vinse l'Oscar per il miglior film straniero. Ma la vita artistica e personale di Morricone è legata a Sergio Leone, con cui iniziò a lavorare nel 1965 per la colonna sonora di Per un pugno di dollari, proseguendo per tutta la serie successiva di spaghetti-western diretti dal regista romano (Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo, C'era una volta il West, Giù la testa): un sodalizio che durò fino all'ultimo film di Leone, il gangster-movie C'era una volta in America, per il quale Morricone musicò una partitura che entrò immediatamente nelle memorie di tutti i cinefili.
Ora il Maestro si appresta ad affrontare altri due impegni notevoli: il prequel degli Intoccabili, The Untouchables: Capone rising di De Palma e Leningrado, con cui Giuseppe Tornatore racconterà l'assedio della città sovietica da parte dell'esercito tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale.

12 dicembre 2006

Shortbus


Chiacchieratissimo. Spiazzante. Divertente. Intenso. Dissacrante. Disperato.
In questi sei discordanti aggettivi c'è l'essenza di Shortbus, scomodissima seconda regia dell'istrionico John Cameron Mitchell, autore ed interprete del fracassone (e sopravvalutato) Hedwig and the Angry Inch.
Il soggetto del film è semplice: storie di vita di ragazzi newyorchesi (eterosessuali, omosessuali, bisessuali, etc.), del loro rapporto con il Sesso e del locale dove i loro destini si incrociano, lo "Shortbus" appunto.
Il modo in cui queste storie sono raccontate è tutt'altro che semplice, a partire dall'incredibile spensieratezza con cui viene mostrato il sesso meno censurato che si sia mai visto in una pellicola non intesa per il mercato hardcore; si passa infatti dallo spasso all'afflizione con un dinamismo a tratti destabilizzante, e dalla risata alla lacrima in un batter d'occhio.
Pregio? Difetto? Francamente non l'ho ancora capito...
Quello che posso dire è che non si tratta di un film per il grande pubblico e probabilmente neanche per quello medio, ma di un prodotto fresco, coraggioso e soprattutto concepito per esprimere un'idea e non per autocompiacimento.
Da vedere, anche solo per qualche strepitosa chicca comica o per sapere il vero nome di Severin, uno dei personaggi principali...

23 novembre 2006

E' già quasi tempo di Oscar...

Mancano tre mesi alla cerimonia (il 25 febbraio è lontanissimo).
Non sono ancora uscite le prime indicazioni, cioè le nomination ai Golden Globe Awards.
E' solamente un inutile azzardo e una gran perdita di tempo.
Ma è la cosa che da sempre tutti adorano fare: LE PREVISIONI DELLE CANDIDATURE AGLI OSCAR!
E allora diamoci dentro...

MIGLIOR FILM
In prima fila, sicuramente Dreamgirls (dal musical di Broadway, l'ascesa verso il successo di un trio femminile soul di black vocalist) e The Departed (non avendolo ancora visto, devo sospendere il mio giudizio), seguiti da The Queen (assolutamente da vedere) e Babel, videoracconto in quattro parti che poi finiscono per intersecarsi.
In seconda linea, una serie di film che hanno convinto ma non fino in fondo: l'apologo sulle baby reginette di bellezza Little Miss Sunshine; Flags of Our Fathers, nuova opera di Clint Eastwood; The Good German, mystery thriller diretto da Steven Soderbergh e interpretato da George Clooney; Volver di Almodóvar; Little Children di Todd Field, riflessione dolceamara sulla vita di alcune coppie ultratrentenni.

MIGLIOR REGISTA
Da sempre la nomination a miglior film equivale ad una susseguente candidatura come director: ecco pertanto spiegati i nomi, in rigoroso ordine di preferenza, di Martin Scorsese (che sia la volta buona?) per The Departed, Bill Condon (già vincitore di un Oscar per la sceneggiatura del bellissimo Demoni e dei) per Dreamgirls, Stephen Frears (regista del "mio" film per eccellenza Le relazioni pericolose) per The Queen, Alejandro González Iñárritu (suo l'angosciante ma strepitoso 21 grammi) per Babel, Clint Eastwood (ma ha appena vinto per Million dollar baby) per Flags of Our Fathers, Steven Soderbergh (ma ha vinto per Traffic qualche anno fa) per The Good German, Todd Field per Little Children e in fondo alla lista Pedro per Volver.

MIGLIOR ATTORE
Qui la lotta al momento sembra essere già limitata ai soli Forest Whitaker, interprete del brutale dittatore ugandese Idi Amin in The Last King of Scotland e Peter O'Toole nel ruolo di un veterano della recitazione alle prese con la verve di una scatenata teenager in Venus. Entrambi i film arriveranno in Italia solo alla fine dell'inverno.
Molto distanziati gli altri nomi: Will Smith per -udite udite- il film americano di Muccino, The Pursuit of Happyness, Leonardo DiCaprio per The Departed, Matt Damon, agente della CIA nel nuovo film di De Niro, The Good Shepherd, George Clooney (fresco vincitore per Syriana) per The Good German e Ryan Gosling per Half Nelson, film indipendente sull'inusuale amicizia tra un insegnante con qualche segreto di troppo e una studentessa di colore.

MIGLIOR ATTRICE
Un solo nome e -già- una logica favorita: l'incommensurabile Helen Mirren per lo straordinario ritratto della regina Elisabetta II in The Queen.
Quando però si verificano situazioni simili, i giurati dell'Academy adorano sovvertire il pronostico poco prima della consegna dei premi, pertanto diamo un'occhiata alle possibili alternative: la leggenda vivente Meryl Streep (2 Oscar e 13 nomination: serve aggiungere altro?) per Il diavolo veste Prada, Penélope Cruz per Volver, la magnifica Kate Winslet (già 4 nomination a soli 31 anni) per Little Children, la "mia" Judi Dench (5 nomination e 1 Oscar) per Notes on a Scandal (film che non mancherà di suscitare polemiche) e Cate Blanchett (che però ha appena vinto per The Aviator) per The Good German.

MIGLIOR FILM STRANIERO
Anche in questa categoria i nomi che ricorrono con insistenza sono sostanzialmente due: Volver di Almodóvar per la Spagna e la nuova opera di Guillermo del Toro, El Laberinto del Fauno, che rappresenta il Messico.
Piuttosto distanziati appaiono l'olandese Zwartboek (Black Book) di Paul Verhoeven (regista di Basic Instinct), il tedesco Das Leben der Anderen (The Lives of Others), il cinese Man cheng jin dai huang jin jia (Curse of the Golden Flower) del sempiterno Yimou Zhang, il canadese Water peraltro girato dalla regista indiana Deepa Mehta e l'algerino Indigènes (Days of Glory).
Ancor meno favorito, comunque presente nella lista dei bookmakers, Nuovomondo del nostro Emanuele Crialese.

Questo è quanto. Per il momento...

21 novembre 2006

In Memoriam: Robert Altman (1925-2006)

Nella giornata di ieri è morto a Los Angeles il grandissimo regista americano Robert Altman. Aveva 81 anni. Autore di molteplici capolavori che ormai fanno parte della storia del cinema (da Nashville ad America Oggi), Altman era nato a il 20 febbraio 1925 a Kansas City.
Esordiva come regista nel 1957 con The Delinquents, che non fu mai distribuito in Italia. Il grande successo di pubblico e di critica arriva nel 1970 con MASH, parodia antimilitarista, interpretata dalla coppia Elliott Gould-Donald Sutherland, che ottenne la Palma d'oro al Festival di Cannes. Il film segnalò immediatamente Altman come uno degli autori più significativi e originali del cinema degli anni Settanta e come uno degli interpreti più attenti e profondi della società americana, la cui storia e i cui fenomeni passano al vaglio critico e irriverente del grande regista.
Il regista americano era noto soprattutto per la sua capacità di realizzare film corali, tra cui spicca su tutti Nashville (1975). Il film, basato sul mondo della musica country, è uno spaccato amaro e simbolico delle inquietudini della società americana del tempo. Dopo Nashville, il regista decise di autoesiliarsi dal dorato universo hollywoodiano, pur continuando a girare film apprezzati da pubblico e critica: Jimmy Dean, Jimmy Dean (1982), Streamers (1983, i cui interpreti vincono tutti insieme il premio per la migliore interpretazione a Venezia), Follia d'amore (1985, con Kim Basinger) e Terapia di gruppo (1987).
Gli anni '90 segnano il ritorno del regista alla grande industria cinematografica con I protagonisti (1992) e America Oggi (1993), complesso intreccio di microstorie ambientato nel sud della California, per il quale riceve un Leone d'oro a Venezia. Poi i significativi lavori successivi: Kansas City (1996), Conflitto di interessi (1998, con Kenneth Branagh), La fortuna di Cookie (1999, con Glenn Close, Julianne Moore e Chris O'Donnell) e Gosford Park (2001, giallo alla Agatha Christie ambientato nel giro dell'alta aristocrazia inglese). Nel 1996 riceve il Leone d'Oro alla Carriera alla Mostra del Cinema di Venezia e nel 2002 vince il Golden Globe come miglior regista per Gosford Park. Nel 2006 Altman riceve il premio Oscar alla carriera e rivela, durante la cerimonia, di aver subito un trapianto di cuore dieci anni prima.
Proprio di quest'anno è il suo ultimo film, Radio America, che ha nel suo filo conduttore il trascorrere del tempo e la morte che visita (come fantasma, che si materializza nei panni di una bionda attraente) il teatro dove si registra l'ultima trasmissione di un'emittente. E si porta via alcuni dei protagonisti.
Quasi un presentimento del suo prossimo addio.

Marie Antoinette

Dopo la riuscita trasposizione del bel romanzo di Jeffrey Eugenides (Il giardino delle vergini suicide) e il colpo di classe di Lost in translation, alla terza prova da regista, Sofia Coppola compie un mezzo passo falso con la sua Marie Antoinette, regina troppo incolore nonostante la profusione di nuance cromatiche utilizzate nel deludente film.
Parliamo chiaro: non si tratta di un fallimento né dell'ennesima sfilata di costumi d'epoca, ma di un esperimento cinematografico che a mio avviso sa di poco.
La Coppola ha infatti dichiarato di non essere interessata alla credibilità storica, allo spaccato accuratamente riprodotto o alla descrizione caratterialmente dettagliata di uno dei personaggi più controversi della storia, bensì al ritratto estraniante di una ragazzina strappata ai propri affetti a soli 14 anni, e all'indolente incedersi della sua esistenza a corte, a Versailles: alla fine, il risultato è fin troppo asettico e privo di qualsiasi spessore, quasi come se l'operazione chirurgica della regista sia riuscita talmente bene al punto di privare la pellicola di ogni goccia di linfa vitale.
La scelta, poi, di brani quali "Ceremony" dei New Order o "I want candy" dei Bow Wow Wow nella colonna sonora non ha a mio avviso aggiunto nulla di particolarmente originale; ha semmai accresciuto i dubbi sul reale intento della figlia del grande Francis Ford, al punto che ai più è parso di intravedere un mero e fastidioso autocompiacimento.
Cosa resta? I grandiosi costumi (e non c'erano dubbi) di Milena Canonero, le recitazioni volutamente sottotono dell'intero cast e un'indubbia originalità descrittiva dell'animo umano, seppur privata del calore e della disperazione che rappresentavano il punto di forza di Lost in translation.
Niente di grave, comunque. Per quanto mi riguarda, Sofia, alla prossima.

05 novembre 2006

European Film Award Nominations 2006

Non che sia un premio così riconosciuto, ma per la cronaca e gli archivi si può riportare che sono state annunciate le nomination ai prossimi European Film Awards, che verranno consegnati il 2 dicembre a Varsavia.
Due gli italiani in gara: Emanuele Crialese per la regia di "Nuovomondo" e Silvio Orlando per l'interpretazione ne "Il Caimano".
Inutile puntualizzare che nessuno dei due sembrerebbe essere tra i favoriti.
Di seguito le candidature delle categorie principali.

EUROPEAN FILM 2006
BREAKFAST ON PLUTO; Ireland/UK
directed by Neil Jordan
GRBAVICA; Austria/Bosnia-Herzegovina/Germany/Croatia
directed by Jasmila Zbanic
DAS LEBEN DER ANDEREN (The Lives Of Others); Germany
directed by Florian Henckel von Donnersmarck
THE ROAD TO GUANTANAMO; UK
directed by Michael Winterbottom & Mat Whitecross
VOLVER; Spain
directed by Pedro Almodóvar
THE WIND THAT SHAKES THE BARLEY; UK/Ireland/Germany/Italy/Spain
directed by Ken Loach

EUROPEAN DIRECTOR 2006
Pedro Almodóvar for VOLVER
Susanne Bier for EFTER BRYLLUPPET (After The Wedding)
Emanuele Crialese for NUOVOMONDO (Golden Door)
Florian Henckel von Donnersmarck for DAS LEBEN DER ANDEREN (The Lives Of Others)
Ken Loach for THE WIND THAT SHAKES THE BARLEY
Michael Winterbottom & Mat Whitecross for THE ROAD TO GUANTANAMO

EUROPEAN ACTRESS 2006
Nathalie Baye in LE PETIT LIEUTENANT
Penelope Cruz in VOLVER
Martina Gedeck in DAS LEBEN DER ANDEREN (The Lives Of Others)
Sandra Hüller in REQUIEM
Mirjana Karanovic in GRBAVICA
Sarah Polley in LA VIDA SECRETA DE LAS PALABRAS (The Secret Life Of Words)

EUROPEAN ACTOR 2006
Patrick Chesnais in JE NE SUIS PAS LÀ POUR ÊTRE AIMÉ (Not Here To Be Loved)
Jesper Christensen in DRABET (Manslaughter)
Mads Mikkelsen in EFTER BRYLLUPPET (After The Wedding)
Ulrich Mühe in DAS LEBEN DER ANDEREN (The Lives Of Others)
Cillian Murphy in BREAKFAST ON PLUTO & THE WIND THAT SHAKES THE BARLEY
Silvio Orlando in IL CAIMANO (The Caiman)

EUROPEAN CINEMATOGRAPHER 2006
Barry Ackroyd for THE WIND THAT SHAKES THE BARLEY
José Luis Alcaine for VOLVER
Roman Osin for PRIDE AND PREJUDICE
Timo Salminen for LAITAKAUPUNGIN VALOT (Lights In The Dusk)

EUROPEAN SCREENWRITER 2006
Pedro Almodóvar for VOLVER
Florian Henckel von Donnersmarck for DAS LEBEN DER ANDEREN (The Lives Of Others)
Paul Laverty for THE WIND THAT SHAKES THE BARLEY
Corneliu Porumboiu for A FOST SAU N-A FOST (12:08 East Of Bucharest)

EUROPEAN COMPOSER 2006
Alberto Iglesias for VOLVER
Tuomas Kantelinen for ÄIDEISTÄ PARHAIN (Mother of Mine)
Dario Marianelli for PRIDE AND PREJUDICE
Gabriel Yared & Stéphane Moucha for DAS LEBEN DER ANDEREN (The Lives of Others)

03 novembre 2006

A Massimo e Ray

Una piccola ma più che doverosa divagazione dal consueto mondo di celluloide.
Il 14 ottobre 2006 Massimo e Ray, i miei carissimi amici d'oltreoceano, sono finalmente convolati a nozze, in una cornice di spontaneità e calore che raramente ho riscontrato in occasioni simili.
Con queste poche parole vorrei solo rendere merito al loro amore, che ha sconfitto le barriere dell'ipocrisia e delle convenzioni.
E ringraziare Massimo per avermi regalato l'opportunità di essere al suo fianco nell'attimo più importante della sua vita.
Grazie ragazzi, e congratulazioni dal più recondito e prezioso lato del mio cuore.