18 gennaio 2007

Little Miss Sunshine

Cito immediatamente il pensiero di Andrew Sarris del New York Observer, che riassume in maniera esemplare quello che posso pensare anch'io di questo piccolo grandissimo film: "The funniest and most gracefully written, acted and directed dysfunctional-American-family farce comedy of this year thus far".
Ed è proprio così. Little Miss Sunshine è sicuramente una commedia, ma sottintende un molteplice universo di significati e di interpretazioni che contribuiscono a renderlo un film complesso e profondo, anche se genialmente esilarante.
La storia è presto detta: una scombinata famiglia della provincia americana decide di partire in blocco su uno scassato furgoncino per accompagnare in California la figlioletta di 7 anni ad un concorso di bellezza per baby Miss. Gli esiti saranno imprevedibili, divertenti, amari e sorprendenti. E il road trip si trasformerà, per ognuno dei membri di questo strampalato nucleo familiare, in una maggior presa di coscienza di sè, dei propri sentimenti e dei propri limiti.
Bravi i registi (esordienti), ma strepitosi lo script (di Michael Arndt) ed il cast, a cominciare dal fantastico nonno fanatico del porno (un bravissimo Alan Arkin) e dalla bimba cicciottella fissata con i beauty contest (Abigail Breslin, disincantata e simpaticissima), senza dimenticare il fratello di lei (un convincente Paul Dano), una delle figure più autentiche e sincere del film.
Poco altro da aggiungere, perchè Little Miss Sunshine è un film da gustare e interpretare per conto proprio.
A breve usciranno le nomination ai prossimi Oscar, e sarebbe davvero un colpaccio se questa pellicola, prodotta senza alcun appoggio delle major, si aggiudicasse la candidatura a Miglior Film.
Incrociamo le dita.

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