Cito immediatamente il pensiero di Andrew Sarris del New York Observer, che riassume in maniera esemplare quello che posso pensare anch'io di questo piccolo grandissimo film: "The funniest and most gracefully written, acted and directed dysfunctional-American-family farce comedy of this year thus far".Ed è proprio così. Little Miss Sunshine è sicuramente una commedia, ma sottintende un molteplice universo di significati e di interpretazioni che contribuiscono a renderlo un film complesso e profondo, anche se genialmente esilarante.
La storia è presto detta: una scombinata famiglia della provincia americana decide di partire in blocco su uno scassato furgoncino per accompagnare in California la figlioletta di 7 anni ad un concorso di bellezza per baby Miss. Gli esiti saranno imprevedibili, divertenti, amari e sorprendenti. E il road trip si trasformerà, per ognuno dei membri di questo strampalato nucleo familiare, in una maggior presa di coscienza di sè, dei propri sentimenti e dei propri limiti.
Bravi i registi (esordienti), ma strepitosi lo script (di Michael Arndt) ed il cast, a cominciare dal fantastico nonno fanatico del porno (un bravissimo Alan Arkin) e dalla bimba cicciottella fissata con i beauty contest (Abigail Breslin, disincantata e simpaticissima), senza dimenticare il fratello di lei (un convincente Paul Dano), una delle figure più autentiche e sincere del film.
Poco altro da aggiungere, perchè Little Miss Sunshine è un film da gustare e interpretare per conto proprio.
A breve usciranno le nomination ai prossimi Oscar, e sarebbe davvero un colpaccio se questa pellicola, prodotta senza alcun appoggio delle major, si aggiudicasse la candidatura a Miglior Film.
Incrociamo le dita.
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