21 aprile 2008

Enchanted

Un'occasione persa o un prodotto per bambini e pre-adolescenti ben al di sopra della media?
Enchanted è un film bifronte, a seconda della prospettiva dalla quale lo si può guardare ed interpretare.
Nel secondo caso, è un film arguto, divertente e godibile, mentre con gli occhi di un adulto si fa davvero fatica a reggere la melassa che trasuda fin dall'inizio della pellicola.
Il fatto oggettivamente incontestabile è che la protagonista Amy Adams sia indubbiamente talentuosa e capace di rendere in modo perfetto l'incantato (appunto) candore di una principessa delle fiabe.
Per il resto, si può dire che il cast tecnico si difenda bene e che i numeri musicali siano accettabili.
In sostanza da vedere solo con figli (o nipoti) o se si è ancora patologicamente affetti dalla sindrome di Peter Pan...

David di Donatello 2008: i vincitori

Grande sorpresa venerdì sera alla 53esima cerimonia di premiazione dei David di Donatello: è stato il film La ragazza del lago di Andrea Molaioli a vincere ben dieci statuette, mentre ha fortemente deluso il superfavorito Caos calmo che si è attestato a sole tre statuette (mentre era addirittura in corso per 18 riconoscimenti). Bene invece I Vicerè di Roberto Faenza che ha ottenuto quattro David, e ottimo risultato per Giorni e nuvole di Soldini, premiato con le statuette alle attrici protagonista e non.
Per quanto riguarda il film straniero e il film UE, statuette a Non è un paese per vecchi, già premiato con l'Oscar, ed a Irina Palm: una volta tanto, una piccola pellicola realmente degna di riconoscimento vede in effetti premiate le proprie indubbie qualità artistiche.
Di seguito i vincitori di tutte le categorie.

Miglior film
LA RAGAZZA DEL LAGO
regia di : Andrea MOLAIOLI

Migliore regista
Andrea MOLAIOLI
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore regista esordiente
Andrea MOLAIOLI
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore sceneggiatura
Sandro PETRAGLIA
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore produttore
Francesca CIMA (INDIGO FILM) -- Nicola GIULIANO
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore attrice protagonista
Margherita BUY
per il film : GIORNI E NUVOLE

Migliore attore protagonista
Toni SERVILLO
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore attrice non protagonista
Alba ROHRWACHER
per il film : GIORNI E NUVOLE

Migliore attore non protagonista
Alessandro GASSMAN
per il film : CAOS CALMO

Migliore direttore della fotografia
Ramiro CIVITA
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore musicista
Paolo BUONVINO
per il film : CAOS CALMO

Migliore canzone originale
"L'AMORE TRASPARENTE" di Ivano FOSSATI
per il film : CAOS CALMO

Migliore scenografo
Francesco FRIGERI
per il film : I VICERE’

Migliore costumista
Milena CANONERO
per il film : I VICERE’

Migliore truccatore
Gino TAMAGNINI
per il film : I VICERE’

Migliore acconciatore
Maria Teresa CORRIDONI
per il film : I VICERE’

Migliore montatore
Giogiò FRANCHINI
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliore fonico di presa diretta
Alessandro ZANON
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Migliori effetti speciali visivi
Paola Trisoglio e Stefano Marinoni per VISUALOGIE
per il film : LA RAGAZZA DEL LAGO

Miglior documentario di lungometraggio
MADRI
regia di : Barbara CUPISTI

Miglior cortometraggio
UOVA
regia di : Alessandro CELLI

David giovani
Silvio MUCCINO
per il film : PARLAMI D'AMORE

Miglior film dell'Unione Europea
IRINA PALM
regia di : Sam GARBARSKI

Miglior film straniero
NON E' UN PAESE PER VECCHI
regia di : Joel e Ethan COEN

15 aprile 2008

Non pensarci

"Non pensarci di Gianni Zanasi fa l'effetto di un bicchiere d'acqua fresca in una giornata estiva. Ambientazione e trama non sono certo originali e rimandano a tanto cinema di insoddisfazioni e nevrosi familiari, per non parlare della crisi esistenziale del protagonista, già vista in mille declinazioni. Eppure due elementi riscattano il film dalla banalità e dalla "carineria" per farne un'opera a tratti ingenua ma sincera, divertente senza spocchiose ambizioni di spaccato sociale: il primo è la semplicità puntuale con cui è ritratta la vita di provincia, più vera ma perennemente in bilico sul baratro della noia e della disperazione; il secondo è l'ottima prova degli attori, dal tenero nevrotico Giuseppe Battiston allo scombinato Valerio Mastandrea, che non ha ancora perso il gusto di ribellarsi di Tutti giù per terra."
In queste parole di Paola De Rosa (da MyMovies.it) c'è tutto, ma proprio tutto, quello che potrei decidere di sintetizzare in poche righe.
Non è pertanto necessario aggiungere altro.
Per la visione, decidete voi: io attenderei l'uscita in DVD per gustarmelo in poltrona, senza fretta.

Lars e una ragazza tutta sua

La solitudine. Uno stato, una condizione, un modo di essere o di scegliere di essere. Un male ma anche uno scudo. Se ne può parlare in modo ponderato, documentato, medico o, ancora, e meglio, ironico.
Questa è appunto la via scelta dalla sceneggiatrice Nancy Oliver nel descrivere il "mal de vivre" di un tranquillo impiegato di provincia che, incapace di interagire fino alla mal sopportazione del contatto fisico, decide di assurgere al ruolo di fidanzata una ...bambola gonfiabile. Il tutto secondo i dettami del suo carattere quieto e un po' naïf, al punto che i famigliari e la cittadina tutta assecondano la strana "relazione" con risvolti inequivocabilmente esilaranti, seppur destabilizzanti e francamente spiazzanti.
In ogni caso, lode all'idea, allo sviluppo del plot e agli attori, assolutamente perfetti. Una menzione in particolare per Emily Mortimer, bravissima nel dipingere una cognata sinceramente preoccupata e una moglie devotissima e profondamente innamorata.
Dal sito FilmUp.com, ecco il giudizio dell'immancabile, e puntualissimo, Andrea D'Addio: "Il cambiamento del protagonista, il suo vivere un rapporto di plastica, avviene seguendo le tappe del tempo e non degli eventi e la sua rappresentazione, il suo cercare di farsi capire anche dallo spettatore, è rinchiuso in piccole scelte di regia, negli sguardi fugaci fatti alla collega di lavoro da dietro un pannello di cartongesso, da un dito posato su di un braccio capace di un brivido, da una stretta di mano in serata e da camice via via più colorate e dai quadrati più larghi. Non c’è la voglia di fare di Lars l’emblema della società e seppur si possa fare un parallelismo tra la sua difficoltà di vivere a contatto con gli altri e questo mondo sempre più ricco di telecomunicazioni, ma avaro di abbracci e baci che non siano virtuali, questo non sarebbe altro che piegare una storia ad un’analisi che partirebbe da ben altre basi. Quella qui raccontata è la storia di un uomo e della sua comunità, la vicenda di una persona che può essere di oggi come di ieri, un ventisettenne che ha avuto paura per molti anni della vita come tanti l’hanno avuta per tutta la propria esistenza."
Un sunto profondo e competente, che chiarisce in modo assolutamente cristallino la genialità di Lars and the Real Girl (questo il titolo originale), prodotto di nicchia da scoprire (o riscoprire) per più di una ragione.

Come tu mi vuoi

Rovistando nel calderone degli strombazzati ma assolutamente vacui prodotti generazionali, ho deciso di tentare la visione di quest'opera prima di Volfango De Biasi per un'unica ragione: la presenza dei due attori protagonisti, simpatici e sommariamente dotati di talento, Cristiana Capotondi e Nicolas Vaporidis.
Alla fine, non ho avuto torto. Non dico di esser stato premiato con un film godibile, ma almeno ho potuto apprezzare le indubbie qualità recitative della Capotondi, credibile e decisamente accattivante.
Sospendo il mio giudizio, invece, su Vaporidis, troppo macchiettistico e teatrale.
Dovendo sintetizzare la mia personale opinione sulla pellicola, approfitto della recensione di Marzia Gandolfi dal sito MyMovies.it: "Come tu mi vuoi, neanche a dirlo ma è bene dirlo, conferma una standardizzazione drammaturgica e formale tesa ad agganciare e ad aggredire un pubblico di giovanissimi/e. A questo punto la critica può scegliere di porsi come ultimo anello di una catena di promozione e consenso o come ultimo baluardo (forse romantico e probabilmente snobistico) contro un cinema che parla a se stesso, blandendo e impigrendo. Poco credibile sul piano della denuncia che intenderebbe documentare (la noia e i vizi di una gioventù bruciata, lo squallido rituale della droga chic, la rappresentazione dei luoghi dei neo-ricchi spregiudicati), Come tu mi vuoi rimane una prova sfilacciata di una vicenda che si vorrebbe emblematica di una società opulenta ma viziata. L'opera prima di De Biasi cerca le ragioni della diversità mettendo in scena una ragazza bruttina che baratta la propria anima con una presunta accettazione. Il risultato è alla fine ambiguo e l'integrazione viene convertita in omologazione. Il guardare oltre le apparenze richiede un lungo e faticoso tirocinio a cui nessuno, in questo film, sembra davvero disposto."
In sostanza, lasciate perdere se avete più di diciotto anni e non volete ...sperimentare.

20 marzo 2008

David di Donatello 2008: le candidature

E' Caos Calmo di Antonello Grimaldi il film che ha ricevuto il maggior numero di candidature per la 52esima edizione dei Premi David di Donatello, che verranno consegnati il 18 aprile all'Auditorium della Conciliazione di Roma.
Ben 18 nomination per la pellicola interpretata da Nanni Moretti tratta dal romanzo di Sandro Veronesi, che dovrà vedersela con Giorni e Nuvole di Silvio Soldini e La ragazza del lago di Andrea Molaioli (15 candidature ciascuno), La giusta distanza di Carlo Mazzacurati (8 nomination, più una per il David Giovani) e Il vento fa il suo giorno di Giorgio Diritti, 5 nomination.
Questa edizione secondo gli organizzatori servirà a riconciliare cinema d'autore e cinema commerciale. Alla serata del 18 aprile parteciperanno anche protagonisti della nostra cinematografia che non figurano tra i candidati: "I film popolari raramente accedono alle cinquine dei candidati, per questo abbiamo pensato di chiamare i protagonisti più popolari del nostro cinema per premiare i vincitori; - ha sottolineato Tullio Solenghi, che presenterà la serata del 18 aprile - ci saranno, fra gli altri, Nancy Brilli, Massimo Boldi, Giorgio Panariello, Cristina Capotondi, Ambra Angiolini, Neri Marcorè, Silvio Muccino e Ricky Tognazzi. Sarà una festa collettiva del cinema".
Nel corso della cerimonia verranno assegnati anche il David per il miglior documentario, il miglior cortometraggio, e il David Giovani, assegnato da una giuria d 6000 studenti delle scuole superiori, oltre, naturalmente, al David per il miglior film dell'Unione Europea e per il miglior film straniero.

18 marzo 2008

In Memoriam: Anthony Minghella (1954-2008)

All'età di 54 anni, tra lo stupore generale, è deceduto Anthony Minghella, regista anglo-italiano premio Oscar 1996 per "Il paziente inglese".
Da fonti americane sembra che la causa del decesso sia imputabile ad un'emorragia in seguito a un intervento di routine al collo.
Minghella era nato il 6 gennaio 1954 sull'isola di Wight da madre scozzese e padre italo-scozzese di origini laziali. Nel 1975 esordì come regista teatrale per poi passare in televisione. Il suo primo film è del 1990, ma il grande successo internazionale arrivò appunto con il film Il paziente inglese, tratto da un romanzo di Michael Ondaatje ambientato nella seconda guerra mondiale. Nel 2000 il suo film Il talento di Mr. Ripley ebbe cinque nomination, e nel 2004 Ritorno a Cold Mountain ebbe sette candidature, ma prese solo un Oscar. Di recente aveva girato per la Bbc in Botswana il film The No.1 Ladies’ Detective Agency.

26 febbraio 2008

Oscar 2008: i miei commenti

Innanzitutto, mi sembra doveroso dedicare l'immagine di questo post alla più gradita delle sorprese di quest'ottantesima edizione: la vittoria di Marion Cotillard quale Miglior Attrice Protagonista, per la strabiliante interpretazione di Edith Piaf ne La Môme (da noi La vie en rose).
Ma andiamo con ordine.
E' stata una cerimonia snella (3 ore e 15 minuti), ma si sapeva che sarebbe durata decisamente di meno degli altri anni a causa dello sciopero degli sceneggiatori, terminato solo un paio di settimane fa. E' stata una cerimonia piacevole, ben condotta, senza momenti eccessivi o eccessivamente sonnolenti. E' stata, soprattutto, la cerimonia delle sorprese.
Scendiamo quindi nel dettaglio.

I PRO
- Le sorprese!
- Il trionfo della qualità sul botteghino
- Il conduttore Jon Stewart, brillante, mai sopra le righe, sicuro, telegenico
- Le scelte dell'Academy, una volta tanto non inflazionate nè condizionate dai premi assegnati nelle settimane precedenti
- La decisione di far tornare a ringraziare la co-autrice della canzone vincitrice: lo stacco musicale prima dello spot pubblicitario l'aveva zittita
- Il coraggio dei giurati nel premiare quattro attori non americani su quattro (tra cui una francese che recita nella lingua madre)
- Un po' di campanilismo non guasta: due vittorie su tre nomination per l'Italia
- L'umiltà e l'eleganza di Marion Cotillard

I CONTRO
- L'Oscar alla carriera assegnato ancora una volta in modo consolatorio più che per reale celebrazione di un mito
- I "dimenticati" durante il tributo alle persone scomparse nell'ultimo anno; in testa Ulrich Mühe e Brad Renfro
- L'atteggiamento e il vestito di Diablo Cody, vincitrice della Miglior Sceneggiatura Originale
- Gli outfit di Tilda Swinton (orrenda), Jennifer Hudson e Cameron Diaz
- L'eccessivo ermetismo dei fratelli Coen
- Una sola statuetta a Espiazione: decisamente troppo poco
- I tre premi a The Bourne Ultimatum: decisamente troppi
- Le enormi innaturali labbra rifatte di Nicole Kidman (e qui mi piange davvero il cuore)

LE SORPRESE
- Da dove cominciare??? In primis, come già detto, la vittoria della Cotillard, autentico climax della serata
- Il premio a Tilda Swinton, che non si è nemmeno accorta che Alan Arkin aveva pronunciato il suo nome
- La bocciatura di Transformers: nessun premio
- I Migliori Costumi, andati alla stilista del secondo capitolo di Elizabeth, quando tutti si aspettavano l'Oscar postumo a Marit Allen, creatrice degli abiti di Edith Piaf ne La vie en rose

Credo sia tutto. Al prossimo anno!

Michael Clayton

Inizio con un pensiero sicuramente ad effetto: Michael Clayton è uno di quei film che non possono non piacere, o perlomeno difficilmente deludono.
La motivazione è lineare: trama solida, interpreti assolutamente in stato di grazia (non è un caso l'Oscar a Tilda Swinton), regia sicura e senza fronzoli di Tony Gilroy, supporto tecnico di prim'ordine.
Eppure, a mio personalissimo avviso, la pellicola non riesce ad intrigare fino in fondo.
La motivazione, anche in questo caso, è semplice: non si può progettare un diadema utilizzando fini diamanti e poi costruirlo utilizzando fondi di bottiglia...
Non sono stato chiaro? Forse... Quello che intendo dire è che la prima parte del film è sicuramente ricchissima di eventi preparatori e contesti destabilizzanti, pertanto lo spettatore si prefigura un secondo tempo altrettanto interessante: ebbene, non è così. La matassa si dipana nel modo (ahimè) più logico e didascalico e l'attenzione (fortunatamente) si sposta sugli attori (ancora più fortunatamente bravissimi, come già detto), senza i quali questo prodotto non sarebbe sicuramente stato lo stesso.
Di chi sto parlando? Della sopracitata Swinton, del sottovalutato Tom Wilkinson e del gigione per eccellenza, il buon George Clooney, che una volta abbandona il viso da piacione stropicciandosi i lineamenti e risultando assolutamente credibile.
Qualcosa sul plot, anche solo per capire il tema fondamentale della pellicola: Michael Clayton lavora per uno dei più grossi studi legali di New York, che da anni è impegnata a difendere una importante società che produce prodotti chimici per l'agricoltura. Quest'ultima è, infatti, accusata di aver provocato la morte di diverse persone dopo aver messo in vendita un prodotto cancerogeno. Quando ormai la battaglia legale sembra che stia andando a favore della società il miglior avvocato dello studio ha una crisi di coscienza ed è deciso a svelare le prove che ne dimostrerebbero la colpevolezza. Michael Clayton, che da anni si preoccupa di risolvere le grosse grane dello studio con sotterfugi ed espedienti, dovrà ora darsi da fare per accomodare anche questo guaio...
Insomma, soggetto un po' inflazionato...
Comunque da vedere, oltre che per le suddette ragioni, per le riflessioni che inevitabilmente ci porterà a fare.

Oscar 2008: tutti i vincitori

Di seguito i vincitori dell'80ma edizione degli Oscar.
A breve i commenti.

Performance by an actor in a leading role
George Clooney in "Michael Clayton"
Daniel Day-Lewis in "There Will Be Blood"
Johnny Depp in "Sweeney Todd The Demon Barber of Fleet Street"
Tommy Lee Jones in "In the Valley of Elah"
Viggo Mortensen in "Eastern Promises"

Performance by an actor in a supporting role
Casey Affleck in "The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford"
Javier Bardem in "No Country for Old Men"
Philip Seymour Hoffman in "Charlie Wilson's War"
Hal Holbrook in "Into the Wild"
Tom Wilkinson in "Michael Clayton"

Performance by an actress in a leading role
Cate Blanchett in "Elizabeth: The Golden Age"
Julie Christie in "Away from Her"
Marion Cotillard in "La Vie en Rose"
Laura Linney in "The Savages"
Ellen Page in "Juno"

Performance by an actress in a supporting role
Cate Blanchett in "I'm Not There"
Ruby Dee in "American Gangster"
Saoirse Ronan in "Atonement"
Amy Ryan in "Gone Baby Gone"
Tilda Swinton in "Michael Clayton"

Best animated feature film of the year
"Persepolis": Marjane Satrapi and Vincent Paronnaud
"Ratatouille": Brad Bird
"Surf's Up": Ash Brannon and Chris Buck

Achievement in art direction
"American Gangster": Art Direction: Arthur Max; Set Decoration: Beth A. Rubino
"Atonement": Art Direction: Sarah Greenwood; Set Decoration: Katie Spencer
"The Golden Compass": Art Direction: Dennis Gassner; Set Decoration: Anna Pinnock
"Sweeney Todd The Demon Barber of Fleet Street": Art Direction: Dante Ferretti; Set Decoration: Francesca Lo Schiavo
"There Will Be Blood": Art Direction: Jack Fisk; Set Decoration: Jim Erickson

Achievement in cinematography
"The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford": Roger Deakins
"Atonement": Seamus McGarvey
"The Diving Bell and the Butterfly": Janusz Kaminski
"No Country for Old Men": Roger Deakins
"There Will Be Blood": Robert Elswit

Achievement in costume design
"Across the Universe" Albert Wolsky
"Atonement" Jacqueline Durran
"Elizabeth: The Golden Age" Alexandra Byrne
"La Vie en Rose" Marit Allen
"Sweeney Todd The Demon Barber of Fleet Street" Colleen Atwood

Achievement in directing
"The Diving Bell and the Butterfly", Julian Schnabel
"Juno", Jason Reitman
"Michael Clayton", Tony Gilroy
"No Country for Old Men", Joel Coen and Ethan Coen
"There Will Be Blood", Paul Thomas Anderson

Best documentary feature
"No End in Sight"
"Operation Homecoming: Writing the Wartime Experience"
"Sicko"
"Taxi to the Dark Side"
"War/Dance"

Best documentary short subject
"Freeheld"
"La Corona (The Crown)"
"Salim Baba"
"Sari's Mother"

Achievement in film editing
"The Bourne Ultimatum": Christopher Rouse
"The Diving Bell and the Butterfly": Juliette Welfling
"Into the Wild": Jay Cassidy
"No Country for Old Men": Roderick Jaynes
"There Will Be Blood": Dylan Tichenor

Best foreign language film of the year
"Beaufort" Israel
"The Counterfeiters" Austria
"Katyn" Poland
"Mongol" Kazakhstan
"12" Russia

Achievement in makeup
"La Vie en Rose" Didier Lavergne and Jan Archibald
"Norbit" Rick Baker and Kazuhiro Tsuji
"Pirates of the Caribbean: At World's End" Ve Neill and Martin Samuel

Achievement in music (Original score)
"Atonement" Dario Marianelli
"The Kite Runner" Alberto Iglesias
"Michael Clayton" James Newton Howard
"Ratatouille" Michael Giacchino
"3:10 to Yuma" Marco Beltrami

Achievement in music (Original song)
"Falling Slowly" from "Once"
"Happy Working Song" from "Enchanted"
"Raise It Up" from "August Rush"
"So Close" from "Enchanted"
"That's How You Know" from "Enchanted"

Best motion picture of the year
"Atonement" (Focus Features)
"Juno" (Fox Searchlight)
"Michael Clayton" (Warner Bros.)
"No Country for Old Men" (Miramax and Paramount Vantage)
"There Will Be Blood" (Paramount Vantage and Miramax)

Best animated short film
"I Met the Walrus"
"Madame Tutli-Putli"
"Même Les Pigeons Vont au Paradis (Even Pigeons Go to Heaven)"
"My Love (Moya Lyubov)"
"Peter & the Wolf"

Best live action short film
"At Night"
"Il Supplente (The Substitute)"
"Le Mozart des Pickpockets (The Mozart of Pickpockets)"
"Tanghi Argentini"
"The Tonto Woman"

Achievement in sound editing
"The Bourne Ultimatum": Karen Baker Landers and Per Hallberg
"No Country for Old Men": Skip Lievsay
"Ratatouille": Randy Thom and Michael Silvers
"There Will Be Blood": Matthew Wood
"Transformers": Ethan Van der Ryn and Mike Hopkins

Achievement in sound mixing
"The Bourne Ultimatum" Scott Millan, David Parker and Kirk Francis
"No Country for Old Men" Skip Lievsay, Craig Berkey, Greg Orloff and Peter Kurland
"Ratatouille" Randy Thom, Michael Semanick and Doc Kane
"3:10 to Yuma" Paul Massey, David Giammarco and Jim Stuebe
"Transformers" Kevin O'Connell, Greg P. Russell and Peter J. Devlin

Achievement in visual effects
"The Golden Compass" Michael Fink, Bill Westenhofer, Ben Morris and Trevor Wood
"Pirates of the Caribbean: At World's End" John Knoll, Hal Hickel, Charles Gibson and John Frazier
"Transformers" Scott Farrar, Scott Benza, Russell Earl and John Frazier

Adapted screenplay
"Atonement" Screenplay by Christopher Hampton
"Away from Her" Written by Sarah Polley
"The Diving Bell and the Butterfly" Screenplay by Ronald Harwood
"No Country for Old Men" Written for the screen by Joel Coen & Ethan Coen
"There Will Be Blood" Written for the screen by Paul Thomas Anderson

Original screenplay
"Juno" Written by Diablo Cody
"Lars and the Real Girl" Written by Nancy Oliver
"Michael Clayton" Written by Tony Gilroy
"Ratatouille" Screenplay by Brad Bird; Story by Jan Pinkava, Jim Capobianco, Brad Bird
"The Savages" Written by Tamara Jenkins

24 febbraio 2008

Non è un paese per vecchi

A prescindere dal fatto che utilizzerei la follia omicida dello spietatissimo killer di questa pellicola contro le persone che credono di essere in salotto e durante la proiezione si permettono di commentare ogni cosa nei modi più beceri e rigorosamente ad alta voce, inizio questa mia recensione con le parole di Todd McCarthy di Variety: "A scorching blast of tense genre filmmaking shot through with rich veins of melancholy, down-home philosophy and dark, dark humor."
Insomma, niente di nuovo sul fronte dei fratelli Coen, ma in quest'occasione credo che Ethan e Joel abbiano davvero centrato il (quasi) capolavoro: sceneggiatura perfetta, attori in assoluto stato di grazia, cast tecnico superlativo e (stringatissima) colonna sonora del solito, bravissimo, Carter Burwell.
Di cosa parla? Beh, tutto ha inizio in Texas quando, durante una battuta di caccia, Llewellyn Moss (un sorprendentemente bravo Josh Brolin) trova in una zona desertica dei camioncini circondati da cadaveri. Su alcune di queste macchine scopre una partita di eroina, mentre in un’altra c’è una valigetta con ben due milioni di dollari. Sebbene sia una persona onesta, Moss decide di tenere i dollari per migliorare la sua vita e quella di sua moglie. Questa decisione innesta una reazione a catena e il protagonista si trova costretto a fuggire, inseguito da spacciatori messicani e da un misterioso serial killer (un incredibile Javier Bardem), che nemmeno lo sceriffo della contea, Bell (Tommy Lee Jones, stratosferico), riesce a fermare...
Evoluzione di Blood Simple e sublimazione di Fargo, Non è un paese per vecchi
"non si accontenta di ironizzare. Non basta infatti ai Coen mostrare quanto sono bravi a suscitare il riso dinanzi a un uomo che muore. Non è questo il loro scopo. Ciò che per loro conta è riuscire a mettere in rilievo anche solo una scintilla di umanità in un mondo che sembra governato dalla follia." (Giancarlo Zappoli, MyMovies.it)
Bruce Newman del San Jose Mercury News si spinge addirittura a dire che "working from a Cormac McCarthy novel that has the heedless, headlong force of an action movie screenplay, Joel and Ethan Coen have improved upon the original by giving it a visual lyricism to match McCarthy's verbal barrage."
Ed è proprio questa facilità ad adattare, integrare e migliorare la parola stampata che sorprende: i Coen sanno creare tensione allo stato puro dal nulla, in una conversazione che nasce per ingannare il tempo; ma è una tensione che non è mai fine a sé stessa, è frutto di un mondo "malato" dal quale si tenta (quasi invano) di uscire.
Candidato a otto premi Oscar, questa notte potrebbe facilmente vincerne almeno quattro: sacrosanto.
Da vedere. Ad ogni costo.

Il petroliere (There Will Be Blood)

Due ore e quarantacinque minuti di film sono un durissimo banco di prova anche per il cinefilo più accanito; se poi si tratta di un pamphlet a metà tra una biografia e un cineromanzo storico, si può giungere alla saturazione nell'arco di breve tempo.
Fortunatamente Il petroliere è uno di quei rari esempi in cui l'attenzione tiene (con qualche tentennamento) e il ritmo è sapientemente cadenzato dal chirurgico verificarsi degli avvenimenti chiave nei tempi giusti. Per carità, come già detto sono presenti alcune lungaggini, ma mi sento di affermare che nell'economia del film non siano solo giustificabili, bensì necessarie.
Stante questo iniziale parere, mi sembra doveroso riconoscere immediatamente il vero artefice di questo soddisfacente risultato: Daniel Day-Lewis.
L'attore britannico, da sempre su standard elevatissimi, entra definitivamente nell'Olimpo della recitazione interpretando in modo virilmente eccezionale un potente cercatore di petrolio dei primi del '900, roso e consumato dall'ambizione e sempre più ingobbito e curvo man mano che la sua fortissima determinazione lascia spazio alla più bieca crudeltà.
Se durante la notte vincerà il suo secondo Oscar (dopo Il mio piede sinistro), non potremo far altro che inchinarci di fronte al suo cristallino talento ed applaudire.
Bravissimi i comprimari e decisamente all'altezza il cast tecnico, su cui svettano le magnifiche scenografie di Jack Fisk.
Spiazzante e splendida la colonna sonora di Jonny Greenwood dei Radiohead, che riprende le sonorità del geniale compositore estone Arvo Paert: in più punti si sostituisce alle parole diventando personaggio integrante di una pellicola non perfetta, ma assolutamente da non perdere.

20 febbraio 2008

Oscar 2008: le mie previsioni

Senza perdermi in lunghi preamboli, ecco le mie personalissime (e opinabilissime) previsioni di tutte le categorie degli Oscar 2008, che verranno assegnati nella notte tra domenica 24 e lunedì 25 febbraio al Kodak Theatre di Los Angeles.

Performance by an actor in a leading role
George Clooney in "Michael Clayton"
Daniel Day-Lewis in "There Will Be Blood"
Johnny Depp in "Sweeney Todd The Demon Barber of Fleet Street"
Tommy Lee Jones in "In the Valley of Elah"
Viggo Mortensen in "Eastern Promises"

Performance by an actor in a supporting role
Casey Affleck in "The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford"
Javier Bardem in "No Country for Old Men"
Philip Seymour Hoffman in "Charlie Wilson's War"
Hal Holbrook in "Into the Wild"
Tom Wilkinson in "Michael Clayton"

Performance by an actress in a leading role
Cate Blanchett in "Elizabeth: The Golden Age"
Julie Christie in "Away from Her"
Marion Cotillard in "La Vie en Rose"
Laura Linney in "The Savages"
Ellen Page in "Juno"

Performance by an actress in a supporting role
Cate Blanchett in "I'm Not There"
Ruby Dee in "American Gangster"
Saoirse Ronan in "Atonement"
Amy Ryan in "Gone Baby Gone"
Tilda Swinton in "Michael Clayton"

Best animated feature film of the year
"Persepolis": Marjane Satrapi and Vincent Paronnaud
"Ratatouille": Brad Bird
"Surf's Up": Ash Brannon and Chris Buck

Achievement in art direction
"American Gangster": Art Direction: Arthur Max; Set Decoration: Beth A. Rubino
"Atonement": Art Direction: Sarah Greenwood; Set Decoration: Katie Spencer
"The Golden Compass": Art Direction: Dennis Gassner; Set Decoration: Anna Pinnock
"Sweeney Todd The Demon Barber of Fleet Street": Art Direction: Dante Ferretti; Set Decoration: Francesca Lo Schiavo
"There Will Be Blood": Art Direction: Jack Fisk; Set Decoration: Jim Erickson

Achievement in cinematography
"The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford": Roger Deakins
"Atonement": Seamus McGarvey
"The Diving Bell and the Butterfly": Janusz Kaminski
"No Country for Old Men": Roger Deakins
"There Will Be Blood": Robert Elswit

Achievement in costume design
"Across the Universe" Albert Wolsky
"Atonement" Jacqueline Durran
"Elizabeth: The Golden Age" Alexandra Byrne
"La Vie en Rose" Marit Allen
"Sweeney Todd The Demon Barber of Fleet Street" Colleen Atwood

Achievement in directing
"The Diving Bell and the Butterfly", Julian Schnabel
"Juno", Jason Reitman
"Michael Clayton", Tony Gilroy
"No Country for Old Men", Joel Coen and Ethan Coen
"There Will Be Blood", Paul Thomas Anderson

Best documentary feature
"No End in Sight"
"Operation Homecoming: Writing the Wartime Experience"
"Sicko"
"Taxi to the Dark Side"
"War/Dance"

Best documentary short subject
"Freeheld"
"La Corona (The Crown)"
"Salim Baba"
"Sari's Mother"

Achievement in film editing
"The Bourne Ultimatum": Christopher Rouse
"The Diving Bell and the Butterfly": Juliette Welfling
"Into the Wild": Jay Cassidy
"No Country for Old Men": Roderick Jaynes
"There Will Be Blood": Dylan Tichenor

Best foreign language film of the year
"Beaufort" Israel
"The Counterfeiters" Austria
"Katyn" Poland
"Mongol" Kazakhstan
"12" Russia

Achievement in makeup
"La Vie en Rose" Didier Lavergne and Jan Archibald
"Norbit" Rick Baker and Kazuhiro Tsuji
"Pirates of the Caribbean: At World's End" Ve Neill and Martin Samuel

Achievement in music (Original score)
"Atonement" Dario Marianelli
"The Kite Runner" Alberto Iglesias
"Michael Clayton" James Newton Howard
"Ratatouille" Michael Giacchino
"3:10 to Yuma" Marco Beltrami

Achievement in music (Original song)
"Falling Slowly" from "Once"
"Happy Working Song" from "Enchanted"
"Raise It Up" from "August Rush"
"So Close" from "Enchanted"
"That's How You Know" from "Enchanted"

Best motion picture of the year
"Atonement" (Focus Features)
"Juno" (Fox Searchlight)
"Michael Clayton" (Warner Bros.)
"No Country for Old Men" (Miramax and Paramount Vantage)
"There Will Be Blood" (Paramount Vantage and Miramax)

Best animated short film
"I Met the Walrus"
"Madame Tutli-Putli"
"Même Les Pigeons Vont au Paradis (Even Pigeons Go to Heaven)"
"My Love (Moya Lyubov)"
"Peter & the Wolf"

Best live action short film
"At Night"
"Il Supplente (The Substitute)"
"Le Mozart des Pickpockets (The Mozart of Pickpockets)"
"Tanghi Argentini"
"The Tonto Woman"

Achievement in sound editing
"The Bourne Ultimatum": Karen Baker Landers and Per Hallberg
"No Country for Old Men": Skip Lievsay
"Ratatouille": Randy Thom and Michael Silvers
"There Will Be Blood": Matthew Wood
"Transformers": Ethan Van der Ryn and Mike Hopkins

Achievement in sound mixing
"The Bourne Ultimatum" Scott Millan, David Parker and Kirk Francis
"No Country for Old Men" Skip Lievsay, Craig Berkey, Greg Orloff and Peter Kurland
"Ratatouille" Randy Thom, Michael Semanick and Doc Kane
"3:10 to Yuma" Paul Massey, David Giammarco and Jim Stuebe
"Transformers" Kevin O'Connell, Greg P. Russell and Peter J. Devlin

Achievement in visual effects
"The Golden Compass" Michael Fink, Bill Westenhofer, Ben Morris and Trevor Wood
"Pirates of the Caribbean: At World's End" John Knoll, Hal Hickel, Charles Gibson and John Frazier
"Transformers" Scott Farrar, Scott Benza, Russell Earl and John Frazier

Adapted screenplay
"Atonement" Screenplay by Christopher Hampton
"Away from Her" Written by Sarah Polley
"The Diving Bell and the Butterfly" Screenplay by Ronald Harwood
"No Country for Old Men" Written for the screen by Joel Coen & Ethan Coen
"There Will Be Blood" Written for the screen by Paul Thomas Anderson

Original screenplay
"Juno" Written by Diablo Cody
"Lars and the Real Girl" Written by Nancy Oliver
"Michael Clayton" Written by Tony Gilroy
"Ratatouille" Screenplay by Brad Bird; Story by Jan Pinkava, Jim Capobianco, Brad Bird
"The Savages" Written by Tamara Jenkins

19 febbraio 2008

Miss Potter

Ogni tanto mi chiedo quali motivi spingano un produttore, un regista e uno sceneggiatore a decidere la nascita di un film: sicuramente gli incassi, decisamente la notorietà, in parecchi casi il desiderio di affermare un'idea o un pensiero.
A questo punto, il quesito successivo è il seguente: gli artefici di una pellicola visionano davvero il loro prodotto prima che esca nelle sale o si limitano ad effettuare i soliti pre-screening con audience scelta a caso?
Dopo aver visto Miss Potter, mi sorge spontaneo il dubbio che occasionalmente le braccia e le menti di un film non solo non lo abbiano visionato prima della release, ma si siano semplicemente limitati a montare un insieme di fotogrammi con un vago senso logico.
Di conseguenza poco, anzi pochissimo, da dire: la storia di Beatrix Potter, la più innovatrice ed apprezzata scrittrice di favole per bambini, viene ridotta a un raccontino esile e ricolmo di melassa, con un'insopportabile Renée Zellweger (quante smorfie...) ad ammorbare lo schermo e una fastidiosa quanto fasulla aria fiabesca che finisce per irritare anche lo spettatore più paziente.
In due parole: lasciate perdere...

Becoming Jane

Jane Austen e i suoi (infelici) amori: abbastanza per interessare una platea perlomeno decorosa? Probabilmente no, se si rivolge un'occhiata ai magri incassi di questo biopic professionalmente confezionato ma privo di qualsiasi ombra di pathos nè di trasporto emotivo, sia per quanto riguarda il destino sentimentale della scrittrice, sia per lo scarso interesse verso le decisioni che hanno portato l'autrice di un grandissimo romanzo, "Orgoglio e pregiudizio", allo zitellaggio incallito. Una volta tanto, quindi, risultato al botteghino e pareri del pubblico vanno di pari passo.
Peccato, perchè la seconda parte della pellicola è quantomeno "gustosa", Anne Hathaway smette i panni della bambola di pezza e rivela un discreto talento, il resto del cast si libera del (prolungato) torpore dei primi quaranta minuti e la vicenda acquista tono.
Resta però l'impressione di un film quasi su commissione, un prodotto carino ma che probabilmente ha il difetto di voler piacere a tutti i costi.
In definitiva, si può perdere o eventualmente recuperare sul satellite (non in pay tv, mi raccomando!).

18 febbraio 2008

Into the Wild

Scrivere parole adeguate per una simile pellicola non è sempice, in quanto Into the Wild è prima di tutto il documento romanzato di una storia (vera) di fuga dal materialismo e dalle convenzioni, conclusasi in maniera beffardamente tragica.
Non è facile perchè la vicenda si dovrebbe affrontare con spirito strettamente cinematografico, ma risulta quasi impossibile non partecipare emotivamente alle scelte di questo Kerouac degli anni novanta, tal Christopher McCandless, che dopo la laurea decise di lasciarsi tutto (ma proprio tutto) alle spalle per perdersi nella Natura.
Sean Penn, sicuramente abile nel dirigere il giovane protagonista Emile Hirsch, adatta con fedeltà il romanzo omonimo di Jon Krakauer ed ottiene un risultato sicuramente convincente (anche se non memorabile), con qualche lungaggine di troppo (l'inutile scena dei turisti scandinavi, la didascalità nella vicenda degli hippie) e una partecipazione che sta abilmente a metà tra il sentimento e il gesto. Riuscendo così a fare quello che ai più sembrerebbe appunto davvero difficile: pensare a McCandless e alla sua decisione come ad un sincero ed elegiaco omaggio alla wilderness.
E dire che non è stato assolutamente agevole accaparrarsi i diritti di quest'opera, arrivati dopo quasi 10 anni dalla prima lettura del testo da parte di Penn, col consenso della famiglia McCandless. A quel punto il regista ha riscritto lo script, incontrato i conoscenti di Christopher, ottenuto i suoi diari e le lettere dalla sorella, prodotto il film e girato per otto mesi in condizioni che potremmo definire "al limite", durante i quali Emile Hirsch, per seguire l’evoluzione del ruolo, ha perso quasi venti chili.
Come già detto, ottimo il cast, sontuosa la fotografia di Eric Gautier e belle le musiche di Eddie Vedder. Peccato per l'eccessiva magniloquenza o l'occasionale ripetitività di alcune scene o situazioni, ma non credo che passerà (o rimarrà) inosservata la frase che McCandless (altruista, vulnerabile ed egocentrico anticonformista) scrive prima dell'oblio: "la felicità è reale solo quando condivisa". Pura essenza di presa di coscienza.
Sicuramente da vedere, senza fretta ma con sguardo attento e partecipe.

12 febbraio 2008

Orgoglio e pregiudizio

Innanzitutto chiedo scusa a me stesso per la recensione non sufficientemente esaustiva di Espiazione, autentico gioiellino del 2007, che concorre meritatamente agli Oscar 2008 con ben sette nomination.
In secondo luogo vorrei spendere due parole in più, contrariamente a quanto faccio abitualmente, per un regista, Joe Wright, autore della suddetta pellicola e del meraviglioso prodotto in oggetto: 35 anni, londinese, in precedenza director di alcuni corti e produzioni televisive. Non so chi abbia avuto il merito di scoprire questo talento, ma sono davvero lieto che ciò sia avvenuto, per giunta in tempi ragionevolmente brevi. Dedito all'analisi dell'espressione più che al mero significato delle parole, fanatico del piano-sequenza (sempre ben utilizzato, fatto più unico che raro nel panorama cinematografico mondiale), valorizzatore di interpreti (Keira Knightley, bravissima, e la rediviva Brenda Blethyn, monumentale), Joe Wright è il nome nuovo del movimento britannico della settima arte, già alle prese con la sua terza opera, The Soloist, che uscirà presumibilmente in autunno.
L'unica raccomandazione che mi sento di fare è quella di non perdere nessuno dei suoi prossimi film, sperando non incorra mai nell'immancabile passo falso...
Tornando a Orgoglio e pregiudizio in quanto film, sintetizzo il mio pensiero con l'aiuto di Rex Reed del New York Observer: "at a time when we seem to be inundated by one gruesome, depressing movie after another, it’s reassuring to see an elegant man’s pride and a stubborn woman’s prejudice reach the lushly realized assertion that love conquers all."
Così, senza aggiungere altro, mi sono sentito al termine di questa "esperienza": appagato, felice, con un sentore di irrazionale speranza verso il prossimo, e, forse, verso l'intero universo di celluloide.
D'altronde, è sufficiente leggere il commento di Andrew Sarris, ancora del New York Observer, per soppesare il mio giudizio e non giudicarlo eccessivo: "Dare I say that even Jane Austen herself would have delighted in the final triumph of Ms. Knightley’s quick-witted Elizabeth in this film? Yes, I do, and all the highbrow and middlebrow cinephobes of the world be damned." Esatto. Che tutti i recensori (o presunti tali) di bigini intrisi di ovvietà vadano al diavolo.
Il cinema infatti non ha esclusivamente bisogno di (forzate) originalità o drastiche innovazioni, ma semplicemente di qualità. E Orgoglio e pregiudizio è un inno alla perfezione stilistica e narrativa.
Il cast, come già anticipato, è in stato di grazia (oltre alle sopracitate attrici, menzione per Donald Sutherland, superbo, e per il compassato e fascinoso Matthew Macfadyen); la (misurata) sceneggiatura è un inappuntabile adattamento del celeberrimo romanzo della Austen; il supporto tecnico è decisamente all'altezza (anche se le musiche di Dario Marianelli, pur belle, non raggiungono le vette della partitura di Espiazione).
In conclusione, un film da recuperare a tutti i costi (è uscito due anni fa) e da vedere e rivedere: riconciliarsi in modo incondizionato con il cinema, a volte, è possibile.

06 febbraio 2008

La famiglia Savage

Ancora una volta (quasi) solo contro (quasi) tutti. Quei (quasi) tutti che mi avevano spinto alla visione di questo film con un forte senso d'attesa e anticipazione.
Invece, un'altra delusione.
La famiglia Savage, a mio avviso, è infatti un film non-film, un'esperienza che scivola via inosservata, un prodotto ben interpretato ma che rasenta la totale inconcludenza, cioè l'inutilità.
Ed è davvero un peccato, perchè il trio d'attori è davvero ispirato (Seymour Hoffman su tutti); ma la sceneggiatura della regista Tamara Jenkins è pretenziosa, superficiale e (purtroppo) davvero prevedibile.
Credo sia inutile citare la scarna trama, che poggia su alti temi (il rapporto fratello-sorella-padre anziano e malato) ma che perde più volte la strada per ritrovarsi in una soluzione diluita che sa davvero di poco.
Da recuperare in DVD, senza alcuna necessità di precipitarsi al cinema...

04 febbraio 2008

DGA e PGA

Non sono due strane malattie infettive, ma gli acronimi di Directors Guild of America e Producers Guild of America, che, avendo da poco assegnato i loro riconoscimenti 2008, non hanno fatto altro che decretare in sostanza il favoritissimo agli Oscar che verranno assegnati tra tre settimane: Non è un paese per vecchi (No Country for Old Men) dei fratelli Coen, che quest'anno si è appunto aggiudicato sia il DGA Award che il PGA Award. E ai prossimi WGA Awards (Writers Guild of America) potrebbe arrivare la tripletta...
Poco importa che il film agli ultimi Golden Globes sia stato poco considerato: ora Ethan e Joel Coen potrebbero finalmente conquistare le statuette più ambite dopo quella vinta nel 1997 con Fargo in qualità di sceneggiatori.
Il film uscirà in Italia il 22 febbraio: ovvio che si debba correre a vederlo...

03 febbraio 2008

Away from Her

Julie Christie.
Questo era l'unico motivo che mi spingeva a vedere questo film canadese uscito più di un anno e mezzo fa ma mai distribuito sia negli USA che in Europa.
Poi, quando l'attrice inglese ha iniziato a fare incetta di premi (essendo tuttora la favorita numero uno agli Academy Award in qualità di Miglior Attrice Protagonista), ho scoperto che la regia era di Sarah Polley, talentuosa attrice musa di Atom Egoyan. Motivo in più, quindi, per dedicargli una visione.
Ebbene, Christie (e cast) a parte, non sono rimasto folgorato.
Per nulla.
Il tema è quello dell'amore ai tempi dell'Alzheimer, e francamente la pur dotata Polley non dice assolutamente nulla di nuovo al riguardo.
L'impressione è infatti quella di un lussuoso tv-movie, molto ben interpretato (anche se non è facile immaginare Julie Christie recitare al di sotto dell'eccellenza), ma freddo e tutto sommato un po' troppo semplicistico nell'evolversi del plot.
Insomma, un prodotto trascinato dai riconoscimenti per la protagonista: si può vedere, ma si può anche tranquillamente perdere.