La solitudine. Uno stato, una condizione, un modo di essere o di scegliere di essere. Un male ma anche uno scudo. Se ne può parlare in modo ponderato, documentato, medico o, ancora, e meglio, ironico.Questa è appunto la via scelta dalla sceneggiatrice Nancy Oliver nel descrivere il "mal de vivre" di un tranquillo impiegato di provincia che, incapace di interagire fino alla mal sopportazione del contatto fisico, decide di assurgere al ruolo di fidanzata una ...bambola gonfiabile. Il tutto secondo i dettami del suo carattere quieto e un po' naïf, al punto che i famigliari e la cittadina tutta assecondano la strana "relazione" con risvolti inequivocabilmente esilaranti, seppur destabilizzanti e francamente spiazzanti.
In ogni caso, lode all'idea, allo sviluppo del plot e agli attori, assolutamente perfetti. Una menzione in particolare per Emily Mortimer, bravissima nel dipingere una cognata sinceramente preoccupata e una moglie devotissima e profondamente innamorata.
Dal sito FilmUp.com, ecco il giudizio dell'immancabile, e puntualissimo, Andrea D'Addio: "Il cambiamento del protagonista, il suo vivere un rapporto di plastica, avviene seguendo le tappe del tempo e non degli eventi e la sua rappresentazione, il suo cercare di farsi capire anche dallo spettatore, è rinchiuso in piccole scelte di regia, negli sguardi fugaci fatti alla collega di lavoro da dietro un pannello di cartongesso, da un dito posato su di un braccio capace di un brivido, da una stretta di mano in serata e da camice via via più colorate e dai quadrati più larghi. Non c’è la voglia di fare di Lars l’emblema della società e seppur si possa fare un parallelismo tra la sua difficoltà di vivere a contatto con gli altri e questo mondo sempre più ricco di telecomunicazioni, ma avaro di abbracci e baci che non siano virtuali, questo non sarebbe altro che piegare una storia ad un’analisi che partirebbe da ben altre basi. Quella qui raccontata è la storia di un uomo e della sua comunità, la vicenda di una persona che può essere di oggi come di ieri, un ventisettenne che ha avuto paura per molti anni della vita come tanti l’hanno avuta per tutta la propria esistenza."
Un sunto profondo e competente, che chiarisce in modo assolutamente cristallino la genialità di Lars and the Real Girl (questo il titolo originale), prodotto di nicchia da scoprire (o riscoprire) per più di una ragione.
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