24 febbraio 2008

Non è un paese per vecchi

A prescindere dal fatto che utilizzerei la follia omicida dello spietatissimo killer di questa pellicola contro le persone che credono di essere in salotto e durante la proiezione si permettono di commentare ogni cosa nei modi più beceri e rigorosamente ad alta voce, inizio questa mia recensione con le parole di Todd McCarthy di Variety: "A scorching blast of tense genre filmmaking shot through with rich veins of melancholy, down-home philosophy and dark, dark humor."
Insomma, niente di nuovo sul fronte dei fratelli Coen, ma in quest'occasione credo che Ethan e Joel abbiano davvero centrato il (quasi) capolavoro: sceneggiatura perfetta, attori in assoluto stato di grazia, cast tecnico superlativo e (stringatissima) colonna sonora del solito, bravissimo, Carter Burwell.
Di cosa parla? Beh, tutto ha inizio in Texas quando, durante una battuta di caccia, Llewellyn Moss (un sorprendentemente bravo Josh Brolin) trova in una zona desertica dei camioncini circondati da cadaveri. Su alcune di queste macchine scopre una partita di eroina, mentre in un’altra c’è una valigetta con ben due milioni di dollari. Sebbene sia una persona onesta, Moss decide di tenere i dollari per migliorare la sua vita e quella di sua moglie. Questa decisione innesta una reazione a catena e il protagonista si trova costretto a fuggire, inseguito da spacciatori messicani e da un misterioso serial killer (un incredibile Javier Bardem), che nemmeno lo sceriffo della contea, Bell (Tommy Lee Jones, stratosferico), riesce a fermare...
Evoluzione di Blood Simple e sublimazione di Fargo, Non è un paese per vecchi
"non si accontenta di ironizzare. Non basta infatti ai Coen mostrare quanto sono bravi a suscitare il riso dinanzi a un uomo che muore. Non è questo il loro scopo. Ciò che per loro conta è riuscire a mettere in rilievo anche solo una scintilla di umanità in un mondo che sembra governato dalla follia." (Giancarlo Zappoli, MyMovies.it)
Bruce Newman del San Jose Mercury News si spinge addirittura a dire che "working from a Cormac McCarthy novel that has the heedless, headlong force of an action movie screenplay, Joel and Ethan Coen have improved upon the original by giving it a visual lyricism to match McCarthy's verbal barrage."
Ed è proprio questa facilità ad adattare, integrare e migliorare la parola stampata che sorprende: i Coen sanno creare tensione allo stato puro dal nulla, in una conversazione che nasce per ingannare il tempo; ma è una tensione che non è mai fine a sé stessa, è frutto di un mondo "malato" dal quale si tenta (quasi invano) di uscire.
Candidato a otto premi Oscar, questa notte potrebbe facilmente vincerne almeno quattro: sacrosanto.
Da vedere. Ad ogni costo.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Film Meraviglioso! E' il film più bello visto quest'anno!