Innanzitutto chiedo scusa a me stesso per la recensione non sufficientemente esaustiva di Espiazione, autentico gioiellino del 2007, che concorre meritatamente agli Oscar 2008 con ben sette nomination.In secondo luogo vorrei spendere due parole in più, contrariamente a quanto faccio abitualmente, per un regista, Joe Wright, autore della suddetta pellicola e del meraviglioso prodotto in oggetto: 35 anni, londinese, in precedenza director di alcuni corti e produzioni televisive. Non so chi abbia avuto il merito di scoprire questo talento, ma sono davvero lieto che ciò sia avvenuto, per giunta in tempi ragionevolmente brevi. Dedito all'analisi dell'espressione più che al mero significato delle parole, fanatico del piano-sequenza (sempre ben utilizzato, fatto più unico che raro nel panorama cinematografico mondiale), valorizzatore di interpreti (Keira Knightley, bravissima, e la rediviva Brenda Blethyn, monumentale), Joe Wright è il nome nuovo del movimento britannico della settima arte, già alle prese con la sua terza opera, The Soloist, che uscirà presumibilmente in autunno.
L'unica raccomandazione che mi sento di fare è quella di non perdere nessuno dei suoi prossimi film, sperando non incorra mai nell'immancabile passo falso...
Tornando a Orgoglio e pregiudizio in quanto film, sintetizzo il mio pensiero con l'aiuto di Rex Reed del New York Observer: "at a time when we seem to be inundated by one gruesome, depressing movie after another, it’s reassuring to see an elegant man’s pride and a stubborn woman’s prejudice reach the lushly realized assertion that love conquers all."
Così, senza aggiungere altro, mi sono sentito al termine di questa "esperienza": appagato, felice, con un sentore di irrazionale speranza verso il prossimo, e, forse, verso l'intero universo di celluloide.
D'altronde, è sufficiente leggere il commento di Andrew Sarris, ancora del New York Observer, per soppesare il mio giudizio e non giudicarlo eccessivo: "Dare I say that even Jane Austen herself would have delighted in the final triumph of Ms. Knightley’s quick-witted Elizabeth in this film? Yes, I do, and all the highbrow and middlebrow cinephobes of the world be damned." Esatto. Che tutti i recensori (o presunti tali) di bigini intrisi di ovvietà vadano al diavolo.
Il cinema infatti non ha esclusivamente bisogno di (forzate) originalità o drastiche innovazioni, ma semplicemente di qualità. E Orgoglio e pregiudizio è un inno alla perfezione stilistica e narrativa.
Il cast, come già anticipato, è in stato di grazia (oltre alle sopracitate attrici, menzione per Donald Sutherland, superbo, e per il compassato e fascinoso Matthew Macfadyen); la (misurata) sceneggiatura è un inappuntabile adattamento del celeberrimo romanzo della Austen; il supporto tecnico è decisamente all'altezza (anche se le musiche di Dario Marianelli, pur belle, non raggiungono le vette della partitura di Espiazione).
In conclusione, un film da recuperare a tutti i costi (è uscito due anni fa) e da vedere e rivedere: riconciliarsi in modo incondizionato con il cinema, a volte, è possibile.
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