Rovistando nel calderone degli strombazzati ma assolutamente vacui prodotti generazionali, ho deciso di tentare la visione di quest'opera prima di Volfango De Biasi per un'unica ragione: la presenza dei due attori protagonisti, simpatici e sommariamente dotati di talento, Cristiana Capotondi e Nicolas Vaporidis.Alla fine, non ho avuto torto. Non dico di esser stato premiato con un film godibile, ma almeno ho potuto apprezzare le indubbie qualità recitative della Capotondi, credibile e decisamente accattivante.
Sospendo il mio giudizio, invece, su Vaporidis, troppo macchiettistico e teatrale.
Dovendo sintetizzare la mia personale opinione sulla pellicola, approfitto della recensione di Marzia Gandolfi dal sito MyMovies.it: "Come tu mi vuoi, neanche a dirlo ma è bene dirlo, conferma una standardizzazione drammaturgica e formale tesa ad agganciare e ad aggredire un pubblico di giovanissimi/e. A questo punto la critica può scegliere di porsi come ultimo anello di una catena di promozione e consenso o come ultimo baluardo (forse romantico e probabilmente snobistico) contro un cinema che parla a se stesso, blandendo e impigrendo. Poco credibile sul piano della denuncia che intenderebbe documentare (la noia e i vizi di una gioventù bruciata, lo squallido rituale della droga chic, la rappresentazione dei luoghi dei neo-ricchi spregiudicati), Come tu mi vuoi rimane una prova sfilacciata di una vicenda che si vorrebbe emblematica di una società opulenta ma viziata. L'opera prima di De Biasi cerca le ragioni della diversità mettendo in scena una ragazza bruttina che baratta la propria anima con una presunta accettazione. Il risultato è alla fine ambiguo e l'integrazione viene convertita in omologazione. Il guardare oltre le apparenze richiede un lungo e faticoso tirocinio a cui nessuno, in questo film, sembra davvero disposto."
In sostanza, lasciate perdere se avete più di diciotto anni e non volete ...sperimentare.
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