24 febbraio 2008

Il petroliere (There Will Be Blood)

Due ore e quarantacinque minuti di film sono un durissimo banco di prova anche per il cinefilo più accanito; se poi si tratta di un pamphlet a metà tra una biografia e un cineromanzo storico, si può giungere alla saturazione nell'arco di breve tempo.
Fortunatamente Il petroliere è uno di quei rari esempi in cui l'attenzione tiene (con qualche tentennamento) e il ritmo è sapientemente cadenzato dal chirurgico verificarsi degli avvenimenti chiave nei tempi giusti. Per carità, come già detto sono presenti alcune lungaggini, ma mi sento di affermare che nell'economia del film non siano solo giustificabili, bensì necessarie.
Stante questo iniziale parere, mi sembra doveroso riconoscere immediatamente il vero artefice di questo soddisfacente risultato: Daniel Day-Lewis.
L'attore britannico, da sempre su standard elevatissimi, entra definitivamente nell'Olimpo della recitazione interpretando in modo virilmente eccezionale un potente cercatore di petrolio dei primi del '900, roso e consumato dall'ambizione e sempre più ingobbito e curvo man mano che la sua fortissima determinazione lascia spazio alla più bieca crudeltà.
Se durante la notte vincerà il suo secondo Oscar (dopo Il mio piede sinistro), non potremo far altro che inchinarci di fronte al suo cristallino talento ed applaudire.
Bravissimi i comprimari e decisamente all'altezza il cast tecnico, su cui svettano le magnifiche scenografie di Jack Fisk.
Spiazzante e splendida la colonna sonora di Jonny Greenwood dei Radiohead, che riprende le sonorità del geniale compositore estone Arvo Paert: in più punti si sostituisce alle parole diventando personaggio integrante di una pellicola non perfetta, ma assolutamente da non perdere.

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