31 luglio 2007

Il sipario si chiude per tre miti

Sono giorni decisamente mesti per il mondo di celluloide.
Nello spazio di pochi infausti giorni ci hanno infatti lasciato tre nomi che non meritano alcuna presentazione: l'incommensurabile Ingmar Bergman, l'eterno Michelangelo Antonioni e l'indimenticabile Michel Serrault.
Non credo sia il caso di aggiungere altro: per ricordarli come meritano, non resta altro che rispolverare i loro capolavori, girati e interpretati.

18 luglio 2007

Harry Potter e l'ordine della fenice

Ci risiamo.
Dopo uno splendido terzo capitolo ed un più che onorevole quarto adattamento, ecco ripiombare la saga del maghetto più famoso del mondo nel descrittivo, nell'ovvio e nel più insipido anonimato.
David Yates, sconosciuto director anglosassone, commette gli stessi errori del più collaudato Chris Columbus, regista dei primi due film, trasformando il quinto libro in un'accozzaglia di personaggi senza nerbo e di situazioni ripetitive e francamente puerili. Insomma, torna a fare il bravo e diligente traspositore d'immagini, sfrondando e tagliuzzando dettagli "scomodi" e ritraendo esclusivamente ciò che di più biecamente politically correct si poteva ipotizzare.
Il risultato, come già detto, è un prodotto che si lascia vedere (a stento), ma che non trasmette alcuna emozione, se non ai più piccoli, che altro non aspettano se non di vedere Harry, Ron e Hermione in carne ed ossa per un'altra avventura.
Svogliati anche gli attori, Daniel Radcliffe in testa, che non riescono mai ad essere coinvolgenti, e assolutamente di routine il supporto tecnico.
La speranza, a questo punto, è che per i capitoli conclusivi non ci si limiti a trasporre, ma si provi, nuovamente, ad interpretare.
Delusione.

01 luglio 2007

Il velo dipinto

Ogni tanto è rigenerante gustarsi una pellicola concepita senza alcun desiderio di stupire o entusiasmare, ma realizzata con il solo intento di trasporre in maniera fedele un (bel) romanzo del 1925 di uno degli autori più amati dal cinema d'ogni tempo, William Somerset Maugham.
Dalla sua penna sono infatti stati adattati diversi capolavori di celluloide interpretati dalle più grandi star di tutte le epoche: Gloria Swanson, Joan Crawford, Greta Garbo, Bette Davis, Tyrone Power, e, in tempi più recenti, Sean Penn e Annette Bening.
In ultimis, ecco la seconda versione de Il velo dipinto (dopo quella del 1934), struggente spaccato sulla natura dell'amore sullo sfondo della Cina antimperialista degli anni venti.
Il film di John Curran è ben diretto, splendidamente recitato, solidamente supportato da un cast tecnico di prim'ordine (originale e volutamente patinata la fotografia di Stuart Dryburgh) ed adattato con sapiente misura ed intelligenza da Ron Nyswaner.
Come appena detto, bravissimi gli interpreti Naomi Watts ed Edward Norton, autentico perno di tutta la prima parte del film, che si scatenano nella seconda dando vita ad alcune scene di rarà intensità emotiva, soprattutto per la veridicità con cui rendono la netta trasfigurazione psicofisica dei protagonisti.
Sulla trama è meglio non dire nulla: l'ideale sarebbe leggersi il libro e poi godersi questa bella messinscena. Basti sapere che, come già detto, l'Amore è il perno, il fulcro, il motore di questa storia: appassionata, sincera e disperata.

25 giugno 2007

Blood Diamond

Il plot, prima di tutto: Solomon Vandy (Djimon Hounsou), un uomo che è disposto a tutto pur di ritrovare suo figlio, scopre fortuitamente un raro diamante rosa che farà intrecciare il suo destino con quello di un cinico ex mercenario dello Zimbabwe, Danny Archer (Leonardo DiCaprio), che vede nel possesso di quella pietra l'occasione per riscattare tutta una vita e lasciare per sempre un paese (la Sierra Leone) e un tragico passato che lo ha visto complice nel sanguinario ciclo di corruzione e violenza.
Solido prodotto semi-hollywoodiano ben costruito e ancor meglio recitato, Blood Diamond è un film gradevole, senza fronzoli, necessariamente violento (soprattutto nella prima parte) e di grande impatto emotivo, anche se gli ultimi 40 minuti scivolano verso un finale telefonato e le situazioni si susseguono forse un po' troppo meccanicamente.
Resta il fatto che gli ottimi attori (strepitoso Hounsou) contribuiscono ad elevare ben al di sopra della media una pellicola che altrimenti non avrebbe sicuramente superato il limite del buon film d'azione con paesaggi africani cartolineschi a far da cornice.
Bravi anche gli attori provenienti dalla Mecca del cinema: DiCaprio si lascia definitivamente alle spalle l'abusato ruolo di idolo delle teenager originando un personaggio senza scrupoli e valori morali di alcun genere, mentre Jennifer Connelly non ricopre semplicemente la parte di sparring partner di coppia, ma tratteggia in maniera impeccabile un'accanita giornalista alla caccia di forti emozioni professionali.
Ottimo il cast tecnico, anche se le musiche e la fotografia sono un po' accademiche.
Un film che non si deve vedere a tutti i costi ma che, a conti fatti, è un peccato perdere.

18 giugno 2007

I figli degli uomini

Per cercare di comprendere questo particolarissimo film, mi faccio aiutare nell'incipit dall'immancabile Andrea D'Addio di FilmUp.com: "...siamo nel 2027 e il grande problema di tutto il pianeta è l'infertilità degli umani. Non si riescono a fare bambini, il più giovane è appena morto ed aveva già 18 anni. Ogni nazione cerca di salvaguardare i propri territori, le frontiere sono ipercontrollate e gli immigrati irregolari trattati alla stregua degli ultimi dei criminali. A Londra l'ex attivista e ormai triste burocrate Theo (Clive Owen) si trova però tra le mani la possibilità di dare nuova speranza all'intera umanità: una profuga con cui entra accidentalmente in contatto infatti è incinta…"
Una sorta di Apocalisse infanticida, quindi.
E la domanda che sorge spontanea, che è anche l'unico -pesante- neo del film è la seguente: ne avevamo bisogno? Era davvero necessario adattare l'omonimo romanzo della scrittrice inglese P.D. James, scritto peraltro quando l'autrice aveva 72 anni?
Personalmente, ritengo di no. Ma queste sono riflessioni che vanno al di là dell'esclusivo ambito cinematografico, pertanto mi limiterò al mero aspetto legato al lato "artistico" della pellicola, tralasciando le motivazioni che possono aver portato il bravissimo Alfonso Cuarón (suoi lo strepitoso Y tu mamá también e il terzo splendido capitolo della saga di Harry Potter) a girare un film così scomodo, duro e disturbante.
Come già anticipato, la regia è assolutamente di prim'ordine, nobilitata da una maestria non comune nell'utilizzo dei piani-sequenza (mozzafiato le scene dell'assalto nel bosco e dell'incursione dei militari nel campo profughi); la fotografia (di uno strepitoso Emmanuel Lubezki, scandalosamente scippato dell'Oscar) e le scenografie sono così aderenti al tema trattato da traformare Londra in una metropoli da incubo; le musiche, vagamente liriche, contribuiscono a rendere quasi poetiche alcune scene ad alto contenuto di pathos.
E gli attori? Tutti bravi, molto bravi, eccezion fatta per un Michael Caine troppo desideroso di sfondare in qualità di ex-hippie.
In ultimis, l'ineccepibile sceneggiatura, precisa e tagliente come un coltello ben affilato, che entra facile nel labile involucro dell'anima.
Una grande pellicola, pertanto, ma il tarlo del dubbio continua a rodermi: perchè un simile prodotto? Siamo davvero così disperati?

Spider-Man 3

Bistrattato dalla critica d'oltreoceano e snobbato anche dagli esperti di casa nostra, il terzo capitolo dell'uomo aracnide non eccelle sicuramente per ritmo (fiacco), dialoghi (banali) e recitazione (incolore, tranne James Franco alias New Goblin), ma si lascia comunque vedere per fluidità e consecutio temporum, oltre che per i sontuosi effetti visivi, dozzinali ma riusciti.
Più infantile e meno introspettivo del secondo capitolo, il film diverte soprattutto per l'alternarsi di situazioni ad alto contenuto adrenalinico con frammenti posati e di (blanda) riflessione sui valori morali dell'umanità, ed è forse il più "raimiano" dei tre.
Qualcosa sul cast: Maguire, la Dunst e Topher Grace (un incolore Venom) sono imbarazzanti per inespressività e svogliatezza, Haden Church (l'uomo di sabbia) se la cavicchia appena, mentre, come già detto, James Franco dimostra di non avere dalla sua solamente l'avvenenza fisica.
E qualcosa anche sul cast tecnico: le musiche di Christopher Young riprendono pedissequamente il bel tema originale di Danny Elfman, la fotografia e le scenografie risultano asetticamente perfette.
Insomma, forse meglio del secondo, ma decisamente lontano dalla prima pellicola.
Consigliato ai soli appassionati del fumetto e dello stile "un po' così" del regista.

14 giugno 2007

David di Donatello 2007: i vincitori


Tutto più o meno - e fortunatamente - secondo previsione.
La sconosciuta, splendido, durissimo noir di Giuseppe Tornatore, trionfa con i due riconoscimenti più prestigiosi (film e regia), a cui si aggiungono le vittorie di Ksenia Rappoport in qualità di Migliore Attrice (sacrosanto), Ennio Morricone per le musiche (sacrosanto bis) e Fabio Zamarion per la fotografia (sacrosanto ter).
Anche Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti porta a casa cinque statuette (da segnalare la sceneggiatura e l'attore protagonista, un bravissimo Elio Germano), ma non quella per Riccardo Scamarcio, sopravvalutato ed altezzoso attorucolo idolo delle teenager di casa nostra (e di certa critica non meglio precisata).
Un pizzico di delusione per Nuovomondo di Emanuele Crialese, fermatosi a quota tre, che si è aggiudicato i David per i costumi, le scenografie e gli effetti speciali.
Ottimo risultato invece per L'aria salata, piccolo film dell'esordiente Alessandro Angelini, capace di vincere due significativi premi quali l'attore non protagonista e la produzione.
Meritato il riconoscimento a Kim Rossi Stuart come Miglior Regista Esordiente e giuste vittorie de Le vite degli altri e Babel in qualità di Miglior Film UE e Miglior Film Straniero.
Unica nota di disappunto la necessità di premiare ex-aequo l'attrice non protagonista (la Angiolini per Saturno Contro e la Finocchiaro per Mio fratello è figlio unico): scegliere di non scegliere non è mai un vanto per una giuria.

Di seguito i vincitori delle categorie principali.

MIGLIOR FILM
"ANCHE LIBERO VA BENE"
RAICinema, Carlo Degli Esposti, Giorgio Magliulo, Andrea Costantini
"CENTOCHIODI"
Luigi Musini, Roberto Cicutto per CinemaUndici e RAICinema
"MIO FRATELLO E’ FIGLIO UNICO"
Cattleya
"NUOVOMONDO"
Fabrizio Mosca per Titti Film
"LA SCONOSCIUTA"
Medusa Film


MIGLIOR REGISTA
Marco BELLOCCHIO "Il regista di matrimoni"
Emanuele CRIALESE "Nuovomondo"
Daniele LUCHETTI "Mio fratello è figlio unico"
Ermanno OLMI "Centochiodi"
Giuseppe TORNATORE "La sconosciuta"

MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE
Francesco AMATO "Ma che ci faccio qui!"
Alessandro ANGELINI "L’aria salata"
Giambattista AVELLINO, FICARRA e PICONE "Il 7 e l’8"
Davide MARENGO "Notturno Bus"
Kim ROSSI STUART "Anche libero va bene"

MIGLIORE SCENEGGIATURA
L. FERRI, F. STARNONE, F. GIAMMUSSO, K. ROSSI STUART
"Anche libero va bene"
Ermanno OLMI "Centochiodi"
S. PETRAGLIA, S. RULLI, D. LUCHETTI "Mio fratello è figlio unico"
Emanuele CRIALESE "Nuovomondo"
Giuseppe TORNATORE "La sconosciuta"

MIGLIOR PRODUTTORE
Donatella BOTTI "L’aria salata"
Luigi MUSINI, Roberto CICUTTO "Centochiodi"
Cattleya "Mio fratello è figlio unico"
Fabrizio MOSCA "Nuovomondo"
Medusa Film "La sconosciuta"

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Margherita BUY "Saturno contro"
Donatella FINOCCHIARO "Il regista di matrimoni"
Giovanna MEZZOGIORNO "Lezioni di volo"
Laura MORANTE "Liscio"
Ksenia RAPPOPORT "La sconosciuta"

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Vincenzo AMATO "Nuovomondo"
Elio GERMANO "Mio fratello è figlio unico"
Michele PLACIDO "La sconosciuta"
Giacomo RIZZO "L’amico di famiglia"
Kim ROSSI STUART "Anche libero va bene"

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Ambra ANGIOLINI "Saturno contro"
Michela CESCON "L’aria salata"
Angela FINOCCHIARO "Mio fratello è figlio unico"
Sabrina IMPACCIATORE "N – Io e Napoleone"
Francesca NERI "La cena per farli conoscere"

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Giorgio COLANGELI "L’aria salata"
Ninetto DAVOLI "Uno su due"
Ennio FANTASTICHINI "Saturno contro"
Valerio MASTANDREA "N – Io e Napoleone"
Riccardo SCAMARCIO "Mio fratello è figlio unico"

MIGLIOR DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA
Luca BIGAZZI "L’amico di famiglia"
Agnés GODARD "Nuovomondo"
Fabio OLMI "Centochiodi"
Alessandro PESCI "N – Io e Napoleone"
Fabio ZAMARION "La sconosciuta"

MIGLIOR MUSICISTA
Ennio MORRICONE "La sconosciuta"
NEFFA (Giovanni Pellino) "Saturno contro"
Franco PIERSANTI "Mio fratello è figlio unico"
Teho TEARDO "L’amico di famiglia"
Fabio VACCHI "Centochiodi"

MIGLIORE SCENOGRAFO
Carlos CONTI "Nuovomondo"

Andrea CRISANTI "La masseria delle allodole"
Francesco FRIGERI "N – Io e Napoleone"
Giuseppe PIRROTTA "Centochiodi"
Tonino ZERA"La sconosciuta"

MIGLIORE COSTUMISTA
Maria Rita BARBERA "Mio fratello è figlio unico"
Nicoletta ERCOLE "La sconosciuta"
Maurizio MILLENOTTI "N – Io e Napoleone"
Lina NERLI TAVIANI "La masseria delle allodole"
Mariano TUFANO "Nuovomondo"

MIGLIOR MONTATORE
Francesca CALVELLI "Il regista di matrimoni"
Mirco GARRONE "Mio fratello è figlio unico"
Patrizio MARONE "Saturno contro"
Maryline MONTHIEUX "Nuovomondo"
Massimo QUAGLIA "La sconosciuta"

MIGLIOR FONICO DI PRESA DIRETTA
Marco GRILLO "Saturno contro"
Mario IAQUONE "Anche libero va bene"
Pierre-Yves LAVOUE "Nuovomondo"
Gilberto MARTINELLI "La sconosciuta"
Bruno PUPPARO "Mio fratello è figlio unico"

MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA
"NOTES ON A SCANDAL" di Richard Eyre
"MON MEILLEUR AMI" di Patrice Leconte
"THE QUEEN" di Stephen Frears
"DAS LEBEN DER ANDEREN" di Florian Henckel von Donnersmarck
"VOLVER" di Pedro Almodovar

MIGLIOR FILM STRANIERO
"BABEL" di Alejandro Gonzalez Inarritu
"THE DEPARTED" di Martin Scorsese
"LETTERS FROM IWO JIMA" di Clint Eastwood
"LITTLE MISS SUNSHINE" di Jonathan Dayton e Valerie Faris
"THE PURSUIT OF HAPPYNESS" di Gabriele Muccino

24 maggio 2007

Zodiac

A questo punto lo posso dire: David Fincher non è il mio regista.
Dopo i sopravvalutati Se7en e Fight Club, l'ex-regista di videoclip conferma, a cinque anni di distanza dal debolissimo Panic Room, di non avere il giusto appeal per il mio palato.
So benissimo che con queste affermazioni vado totalmente controcorrente, ma non posso far altro che rimarcare l'ennesima delusione dopo la visione di Zodiac.
E dire che Fincher aveva iniziato benissimo, firmando il tetro, riuscito ed incompreso terzo capitolo della saga di Alien.
Poi, la suddetta serie di film, che continua a non porre la parola "fine" al mio disappunto.
Zodiac è infatti un film sicuramente ben recitato (ottimi Gyllenhaal e Ruffalo, bravo Edwards), splendidamente messo in scena (costumi, scenografie, fotografia, location e trucco sono perfetti), ma che scivola via in un autocompiacimento piuttosto fastidioso man mano che il film procede verso un finale senza alcuna verve.
Lo script sembra infatti concepito più per un serial (o un tv show) che per una pellicola, e il risultato ne risente pesantemente, soprattutto nel secondo tempo. Complice il montaggio, rivisto più volte, e la durata, eccessiva e ingiustificabile (due ore e quaranta).
Tornando a Fincher, credo di aver raggiunto la conclusione che i suoi film, a mio avviso, sono pervasi da una spocchia e da un perfezionismo a stento tollerabili, e che sostanzialmente la forma prevalga sul contenuto.
In conclusione, un film da non evitare, ma sicuramente da non considerare come l'ennesimo "gioiellino" firmato da un cineasta un po' troppo innamorato del proprio ego.

23 maggio 2007

La vie en rose (La Môme)

"Non! Rien de rien... Non! Je ne regrette rien... Ni le bien qu'on m'a fait, ni le mal tout ça m'est bien égal! Non! Rien de rien... Non! Je ne regrette rien... C'est payé, balayé, oublié! Je me fous du passé!"
Con le parole di questa celeberrima canzone, emblema di una vita vissuta più che pericolosamente, si chiude La vie en rose, biopic struggente e francamente spietato di una delle più caratteristiche voci del secolo scorso, Édith Giovanna Gassion, meglio nota come Édith Piaf ("passerotto" nell'argot di Parigi).
Minata fin da piccola da una salute a dir poco cagionevole, condizionata da un'infanzia passata tra bordelli e saltimbanchi, segnata da una vita di eccessi e perseguitata da una dose di sfortuna capace di far diventare scaramantico anche l'ultimo degli illuministi, Édith è morta a a soli 48 anni (ma ne dimostrava 65) a causa di una broncopolmonite (o un cancro?).
Non privo di difetti, il film, che comunque non scade quasi mai nel retorico o nel ricattatorio, delinea in maniera fin troppo angosciante (il finale è un'autentica discesa agli inferi) le sventure della minuta cantante, ma non disdegna di dipingere con tratti di autentica poesia i momenti più felici o significativi della sua vita: la scena in cui il regista Dahan e la co-sceneggiatrice Sobelman hanno scelto di non far sentire la voce della protagonista proprio nel momento in cui si esibisce per la prima volta con un grande pubblico, sostituendola con un sottofondo stile carillon, è la più bella della pellicola.
Assolutamente strabiliante, per caratterizzazione e autenticità, la recitazione di Marion Cotillard, che si imbruttisce, incupisce, ingobbisce ed estrania fin quasi a non esser più riconoscibile come tale bensì come alter ego della Piaf stessa; se il film sarà saggiamente distribuito negli Stati Uniti, intravedo per lei una sacrosanta nomination ai prossimi Oscar.
Chiudo con una sintetica ma chiarissima analisi di Andrea D'Addio dal sito FilmUp.com: "Un film bello, ricco di trovate registiche interessanti, che evita di fare un'apologia (data l'importanza della Piaf in Francia era possibile cadere nella trappola), ma dando una precisa idea della donna che si celava dietro quella voce così ricca. Stona giusto un poco la scelta di fare vedere la morte della figlia solo a fine film, quando è chiaro che si è trattato di un evento che ha segnato ogni attimo della vita futura della Piaf, compresa la storia d'amore con il pugile Marcel Cerdan."
Da non perdere.

09 maggio 2007

Le candidature ai David di Donatello 2007

Ieri in Campidoglio sono state annunciate le nomination ai David di Donatello 2007, maggior riconoscimento cinematografico italiano, giunto alla 51ma edizione.
Con mia enorme soddisfazione La sconosciuta è stato il film che ha ottenuto più candidature (12), seguito da Nuovomondo e dalla sorpresa Mio fratello è figlio unico con 11.
Poche le sorprese, e sacrosante le esclusioni pressochè totali del secondo capitolo di Notte prima degli esami e Manuale d'amore.
I riconoscimenti verranno consegnati il 14 giugno al Gran Teatro di Tor di Quinto a Roma.
Di seguito le candidature delle principali categorie.

MIGLIOR FILM
"ANCHE LIBERO VA BENE"
RAICinema, Carlo Degli Esposti, Giorgio Magliulo, Andrea Costantini
"CENTOCHIODI"
Luigi Musini, Roberto Cicutto per CinemaUndici e RAICinema
"MIO FRATELLO E’ FIGLIO UNICO"
Cattleya
"NUOVOMONDO"
Fabrizio Mosca per Titti Film
"LA SCONOSCIUTA"
Medusa Film

MIGLIOR REGISTA
Marco BELLOCCHIO "Il regista di matrimoni"
Emanuele CRIALESE "Nuovomondo"
Daniele LUCHETTI "Mio fratello è figlio unico"
Ermanno OLMI "Centochiodi"
Giuseppe TORNATORE "La sconosciuta"

MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE
Francesco AMATO "Ma che ci faccio qui!"
Alessandro ANGELINI "L’aria salata"
Giambattista AVELLINO, FICARRA e PICONE "Il 7 e l’8"
Davide MARENGO "Notturno Bus"
Kim ROSSI STUART "Anche libero va bene"

MIGLIORE SCENEGGIATURA
L. FERRI, F. STARNONE, F. GIAMMUSSO, K. ROSSI STUART
"Anche libero va bene"
Ermanno OLMI "Centochiodi"
S. PETRAGLIA, S. RULLI, D. LUCHETTI "Mio fratello è figlio unico"
Emanuele CRIALESE "Nuovomondo"
Giuseppe TORNATORE "La sconosciuta"

MIGLIOR PRODUTTORE
Donatella BOTTI "L’aria salata"
Luigi MUSINI, Roberto CICUTTO "Centochiodi"
Cattleya "Mio fratello è figlio unico"
Fabrizio MOSCA "Nuovomondo"
Medusa Film "La sconosciuta"

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Margherita BUY "Saturno contro"
Donatella FINOCCHIARO "Il regista di matrimoni"
Giovanna MEZZOGIORNO "Lezioni di volo"
Laura MORANTE "Liscio"
Ksenia RAPPOPORT "La sconosciuta"

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Vincenzo AMATO "Nuovomondo"
Elio GERMANO "Mio fratello è figlio unico"
Michele PLACIDO "La sconosciuta"
Giacomo RIZZO "L’amico di famiglia"
Kim ROSSI STUART "Anche libero va bene"

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Ambra ANGIOLINI "Saturno contro"
Michela CESCON "L’aria salata"
Angela FINOCCHIARO "Mio fratello è figlio unico"
Sabrina IMPACCIATORE "N – Io e Napoleone"
Francesca NERI "La cena per farli conoscere"

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Giorgio COLANGELI "L’aria salata"
Ninetto DAVOLI "Uno su due"
Ennio FANTASTICHINI "Saturno contro"
Valerio MASTANDREA "N – Io e Napoleone"
Riccardo SCAMARCIO "Mio fratello è figlio unico"

MIGLIOR DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA
Luca BIGAZZI "L’amico di famiglia"
Agnés GODARD "Nuovomondo"
Fabio OLMI "Centochiodi"
Alessandro PESCI "N – Io e Napoleone"
Fabio ZAMARION "La sconosciuta"

MIGLIOR MUSICISTA
Ennio MORRICONE "La sconosciuta"
NEFFA (Giovanni Pellino) "Saturno contro"
Franco PIERSANTI "Mio fratello è figlio unico"
Teho TEARDO "L’amico di famiglia"
Fabio VACCHI "Centochiodi"

MIGLIORE SCENOGRAFO
Carlos CONTI "Nuovomondo"
Andrea CRISANTI "La masseria delle allodole"
Francesco FRIGERI "N – Io e Napoleone"
Giuseppe PIRROTTA "Centochiodi"
Tonino ZERA"La sconosciuta"

MIGLIORE COSTUMISTA
Maria Rita BARBERA "Mio fratello è figlio unico"
Nicoletta ERCOLE "La sconosciuta"
Maurizio MILLENOTTI "N – Io e Napoleone"
Lina NERLI TAVIANI "La masseria delle allodole"
Mariano TUFANO "Nuovomondo"

MIGLIOR MONTATORE
Francesca CALVELLI "Il regista di matrimoni"
Mirco GARRONE "Mio fratello è figlio unico"
Patrizio MARONE "Saturno contro"
Maryline MONTHIEUX "Nuovomondo"
Massimo QUAGLIA "La sconosciuta"

MIGLIOR FONICO DI PRESA DIRETTA
Marco GRILLO "Saturno contro"
Mario IAQUONE "Anche libero va bene"
Pierre-Yves LAVOUE "Nuovomondo"
Gilberto MARTINELLI "La sconosciuta"
Bruno PUPPARO "Mio fratello è figlio unico"

MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA
"NOTES ON A SCANDAL" di Richard Eyre
"MON MEILLEUR AMI" di Patrice Leconte
"THE QUEEN" di Stephen Frears
"DAS LEBEN DER ANDEREN" di Florian Henckel von Donnersmarck
"VOLVER" di Pedro Almodovar

MIGLIOR FILM STRANIERO
"BABEL" di Alejandro Gonzalez Inarritu
"THE DEPARTED" di Martin Scorsese
"LETTERS FROM IWO JIMA" di Clint Eastwood
"LITTLE MISS SUNSHINE" di Jonathan Dayton e Valerie Faris
"THE PURSUIT OF HAPPYNESS" di Gabriele Muccino

01 maggio 2007

Maggio al cinema

In ordine di uscita, cinque consigli che esulano dalle solite produzioni sempre più fracassone e sempre meno vicine al concetto di cinema come settima arte.

4 maggio
LA VIE EN ROSE (LA MÔME)
Regia di Olivier Dahan
Con Marion Cotillard, Sylvie Testud
Trama: la vita della straordinaria cantante transalpina Edith Piaf e le difficoltà che ha incontrato sin da bambina, quando fu costretta a crescere nel bordello gestito dalla nonna paterna. Scoperta dal proprietario di un night, ben presto la sua voce e le sue canzoni la resero famosa da una parte all'altra dell'oceano Atlantico...

11 maggio
LE VERITÀ NEGATE (IRRESISTIBLE)
Regia di Ann Turner
Con Susan Sarandon, Sam Neill, Emily Blunt
Trama: Sophie é convinta che la giovane e bella collega del marito stia cercando non solo di conquistarlo, ma anche di impossessarsi della sua vita. Sono solo ossessioni come crede la gente che sta intorno a Sophie, oppure dietro tutto quello che sta accadendo si nasconde qualcosa che neanche Sophie avrebbe potuto mai immaginare?

18 maggio
ZODIAC (Id.)
Regia di David Fincher
Con Jake Gyllenhaal, Robert Downey Jr., Mark Ruffalo
Trama: è la storia di un pericoloso serial killer, soprannominato Zodiac, che terrorizzò San Francisco negli anni '60, con una serie di crudeli omicidi e la cui identità rimane ancora ignota.

25 maggio
BREAKFAST ON PLUTO (Id.)
Regia di Neil Jordan
Con Cillian Murphy, Liam Neeson
Trama: Patrick é un ragazzo irlandese, abbandonato dalla madre, che cresce in una famiglia adottiva. Ben presto scopre le sue preferenze verso i trucchi ed i vestiti della sorella maggiore e crescendo si troverà sempre più in disaccordo con le autorità e gli abitanti della cittadina confinante con l'Irlanda del Nord, che reputa esageratamente bigotta, decidendo di trasferirsi nella più libera e permissiva Londra.

THE HISTORY BOYS (Id.)
Regia di Nicholas Hytner
Con Richard Griffiths, Samuel Anderson
Trama: Alcuni alunni particolarmente dotati e molto affascinanti fanno parte di una classe molto affiatata ma estremamente indisciplinata...

23 aprile 2007

Le vite degli altri

Circa un anno fa, Le vite degli altri sbancò i Deutscher Filmpreis (gli Oscar tedeschi) aggiudicandosi sette riconoscimenti su undici candidature. Essendo una kermesse di stampo nazionale, il fatto non ebbe alcun tipo di eco sulla scena europea e tantomeno mondiale.
A dicembre la pellicola vinse, non proprio da favorita, l'European Film Award come miglior film, aggiudicandosi altri due award su un totale di sei nomination. Dato che il suddetto premio non ha ancora alcun credito nell'ambiente cinematografico, la vittoria passò del tutto inosservata.
Due mesi fa, tra sguardi attoniti di sorpresa, l'opera prima di Florian Henckel von Donnersmarck vinse l'Oscar come Miglior Film Straniero e conquistò finalmente l'attenzione degli addetti ai lavori, o perlomeno di quelli che non si erano ancora disturbati a considerare questo film degno di attenzione.
34 premi vinti su un totale di 44 possibili (non sto ad elencare l'incredibile serie di festival cinematografici in cui il film ha trionfato).
Cifre impressionanti. Per un film davvero impressionante.
Diretto, come già detto, dal talentuoso regista di Colonia (ma da genitori fuggiti dalla Germania Est), il film è sostanzialmente uno sguardo realistico e un po' rétro alla DDR pochi anni prima della caduta del muro di Berlino. Il tutto attraverso gli occhi di un agente della Stasi (la terribile polizia segreta del regime socialista) che vedrà vacillare il proprio credo politico e sociale in occasione di un compito apparentemente di routine: tenere sotto controllo (con microfoni e telecamere) la vita di una coppia di artisti.
Trama d'altri tempi, verrebbe da pensare, ed in effetti il film, ben costruito e molto ben recitato, ricorda piuttosto da vicino le pellicole "vecchio stile" che ormai non vengono più realizzate da almeno una ventina d'anni. L'incedere, senza fronzoli, è infatti assolutamente consequenziale e lo script non si preoccupa minimamente dell'effetto sorpresa (alcuni sviluppi risultano addirittura prevedibili), quanto del modo di descrivere i fatti con accurata precisione e misurata partecipazione.
Attori e regia (un po' scolastica, ma davvero efficace) fanno il resto.
Qualche parola di Andrea D'Addio dal sito FilmUP.com: "...Un film profondo, intenso, importante tanto a livello storico quanto artistico, che si avvale delle grandi performance del terzetto di protagonisti. Su tutti Ulrich Mühe: intenso, duro e al contempo fragile nel suo lento cambiamento. La sua seconda moglie fu, al tempo, una collaboratrice della Stasi. In Germania, alla presentazione del film, gli hanno chiesto come si fosse preparato per il suo personaggio. La sua risposta è stata: 'Ho semplicemente ricordato'".
C'è bisogno di aggiungere altro?

16 aprile 2007

La sconosciuta

Senza indugio, lo scarno plot: in una Trieste mascherata da cittadina veneta giunge Irena, una giovane donna ucraina che, in breve tempo, trova un appartamento in cui vivere e un lavoro come domestica in una famiglia benestante. La "sconosciuta" vive segretamente con fantasmi e incubi del passato di cui teme l'improvviso ritorno. Ciò, però, non la distoglierà dall'obiettivo ultimo di riprendersi la propria vita...
E non serve sapere altro, in modo da godersi appieno l'intricato ed appassionante evolversi della pellicola, autentico colpo di genio di Giuseppe Tornatore, a diciotto anni di distanza dall'Oscar per Nuovo Cinema Paradiso e a sei dalla sua ultima fatica, il non fortunatissimo Malèna.
I meriti di questo grandissimo affresco dell'anima sono davvero molteplici, e risulta quindi arduo elencarne i meriti in modo equamente ripartito.
Riprendendo il tema appena sottolineato, ritengo sacrosanto lodare in primo luogo la regia d'alta scuola di Tornatore, che passa da raffinate geometrie sceniche a viscerali ritratti emotivi con maestria e naturalezza, dirigendo al contempo un cast stellare in modo sublime. E così facendo dimostra ancora una volta di essere davvero baciato da un talento non comune.
Tutti gli attori, come appena detto, sono in stato di grazia: la "sconosciuta" (almeno in Italia) Kseniya Rappoport, affermata attrice teatrale russa fortemente voluta dal regista siciliano, perfetta nel ruolo della protagonista; Michele Placido, immenso nella rappresentazione del suo personaggio più diabolicamente nauseabondo; i grandissimi Claudia Gerini, Alessandro Haber, Piera Degli Esposti e Pierfrancesco Favino (che adotta un credibilissimo accento veneto); l'esordiente Clara Dossena, di un'espressività disarmante; infine Margherita Buy e Angela Molina, che regalano camei d'eccezione.
Doveroso il commento sulla splendida partitura del solo ed unico Ennio Morricone, capace di costruire tre diseguali ed ugualmente efficaci temi musicali, modulati a seconda degli stati d'animo e delle situazioni in cui versa la protagonista.
Infine, poche parole d'encomio per la strepitosa fotografia di Fabio Zamarion, che ritrae tre mondi a parte scindendoli in maniera netta ed inequivocabile, grazie all'utilizzo di indovinatissime saturazioni di colore portate al limite monocromatico.
In sostanza "un film d'autore di grande carattere e di forte coinvolgimento emotivo, privo di sbavature e, anche per questo, vicino alla perfezione".
Assolutamente da non perdere, in attesa delle nomination ai David di Donatello che usciranno il prossimo 8 maggio.

Diario di uno scandalo

Un film può essere di differente impostazione registica o dissimile approccio visivo, ma non può assolutamente prescindere dalla recitazione.
Alcune volte, poi, gli interpreti raggiungono vette artistiche così elevate da diventare gli unici protagonisti della pellicola: sono quegli attori e quelle attrici che riescono a plasmare un personaggio con un impercettibile sorriso o un "come stai?" detto con il fuoco dentro.
Judi Dench (Oscar per Shakespeare in Love) e Cate Blanchett (Oscar per The Aviator) fanno parte di questo ristrettissimo gruppo di eletti ed elette della cinematografia mondiale.
E rendono angosciosamente appassionante un film difficile, girato con piglio un po' asettico da Richard Eyre e scritto un po' troppo frettolosamente dal pur lodevole Patrick Marber.
Il plot è apparentemente convenzionale: Sheba Hart (Blanchett) è la nuova insegnante d'arte in un liceo di Londra. Il suo magnetismo e il suo modo di fare serafico attirano l'attenzione di tutti, studenti e professori. Anche quella dell'anziana professoressa Barbara Covett (Dench) che quando scoprirà la relazione segreta tra la giovane insegnante e uno studente di appena quindici anni, non tarderà ad usarla a suo vantaggio per ricattare la donna e formare con lei un ambiguo e malato rapporto di complicità.
Il risultato, grazie alle due straordinarie protagoniste, è accattivante, fortemente disturbante e morbosamente angosciante. L'incedere è veloce (troppo), lo script è teso (con qualche esagerazione e/o estremizzazione), alcune scelte di montaggio lasciano perplessi, ma il film, non c'è nulla da fare, cattura e ipnotizza lo spettatore.
Grazie, lo ripeto ancora una volta, alla sconvolgente perfidia e lacerante solitudine dipinte sul volto di Dame Judi, o all'estatico candore misto a sotterranea pulsione sessuale da parte di Cate Blanchett.
Un film quindi da non perdere e preferibilmente da apprezzare in lingua originale per cogliere ogni minima sfumatura regalataci dalle due regali interpreti. Che spereremmo di poter vedere sempre più spesso in produzioni simili, senza fronzoli, effetti speciali o altri elementi distraenti.
Perchè quando una di queste due regine dello schermo recita, non è lecito distogliere l'attenzione da ogni parola che viene proferita dai loro personaggi.

Scrivimi una canzone

A volte mi chiedo come due smorfie, un aggrottamento della fronte e qualche mossetta ben congegnata possano trasformare Hugh Grant in un personaggio "istrionicamente autoironico e contagiosamente simpatico". O, ancora, mi chiedo come una serie imbarazzante di tic, un po' di imbranataggine e una mise fintamente sciatta possano trasformare Drew Barrymore in una "formidabile caratterista dalla femminilità un po' maldestra".
Ma per favore.
Perchè questa (purtroppo) numerosa schiera di critici continua a proliferare senza ritegno alcuno? Quando finiranno i tempi dello scrivere per sentito dire?
E perchè questa acredine da parte mia? Perchè Scrivimi una canzone è un film brutto, noioso, fintamente arguto, infarcito di melassa (abilmente nascosta da una fin troppo patinata nostalgia delle hit degli anni '80) e mal interpretato da due attori che desiderano terribilmente risultare simpatici. E mai tentativo da parte di entrambi è stato più vano.
La trama? Alex Fletcher (Grant) negli anni '80 era il leader di una band di successo, ma ormai è ridotto a lavorare per un pubblico di nostalgici alle fiere e nei parchi di divertimento. Quando gli viene proposto di comporre una canzone per la popstar del momento capisce che è la sua grande occasione per tornare alla ribalta. Dal momento che ha solo due giorni di tempo e la sua vena creativa si è inaridita, si affida a Sophie Fisher (Barrymore), una giovane scrittrice con un talento naturale per le parole.
Originale, vero?
Lasciate perdere...

13 aprile 2007

Onore a Nicole

L'immensa Nicole Kidman, che tuttora conserva la doppia cittadinanza australiana e statunitense, riceve in questa foto l'onorificenza dell'Ordine d'Australia dal governatore generale Michael Jeffery alla Casa del Governo di Canberra.
Il riconoscimento, il più alto in Australia in ambito civile, le è stato dato in considerazione dei propri meriti artistici che hanno contribuito a tenere alto il nome dell'australianità nel mondo.
Nicole è attualmente impegnata nella pre-produzione del film di prossima uscita "Australia", diretto da Baz Luhrmann, nel quale interpreterà il ruolo di una aristocratica inglese, Lady Sarah Ashley.

06 aprile 2007

In Memoriam: Luigi Comencini (1916-2007)

All'età di 90 anni si è spento il regista Luigi Comencini. Lo ha annunciato la famiglia, "dopo una lunga malattia sopportata con grande coraggio e discrezione".
Nato a Salò l'8 giugno 1916, è stato uno dei padri della commedia all'italiana, insieme a Risi, Monicelli e Scola. E di quello che è stato definito il neorealismo rosa. Ha diretto i più importanti attori italiani, come Vittorio de Sica e Gina Lollobrigida in Pane, amore e fantasia, del 1953, ma anche Sordi, Manfredi, Mastroianni, Tognazzi. Aveva cominciato, nel 1946, con Bambini in città e ha idealmente chiuso la carriera col remake di Marcellino pane e vino (1991) che cercava di restituire il piccolo santo cattolico a una dimensione laica e non lacrimosa. L'etichetta di "regista dei bambini" gli rimase sempre addosso, attraverso quasi tutte le fasi della sua carriera, da Proibito rubare (1948), La finestra sul Luna Park (1957), Incompreso (1967), Le avventure di Pinocchio (1972), Voltati Eugenio (1980), fino al Cuore per la tv del 1986.
"Io non sono un artista - ribatteva con forza a chi lo criticava - mi considero un buon artigiano e non è detto che il mio cinema non raggiunga per questo l'artisticità del risultato". Solo negli anni '70 la critica gli avrebbe reso merito, facilitata anche dal grande successo ottenuto in Francia e dalla rivalutazione della commedia all'italiana che con il suo Tutti a casa segna uno dei suoi momenti più alti. Lavoratore instancabile, burbero all'apparenza, curioso come i suoi occhi sempre in movimento dimostravano bene, ha vissuto da patriarca illuminato in una famiglia tutta di donne, favorendone con l'esempio l'inserimento in quel mondo del cinema che non aveva mai mitizzato. Negli ultimi anni della sua carriera ha inoltre tenuto a battesimo gli esordi nella regia delle figlie Francesca e Cristina.

20 marzo 2007

L'ultimo re di Scozia

Tratto dall'omonimo romanzo di Giles Foden, L'ultimo re di Scozia parte dal 1971, anno di ascesa al potere di Idi Amin Dada, per raccontare la storia di un giovane medico scozzese, Nicholas Garrigan che, partito inizialmente per l'Uganda con l'intento di aiutare la povera popolazione locale, si ritrova ad essere dottore e consigliere personale del terribile dittatore africano.
Il film si basa sostanzialmente sul costante confronto tra questi due personaggi (lo scozzese del titolo infatti non è il dottore, bensì il dittatore), ma il nostro punto di vista è quello di Nicholas, l'occidentale che si reca in Africa per aiutare ma anche per noia. La sua superficialità è smaccata, chiara fin dall'inizio (non sa chi sia il dittatore destituito Obote, non conosce la situazione interna del paese in cui si è recato), e sostanzialmente non vede i problemi che lo circondano finché non vi si trova coinvolto in prima persona.
In Amin, invece, la contraddittorietà è più celata. E' un uomo carismatico, che affascina chiunque gli si trovi accanto. Amin è colore, è ballo, è festa (così ci viene presentato all'inizio), ma è anche quello che tiene i mitra vicino a sé mentre la gente ne acclama il nome. Amin è l'Africa, è la bellezza e al contempo la ferocia di una terra che non è la nostra. Misterioso, non si sa mai come possa reagire ad un qualsiasi evento. Un'ambiguità resa alla perfezione dall'interpretazione di un grandioso Forest Whitaker e dalle scelte del regista Kevin Macdonald, che nel descriverlo indugia molto sui primi piani (quello sugli occhi ad inizio film riassume tutto il personaggio), enfatizza sudore e tic nervosi, e, quando sta in scena da solo, a differenza di quanto accade per il medico scozzese, lo riprende camera a mano (dando instabilità all'immagine).
Finché Nicholas (un più che convincente James McAvoy) è vittima del suo appeal gli orrori non sono mai mostrati direttamente, ma solo evocati (o dai telegiornali o dai racconti delle spie inglesi), così come la leggenda che lo vuol cannibale: ma è meglio non spingerci troppo nel dettaglio...
In sostanza un film bello, straordinariamente recitato (oltre ai già citati Whitaker e McAvoy, bravissima -e bellissima- anche Kerry Washington), ben scritto (qualche lungaggine di troppo verso la metà) e ancor meglio girato da Macdonald.
Curiosità: gli esterni sono stati completamente girati proprio in Scozia e Uganda (che danno anche circolarità al racconto: si inizia con un lago scozzese, si finisce con un'inquadratura analoga di un lago ugandese).
Assolutamente da vedere.

Saturno contro

Ma cos'è successo a Ozpetek? Dov'è la poesia di Hamam? E l'introspezione de La finestra di fronte? E ancora la freschezza de Le fate ignoranti? Dopo aver visto questo insignificante ed asettico prodotto, sembrerebbe tutto svanito nel nulla.
Che peccato.
Da sempre considero il regista italo-turco come l'unica vera ventata d'aria nuova nell'agonizzante panorama del cinema italiano: eppure, a malincuore, devo ammettere che, a partire da Cuore Sacro, opera sbagliata sotto tutti i punti di vista, qualcosa si è spezzato.
Saranno forse stati i finanziamenti, giunti copiosi dopo il successo (a sorpresa) de Le fate ignoranti, o una sorta di impasse creativa, o ancora una mira eccessiva verso l'alto: fatto sta che Saturno contro non decolla mai, non comunica nulla di originale, non diverte e non fa riflettere.
Si lascia vedere. Fino alla -scandalosamente prevedibile- scena corale che chiude il film.
Tutto nella mediocrità, pertanto, tranne il cast, ancora una volta azzeccato (anche se i nomi alla fine sono davvero sempre gli stessi) ma non nei primattori: il più convincente, infatti, nel ruolo di un gay lacerato dal dolore, è Pierfrancesco Favino, seguito a ruota da una bravissima Lunetta Savino, matrigna semplice e un po' tonta.
In conclusione, la classica occasione sprecata di rivalsa: e non so se sia nemmeno il caso di dire "sarà per la prossima volta"...
Ancora un volta, che peccato.

12 marzo 2007

M by Madonna per H&M


Una piccola divagazione extra-cinematografica per dire che la liaison tra la one and only per eccellenza, Madonna, e il colosso svedese dell'abbigliamento low cost, H&M, va decisamente a gonfie vele.
Infatti, dopo la serie in edizione limitata di tracksuit in acetato, arriva un'altra linea ispirata alla inimitabile popstar e disegnata da Margareta van den Bosch, disponibile dal 22 marzo e che porterà il nome di "M by Madonna".
Assolutamente ...da regalare!